sabato 1 aprile 2017

Basement Party - the Story - I prodromi.

L'ingresso del salone distaccato del Cotton Club, dove s'è svolto il Basement Party di Jesi, è stato meta di tantissimi ragazzi provenienti un po' dappertutto. Era sabato 11 marzo 2017

Le persone che hanno interessi comuni, prima o poi si incontrano. 
Nel mio vagabondare nel mondo dell'arte e della cultura sono entrato in contatto con molte persone interessanti che hanno esperienze da raccontare, ricerche da perseguire, tecniche da sviluppare e obiettivi da raggiungere. Ultimamente, un po' per interessi personali, un po' per affrontare nuovi argomenti mi sono avvicinato al mondo della musica, sia quella trasmessa dalle radio e dalle televisioni, sia quella amata dai collezionisti che vanno alla ricerca di rarità nelle fiere specializzate.
La musica unisce, rilassa e appassiona, anche in un'epoca dove tutto è dato per scontato. 
Mi sono accorto che generalmente, a differenza di chi si esprime attraverso le arti visive o le arti plastiche, chi fruisce la musica e la conosce bene è spesso ben propenso a scambiare le proprie idee e ad ascoltare con interesse l'opinione altrui. Molte volte, durante le mie interviste, ho visto che molti artisti tendono a sostenere con forza le proprie teorie ed a proporre in modo abbastanza insistente il proprio lavoro come qualcosa di unico ed eccezionale. Ma non sempre è così. Il desiderio di distinguersi è probabilmente una delle prime motivazioni che spingono l'artista, o l'aspirante tale, a intraprendere una carriera difficile e qualche volta frustrante. Capita che per un istinto di protezione verso se stesso e del proprio lavoro, l'artista "incompreso" tenda a sclerotizzare un atteggiamento di autodifesa in un comportamento perfino arrogante o maniacale. Ritengo che queste persone non siano veri artisti, ma uomini e donne ossessionate da un traguardo che si fatica a raggiungere e da un riconoscimento pubblico che non arriva. Ho affrontato con esperti, collezionisti, critici, storici dell'arte e studiosi il discorso del mercato e delle speculazioni, spesso collegate al commercio di opere che, una volta che diventano desiderate su vasta scala, raggiungono quotazioni di tutto rispetto ed ho capito che questo mondo non mi interessa gran che. Preferisco scavare nel sottobosco di realtà in cui la passione, più che l'interesse economico, spinge l'artista ad esprimersi ed a confrontarsi con i propri simili, conservando quelle caratteristiche di umanità che, purtroppo,  in molti sono disposti a rinnegare. 
Da quando ho scoperto la Rock Poster Art e l'ambiente legato a questa rappresentazione contemporanea del mondo musicale e discografico, ho trovato il collegamento tra le arti visive e la musica attuato da persone che vivono a cavallo tra queste realtà; nel senso che molti di loro, oltre a disegnare, progettare graficamente il manifesto, o essere parte di una etichetta indipendente, suonano in una band.
Ho conosciuto Sonny Alabama lo scorso 17 dicembre a Filler, questo rockettaro gentile mi è subito piaciuto perché, come prima cosa mi ha detto che era molto contento di partecipare ad un evento strafigo, ben organizzato, al quale sono intervenuti artisti molto rinomati a livello internazionale. Saper apprezzare il momento che si vive è importante; la vita scorre in fretta, se non ti accorgi che ti stai divertendo e che le cose ti stanno andando bene, rischi di perdere te stesso e di non capire quello che vuoi veramente.
Insieme a Sonny Alabama c'erano Nando Luconi e Clipper, il chitarrista dei Jesus Franco & the Drogas, ragazzi molto simpatici, anche se in quell'occasione non ho avuto modo di conoscerli bene.
A fine gennaio, ricevo l'invito per la mega-festa che Sonny Alabama, Jerry Brigante e Giacomo Monachesi stanno per organizzare a Jesi in uno spazio seminterrato, dove hanno intenzione di far esporre alcuni dei creativi più attivi della zona e far convergere l'interesse dei giovani che amano la grafica, il fumetto, la fotografia, il tatuaggio, la moda la musica e le nuove tendenze di queste espressioni artistiche.
Accetto immediatamente la proposta, sia perché voglio conoscere meglio questi ragazzi, sia perché intravedo in questa iniziativa un momento speciale che sicuramente saprà valorizzare una regione che conosco poco. Mi piace chi ha iniziativa, voglia di fare e positività e comprendo che le individualità di questi artisti/imprenditori di una provincia apparentemente sonnacchiosa possono contribuire a risvegliare un ambiente rimasto a lungo al di fuori degli interessi delle generazioni più giovani. Jesi e dintorni, dopo anni di torpore e di indifferenza, sono finalmente in fermento, a riprova che quando si sa interpretare la voglia di rinascita culturale e si collabora in buona armonia ad un progetto valido, si riesce anche a diffondere un clima di ottimismo e di gioia al di fuori del proprio territorio.
Sentiamo direttamente da Sonny Alabama, uno dei tre organizzatori dell'evento, che cosa si proponeva il Basement Party di Jesi. L'intervista è stata registrata su supporto digitale l'11/03/2017 al Cotton Club di Corso Matteotti 33, prima dell'apertura dell'evento. TG

Tony Graffio: A mente calda, puoi spiegarmi cos'è il Basement Party?

Sonny Alabama: Diciamo che The Basement Party è un agglomerato di varie realtà legate all'ambiente dello skateboarding, dell'illustrazione, della scuola di Comics, del tatuaggio o anche del Fab lab, come la Rinoteca che ci ha aiutato ad allestire e a personalizzare questo spazio. Questo evento vuole essere una valvola di sfogo per i ragazzi che hanno qualcosa da dire e non intendono lasciarsi schiacciare dall'imperversante appiattimento culturale che contraddistingue questi anni. Un'occasione per socializzare con chi ha le nostre stesse passioni.

TG:  Volete fare di Basement un evento ricorrente? Tra l'altro, la data che avete scelto corrisponde al tuo compleanno, vero?

SA: Sì, per un caso fortuito è così, oggi è il mio compleanno. E' un piccolo regalo che ho voluto farmi per stare con gli amici. La prima edizione del Basement Party ha avuto luogo lo scorso novembre, questa è la seconda edizione, poi avremmo intenzione di organizzare un altro evento in estate.

TG: Avremo un paio di edizioni ogni anno allora?

SA: Il nostro intento era quello di realizzare una festa al mese, però ci siamo resi conto che per riuscire a proporre un evento fatto veramente bene ci servono almeno tre mesi di tempo.

TG: Tu non eri nell'organizzazione del primo Basement a Osimo?

SA: No, io in quel caso ero stato chiamato soltanto ad esporre i miei poster; dopo mi è venuta voglia di portare una festa del genere anche qui a Jesi e così abbiamo collaborato insieme a questo avvenimento.

TG: E' stato impegnativo?

SA: Molto, ho perfino lasciato il mio vecchio lavoro per dedicarmi completamente alla grafica ed all'illustrazione.

TG: Qui a Jesi sono arrivati artisti nuovi?

SA: Sì, ogni volta cerchiamo artisti nuovi. In questa occasione sono arrivati ragazzi da Macerata, dal Ratatà che è un festival tra i più importanti che abbiamo in Italia nel settore dell'illustrazione underground. Tra l'altro si terrà tra poco, dal 20 al 23 aprile. L'anno scorso al Ratatà ha esposto anche Mannelli, un disegnatore molto bravo che con le sue vignette ha fatto parlare di sé in svariate occasioni.

TG: Vero, molto divertente e molto bravo. La Bloody Sound Fucktory invece come sta andando?

SA: L'etichetta discografica indipendente di Nando Luconi e Alessandro Gentili sta andando bene, io li aiuto con la mia grafica per le nuove uscite; un tempo mi occupavo anch'io delle scelte editoriali ma, da quando ho deciso di fare sul serio il mio lavoro di illustratore, sono parzialmente fuoriuscito.

TG: Ho capito. Quali sono gli ultimi gruppi che avete prodotto?

SA: Abbiamo prodotto tantissimi gruppi, sia delle scena locale che da più lontano: posso farti i nomi di Davide Lipari dei Cyborgs, tra poco uscirà un 7 pollici con Gerda e Lleroy, due gruppi locali prodotti anche da Wallace Records e altre etichette italiane impegnate in coproduzioni. Uscirà presto anche un disco del mio gruppo, i Jesus Franco and the Drogas. In passato, avevamo prodotto gli Edible Woman, un gruppo che purtroppo adesso non esiste più, poi ci sono i mitici Guinea Pigs o i Butcher Mind Collaps, il gruppo di Jonathan Iencinella, uno dei fondatori dell'etichetta ed i One Man Bluesz di Roma, che abbiamo sentito ieri al Centro Sociale TNT.

TG: Vero, tutti bravissimi tra l'altro. A proposito di etichette indipendenti ed autogestite, vi suggerisco di guardare tra le pagine di Frammenti di Cultura per vedere cosa hanno organizzato recentemente al Foa Boccaccio di Monza per il Vinyl Resistance Festival. Molte etichette erano legate alla musica Techno, altre al Metal, ma mi è sembrata una manifestazione che potrebbe essere interessante anche per voi.

SA: Assolutamente. Quando si coinvolgono varie realtà collegate alla musica più o meno underground c'è sempre la volontà a cooperare con altri e questo è un aspetto che può essere solo positivo. Ci rendiamo conto che tutti dobbiamo fare rete affinché questo movimento cresca, per questo ti ringraziamo di fare da amplificatore a queste "vibrazioni" sotterranee.

TG: Va bene Sonny, per ora grazie. Più tardi ascolteremo i protagonisti del Basement Party.

SA: Grazie a te, è sempre un piacere parlarti.

Warm up da Poldo, in via del Fortino 3 a Jesi, con Sonny Alabama che recupera qualche hamburger per i collaboratori che terminano i preparativi in Corso Matteotti per l'apertura del Basement Party.

Il resoconto di quello che è avvenuto nei giorni tra il 10,11 e il 12 marzo 2017 e le interviste a chi ha partecipato a Basement Party verranno pubblicate a puntate su queste pagine nei prossimi giorni.


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