mercoledì 17 maggio 2017

I ricordi del più vecchio fotoamatore del Circolo Fotografico Milanese: Emilio Secondi (Una vita per la fotografia)

"Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori." Henri Cartier Bresson

"Il digitale ha rovinato in modo irreversibile il mondo del lavoro." Giorgio Bertone

Emilio Secondi ha compiuto 91 anni il 22 aprile ed è iscritto alla Fiaf da sempre.

Giovedì 9 marzo, uscito dalla MIA Photo Fair, quando mi apprestavo a fare due passi per tornare verso casa, ma vengo attratto da una scena che decido di voler fotografare. Vedo un uomo abbastanza in là con gli anni che tiene in mano una fotocamera digitale che ho avuto modo di recensire tempo fa nelle sue prime versioni e trovo che sia una cosa abbastanza insolita e che questo uomo deve essere forse un fotografo che ha visitato, come me, la Fiera della Fotografia d'Arte. Decido di prendere la mia fotocamera reflex digitale e di scattargli un paio di fotografie, non si sa mai, potrebbero tornarmi utili.
Scatto le prime fotografie e non mi accontento, mi avvicino, voglio che questo signore mi veda e voglio provare ad attaccare bottone con lui, chissà che cosa ne può uscir fuori. Sono veramente curioso. Capisco che l'uomo sta cercando la giusta inquadratura, ma lo vedo anche un po' in difficoltà col menu della fotocamera. Finalmente si accorge di me.

Emilio Secondi: Ci conosciamo?

Tony Graffio: Ma certo! (Bluffo spudoratamente).

ES: Anche lei è della Federazione?

TG: Scusi, quale Federazione?

ES: Ma la FIAF! La Federazione Italiana delle Federazioni Fotografiche. Ho esposto una marea di mostre: al circolo fotografico milanese, nel corso degli anni. Sono iscritto dal 1972. Prima sono stato iscritto al circolo culturale Pirelli. Poi, la Pirelli ha chiuso le sbarre, ha chiuso tutto. Poi, siamo passati al Circolo Fotografico Milanese e lì è iniziata la mia carriera: ho rivestito molte cariche come consigliere, come delegato di zona e come addetto ai concorsi. Ho fatto parecchi reportage: tra i quali il più importante è "Ventiquattro giorni sul Delta"; è un lavoro che è durato dieci anni e che mi ha dato molte soddisfazioni. E poi ho fatto lo stesso lavoro in Lucania.

TG: Sempre su un fiume? Sul Delta?

ES: Il Delta lo conosco come le mie tasche.

TG: In Lucania che fiume passa?

ES: In Lucania c'è il Basento. In Lucania ci sono tre fiumi abbastanza importanti, ma non ricordo i nomi degli altri due. Sul Delta arrivano sette rami che escono nella foce, ora non sto ad elencare tutto... Ho vinto parecchi primi sia nell'ambito del Circolo Fotografico ma soprattutto con le mie mostre personali... ma sta registrando?

TG: (Effettivamente sto registrando il dialogo con il mio registratore portatile, ma non mi va d'interrompere la conversazione che è molto spontanea) ...Ma lei In Pirelli cosa faceva?

ES: In Pirelli ho lavorato dal 1942 al 1980. Sono entrato in Pirelli a 16 anni e mezzo anzi a 17, come impiegatino. Poi, ho avuto diverse mansioni, tra cui l'ultima è stata un incarico nel laboratorio di Igiene Industriale e di Ergonomia. Perciò andavo nelle Fabbriche di tutta Italia a  fare i rilievi della nocività per i lavoratori per quello che riguardava il microclima, l'udito e via dicendo. Perciò è stato un lavoro molto interessante, ma impegnativo. Poi nel 1980, scusi il termine, mi sono rotto le scatole perché arrivavano i giovani saputelli che però non sapevano niente, e così me ne sono andato. Perciò sono in pensione dal 1980.

TG:E Rodighiero Sara l'ha conosciuta?

ES: Dove? In Pirelli?

TG: Sì. E il ragionier Quadrelli l'ha conosciuto?

ES: No. Ho conosciuto migliaia di persone, ma soprattutto ho fatto dieci anni in psicotecnica per le assunzioni del personale, poi altri dieci anni nel Laboratorio di Igiene Industriale ed Ergonomia. Sono state due mansioni che sono durate vent'anni. Negli anni precedenti ho svolto dei lavori di routine allo sportello per l'assistenza sanitaria in Pirelli che era molto importante.

TG: Leopoldo l'ha conosciuto?

ES: No, però Leopoldo l'ho visto diverse volte. Una volta a momenti mi veniva addosso con la sua macchina: usciva dal grattacelo con la macchina… Io ero lì per caso e l'ho visto passare. Leopoldo era uno molto in alto.

TG: Certo, era il capo di tutto. Ma senta, quindi il Circolo della Pirelli come funzionava? Il Circolo fotografico Pirelli intendo…

ES: Il Circolo Culturale Pirelli è dove ho fatto le prime esperienze fotografiche e dove ho avuto le prime soddisfazioni. Mi ricordo che ho fatto una proiezione a colori su Milano molto importante nell'auditorium del grattacelo Pirelli dove c'era il consiglio della Regione Lombardia, ora non c'è più. C'era la sala piena. Ho avuto un coraggio da leone a presentare questo lavoro di diapositive dedicato a Milano, centro e periferia, tutta Milano. E’ stata una bella esperienza. Adesso ho la casa piena di fotografie.

TG: Allora devo venire a trovarla! Mi lasci un suo numero di telefono…

ES: Se verrà a trovarmi le mostrerò tutto il mio archivio fotografico, che è una cosa impressionante.

TG: Ma lei abita qui in zona?

ES: Qui dietro (zona Piazza Gae Aulenti). Allora anche lei mi lasci il suo numero…

Scambio dei numeri di telefono.

TG: Allora, senta, lei doveva conoscere molto bene Donzelli. E anche la Wanda. Vero?

ES: Donzelli sì. Con Wanda Tucci Caselli c'era un rapporto di amicizia. Wanda fotografava anche di notte. Secondo lei dovevo andare a letto con la macchina fotografica. Era insistente, però. Fu lei a spingermi, a convincermi a partecipare ad alcuni concorsi. Tralasciando i discorsi politici io ho sempre guardato da una parte, quella a sinistra, sempre vicino agli operai, sia quando facevo l'assistenza sanitaria, sia quando mi occupavo di psicotecnica e di Igiene Industriale. Però, una volta il signor... L'ex-presidente della regione Lombardia, Formigoni, aveva organizzato un concorso nazionale, bellissimo, dedicato alla Lombardia.

Emilio Secondi Fujifilm X100T
Duello fotografico. Emilio Secondi e Tony Graffio si fotografano vicendevolmente.

TG: In che anno è successo?

ES: 1900, adesso siamo nel 2017… 1999… 2000! C’erano in ballo tre premi importanti. Un premio da cinque milioni, un altro da due milioni e mezzo, e il terzo premio per i seniores da cinquecento mila lire. Allora Wanda mi disse “Devi concorrere”. E io: “Ma cosa vuoi concorrere… sanno già a chi darli questi soldi, ma figurati!”. Comunque sia, per darle retta, perché fu lei ad insistere ho preparato cinque stampe a colori sulle risaie del vercellese e della Lomellina, non mi importava molto, neppure mi piacevano... Sì erano buone fotografie, a colori. Poi quando ho letto i nomi dei giurati, erano dei giurati, signori con i baffi: tra i quali Lanfranco Colombo, Pietro Donzelli e altri grandi esperti. Perciò la giuria era seria, importante, almeno quella. Quando ho letto i nomi dei giurati ci ho ripensato e ho ristampato dieci fotografie sulla periferia di Milano. Perché io ho fatto tante mostre intitolate “Un paese chiamato periferia”, questo era il titolo della mostra che ha girato in lungo e in largo. Le foto del Delta hanno girato in tutta Italia, in Austria e una volta anche in Jugoslavia.  Comunque, a parte i concorsi ed altre storie, ritornando a Formigoni: c'è stata la comunicazione dei risultati della giuria e mi è arrivata una lettera nella quale risultava che io ero stato scelto come fotografo per i primi tre premi, cioè mi toccava o il primo, o il secondo o il terzo. Il primo premio erano cinque milioni di lire, di una volta… Allora hanno allestito questa proiezione delle fotografie, hanno speso un sacco di soldi, nella sala di rappresentanza del grattacielo Pirelli. Ad un certo punto è arrivato il signor Roberto Formigoni e si è messo dietro il tavolo della giuria. Perché c'erano tutti gli assessori, la stampa, i fotografi. C'era anche Wanda vicino a me, i miei amici del Circolo. Il Presidente ha incominciato a chiamare i vincitori della sezione giovanile, primo, secondo e terzo. E poi è passato a chiamare i vincitori dei seniores. Ha chiamato il terzo, e non ero io, ha chiamato il secondo e non ero io. Allora mi dico: probabilmente sono il primo. Infatti ho vinto il primo premio, cinque milioni che poi con la trattenuta alla fonte erano tre milioni e mezzo.

TG: Ah, c'erano anche le tasse! Incredibile…

ES: Eh si, si. Tutto tassato. E poi abbiamo parlato con gli assessori. Abbiamo magnificato il Circolo Fotografico Milanese. Perché non sapevano neanche che esistesse.

TG: Una volta era in Galleria del Duomo…

ES: In Galleria del Duomo ho fatto tante di quelle mostre: ho tutta la documentazione, tutte le fotografie. Ho una libreria piena di documentazione di tutta la mia carriera fotografica.

TG: Senta, il suo archivio a chi lo lascerà? Al Comune? O a Formigoni? (risata)

ES: Ai miei figli (ride). Formigoni aveva tenuto il discorso formale. Poi abbiamo chiesto anche la collaborazione al Comune di Milano che ci desse qualche finanziamento per il Circolo. Perché la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche non finanzia niente. Ho un sacco di coppe, premi, non so più dove mettere le targhe e le altre patacche. Poi, è arrivata una soddisfazione molto importante: il Circolo Fotografico di Firenze, tramite la Federazione, è stato un contentino, mi ha dato un premio speciale in occasione di un grande concorso fotografico intitolato “Una vita per la fotografia”, e in queste vite c’è Donzelli, la Wanda, ci sono io, c’è un bravissimo fotografo che era un annunciatore della Rai, ora mi sfugge il nome, un toscano molto simpatico. Poi i miei due lavori molto importanti sono nella fototeca delle Federazione: sia il delta del Po, sia la Lucania, e altri lavori. Ho fatto una barca di ritratti nella mia sala di posa, fatta con le mie mani. Ho fotografato tutti gli amici del Circolo Fotografico Milanese, foto di 30 x 40 centimetri in bianco e nero. Poi ho fatto anche foto a colori che hanno avuto molto successo, che hanno ricevuto premi e riconoscimenti. Lei è iscritto alla Federazione? Se ci si iscrive: ogni anno riceverà un annuario molto bello, fatto bene, e nell'annuario ci troverà tutte le statistiche. C’è una sezione dei cento migliori fotografi italiani, e poi la sezione delle stelle Fiaf, cioè a seconda del numero delle accettazioni e del numero dei concorsi nei quali sono state accettate le fotografie, neanche premiate, valgono le accettazioni e evidentemente anche le premiazioni e le segnalazioni, quando si raggiunge un certo numero di accettazioni appunto, mi pare debbano essere centocinquanta, centottanta, viene assegnata una stella Fiaf che è un grande riconoscimento. E il nome rimane per sempre nell'annuario. Ogni volta che esce l'annuario c'è il mio nome: Emilio Secondi. Mi sono accorto che ho preso più accettazioni di Roberto Rognoni, tanto per fare un nome, che è un carissimo amico del Circolo molto bravo. Adesso a furia di parlare mi si è asciugata la bocca!

TG: Andiamo a bere qualcosa allora! Senta, io mi ricordo che una volta Donzelli aveva presentato una rassegna di foto rarissime che arrivavano dalla Russia.

ES: Donzelli era un grande operatore fotografico oltre che un grande fotografo. Perché io sono andato sul Po? Quando ho visto la sua mostra dedicata al Po, lui ha avuto la fortuna di fare questo reportage su Po, perché Donzelli è di quelle parti. Infatti il nome Donzelli è originario della zona Polesine, più che del Polesine, del Delta. Donzelli ha fatto questo lavoro sul Po straordinario, dobbiamo paragonarlo a Paul Strand, per esempio. Il signor Berengo Gardin, del quale io sono amico, ha scimmiottato Paul Starnd. Paul Strand è andato in quel paese su Po…

TG: Luzzara. Con Zavattini...

ES: Si, Luzzara, un altro lavoro straordinario. Un Paese Accompagnato da Zavattini. E Zavattini poi gli ha scritto tutti i testi. Quel libro lì poi, stupidamente, l'ho venduto per quattro soldi perché avevo rovinato la copertina, ma lasciamo perdere questo fatto. Poi, Pietro Donzelli è venuto a casa mia e gli ho fatto il ritratto come ho fatto il ritratto a tutti gli amici di allora.

TG: I ritratti di chi?

ES: Ho fatto tutti i ritratti degli amici del Circolo Fotografico. A tutti ho scritto una lettera pregandoli, se si sentivano, di venire a casa mia. Alcuni sono venuti con la fidanzata o con la moglie, niente figli però (ride). E ho fatto una mega di ritratti con le macchine Fujica 6 x 9 con due obbiettivi, straordinari.

TG: Ma quanti soci aveva una volta il Circolo Fotografico?Eravate tanti?

ES: Ma lei mi fa una domanda… Adesso non le so rispondere. Diciamo che nel 1981-'82, anni che sono stati tremendi per me, perché ho perso mia moglie nell'84, dopo tre anni di sofferenze. Per un tumore ai polmoni.

TG: Mi spiace.

ES: Comunque nel 1982 abbiamo presentato due mostre spettacolari, all'Arengario, in Piazza del Duomo con uno stendardo del Circolo Fotografico Milanese. E’ stata l’unica volta in cui il Comune ci ha aiutato, ci ha dato di un po' di finanziamenti per allestire quella mostra. Abbiamo messo su una mostra megagalattica con migliaia di fotografie di tutti i soci noti e non noti del Circolo. E io ho portato logicamente un po' di ingrandimenti con le foto del Delta del Po.

TG: Io ricordo che in quella mostra di cui sta parlando c'erano i fotografi russi che sono riusciti a far uscire delle foto dalla Russia. Non so se lei se le ricorda… O forse le avevate esposte nel vostro Circolo, in Galleria del Duomo. E Donzelli diceva che erano degli anni '50 o '40, non ricordo. Donzelli di che anno era? Era più anziano di lei?

ES: Ah sì… Donzelli non so esattamente. Purtroppo poi sono andato con Cesare Colombo a trovarlo. Era ricoverato in un Ospedale appena fuori Milano, un centro specializzato per pazienti anziani. E lui aveva un impegno ad Arles, per gli Incontri Internazionali di Fotografia, dove gli avevano riservato uno stand. Donzelli era impaziente.

TG: Che anno era?

ES: Ora non ricordo esattamente. Mi pare verso la fine degli anni '80. E lui era ricoverato lì in attesa di un intervento. E quando sono andato a trovarlo con Colombo era contento di vederci. Ci siamo raccontati anche delle barzellette. Perché Donzelli era un uomo burbero al Circolo, molto severo, non gli andava bene tutto. Aveva un senso critico della fotografia, straordinario. In quella occasione quando lo salutammo in Ospedale gli dissi di avere pazienza per l'intervento. Poi però gli venne un attacco di cuore improvviso ed è mancato, così abbiamo perso anche Donzelli. Abbiamo perso Sergio Magni che era la nostra colonna, del quale ero molto amico. Abbiamo perso Wanda, e tutti i Caselli. Wanda per il Circolo si è prodigata, ha speso una fortuna.

L'angolo segreto di Emilio Secondi. Ho scattato questa fotografia su sua indicazione perché Emilio mi ha detto che questo è uno scorcio che gli piace molto per via della sinuosità del palazzo.

TG: Era di famiglia benestante?

ES: Sì. Il marito era un notaio, uno dei primi a Milano. Poi ho scattato i ritratti a Wanda. Era una donna molto raffinata, nel modo di porsi, di vestire. Decideva lei come dovevo fotografarla (ride di cuore). Le ho fatto dei ritratti bellissimi in bianco e nero. Poi l'avvocato Nicola mi ha chiesto se poteva avere questi ritratti. Li ho ristampati per fargli un omaggio e lui quando glieli ho portati si è messo a piangere perché era molto innamorato di sua moglie. Wanda era una donna molto raffinata, molto colta. Ha scritto due libri sulla sua vita perché il padre faceva l'agrario appena fuori Milano come si chiama quel paese, sulla Comasina? Proprio attaccato a Milano...

TG: Bollate? Rho?

ES: No. Proprio attaccato a Milano .Dove c’è un ospedale traumatologico importante...

TG: Il Gaetano Pini?

ES: No. Non a Milano, quasi in periferia…

TG: Cormano?

ES: No.Adesso la mia memoria mi tradisce perché a novant'anni faccio fatica a ricordare le cose.

TG: Pero? Paderno?

ES: No, no, no. E insomma se non viene, non viene.

TG: Sesto?

ES: Ma no! Sesto San Giovanni è come se fosse Milano. Comunque, il padre di Wanda non era un contadino, possedeva alcuni terreni…

TG: Bovisio? Senago?

ES: E insomma, quando uno non ricorda un nome… Wanda era molto appassionata alla letteratura. Ha scritto due libri sulla sua infanzia, sulla sua gioventù. Poi quando ha conosciuto l'avvocato Nicola si sono sposati e hanno avuto due figli. Ebbero una tragedia in famiglia, persero la figlia, ma nonostante questo Wanda continuò a fotografare, instancabilmente, a partecipare ai concorsi. Si prodigò molto per il Circolo. Era un donna con una volontà ferrea. Quando si metteva in mente una cosa, non c'erano santi che tenessero. Non è che tra noi fossero sempre rose e fiori, qualche volta mi ha fatto involontariamente anche qualche scherzetto.

TG: Comunque lei è il socio più anziano del Circolo?

ES: E certo! Adesso non vado più al Circolo. Per esempio lunedì prossimo c'è in programma una serata che non mi interessa. Mentre il lunedì dopo c’è un bravo fotografo, un socio nuovo, ma piuttosto bravo allora penso che ci andrò. Anche se faccio fatica a camminare, per esempio per venire qui. Ho un po’ di problemi di salute.

Emilio Secondi Fotoamatore
Just photograph! Uno dei primi scatti che ho fatto a Emilio Secondi, quando era ancora intento a sistemare il menu della sua Fujifilm X100 T.

TG: Senta, invece, Cesare Colombo frequentava il Circolo? Era appassionato come voi?

ES: Sì, Cesare era un amico del Circolo. E' stata una storia molto bella, interessante, come in tutte le cose con alti e bassi. Diciamo che ora purtroppo il Circolo sopravvive, però sopravvive male. E poi è cambiato tutto. Sono arrivati ragazzi nuovi, molto intelligenti, molto preparati. Adesso usano solo il digitale, però esiste solo Milano, fotografano solo Milano e basta.  Anche io l'ho fotografata tanto Milano, ma ad un certo punto... insomma basta.

TG: Ma senta per lei è stato difficile passare dalla pellicola al digitale? Ce l'ha il computer?

ES: Ho molta nostalgia dell'analogico perché facevo tutto io da quando schiacciavo il bottone a quando spuntinavo la fotografia finale, punto e basta. Quindi, ripeto, ho molta nostalgia di quello che facevo: i bagni, lo sviluppo, il fissaggio, il lavaggio e poi ogni tanto facevo qualche scherzo, qualche colorazione, qualche viraggio, etc. Ma a parte i viraggi che non mi interessavano più, la mia era una fotografia il più possibile vera, realistica e di paesaggio. I miei punti forti erano i ritratti, ne ho fatti una serie con le macchine 6 x 9. Quando stampavo quei negativi lì era una cosa bellissima. Poi la stampa era un lavoro molto bello, creativo. Adesso, con questi affari qua digitali fanno tutto loro, poi organizzano i Photoshow e fanno delle cose meravigliose per l’amor di Dio, non discuto. Ci sono dei miei amici del Circolo per esempio faccio un nome: Alberto Andreini, è bravissimo, fa delle cose stupende, però bisogna avere lo scanner, il computer, la stampante.

TG: E certo! Lei in che anno è passato al digitale?

ES: Tre anni fa. Questa fotocamera ha due anni e mezzo, ma io la odio questa roba qua. Non sono capace! Ancora adesso devo prendere il libretto di istruzioni per sapere tutto quello che riesce a fare questa macchinetta. Ha visto adesso quanto abbiamo tribolato per fare una foto in bianco e nero, ma è mai possibile? (gli avevo settato il menu come voleva lui. Per questo poco prima quando l'ho incontrato l'avevo visto in difficoltà. NdTG) Meno male che è arrivato lei che me l’ha sistemata! Dove me l'ha impostata? Sul viola?

TG: Va bene! Grazie!

ES: Ma lei mi ha fatto un’intervista???

Circolo Fotografico Milanese
Emilio Secondi 
(sullo sfondo il "Bacarozzo", ovvero come gli abitanti della zona Isola hanno rinominato amichevolmente, in modo entomologico, l'Unicredit Pavillon, una struttura polifunzionale di legno che ogni tanto ospita anche mostre fotografiche.)

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2 commenti:

  1. Ciao, sono l'attuale presidente del Circolo Fotografico Milanese. Grazie per questa intervista! Il nostro Emilio è un pezzo di storia della fotografia: partecipa ancora attivamente alle serate del Circolo e ha una mente aperta e vivace, da fare invidia a molti giovani. Come avrai notato durante l'intervista, gli piace chiacchierare.
    Lucia L. Esposto
    PS - Credo che il paese a cui si riferiva sia Bruzzano

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  2. Grazie, gli avevo chiesto qualche sua fotografia da inserire nel testo, nel caso aveste qualcosa in archivio, inviatemela voi a graffiti.a.milano@gmail.com Saluti, TG

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