mercoledì 30 settembre 2015

A Dergano ricompare una Ransomes & Rapier 6 ton diesel-electric crane (Kevin), demolirla o conservarla?

Proprio a fianco del sito dove si trovava la Milano Film, in via Baldinucci, a Milano, da quasi mezzo secolo operava una delle gru mobili più affascinanti, amate da grandi e bambini. Nello stesso cortile, ora, la stesso mezzo meccanico si riposa in attesa del suo destino.

A questo proposito non dimenticate di leggere l'appello in fondo alla pagina.


La R.R. delle gru nel cortile della MIRMU
Fotografia scattata con Asahi Pentax Spotmatic e Super Takumar 50mm f 1,4 - Pellicola Fujicolor 200

Mettendo il naso in un cortile avevo visto una struttura semi-arrugginita che attirava la mia attenzione. Decidevo d'indagare e m'accorgevo d'essere incappato in qualcosa di particolare, anche se non riuscivo bene a capire di che cosa si trattasse. Si direbbe una gru, ma che cosa ci fa qui questo titano semi-abbandonato? Ci si aspetterebbe di trovare qualcosa del genere in un porto, oppure in uno scalo ferroviario, ma adesso vedere un mezzo per fare lavori pesanti, a Milano, sembra anacronistico. Eppure, un tempo, la Bovisa ed i suoi dintorni erano il cuore industriale della città. 
Nel frattempo, la mia presenza richiama un'impiegata della ditta che ancora opera in questi spazi, la donna mi saluta e mi chiede in che modo possa aiutarmi. Chiedo alla gentile signorina, o signora, se posso fare qualche scatto fotografico, lei s'informa con il principale che mi raggiunge a breve in cortile, mi dà l'assenso a scattare le mie fotografie ed al tempo stesso mi sembra un po' divertito che io vada alla ricerca di certe rarità.
Parlando con l'ingegner Bonifacio, vengo a sapere che la loro Rapier è una macchina molto particolare che già funzionava in maniera ibrida più di 70 anni fa.
La Rapier era stata acquistata dalla ditta subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945 ed è stata utilizzata fino alla fine del XX secolo, quando a causa di un'errata manovra, il padre dell'ingegnere s'è ribaltato con la gru mobile, restando fortunatamente illeso. Da quella volta, circa una quindicina d'anni fa, la Rapier, come viene familiarmente chiamata alla MIRMU, non è stata più utilizzata, anche perché non c'è più stata la necessità di doverne fare uso.

Particolare dell'argano elettrico della Ransomes & Rapier ibrida che solleva 6 tonnellate
Fotografia scattata con Asahi Pentax Spotmatic e Super Takumar 50mm f 1,4 - Pellicola Fujicolor 200

In Inghilterra, nazione dalla quale provengono questi mezzi, le gru che si sono salvate dalla demolizione, sono state restaurate, rese operative e collocate nei musei ferroviari, o in altra sorte di "mausolei" della tecnica e delle tecnologie umane.
Speriamo che una sorte analoga spetti anche al nostro Kevin milanese.


I Ransomes ed i RapieR erano tra i più grandi fabbricanti di materiale ferroviario, poi diventarono anche costruttori di gru.

In questo particolare è visibile il serbatoio del gasolio ed il posto di guida della gru che si spostava con un motore diesel che a sua volta faceva muovere dei motori elettrici per l'azionamento dell'argano e del gancio.

Il possente traliccio della gru mobile

Ancora il serbatoio del gasolio ed un motore elettrico

Mobile RapieR crane load 6 tons Ipswich England

Il motore elettrico dell'argano
Per le fotografie digitali è stata utilizzata una Pentax Q

Salviamo Kevin
Se qualche istituzione pubblica, o qualche privato, fosse interessato a recuperare questa gru mobile storica e porla in un ambiente adeguato alla sua importanza, per poterne salvaguardare il ricordo per le future generazione, è pregato di contattare l'Ingegner Bonifacio allo 02.39320593 che si rende disponibile a donare la sua Ransomes & Rapier di famiglia, pur di poterla rivedere un giorno in un museo.

La nonna delle gru diesel-elettriche e dei mezzi ibridi è una Ransomes Rapier del 1923

L'amatissimo Kevin compare al fianco del trenino Thomas nella serie a cartoni animati: Thomas and friends, nata inizialmente come animazione di modellini e stop-motion presso gli Shepperton Studios, circa 30 Km a Sud Est di Londra


martedì 29 settembre 2015

Mercatino in Giardino all'Isola Pepe Verde

Uscire la domenica mattina e fare un giro nel proprio quartiere può diventare uno spunto per scattare qualche fotografia in pellicola ed incontrare persone che propongono i prodotti della propria creatività e della propria abilità manuale è sempre gradevole.
Questo è lo spirito con cui gli organizzatori del Mercatino in Giardino hanno saputo valorizzare la voglia di condividere interessi e piccole cose del passato, o autoprodotte, in attesa di incominciare un nuovo ciclo di vita e dare un po' d'allegria ai nuovi utilizzatori che se li porteranno a casa per pochi soldi.
Domenica 27 settembre dalle ore 10 alle ore 18, s'è svolto il secondo incontro con coloro che in modo amatoriale hanno esposto i loro prodotti; altri appuntamenti sono previsti per il 29 novembre 2015 ed il 17 aprile 2016.
Peccato che il Comune di Milano dia l'assenso a questo tipo d'attività "svuota cantine" soltanto 4 volte all'anno, per mercatino tra non commercianti.
Sui banchetti dei partecipanti al mercatino non c'erano solo capi d'abbigliamento, ma anche ceramiche fatte a mano, bijoux, creme di bellezza fatte in casa, bottiglie di vetri particolari, oggettistica d'altri tempi come macinini da caffè, orologi, libri e dipinti all'acquarello di un artista dilettante.
C'era anche qualche macchina fotografica, io mi sono lasciato tentare da un mini stativo da tavolo ad 1 euro.

L'ingresso dello spazio Isola Pepe Verde, in via Guglielmo Pepe, 10

Abiti originali di modernariato

Cuffiette e cappellini fatti a mano da Laura Carboni

La modella con turbante di Green Garden

Tutte le fotografie di questo servizio sono state scattate con Asahi Pentax Spotmatic II; Super Takumar 50 mm f 1,4; Super Takumar 28mm f 3,5; pellicola Fujicolor 200 e  Gossen Digisix.

Prossimo appuntamento: domenica 29 novembre 2015


domenica 27 settembre 2015

Banca del Mutuo Soccorso

In via Astesani, 47 è stata occupata una filiale della BNL che già aveva chiuso i battenti da più di una decina d'anni. I nuovi sportelli sono stati aperti in una palazzina più piccola, proprio di fronte alla vecchia banca. 
Sembrerebbe si tratti di un'operazione immobiliare speculativa malriuscita.
Nel frattempo, RiMake, un gruppo per la Riappropriazione Sociale e Autogestione Conflittuale, utilizza questo spazio abbandonato per delle attività pubbliche nella zona.
Due scatti digitali a confronto con due scatti tradizionali su pellicola.

Da qualche tempo è comparso un mural molto ben fatto sul vecchio edificio BNL
Fotocamera utilizzata: Pentax Q (file raw DNG sviluppato con Photoshop)

"A coloro che continueranno a lottare finché il razzismo e l'ingiustizia di classe non saranno bandite per sempre dalla nostra storia" Volks Writers 2015
Fotocamera utilizzata: Pentax Q (file raw DNG sviluppato con Photoshop)

Le due immagini che seguono sono state riprese con Asahi Pentax Spotmatic II e pellicola Fujicolor 200 Iso

Esposizione: 1/250 f 8
Nessuna correzione in Photoshop, Scanner: Agfa D-Lab 1
Laboratorio di Sviluppo: Speed Photo

Esposizione: 1/250, f 11
Nessuna correzione in Photoshop, Scanner: Agfa D-Lab 1
Laboratorio di Sviluppo: Speed Photo

Conclusioni del duello analogico-digitale in casa Pentax
Sono solo 4 scatti effettuati in tutta fretta, senza stativo o altri accorgimenti particolari per migliorare la qualità generale in fase di ripresa, com'è fino ad adesso nello spirito di questo blog amatoriale che non richiede qualità eccelsa, ma una certa velocità nel raggiungere i luoghi di mio interesse da documentare, per poi pubblicare le notizie e le immagini.
Il confronto che ho messo in atto, forse può essere giudicato un po' strano: i formati sono diversi, i mezzi sono diversi, le tecnologie utilizzate sono diverse, la misurazione dell'esposizione diversa. Gli unici punti in comune tra le due fotocamere sono il marchio, l'ottica fissa e la sensibilità scelta dal sensore e dalla pellicola:  200 Iso.
La possibilità di elaborare un file digitale da un originale in raw è un grande vantaggio che giustifica sicuramente la scelta di rivolgersi alla fotografia digitale, oltre al fatto che questo è un sistema più veloce, più economico che permette di scattare a "ciclo quasi continuo". 
Avere a disposizioni ottiche con 10 lustri sulle spalle, come i Super Takumar, sembrerebbe un limite, invece è una garanzia per infondere l'anima anche ai soggetti che sembrerebbero non averla mai incontrata in vita loro ed è un metodo infallibile per conferire ad ogni elemento un suo personale alone di fascino e mistero.
A parte il fatto che io prediligo sempre un'immagine abbastanza definita e contrastata, cosa che dovrebbe direzionarmi verso la fotografia digitale, non si può nemmeno trascurare il risultato ottenuto dagli scatti analogici che forse ci offrono una rappresentazione della realtà quasi come se fosse vista da un occhio umano, mentre immagino che la visione digitale possa essere più vicina alla precisione matematica (da qui derivano probabilmente tutti i fedeli contatori di pixel della religione dell'infallibile sensore elettronico) del mondo dei robot.
Altro discorso capita con la pellicola che, se non viene trattata come Dio comanda, in ogni fase della sua lavorazione, ti tradisce, ti sorprende, o ti nega l'immagine.
Anche in questo, la pellicola è più umana e soggetta ad errori, mutazioni di vario tipo o emozioni imprevedibili.
Non voglio dire che gli uomini si stiano trasformando in macchine, ma poco ci manca e forse proprio per questo motivo sempre più giovani fotografi, un po' per spirito di ribellione, un po' per curiosità, s'avvicinano alla pellicola.
In parte, sono anch'io un po' ancora stupito della qualità raggiunta dai sistemi digitali, pur utilizzando sensori microscopici, ma d'altro avviso penso che continuerò a fotografare anche con pellicole di piccolo formato, sia per il piacere un po' feticista d'entrare in contatto con strumenti fatti di materiali pregiati e dalla meccanica più comprensibile, rispetto ai microchip di silicio dei quali non riesco ad immaginare cosa possa celarsi all'interno.
La fotografia è un'arte giovane che si basa sulla possibilità di riprodurre all'infinito una stessa immagine.
Per questo motivo, e per il fatto che l'apporto umano non sembrava tanto consistente come per altre arti classiche, la fotografia non è stata riconosciuta subito come arte.
Oggi, più o meno allo stesso modo, ci si chiede se una fotocopia sia arte o soltanto una riproduzione di qualcos'altro.
Io credo che se si estremizzano un po' i ragionamenti si riuscirà a capire che non si può andare troppo oltre certi concetti. Forse, un giorno ci metteremo più o meno al computer dicendogli di costruirci un robot che poi possa creare dell'arte, o delle fotografie/fotocopie per noi ed in tal modo, poi ci fregeremo del titolo di grandi artisti, anche se noi, in realtà, non avremmo fatto proprio nulla.
Non è semplice cosa sia l'arte: può essere tutto, o niente, a seconda del momento e di chi decide cosa bisogna vendere, o comprare.
Secondo me, l'arte deve obbligatoriamente proporci qualcosa di bello, qualcosa che noi desideriamo avere vicino a noi, per ammirarla, possederla ed esserne fieri; un po' come  si usa fare con una donna affascinante che ci delizia con la sua compagnia.
Potrebbe anche essere, però, che questo piacere qualcuno lo voglia consumare nel pieno della propria solitudine, come fanno molti collezionisti che si immergono tra gli oggetti delle loro passioni in totale silenzio e isolamento.
Un'altra ragione che forse m'induce a fotografare con la pellicola, potrebbe essere lo stesso motivo per il quale, un tempo, circa 20 anni fa, gli utilizzatori del digitale sceglievano di fotografare con un sistema dalle caratteristiche generali più scadenti rispetto alla pellicola, proprio per percorrere una strada meno affollata e per questo più affascinante.
Tutto questo mi serve per tornare a sostenere il mio pensiero sulla tecnica.
Ogni tecnica ci porta ad un risultato diverso che dà uno stile e dei contenuti differenti all'opera stessa. 
Un'immagine "elettrica" ottenuta per mezzo della fotografia digitale è diversa da un'immagine "vera" che si è formata su un supporto fisico con dei cristalli foto-sensibili e anche ciò che noi vediamo in queste fotografie ha un valore diverso. Con diverso, non intendo necessariamente migliore o peggiore, ma capace di produrre immagini capaci di distinguersi in maniera evidente da quelle ottenute per mezzo di altri sistemi, o tecniche.
Per poter distinguere i risultati bisogna però conoscere le tecniche, altrimenti ci sembrerà tutto uguale, o peggio, potremmo arrivare poi a non capire più nulla di ciò che è stato fatto, di chi l'ha fatto e del perché. 
Sarebbe un po' come ascoltare la musica da un telefonino, o da un altro apparecchio digitale che non è neppure in grado di riprodurre la gamma dinamica e le frequenze che compongono la ricchezza di tutti i suoni. Ricalcando quello che accade per gli mp3, per intenderci.
Azione che potrebbe perfino portare le future generazioni a non ascoltare neppure più la musica classica, o dal vivo, perché la ricchezza dei suoni prodotti, in parte, non verrebbe distinta, né capita.
Già adesso è un po' così, per la fotografia analogica, in molti ti chiedono delle cose che ti fanno pensare che ormai si ritiene che tutto debba essere fatto per mezzo di un computer (elaboratore elettronico), o di un software (programma).
Va bene, adesso è un po' più chiaro anche a me quello che sto facendo, non confronto delle immagini con delle finalità di marketing (di promozione di un prodotto), ma per capire in che modo si possono vedere le cose, rappresentarle e fare capire che ci sono tanti modi per dire più o meno cose analoghe, ma in maniera più precisa e soddisfacente, rispecchiando anche la nostra formazione culturale, educazione e personalità. 
Sono proprio le sfumature a rendere più intimo il nostro discorso e per questo mi fa piacere proporre modi diversi per promuovere la propria individualità ed autenticità.
Tornando alle immagini di questa pagina, io sono abbastanza contento di ciò che vi ho fatto vedere, posso dire che il digitale mi sembra un procedimento più grafico, mentre il film (la pellicola) essendo fatta di più materia e meno energia incarna meglio lo spirito di un mondo più vecchio e meno frenetico.
Proseguirò questo discorso in altre occasioni all'interno di questo blog, come del resto, già in passato avevo accennato a queste cose: qui e qui. Tony Graffio

Filmografia da consultare per riflettere sull'arte, l'immagine, il tempo:





sabato 26 settembre 2015

Pisapia e l'arte di taglieggiare il cittadino

Iva, Tasi, Imu, bollo automobilistico, accise sulla benzina, pedaggi autostradali, tasse regionali, tasse comunali e via di seguito.
Se volete un elenco attendibile delle tasse pagate dai cittadini italiani, posso elencarvene 100 tutte in fila, ricavate da un articolo di un giornale di qualche tempo fa, ma dubito fortemente che si tratti di tutto quello che versiamo a stato, regioni, province e comuni; credo che arrivati al numero tondo qualcuno si sia stancato di contarle e ne manchino perlomeno altrettante. 
Ai "nostri" governanti i soldi non bastano mai e per questo spesso inventano nuove strategie, ben poco ortodosse, per sfilarci anche i centesimi che ci restano nelle tasche.
Ad ogni modo, giusto per farsi un'idea, questa è la lista di ciò che paghiamo normalmente:

1 Addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sulle aeromobili
2 Addizionale comunale sull'Irpef
3 Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup 185 kw
4 Addizionale IRES imprese settore energetico
5 Addizionale provinciale all'accisa su energia elettrica
6 Addizionale regionale all'accisa sul gas naturale
7 Addizionale regionale sull'Irpef
8 Bollo auto
9 Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv
10 Cedolare secca sugli affitti
11 Concessioni governative
12 Contributi concessioni edilizie
13 Contributi consortili
14 Contributo al SSN sui premi RC auto
15 Contributo di perequazione pensioni elevate (1)
16 Contributo solidarietà sui redditi elevati (2)
17 Contributo unificato di iscrizione a ruolo (3)
18 Contributo unificato processo tributario
19 Diritti catastali
20 Diritti delle Camere di commercio
21 Diritti di magazzinaggio
22 Diritti erariali su pubblici spettacoli
23 Diritti per contrassegni apposti alle merci
24 Imposta catastale
25 Imposta di bollo
26 Imposta di bollo sui capitali all'estero
27 Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati
28 Imposta di registro e sostitutiva
29 Imposta di scopo
30 Imposta di soggiorno
31 Imposta erariale sui aeromobili privati
32 Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi
33 Imposta ipotecaria
34 Imposta municipale propria (Imu)
35 Imposta per l'adeguamento dei principi contabili (Ias)
36 Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain)
37 Imposta provinciale di trascrizione
38 Imposta regionale sulla benzina per autotrazione
39 Imposta regionale sulle attività produttive (Irap)
40 Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili
41 Imposta sulla sigaretta elettronica (4)
42 Imposta sostitutiva contribuenti minimi e regime vantaggio
43 Imposta sostitutiva sui premi e vincite
44 Imposta su consumi carbone
45 Imposta su immobili all'estero
46 Imposta sugli oli minerali e derivati
47 Imposta sugli spiriti
48 Imposta sui gas incondensabili
49 Imposta sui giuochi, abilità e concorsi pronostici
50 Imposta sui tabacchi
51 Imposta sul gas metano
52 Imposta sul gioco del Totocalcio e dell' Enalotto
53 Imposta sul gioco Totip e sulle scommesse Unire
54 Imposta sul lotto e le lotterie
55 Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)
56 Imposta sul valore aggiunto (Iva)
57 Imposta sulla birra
58 Imposta sulle assicurazioni
59 Imposta sulle assicurazioni Rc auto
60 Imposta sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibile
61 Imposta sulle patenti
62 Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione
63 Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax)
64 Imposta sull'energia elettrica
65 Imposte giochi abilità e concorsi pronostici
66 Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni
67 Imposte sostitutive su risparmio gestito
68 Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare
69 Imposte sul reddito delle società (Ires)
70 Imposte sulle successioni e donazioni
71 Maggiorazione IRES Società di comodo
72 Maggiorazione TARES
73 Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali
74 Proventi dei Casinò
75 Ritenuta acconto (Tfr)
76 Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale
77 Ritenute sugli utili distribuiti dalle società
78 Sovraimposta di confine su gas incondensabili (5)
79 Sovraimposta di confine su gas metano (6)
80 Sovraimposta di confine sugli spiriti
81 Sovraimposta di confine sui fiammiferi
82 Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili
83 Sovraimposta di confine sulla birra
84 Sovrimposta di confine sugli oli minerali
85 Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili
86 Tassa annuale unità da diporto
87 Tassa di ancoraggio nei porti, rade o spiagge dello Stato
88 Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto
89 Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP (comunale)
90 Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti, rade o spiagge dello Stato
91 Tassa regionale di abilitazione all'esercizio professionale
92 Tassa regionale di occupazione di spazi e aree pubbliche regionali
93 Tassa regionale per il diritto allo studio universitario
94 Tassa smaltimento rifiuti (TIA, TARSU, TARES)
95 Tassa sulle concessioni regionali
96 Tassazione addizionale stock option settore finanziario
97 Tasse e contributi universitari
98 Tasse scolastiche (iscrizione, frequenza, tassa esame, tassa diploma)
99 Tributo provinciale per la tutela ambientale
100 Tributo speciale discarica

Come se non bastasse questo po-po di soldi che già ci vengono estorti, ci sono mille altri sotterfugi per inventare mule, sanzioni e altre furbate per evitare che possiamo appellarci e far ricorso. Se poi siamo automobilisti residenti a Milano, o comunque, lavoriamo nel bel capoluogo padano andiamo a sommare altre simpatiche donazioni sotto forma di ticket per area C, posteggi e multe varie che è meglio pagare senza batter ciglio.

Una "squadraccia" di 4 controllori atm anziché svolgere il proprio lavoro sui mezzi pubblici dell'azienda trasporti municipali va a zonzo a nostre spese ed a nostro danno su indicazione dei "cervelloni" di Palazzo Marino per appioppare multe a chi parcheggia in periferia, sì perché ormai da tempo tutta Milano è off-limits per i mezzi di trasporto privati. Un giorno poi vi parlerò della famosa maledizione di Palazzo Marino: 

"Questa congerie di pietre, innalzata con il frutto di tante rapine, o cadrà in rovina, o sarà rubata da un altro ladrone, o brucerà"

Maledizione che risale al 16° secolo e riguarda tutti coloro che sono transitati dal summenzionato palazzo, occupandone le stanze e le poltrone.

Un tempo le periferie erano risparmiate dalle strisce blu, ma con l'avvento al potere di Pisapia, tutta Milano è diventata area di sosta a pagamento perché è chiaro che se hai una vettura in più, o ti rechi al lavoro in città, come fanno circa 1'000'000 di persone, ogni giorno, secondo la giunta attualmente in carica, sei solo un pollo da spennare per benino.

L'avvocato Giuliano Pisapia è il sindaco di Milano passato alla storia per aver piazzato strisce blu per il parcheggio a pagamento sull'intero suolo cittadino, periferie comprese e per un triste primato mondiale. Strano che non si presenti per una nuova candidatura. Ha forse terminato la sua mission?

Coloro che lavorano a Milano già pagano tasse comunali e regionali salatissime in busta paga, ma questo non è abbastanza, il Comune pretende anche la "tangente" perché, ovviamente i soldi vanno sottratti a coloro che si possono facilmente identificare e ricattare.
Perché andare a rischiare di prendersi le botte e le coltellate dalle gang delle metropolitane e degli altri mezzi di trasporto? 
Ci sono tanti di quegli idioti che lasciano praticamente il proprio biglietto da visita per strada con la loro autovettura: mandiamo i nostri bravi controllori a colpire loro che nemmeno possono opporsi (e nemmeno trovare aree dove parcheggiare liberamente), o pagano, o poi ci pensa Equitalia a sequestrare il mezzo con cui spesso sono obbligati a spostarsi per lavoro (Anche la proprietà privata è una farsa perché in Italia tutto è sequestrabile, ti viene detto che sei proprietario solo per farti pagare le cosiddette tasse di proprietà, mentre quando non sei ancora proprietario di un immobile, perché paghi un mutuo ad una banca devi comunque già pagare come se fossi il proprietario. Inutile dirlo, sempre gli stessi si ritrovano con certi privilegi).
Questo dev'essere stato il semplice ragionamento che ha messo tanta brava gente in divisa sulle strade a caccia di soldi facili, dopo un'infarinatura generale di ciò che dovevano fare e chi dovevano colpire.
Fino a quando "regnava" il sindaco Letizia Moratti vigeva l'abitudine di sospendere il pagamento del ticket per Area C ed i parcheggi durante la settimana di Ferragosto.
Mi sono informato ed ho scoperto che, oltre a passare sotto silenzio questo argomento, la giunta Pisapia ha eliminato questa prassi, dettata anche dal buon senso, di ritrovarsi con le strade totalmente deserte e infiniti parcheggi a disposizione in un periodo particolare dell'anno.  Anche se a ben guardare anche certe strade di periferia al mattino sono semi-deserte.
Bisogna avere proprio la faccia come il proprio di dietro per esigere denari anche quando, a Ferragosto i parcheggi abbondano. Io in questo modo di fare vedo proprio l'astuzia dell'uomo abituato a inoltrarsi tra i cavilli legali che ha la volontà di frodare il prossimo, ovvero il proprio concittadino, senza neppure avvisarlo che le norme sono cambiate e di punirlo a tradimento.
Abiti o lavori in periferia, le gang ti sfasciano la macchina, o te la aprono un giorno sì e un giorno no per rubarti anche il peluche che tuo figlio ha dimenticato sul sedile? Non importa il Comune pretende altri soldi, sempre i tuoi, però.
Scrivo queste cose non perché io sia anti-Pisapia (non ho la minima preferenza per l'opposizione), ma per dare un'idea di fino a che punto, col tempo, lo stato e le istituzioni tutte insieme siano sempre più dichiaratamente contro il cittadino ed il quieto vivere.
Senza parlare della truffa che costoro perpetuano a tuo danno obbligandoti a dover fare molti pagamenti negli uffici postali (con altre spese a tuo carico e perdite di ore di lavoro), anziché tramite bonifici (effettuabili anche online).

Quello che preoccupa è il fatto che nessuno si lamenti.
Ovviamente, la gente ha paura perché quando personaggi politici come Formigoni, Berlusconi, Penati e tantissimi altri che invece di stare nelle patrie galere sono a piede libero, significa che esiste una Mafia della politica potentissima che in realtà è una dittatura capace solo di proteggere se stessa, opprimere e minacciare il cittadino a colpi di ingiunzioni di Equitalia.
Io stesso ammetto d'aver pagato più volte sanzioni inesistenti (anche a detta delle Leggi europee), anche se avevo già pagato tutto nei tempi e nei modi prescritti, solo perché sono cosciente del fatto che il cittadino, in una situazione del genere è indifeso e non ha modo di poter far rispettare dei diritti che non ha più.
Altro che Costituzione, non esiste più niente, solo l'arroganza di chi s'è preso ogni cosa.
Ok, tutti zitti, nessuno parli, ma a voi tutto questo sembra regolare?
Non parlatene in pubblico, ormai s'è capito che non si può più fare nemmeno quello, ma almeno uno straccio di risposta, nella solitudine della vostra stanza provate a darvela.
Certo questo è un blog che vorrebbe parlare di altre questioni, ma se ritenete che si debbano affrontare anche questi problemi, fatemelo sapere.
Un saluto a tutti, da Tony Graffio

Leggere per capire i veri contenuti delle notizie:

Pisapia toglie i parcheggi a Milano per favorire i palazzinari che scavano nella terra per costruire garage che si allagano.

Vuoi la macchina? Paga il box ai nostri amici palazzinari, altrimenti beccati le multe!
(Pisapia-pensiero)

Giuliano Pisapia predica bene e razzola male, molto male.

Vediamoci un suo filmato dove sale su un'automobile del Comune di Milano parcheggiata dove cippa pare a lui.
E d'altronde, a cosa serve essere il sindaco se poi non puoi defecare la tua auto blu dove meglio ti aggrada?

Seguiamo l'esempio di questo cittadino che non si lascia intimidire dagli abusi comunali voluti da Giuliano Pisapia

NB
Vanno annullati i provvedimenti in forza dei quali sono stati istituiti i parcheggi a pagamento, laddove non abbiano tenuto conto dell'obbligo d'istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta, o previsto il parcheggio solo a pagamento (Il famoso abuso di Pisapia, sindaco totalitario).

Ganja in the traffic light

Dopo la birra alla canapa, il gelato, l'olio, i cuscini, etc. sono spuntate anche le foglie tipiche dell'erba che rilassa. Nelle luci verdi dei migliori semafori milanesi.

 Luce verde alla marijuana

Di questi tempi ne parla molto anche il primo ministro italiano, può essere che dopo la Svizzera, l'Olanda, la Germania e mezza Europa, anche nella penisola a Sud delle Alpi si stia studiando una liberalizzazione per il consumo dei vegetali fino ad adesso proibiti?

Via Michelangelo Buonarroti angolo piazza Wagner, Milano

In giro per il mondo sono comparsi altri simboli nei semafori, difficile capire chi sia l'ideatore di questa divertente trovata, però potremmo almeno cercare di capire quanto questa installazione possa durare nel tempo.

Il collocamento del messaggio è veramente azzeccato, chi fermo ad incrocio non focalizza la propria attenzione sulla luce verde, o su quella rossa del semaforo? Impossibile non notare quest'efficacissima opera di street-art. L'autore è sconosciuto, ma Tony Graffio ha deciso di premiare questa idea artistico/pubblicitaria con una delle sue preziosissime magliette.
Per il ritiro, contattatemi telefonicamente, o via email, specificando taglia e colore preferito. T. G.

Nota: la trovata è divertente, ma alla guida evitate di assumere sostanze che possano alterare il vostro stato di coscienza e la reattività dei vostri riflessi, medicinali inclusi.

Strano rogo notturno da Zak

Nella notte tra il 23 ed il 24 settembre 2015, uno strano incendio è divampato nel cortile del Castello di Zak, questo è un episodio che fa molto riflettere.
Tre camion con autopompe dei pompieri sono dovuti intervenire sul posto per estinguere le fiamme.
Per quanto si faccia per aggregare la creatività dei giovani artisti e proporre uno stile di vita pulito e tranquillo, c'è sempre qualcuno che cerca di screditare l'operato altrui e che potrebbe avere motivazioni dettate dall'invidia, o da altri risentimenti personali per compiere gesti sconsiderati; basti pensare che persino Cavallo Pazzo, o altri personaggi carismatici troppo indipendenti hanno trovato, anche tra la loro gente, elementi di disturbo capaci di minarne l'operato.
E' vero che la legna dei mobili e la carta dei libri accatastati al pian terreno erano materiali infiammabili, ma dubito che se non si produce un giusto innesco al tutto, le fiamme possano divampare in maniera autonoma.

Zak in una delle tante rappresentazioni caricaturali espresse dai writers che frequentano il Castello

La comunità giovanile sorta intorno a Zakaria Jemai mi affascina perché vive un'esperienza diversa da quelle che sono le realtà di molti centri sociali autogestiti e riesce ad avere una sua storia stabile, anche se incidenti di questo tipo sembrano le avvisaglie di qualcosa che non gira per il verso giusto, forse perché il gruppo sta allargandosi in maniera troppo rapida, o perché qualcuno si sente escluso, o ne vorrebbe prendere le redini dal di fuori.
Difficile da capire.
Potrebbe essere un modo di dare un segnale, anche perché ci sono già stati altri episodi di questo tipo, ma potrebbe anche essere soltanto una svista di qualcuno.
Mi piacerebbe documentare la realtà di questo spazio collettivo, soprattutto adesso che il Castello di Zak inizia a farsi conoscere anche al di fuori dei confini italiani; è con questo spirito che riporto questa brutta notizia, ma al tempo stesso capisco che attirare troppo l'attenzione su questa enclave di libertà che non saprei nemmeno bene come definire, potrebbe in qualche modo produrre dei problemi alla sua sopravvivenza.

L'area del castello di Zak sorge a pochi metri dai confini di Milano

Preferisco evitare di pubblicare delle fotografie dell'incendio e delle devastazioni; nonostante il momento piuttosto difficile per Zak, in attesa anche di essere sottoposto ad un intervento chirurgico abbastanza delicato, credo che la serenità generale che sa trasmettere il leader di questa comunità sia la risposta migliore a chi potrebbe pensare che posti di questo tipo vadano eliminati, o dati alle fiamme.
Auguro a Zak ed ai suoi amici di poter proseguire con i loro progetti, perché in una città come Milano c'è bisogno di libertà, di arte e di un modo di vivere sincero che stia al di fuori dei giri di potere di chi vuol imporre ad altri le proprie ideologie con ogni mezzo. T.G.

martedì 22 settembre 2015

La mia opinione su: Vivitar Automatic Tele Converter 2X-4 FL FD

Mi piace viaggiare nel tempo, così ho deciso di catapultare anche voi di circa 38 anni nel passato per raccontarvi che cosa si usava per fotografare con la pellicola e poter fare una rapida recensione di un accessorio desueto di cui si trovano ormai pochi dati in circolazione.
Certamente, bisognerebbe andare a scartabellare qualche vecchia rivista fotografica tecnica, in qualche archivio semi-abbandonato o in qualche  polverosa emeroteca, per poter disporre di dati più attendibili. Io, però, ho scelto di dire la mia, partendo da una prova indipendente sul campo, aggiornata al nostro nuovo modo di fotografare che è diventato in parte analogico, in parte digitale, visto che le immagini registrate sulla pellicola vengono poi trasferite, per mezzo di scanner, a file jpeg da conservare su hard-disk e da visionare sugli schermi dei computer che ci permettono di accedere al mondo parallelo di internet.
I fotoamatori, come venivano chiamati gli appassionati di fotografia, generalmente erano persone abbastanza squattrinate che si ingegnavano in ogni mordo per trovare dei sistemi per non sprecare denaro, visto che ogni scatto con la pellicola andava ben ponderato ed il rullino esposto alla luce con tanto amore andava, possibilmente, trattato in proprio nel bagno di casa appositamente oscurato, oppure in un ripostiglio e qualche volta anche in un sottoscale, per i fortunati che avevano una casetta tutta a loro disposizione.
Il duplicatore di focale era una risorsa un po' da ultima spiaggia perché permetteva di provare qualche emozione in più a poco prezzo, avendo a disposizione soltanto uno o due obiettivi.
Occasionalmente, si cercava di colpire la fantasia di qualche amico dicendogli: <Vuoi provare il mio duplicatore di focale sul tuo 50mm? Vedrai che bomba tutto ti apparirà più vicino!>
Si faceva così nella speranza che l'amico abboccasse restando estasiato dal nuovo accessorio e ti proponesse di acquistarlo. Così facendo, avendo un po' di fortuna, si riusciva a sbarazzarsi di qualcosa che è semi-inutile, cercando di raggranellare qualche spicciolo da aggiungere ai risparmi che si volevano investire in un teleobiettivo vero.
So anche di qualcuno che sarebbe ricorso volentieri a questi mezzi per filmare le vecchie della casa di fronte alla sua, mentre andavano al bagno, ma sfortunatamente per lui, nel Super8 non c'era la possibilità di fare certe magie ottiche.
Oggigiorno non si sente molto parlare di duplicatori di focale, un po' perché quasi tutti i "fotoamatori" dispongono di megazoom poco luminosi, un po' forse perché ci sono altri metodi digitali per scoprire i dettagli di ciò che è distante dal nostro punto d'osservazione.
I duplicatori di focale non erano utilizzabili con gli obiettivi grandangolari, non perché non li si potesse montare sui corpi macchina, ma proprio perché la cosa aveva poco senso e la qualità risultante sarebbe stata ancora più scarsa. Le fotocamere erano sempre vendute coll'ottica "normale", un 50mm piuttosto aperto di diaframma, pertanto si tendeva a raddoppiare questa focale ottenendo un 100mm di circa un paio di stop meno luminoso. Chi proprio voleva esagerare duplicava un 135mm f 2,8 che diventava poi un 270mm f 5,6, circa. Arrivare ad ottenere un teleobiettivo con un'apertura massima intorno a f 8 o ancora meno non era consigliabile. La sensibilità delle pellicole non era certo quella consentita dai sensori moderni, inoltre, spesso, si oscurava parzialmente una metà dello stigmometro ad immagine spezzata, o i microprismi presenti nella corona centrale ti facevano impazzire per mettere a fuoco il soggetto e tutto diventava piuttosto complicato. Scendere troppo coi tempi di posa poteva provocare dei mossi o dei micromossi, così, come già menzionato, si finiva per scattare qualche fotografia col 50mm, se proprio non si voleva portarsi al seguito un più pesante 135mm; dopodiché il nostro duplicatore finiva in qualche cassetto fino a data da destinarsi.
I duplicatori più evoluti avevano un paio di levette levette che trasmettevano la chiusura automatica del diaframma dell'obiettivo utilizzato e permettono l'accoppiamento anche con apparecchi che dispongono di esposizione automatica (AE photography), al momento dello scatto e fino a 7 lenti per correggere le aberrazioni ottiche interne al sistema.
A mio avviso, non era saggio spendere soldi per questo aggeggio, ad ogni modo se ne potevano trovare di 3 ingrandimenti: 1,4X; 2X e 3X, più aumentava il fattore di moltiplicazione della focale utilizzata, più peggiorava la qualità dell'immagine risultante.
Alcuni obiettivi avevano un duplicatore studiato appositamente per essere accoppiato con loro, questa poteva essere una soluzione economica per poter raggiungere un certo soggetto, ma si trattava e si tratta sempre solo di un ripiego, più che di una scelta eseguita nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali.
Kenko produceva soprattutto filtri, ma era sinonimo di duplicatori, due suoi modelli erano abbastanza gettonati: il Kenko MC4, 4 lenti ed il Kenko MC7, 7 lenti; recentemente mi è capitato sottomano un Vivitar che ho montato su una Canon F1 per vedere effettivamente che cosa è in grado di fare un Teleconverter.


Come si presenta il duplicatore di focale 2X di Vivitar tra il corpo macchina Canon F1 e l'obiettivo Canon FD 50mm 1:1,4 S.S.C.

Il Vivitar che ho provato dovrebbe essere composto da un gruppo ottico di 3 lenti, ha una bella ghiera di serraggio a baionetta Canon di vecchio tipo ed è costruito in maniera solida, senza risparmiare sull'uso di metalli. Ha le lenti trattate con sali metallici per evitare riflessi interni ed ha veramente un bell'aspetto generale. Si monta tra la fotocamera e l'obiettivo da duplicare con facilità e non presenta giochi meccanici di nessun tipo.
La cifra 4 che appare nel nome, dopo la scritta 2X, ritengo possa essere l'indicazione per il fattore filtro che, tradotto in altre parole, significa che le lenti di questo accessorio assorbono il 25% della luce che transita attraverso di esso, con la conseguenza che per esporre correttamente un fotogramma bisognerà aprire di 2 stop il diaframma dell'ottica utilizzata.

Vivitar Automatic Tele-Converter 2X-4 FL FD

Questo teleconverter ha le due levette che trasmettono l'automatismo del diaframma a tutta apertura e in caso d'esposizione automatica.

Perché utilizzare un Teleconverter 2X?

Ovviamente, per raddoppiare la focale dell'ottica utilizzata.
Ciò può accadere prevalentemente nel caso non si disponga di altri obiettivi e non ci sia altro modo d'effettuare la ripresa fotografica.
Il fotoamatore duplicherà ottiche già in dotazione come un 50mm o un 135mm; al professionista potrebbe capitare di voler riprendere il Papa in piazza San Pietro a Roma con un 600mm che si trasformerà in un 1200mm, ma in quest'ultimo caso dubito che verrà usato un duplicatore da due soldi.
L'unico vantaggio che si ottiene con un extender 2X è quello di mantenere la messa a fuoco minima dell'obiettivo che si sta duplicando, oltre al fatto di avere un accessorio più leggero e facile da maneggiare del teleobiettivo dall'equivalente lunghezza focale.
Ai nostri giorni, potrebbe essere ricercato anche un vago effetto lomography che giustificherebbe l'utilizzo di un elemento ottico non proprio di prima scelta.

Il 50mm utilizzato nella prova visto da vicino

Al mercatino di Castel San Giovanni mi sono assicurato a buon prezzo un ottimo Canon FD 50 mm f 1:1,4 S.S.C. di cui vi parlerò in un prossimo post.

Le immagini a confronto
Per complicarmi un po' la vita, ho utilizzato una Canon F1 old type con un pentaprisma esposimetrico non proprio attendibile.
Come si sa, le batterie al mercurio da 1,3 V PX 625 non sono più prodotte, così anche riuscendo a sostituirle con batterie da 1,5 Volts, la lettura esposimetrica non sarà precisa.
C'è la possibilità di ritarare il sistema, ma anche in questo caso c'è poco da fidarsi.
Io ho calcolato l'esposizione in luce riflessa con l'ausilio di un piccolo Gossen Digisix.
Inoltre, ho utilizzato il Vivitar Automatic Tele Converter 2X-4 FL FD effettuando solo un paio di scatti per i quali ho aperto il diaframma, valutando che circa un fattore filtro di 3 poteva essere sufficiente a farmi ottenere un'immagine accettabile.
Oggettivamente, il fotogramma non è stato esposto alla perfezione, ma anche la diversa bilanciatura cromatica non aiuta nella continuità d'immagine nel caso si volessero affiancare due fotogrammi dei quali, uno proveniente dal solo 50mm e l'altro dal 50mm +
il Vivitar Automatic Teleconverter.
Le condizioni meteorologiche della giornata erano variabili, il cielo era coperto e c'era parecchia umidità che rendeva l'atmosfera poco limpida.
Il negativo è stato sviluppato e scansionato da Speed Photo di Emma Canepari, le immagini corrispondono a dei file jpeg di 2400X1600 pixel di dimensione che è il file fornito dall'Agfa d-lab 1.
Oltre a una differenza cromatica non indifferente, l'immagine ottenuta con teleconverter è meno definita ed ha meno microcontrasto rispetto all'immagine ottenuta dal solo 50mm Canon. Il difetto che più appare evidente è la considerevole perdita di qualità e di definizione ai bordi: solo la parte centrale del fotogramma appare in qualche modo accettabile, i bordi appaiono anche visibilmente vignettati e si perdono sfumature cromatiche. Per finire, si notano anche dei fringe effect nelle zone a più alto contrasto.

Pellicola negativa Fujicolor C200 Tempo di posa 1/500 f 5,6

Pellicola negativa Fujicolor C200 Tempo di posa 1/500 f 3,5

Conclusioni
Come volevasi dimostrare, non c'era d'aspettarsi molto da un teleconverter economico, anche se dubito che un sistema ottico più costoso sarebbe in grado di fare qualcosa di maggiormente apprezzabile.
E' bene ricorrere a questi strumenti solo in caso di effettiva necessità per raggiungere soggetti molto lontani, o per fare uno scatto che non giustifica l'acquisto di un teleobiettivo molto costoso.
Anche l'obiettivo migliore esce massacrato dall'aggiunta di un duplicatore di focale.
Accettate questo tipo di accessorio, solo nel caso che ve lo regalino, unico motivo per il quale io ne posseggo uno. Tony Graffio

martedì 15 settembre 2015

Stampato col fuoco

T.G. - Silvia, sei più fotografa o più ceramista?

Silvia Celeste Calcagno - Non devo essere io a dirlo, puoi chiederlo agli altri e sentire quello che ti dicono, poi vedendo il mio lavoro, la mia forma d'espressione dovrebbe trasparire abbastanza chiaramente.

Fine intervista.

Tra i primi a sperimentare l'effetto fotosensibile del nitrato d'argento, prima ancora di Nièpce, ci fu Thomas Wedgwood, uno scienziato inglese che verso la fine del 1700 fece degli esperimenti stendendo questi sali all'interno di recipienti ceramici.
Wedgwood ha studiato anche gli effetti del calore su diversi materiali, era figlio di un famoso ceramista col quale egli stesso collaborò per un paio d'anni.
Si potrebbe dire che l'invenzione della fotografia fu in qualche modo sollecitata da un ceramista che non riusciva a trovare il modo di fissarne l'immagine ad un supporto ceramico. TG

Alle Officine Saffi, in via Aurelio Saffi, 8, fino al 26 settembre, sarà possibile visitare la mostra: La fleur coupée dell'artista Silvia Celeste Calcagno

Un blogger indipendente dovrebbe essere molto attento alle scelte che fa, non è possibile conoscere tutto, vedere tutto. Meno che meno, non si riesce a parlare, scrivere, mostrare di tutto a coloro che hanno la pazienza, il buon gusto ed il coraggio di scegliere liberamente di leggere certi pensieri, guardare le immagini riportate dal punto di vista di chi fa questa "attività", un po' per passione, un po' per il piacere di fissare in un taccuino immaginario le proprie esperienze, o le proprie idee e dare un senso cronologico allo scorrere del tempo ed ai propri ricordi.
Molti argomenti che compaiono in questo blog li trovo da solo durante i miei giri senza meta, oppure li tratto perché ne sento parlare da altre persone, alcuni mi vengono proposti da amici, raramente dai diretti interessati, oppure decido di trattarli dopo aver letto qualcosa in proposito, da altre fonti.
Quello che preferisco è dedicarmi a soggetti inediti, oppure scegliere di parlare di una determinata questione in modo personale, cercando d'osservarla da un punto di vista inusuale, o andando a cercare quello che mi interessa, più che quello che mi si vorrebbe comunicare, o far dire.
In tutti i casi, se ho a che fare con soggetti viventi o luoghi ben precisi, faccio in modo di contattare coloro che ritengo abbiano fatto qualcosa di particolare ed intervistarli personalmente, magari recandomi anche sul posto, o in un ambiente che possa raccontare qualcosa di loro, anche per poter riportare delle immagini che possano testimoniare che non mi sono inventato tutto di sana pianta.
Quando mi capita di sentire discorsi un po' troppo concettuali, tendo a farmi l'idea che mi si voglia vendere del fumo, oppure che qualcuno stia tentando di nascondere alcune carenze formative ed esperienziali con ragionamenti inconsistenti che sottendono magari cose già viste milioni di volte alle quali sono stati dati dei nomi diversi o di sicuro effetto.
Ma non sempre è così.
L'idea è importante, ma la tecnica che è stata utilizzata per arrivare ad un determinato risultato è fondamentale.
Se non esistesse un equilibrio estetico non avrebbe molto senso voler possedere un oggetto o un'opera d'arte, ci accontenteremmo della sua rappresentazione o di una sua descrizione verbale.
Per quanto Silvia Celeste Calcagno si sforzi di convincerci (a parole) che la sua opera è un'impresa concettuale, è evidente proprio il contrario, ovvero che è la padronanza di una tecnica personale che arricchisce il contenuto di un discorso già fatto (da altri).
Se la sua opera consistesse "soltanto" nel presentare un corpo ed un volto di donna (il suo) per asserire che mostrando più volte se stessa in varie espressioni, in maniera perfino ossessiva, ella ricerchi la propria identità, noi potremmo dire: già visto, già fatto, interessante fino ad un certo punto e via così.
Ciò che invece l'artista ha concepito è stato di aver ricercato, scoperto e brevettato la tecnica più adatta a parlarci di una concretizzazione di uno spirito femminile che esce dalla carne per diventare quasi pietra, pur essendo sostanzialmente etereo.
Anche le motivazioni date dalla giuria del Premio Faenza, un importantissimo premio internazionale della ceramica d'arte, vinto quest'anno proprio da Silvia Celeste Calcagno, esprimono come, pur essendo importante il lavoro ideativo, senza un'adeguata realizzazione tecnica l'opera non avrebbe alcun senso.

Riporto di seguito le parole con le quali la Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza giustificano l'attribuzione del premio Faenza nella sua 59a edizione all'opera: Interno 8 - La fleur coupée.

Il progetto Interno 8 - La fleur coupée costruisce un racconto legato ad una dimensione sociale e politica molto attuali. La figura femminile è declinata nelle sue fragilità e intimità, narrata attraverso dinamiche contrapposte che mescolano immagini dalla marcata prospettiva emotiva. L’opera gestisce con efficacia i diversi linguaggi della contemporaneità come performance, fotografia, installazione sonora e ambientale, strutturando una complessa stratificazione narrativa che si concretizza in una ricerca ceramica di natura sperimentale dove l’insieme di 2000 piccole tessere sublima la figurazione del singolo dettaglio in una astrazione d’insieme".

La scelta di fondere ceramica e fotografia è un'azione molto interessante, anch'essa già sperimentata da altri autori che sono giunti a risultati analoghi attraverso la fotoceramica e tecniche che hanno riunito antichi procedimenti alternativi poco conosciuti ed ai quali ogni fotografo conferisce le sue varianti e personalizzazioni che ne interpretano lo spirito originario, a seconda dell'uso e del risultato che si vuole ottenere.

La fleur coupée - Silvia Celeste Calcagno (2015)

Il salone principale delle Officine Saffi dove si sta svolgendo, ancora per una decina di giorni, la mostra dell'artista ligure che ha sviluppato e brevettato una propria tecnica per imprimere le immagini fotografiche sul gres chiamata: "Fire printing"

Nonostante quello che ho appena scritto, non mi ritengo né un critico d'arte, né un giornalista, sono solo un tipo curioso che tenta di raccontare delle cose agli altri ed anche un po' a me stesso, perché mi piace imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, osservare quello che succede, pormi delle domande e darmi delle risposte.

Una serie di tavole di gres sulle quali compaiono gli autoscatti di Silvia Calcagno esposti  a Milano

Mani, piedi gambe braccia, il corpo dell'artista

Ciò che mi interessava di questo lavoro che non trovo molto originale a livello concettuale, ma  di cui apprezzo moltissimo la realizzazione fotografica e l'unione della parte fotosensibile alla trama della ceramica, era soprattutto l'approccio al mezzo tecnico avuto dall'artista, poiché è proprio a questo procedimento cui riconosco una certa maestria e ingegnosità.
Non si tratta delle solite fotoceramiche che tutti conosciamo per ragioni tristi e meramente rievocative di persone appartenenti al passato che la nostra memoria non riesce più a trovare negli anfratti dei nostri ricordi; qui siamo di fronte a sprazzi di vita vissuta che riescono a sorprenderci perché sembrano essere emersi da una dimensione onirica ed essersi uniti alla materia senza ripensamenti o indecisioni, proprio come se fossero stampate a fuoco.
Ho contattato Silvia telefonicamente per avere da lei dei chiarimenti in proposito, ma questa fotografa/videoartista/ceramista s'è trincerata dietro una frase del tipo: "Ho depositato il brevetto della nostra invenzione da poco e rifiuto di parlare di questioni tecniche."
Sinceramente, per una persona che non considera importante l'aspetto tecnico, Silvia sembra piuttosto spaventata; può essere che non apprezzi che ci si interessi più ai suoi segreti che alla sua creatività artistica? Oppure c'è dietro qualche applicazione industriale della cosa?
Non so cosa pensare, né cosa dirvi in proposito, posso soltanto affermare che non mi piace che mi si mettano in bocca delle cose che non possono essere verificate o dimostrate.
Esistono molte antiche tecniche per fissare un'immagine fotografica alla ceramica, un risultato del genere potrebbe anche essere ottenuto stendendo della gomma bicromatata sull'argilla. 
Certo, c'è molto lavoro dietro le opere dell'artista ligure ed è comprensibile che non si vogliano far trapelare i propri trucchi, però mi sembra anche plausibile che prima di aprire la borsa per acquistare qualcosa che non si sa bene che cos'è e come reagirà nel tempo si desidererebbe capire che cosa si ha in cambio.

La mostra è molto bella e ben allestita, consiglio a tutti di approfittare della sua apertura per andarla a vedere perché sicuramente si tratta di qualcosa di unico che va visto e toccato dal vivo. Difficile farsi un'idea di questi lavori a distanza.

Uno dei lavori preferiti dalla stessa artista

Due composizioni da 441 elementi ceramico-fotografici ciascuna

Silvia in migliaia di espressioni diverse

Sulle piastrelline di un mosaico solitamente impiegato per il rivestimento delle stanze da bagno, Silvia ha impressionato il suo stesso volto molte volte


Chi è Silvia Celeste Calcagno
Nasce a Genova nel 1974, studia al Liceo Artistico A. Martini di Savona, poi presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Allieva di Adriano Leverone, Giovanni Cimatti, Emidio Galassi. E' ceramista designer in gres, approfondisce la tecnica raku in Spagna e sperimenta soluzioni tecniche ed eventi artistici nel suo laboratorio di Albisola Marina: la Off Gallery. 
Ama la videoarte e la fotografia che arriverà ad inglobare nei suoi lavori in ceramica.
I temi centrali dell’opera dell’artista sono quelli dell'ossessiva costante ricerca della propria identità. La Calcagno non mostra se stessa in maniera narcisistica, pur conservando un certo compiacimento nel riproporsi in varie versioni, ma fa del proprio corpo un soggetto dell’opera che poi viene trasposta in altra materia.

Il costo delle opere esposte varia dagli 800 ai 14000 euro


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