venerdì 1 dicembre 2017

Revolution a Milano (Musica e Ribelli 1966-1970)

"Questa mostra non è un'operazione nostalgia, ma è qualcosa che parla di come i nostri padri vedevano il futuro e rappresenta un'era in cui la gente aveva veramente una visione ottimistica ed idealistica della vita, una visione che avrebbe potuto cambiare il mondo." Victoria Broackes*

*Curatrice della mostra presentata dal Victoria and Albert Museum di Londra alla Fabbrica del Vapore di Milano

Dischi e Ribelli dal Victoria and Albert Museum di Londra alla Fabbrica del Vapore di Milano
Revolution Records and Rebels 1966-1970
 (Dischi e Ribelli dal Victoria and Albert Museum di Londra alla Fabbrica del Vapore di Milano). 
"The best way to predict the future is to invent it" è una frase di Alan Kay, un informatico americano.

Premessa
Mi era già giunta voce da amici: Revolution si preannunciava come un evento culturale molto interessante che avrebbe rispolverato molto materiale di cui tutti hanno sentito parlare, ma che difficilmente capita di vedere disposto tutto insieme in un unico posto. Chi non è affascinato dai favolosi anni '60? Un periodo di felicità e rinnovamento in cui nacquero i sogni e le nuove abitudini della società moderna. Basterebbe citare Kennedy e l'American Dream, le avventure pionieristiche dell'uomo nello spazio, la motorizzazione alla portata anche delle classi sociali più basse che ha permesso a tutti di spostarsi liberamente in qualsiasi momento verso ogni destinazione; nuove rivendicazioni e nuovi diritti per tutti; la necessità di lavorare un giorno in meno alla settimana e tanti altri avvenimenti importanti che si sono riflessi nella vita di tutti. Il decennio 1960-1970 ci ha portato a vivere in una società molto più complessa di quella che avevamo conosciuto precedentemente ed ha fatto in qualche modo da spartiacque tra un periodo in cui iniziava ad esserci un benessere diffuso ed il decennio post-bellico. Anche se acquisire maggiori conoscenze, coscienza e disponibilità economica ci ha fatto perdere in sincerità e spensieratezza... 
Sembrerebbe proprio che molte possibilità di sviluppare tecnologicamente ed economicamente la società occidentale siano nate in un periodo storico ben preciso, in contemporanea con gli anni cui i giovani decisero di rompere gli schemi col passato e dedicarsi ad altro per sperimentare nuove esperienze, nuovi stili di vita, nuove sonorità, nuove soluzioni filosofiche e creative in tutti i settori, come se si tentasse di proporre soluzioni diverse ad uno strapotere capitalistico.
Ho trovato un primo manifesto di Revolution in Bovisa, al ritorno da Jesi, il 20 novembre, e mi sono convinto a richiedere un invito per la conferenza stampa di oggi per capire meglio di cosa si sarebbe parlato e che cosa sarebbe stato mostrato al pubblico. Lucia Crespi ha gentilmente accolto la mia richiesta ed adesso vi racconterò quello che ho visto, quello che ho saputo e quello che ho capito.

Revolution
Revolution Records and Rebels 1966-1970, il manifesto della mostra ideato da Dinamomilano su cui campeggiano i volti di un'epoca, tra i quali riconosciamo: Martin Luther King, Jimi Hendrix, John Lennon, Angela Davis, Che Guevara e Allen Ginsgberg che esplodono ai lati del logo disegnato nel 1968 da Alan Aldrige e Harry Willock per i Beatles. Il logo ed il nome della mostra a Londra erano diversi.

Intanto, tra i dati fondamentali della mostra vorrei mettere in evidenza il costo del biglietto d'ingresso. Voi sapete bene che cerco sempre di parlarvi e presentarvi eventi che valgano la pena vedere, anche in relazione al prezzo e all'interesse specifico della mostra. Vi dirò subito che il biglietto d'accesso alla mostra è piuttosto caro, bisognerà sborsare ben 16 euro per poter entrare e, sinceramente, non mi sembrano pochi soldi, soprattutto di questi tempi... Pertanto, Vi darò il maggior numero d'informazioni possibili relative a ciò che vedrete, in modo da non crearvi aspettative sbagliate. Così che possiate decidere razionalmente e autonomamente se per Voi questa cifra vale o no la mostra. Personalmente, ho trovato la mostra valida, ma il mio è un caso, forse un po' particolare perché, solo per vedere certi gig-poster super-mitici della West Coast e di Alphonse Mucha sarei forse disponibile a pagare quasi qualsiasi cifra... Immagino che sia stato costoso allestire una mostra come Revolution che impacchetta tutto per bene in bacheche a prova di ladro ma, se come dice Victoria Boackes, questa esposizione non è destinata ad un pubblico di nostalgici piuttosto in là con gli anni e magari con il portafoglio gonfio; si sarebbe potuto agevolare l'accesso alla Fabbrica del Vapore ad un target più giovane  fissando il prezzo del biglietto sotto i 10 euro. TG


Poster di: The Crazy World di Arthur Brown at Ufo, June 16 June 23 1967.
Poster di: Soft Machine The Crazy World di Arthur Brown at Ufo June 16 June 23 1967 - Liverpool Love  Festival June 23 1967.

Titolo della mostra milanese
Revolution, Musica e Ribelli 1966-1970, dai Beatles a Woodstock. 
Titolo originale della mostra di Londra
You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966-1970
Organizzazione 
Avatar - Gruppo Mondo Mostre Skira con il Victoria and Albert Museum di Londra.
In coproduzione con il Comune di Milano e la Fabbrica del Vapore.
Curatori
Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Victoria and Albert Museum di Londra. Fran Tomasi, Clara Tosi Pamphili, Alberto Tonti.
Sede della mostra 
Fabbrica del Vapore, via Giulio Cesare Procaccini, 4 - 20154 Milano.
Apertura della mostra
Dal 2 dicembre 2017 al 4 aprile 2018. Orari. Lunedì: 15.00 - 20.00 Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10.00  - 20.00. Giovedì: 10.00 - 22.00.
Aperture straordinarie con orario: 10.00 - 20.00 il 7/8 e 26 dicembre 2017.
Aperture straordinarie con orario: 10.00 - 14.30 i giorni 24 e 31 dicembre 2017.
L'ultimo ingresso è un'ora prima della chiusura.
Prezzi dei biglietti
Intero 16 euro; ridotto 14 euro (pensionati oltre i 65 anni, studenti dai 15 ai 26 anni e handicappati); ridotto bambino 10 euro (dai 6 ai 13 anni. E chi ha 14 anni? Mistero...); gratuito per i bambini sotto ai 6 anni e agli accompagnatori di gruppi numerosi.

Geoffey Marsh Revolution alla Fabbrica del Vapore
Geoffey Marsh, 60 anni, è il Direttore del Victoria and Albert Museum di Londra, dirige il Dipartimento di Teatro e Arti dello Spettacolo.

Revolution a Londra
Victoria Broackes ci informa che la stessa mostra che adesso viene presentata a Milano, è stata inaugurata al Victoria and Albert Museum di Londra circa 9 mesi fa, un museo che espone molto design e che vede una continuità della sua proposta culturale con Milano, una città che viene ancora vista da molti come la capitale internazionale del design.


Occhiali anni '60
Accessori anni '60

Esperienza sonora
Sennheiser è lo sponsor/partner tecnico che fornisce ai visitatori un riproduttore sonoro dotato di cuffie per immergere chi attraversa le sale espositive di una colonna sonora capace di creare l'atmosfera degli anni di cui si parla. A mio giudizio, può essere piacevole risentire alcune canzoni in questo modo, soffermandosi davanti ad un poster, ad un disco o ad un altro documento dell'epoca presa in esame, ma sarebbe forse stato più importante fornire delle informazioni aggiuntive a quelle proposte dalle didascalie degli oggetti esposti.


I Beatles a casa di Brian Epstein, 1967 - Fotografia di Linda Mc Cartney.

La Musica
Non mi sento di dire che la musica sia il soggetto principale della mostra, ma sicuramente è un tema conduttore molto importante che lega gli ambienti e le situazioni su cui si vuole fissare l'attenzione del visitatore; anche perché una mostra, come dice la parola stessa, dovrebbe far vedere dei documenti, mentre generalmente la musica, in questo tipo di esibizioni, è più legata ad un sottofondo capace di creare la giusta atmosfera. La musica è comunque parte integrante e fondamentale di Revolution. John Peel, conduttore radiofonico, giornalista e Dj inglese molto noto, scomparso nel 2004, ha lavorato per anni alla BBC, fin dal 1967. E' in qualche modo colui che ha procurato e selezionato la musica esposta ed utilizzata nella mostra, musica che faceva parte dalla sua collezione privata (infatti, i dischi non sono per niente in condizioni di conservazione museali). Dal maggio all'agosto del 1967 ha condotto una trasmissione radiofonica che si chiamava: The perfumed garden, su una radio pirata londinese (Radio London), che ebbe un grande successo tra i giovani e fece scoprire moltissime novità a tutti.


Angela Davis
Libertad para Angela Davis - Poster del 1971 ideato da Felix Beltram.

Rivoluzione
Agli inizi degli anni '60 il clima socio-politico-culturale stava cambiando, ma non c'era l'idea che la rivoluzione sarebbe arrivata dall'ambiente operaio, bensì dagli studenti più intelligenti che stavano prosperando in America e che sentivano la responsabilità di pensare il mondo in cui essi volevano vivere. Lo Statement di Port Huron era proprio il simbolo dei giovani americani che, nel 1962, iniziavano a pensare che avrebbero potuto prendere nelle loro mani il destino del paese ed il potere politico della nazione. Mati Klarwein invece è stato un artista Pop tedesco che ha illustrato la copertina del disco di Miles Davis: Bitches Brew e Abraxas di Santana ed ha avuto un nuovo modo di raccontare per immagini, raccogliendo gli elementi presenti nella cultura indiana durante i suoi viaggi intorno al mondo alla ricerca di una nuova spiritualità. Anche questo è stato un concetto rivoluzionario che ferveva già agli inizi degli anni '60 e che in seguito è stato diffuso attraverso i maggiori nomi della musica Pop. Riprendere gli oggetti simbolici dell'immaginario collettivo è diventata poi una pratica abbastanza diffusa nell'ambiente Underground dell'epoca. Si pescava in tutti gli ambiti riportando immagini di tutti i tipi, dai funghi allucinogeni a Marylin Monroe, quasi tutto rientrava nella nuova iconografia della Controcultura.


Magic Bus Ken Kesey
L'Acid Test Graduation dei Merry Pranksters.
(Adesso capisco anche perché si dice verde acido...)

L'uso della LSD
Molte cose sono cambiate dal dopoguerra, ma le guerre negli anni '60 ci sono ancora e si combattono prevalenteente in Asia. In America (e nel mondo) l'LSD è legale e viene utilizzata sperimentalmente sui reduci del Vietnam per le sue proprietà psicoattive (un po' come adesso viene somministrata l'MDMA a chi soffre da nevrosi di guerra per dimenticare le esperienze che ha vissuto in battaglia). Altri esperimenti sono stati condotti in modo molto libero da Ken Kesey che proponevano i suoi acid test che con i Merry Pranksters, a bordo del loro bus psichedelico attraversavano gli Stati Uniti proponendo nuove esperienze a chi incontravano sulla loro strada (ma di questo parlerò più diffusamente su un prossimo post sulla psichedelia).


Lato A dell'album West Coast Love In 1967

Lato B Artisti Vari

La Gran Bretagna in quel periodo guardava con attenzione a ciò che stava accadendo in America, anche a livello musicale e poetico. Nel 1965, alla Royal Albert Hall, a Londra, sono intervenute 7000 persone per ascoltare una lettura pubblica fatta dai poeti americani della Beat Generation ed il tutto fu organizzato in soli nove giorni: la Controcultura suscitava un forte interesse ovunque; la gente si guardava intorno e riconosceva negli altri i propri simili, persone che avevano le stesse speranze, gli stessi desideri e gli stessi obiettivi per riuscire a cambiare la società nella quale vivevano. Erano gli anni in cui si pensava che la libertà e le speranze intrise di musica, poesia (e un po' di sostanze allucinogene) potessero far aprire le coscienze degli esseri umani.


Costumi anni '60 della Swinging London.

Le 6 sezioni della mostra
I curatori della mostra considerano che negli anni '60 ci sono state 6 grandi rivoluzioni sociali nel campo della Moda; della Musica e della Controcultura; nelle Voci del Dissenso; nel Consumismo; nell'Amore e nei Diritti Umani e nei Festival; insomma si analizzano ambienti diversi per ricondurre tutto alla maggior libertà di pensiero e di azioni che hanno caratterizzato un periodo fecondo, sia a livello artistico, che sociale-demografico ed economico. Sarà anche così, perché no? Anche se a me sembra più che altro un espediente per dare un'identità agli spazi che ospitano una mostra che ha un grande valore illustrativo e rievocativo, ma che ha anche qualche piccola pecca a livello filologico, soprattutto quando vuole inserire ad ogni costo una figura come quella di Steve Jobs in un periodo che non era il suo. 
E' palese che le nuove libertà personali, possano essere state conquistate soprattutto grazie ad una situazione economica favorevole e ad una forma di consumismo quasi ingenua, se confrontata a quella attuale che tutto controlla e tutto gestisce. Naturalmente, ci sono state anche delle guerre da combattere e da contestare che si sono protratte per diversi anni, ma queste fanno sempre parte della storia dell'uomo... Personalmente, ritengo che siano stati proprio questi conflitti di contorno alla guerra-fredda a far scivolare il nostro pianeta in una situazione sempre più ingestibile.


Sgt Pepper l'abito di Sgt Pepper
L'abito indossato da John Lennon per Sgt. Pepper  nel 1967 è esposto a Revolution.
L'album dei Beatles che venne messo in vendita nel maggio del 1967 fu comprato praticamente da tutti e vendette 2 milioni di copie in soli 2 mesi in UK.

1 La Swinging London
La prima rivoluzione di cui ci parla la mostra della Fabbrica del Vapore è avvenuta in Carnaby Street, a Londra. E' l'aprile del 1966 quando la capitale inglese viene ribattezzata dal Time e dall'Observer: The Swinging City, la città dondolante, o  meglio danzante, che in quel periodo era un faro nei campi della musica, della moda, della cultura e dei nuovi costumi sociali. Londra allora era il posto dove vivere e dove andare. In quel momento si stava attuando una rivoluzione nell'identità dei giovani che per la prima volta potevano essere e vivere in modo diverso dai loro genitori o dalle persone del paese dal quale venivano,  adesso potevano finalmente ascoltare la musica che più piaceva a loro e godere di una nuova democrazia, comportandosi come volevano e rompendo con le tradizioni del passato. Tutto questo si manifestò palesemente nelle nuove boutique, nei club dove si suonava il Rock'n'Roll e nelle gallerie d'arte. Anche i parrucchieri proponevano nuovi tagli dei capelli.


Parrucchiere Swinging London
Cover the groovy long hair, but only to secure a job.
Un divertente annuncio di un intraprendente parrucchiere che suggeriva ai giovani un modo per mascherare i capelli lunghi alla moda durante la settimana e di scioglierli nel week end. Il trucco era possibile grazie all'uso di parrucche da uomo.

Fino agli anni '50 la gente tagliava e cuciva i propri abiti a casa con la macchina da cucire, non si seguiva una moda, perché non esisteva la moda come la intendiamo adesso; solo i ricchi ricorrevano al lavoro dei sarti per farsi fare degli abiti classici. Nei primi anni '60 iniziarono ad aprire delle boutique per i giovani dove si poteva ascoltare la musica e ci si fermava fino a tardi a chiacchierare, a ballare e così via... Per la prima volta si potevano trovare dei vestiti già fatti a prezzi convenienti e, soprattutto, alla moda. Anche i divi della musica acquisiscono queste abitudini e si vestono diversamente; quando vedevi una star della Pop music come Mick Jagger vestire in un certo modo la emulavi ricercando lo stesso tipo di vestiti. In quel periodo diventano importanti anche due stilisti italiani: Fiorucci e Missoni che portano entrambi il colore nei vestiti della gente. Inutile dire che la minigonna nasce proprio tra il 1963 ed il 1965, ma anche la moda da uomo porta dei fortissimi cambiamenti nel modo di vestire di quell'epoca.
In una sala è esposto anche Blow Up (1966) di Michelangelo Antonioni, un film che incapsula perfettamente il clima di un'epoca in cui modelle e fotografi arrivavano al successo dalle classi sociali più basse e incarnavano la paura esistenziale, come Thomas, il protagonista del film interpretato da David Hemmings che è alla ricerca di un maggior significato per la propria esistenza. Il tema della ricerca esistenziale e di provare capire come migliorare il proprio modo di vivere è anche il messaggio che la mostra Revolution vuole lasciare nel visitatore. 


Twiggy, 1967. Fotografia di Ronald Traeger.

Segnalo anche una bellissima fotografia di Twiggy diciottenne che (simbolicamente) si reca a Londra dai sobborghi della città in sella ad un microscopico motorino. Lei rappresenta questo nuovo tipo di ragazza di successo e diventa il volto femminile degli anni '60; mentre prima le riviste di moda proponevano vecchie signore dell'alta società riprese in studio. In quegli anni la vita si vive nelle strade ed il fotografo che l'ha ripresa è Ronald Samuel Traeger, un ebreo americano trentenne che aveva una formazione artistica, come pittore e graphic designer ed è stato capace di dare dinamismo, senso di immediatezza, vitalità e libertà alle sue immagini, qualcosa che era assente dal modo di fotografare dei  suoi colleghi più anziani. Lavorò parecchio con la giovanissima modella inglese, fin dalla sua prima copertina per Vogue del 1964. Per riconoscimento di Cecil Beaton, Traeger avrebbe potuto diventare uno dei più brillanti fotografi di quell'epoca, se non fosse morto a soli 32 anni, nel 1968. Altro esempio di uomo di successo che proviene dalla working class è Vidal Sassoon, un parrucchiere/stilista e imprenditore che è riuscito a trasformare l'immagine della  donna moderna, liberandola dal supplizio delle acconciature che richiedevano ore di preparazione e proponendo tagli di capelli corti. Era un amante dello stile della Bauhaus.


Ricostruzione dell'Indica Gallery

Nel 1966, scoppia anche la passione per le gallerie d'arte, evidentemente la gente inizia ad avere disponibilità economiche anche per ciò che non è strettamente necessario ed aumenta anche la cultura generale. La Indica Gallery gestita da Barry Miles e la Robert Fraser Gallery erano particolarmente frequentate dagli esponenti del mondo dello spettacolo e della musica; erano delle specie di luoghi sociali dove si potevano incontrare persone e fare nuove conoscenze. E' proprio all'Indica Gallery che John Lennon conosce Yoko Ono mentre presentava la sua istallazione: "Yes Painting". In esposizione alla Fabbrica del Vapore troviamo la riproduzione della sala dove si trovava la scala sulla quale si saliva e sulla cui sommità si poteva prendere una lente d'ingrandimento per leggere una scritta a caratteri piccolissimi sul soffitto: "yes", parola che era anche sintomatica del senso di ottimismo che pervadeva ogni ambiente in quel periodo.


Lo Yellow Submarine della Corgi Toys.

2 Liberazione mentale
La liberazione del pensiero era presente in tutte le attività creative e ricreazionali: musica, cinema, teatro, arti, letteratura e cultura Underground vivevano una stagione di sperimentazioni continue. All'epoca si pensava che migliorare il pensiero fosse possibile, non trasgressivo, si pensava che si dovesse fare un po' più attenzione ai processi dell'io interiore. Ci fu un nuovo approccio verso il misticismo ed iniziarono ad espandersi le religioni esotiche, così come i club psichedelici. A Londra esistevano il Roundhouse (che fu anche sede dell'International Times) e L'UFO (fondato dalle stesse persone che fondarono l'International Times, il primo giornale di Controcultura europea) che videro molte rappresentazioni artistiche multimediali e moltissimi concerti dei Pink Floyd. I Pink Floyd, ma anche i Beatles di Sgt. Pepper seppero interpretare a meraviglia questa nuova corrente di pensiero. L'UFO Club, un luogo di ritrovo molto conosciuto era in Tottenham Road, apriva un solo giorno a settimana; lì si andava a sentire la musica d'avanguardia, e a provare le nuove sensazioni... Visse per una breve, ma intensa stagione: dall'ottobre 1966 al dicembre 1967. Fu gestito da Joe Boyd fino al suo fallimento. E' lì che Jack Bracelin ha creato alcuni degli spettacoli di luci tipici di quel tempo con proiettori cinematografici da 16mm utilizzati in modo alternativo. Queste proiezioni che ora chiameremmo film "art house" si realizzavano facendo passare i fasci di luce attraverso contenitori di liquido di vario tipo: acqua, inchiostro, birra e altre varie sostanze dense iniettate che hanno una viscosità diversa da quella del liquido principale. 


Jimi Hendrix Gibson
Appartenuta a Jimi Hendrix, questa Gibson Les Paul fu suonata dal suo amico Larry Lee che si esibì accanto a lui a Woodstock. Tornato a casa dal Vietnam solo due settimane prima del Festival Lee entrò a fare parte della nuova band di Hendrix, Gypsy Sun and Rainbows in veste di chitarrista ritmico. La band fu ingaggiata al posto della Jimi Hendrix Experience.

In esposizione in una bacheca, troviamo la prima stesura fatta a mano di Lucy in the Sky with Diamonds... un acronimo di LSD. All'UFO Club si vendeva il primo cibo macrobiotico e cominciavano a svilupparsi quelle abitudini e quegli interessi che adesso ci sembrano quotidiani e largamente diffusi. La cultura dei club era anche la cultura dell'LSD che all'epoca veniva presa molto seriamente, perché si riteneva che questa sostanza funzionasse davvero come un potente amplificatore della coscienza personale e collettiva. 
Nel  dicembre del 1967, tra Baker Street e Paddigton Street i Beatles aprirono il negozio della loro etichetta discografica, la Apple Records e fecero decorare l'intero palazzo da un collettivo artistico di designer psichedelici olandesi noto con il nome di The Fool. A quei tempi era una nuova idea di commercializzazione  e vendita dei prodotti, ma quel progetto terminò con il fallimento della "Boutique" il 31 luglio del 1968.


Mostra Revolution Milano
Dissenso e repressione negli anni '60.

3 Dissenso
La rivoluzione arriva anche nelle strade, la scintilla scocca a Parigi nel 1968, dove operai e studenti fianco a fianco scioperarano contro un governo reazionario. Ma già nel 1961 Betrand Russel aveva guidato le folle in un'importante marcia anti Bomba Atomica per le vie di Londra. C'era anche già stato stato il femminismo e le Pantere Nere iniziavano a chiedere maggiori diritti per i neri afroamericani. Ci furono anche forme di richiesta che sconfinarono nella perfomance artistiche, come accadde spesso in quegli anni. Ci fu un gruppo di studenti che scrisse al Pentagono chiedendo di poter far levitare l'edificio di 30 metri. Il Pentagono sorprendentemente rispose dando il suo assenso, specificando però che l'edificio non doveva essere fatto levitare per più di un metro d'altezza. Questa è una delle follie del '68 che ci fa capire che all'inizio di queste manifestazioni di protesta ci fu una forte spinta da parte dei giovani e che la risposta da parte del potere ufficiale non fu sempre repressiva, anche se tutto stava per cambiare. Ricordiamo però che in Italia l'8 luglio del 1960 il Governo Tambroni fece strage di lavoratori a Palermo e Catania, e che anche agli inizi degli anni '60 durante il Terzo Governo Fanfani la polizia non ebbe la mano troppo leggera sugli scioperanti milanesi
E' anche un momento in cui lo spettacolo dal vivo e il cinema si appropriano di queste forme espressive: Tell me lies di Peter Brooks viene censurato per la sua schiettezza e quando piano piano questo fenomeno inizia a diventare Mainstream, ecco che la protesta e la performance si fondono in un'unica cosa.


On vous intoxique! Poster realizzato da Atélier Populaire 1968.

I giovani attraverso la musica iniziano ad essere solidali tra loro ed hanno un forte senso di appartenenza, proprio grazie alle loro passioni. Le proteste contro la Guerra del Vietnam sono un esempio eclatante di questo dissenso organizzato contro il potere politico, ma non mancarono tante altre occasioni per unirsi in una lotta collettiva.


Revolution mostra Milano
La pillola anticoncezionale arrivò in Europa nel 1961.

4 Consumismo
Nel 1966, Barclays lancia la prima carta di credito in Europa, (negli USA ci aveva già pensato la Bank of America nel 1958) e da qui si capisce come venga facilitata la possibilità di effettuare acquisti. Tutto diventa acquistabile e a portata di "portafoglio elettronico". In maniera quasi paradossale, la seconda parte degli anni '60 è anche l'epoca in cui esplode ovunque il consumismo e si fa molto più uso della pubblicità; inizia il bombardamento mediatico dei cittadini che sempre più assumeranno valore in quanto consumatori ed in relazione al loro potere di acquisto. E' l'inizio della società dell'immagine che viene utilizzata in ogni modo per indurci ad effettuare nuovi acquisti. Aumenta anche la disponibilità economica delle famiglie per consumare prodotti mai visti prima. 


Il costume che Jane Fonda utilizzò in Barbarella

Barbarella
Jane Fonda in Barbarella, un film psichedelico del 1968

Nel 1962, il Presidente John Kennedy, utilizzando le stesse parole visionarie di Werner Von Braun promette ai cittadini americani che entro la fine del decennio l'uomo metterà piede sulla Luna: si apre una "Nuova Frontiera" per l'uomo. Questo ambizioso programma, effettivamente verrà portato a compimento nel 1969, cosa che avrà anche una tremenda ricaduta tecnologica in ogni settore merceologico.


Rocket shirt
Lunar Rocket, camicia psichedelica dell'era spaziale in cotone stampato, disegno di Eddie Squires, 1969.


In quegli anni si assistette anche ad un abbattimento dei costi dei viaggi aerei, cosa che permise a molte persone di viaggiare e raggiungere mete lontane e di percorrere distanze intercontinentali. Si pensi che all'Esposizione Internazionale di Montreal, in Canada nel 1967 giunsero più di 50 milioni di visitatori da ogni paese del mondo (ed il Canada in quell'epoca aveva soltanto 20 milioni di abitanti...) per vedere come vivevano le altre persone sul pianeta.

5 Fillmore, Peace and Love, West Coast e modi di vivere alternativi
Questa è una sezione molto importante della mostra perché qui si può vedere come le varie culture-controculture si colleghino al concetto di vita in comune nella West Coast americana; ci furono molte soluzioni alternative ad un modo borghese di condurre la propria vita.
Quando si pensa alla colonna sonora dell’epoca, la si riduce troppo spesso a una compilation di pochi brani e a una ancor più breve lista di nomi di artisti, ma negli Stati Uniti emersero panorami musicali estremamente vivaci, ciascuno con una propria individualità. Il successo dei Beatles, l'intramontabile influenza della musica folk, l'emergere del Soul, il nuovo ideale californiano e innumerevoli altri fattori ne alimentarono la crescita. Molti di questi generi ebbero come scenario privilegiato San Francisco, a buon diritto considerata il centro dell'Universo musicale psichedelico e un ottimo punto di partenza per raccontarne l’evoluzione. Ma c’era anche molto altro. La sua fama di luogo in cui poter esprimere liberamente la propria individualità è la ragione principale per cui questa città è stata una grande fucina di cambiamento e progresso. 
Poco lontano da qui, tra la zona meridionale dell'area metropolitana della Baia San Francisco e la Valle di Santa Clara, si formerà una vasta area industriale che nel 1971 verrà definita Silicon Valley dove si porteranno avanti le ricerche informatiche che cambieranno nel tempo anche il nostro modo di lavorare e di approcciarci a qualsiasi tipo di problema e di progetto. I primi personal computer ed i primi software nascono in quegli anni dalla fantasia di chi pensava in modo alternativo. Ricordiamo una famosa frase di Steve Jobs degli anni '70 che parla dell'acido lisergico in questi termini: "Io sono cresciuto in un'epoca magica. La nostra coscienza è stata aumentata dallo zen e anche dall'LSD che fu per me un'esperienza profonda, una delle più importanti della mia vita.".


Nel 1968 Hewlett Packard creò la 9100A che fu la prima calcolatrice da tavolo programmabile. 
È stato chiamato il primo "personal computer" perché è stato possibile memorizzare programmi su di una carta magnetica per risolvere le equazioni 10 volte più velocemente che con le altre macchine calcolatrici di quei tempi. A fianco della calcolatrice, si vede il primo mouse per pc inventato negli anni '60 da Doug Engelbart.

Sia il mondo delle "comuni" e del "Peace and Love" ed i giovani che studiavano le nuove tecnologie informatiche erano in accordo sul fatto che la condivisione delle conoscenza sarebbe stato un motore per il progresso collettivo.
In questa sezione sono esposti i bellissimi poster della San Francisco della "Summer of Love". Mi riservo di parlare più approfonditamente di questo argomento e di gig-poster art in un prossimo post partendo dai rarissimi manifesti visti in mostra scaturiti dai colori di Robert Rauschenberg, David Bird, Lee Conclin, Victor Moscoso, Martin Sharp, David Singer, Wes Wilson e altri grandi artisti americani.
E' sempre in questo periodo che si iniziò a fare attenzione ed a sensibilizzare le persone nei confronti dei problemi ambientali. Gli ecologisti in inglese vengono definiti: environmentalist.


Jimi Hendrix guitar
Quel che resta della Fender Stratocaster di Jimi Hendrix è esposto a Milano in via Giulio Cesare Procaccini 4 all'interno della mostra: Revolution.
"Si sacrifica ciò che si ama. Io amo la mia chitarra." J.H.
Jimi distrusse questa chitarra sul palco del Saville Theatre a Londra la sera del 4 giugno 1967, alla fine del concerto. Quella sera interpretò Sgt. Pepper con Paul McCartney e George Harrison tra il pubblico. Due settimane dopo suonò al Festival di Monterey e la sua vita cambiò.


6 Woodstock ed il fenomeno dei festival musicali
La città era il luogo delle idee, ma anche delle istituzioni e dei consumi; la campagna era il luogo della libertà, delle feste e dove ci si poteva rifugiare lontano dai problemi e dalle brutture della civilizzazione.
Molti importanti festival musicali vennero organizzati in luoghi ridenti in mezzo alla natura. Anche in Italia nei primi anni '70, come abbiamo già avuto modo di vedere, i festival  di Re Nudo e della Controcultura erano stati ambientati in campagna a Zerbo, sulla sponda sinistra del Po, e poi  più tardi approdarono a Milano al Parco Lambro.
Ci furono festival importanti a livello mondiale, come quello di Monterey, Glastonbury e quello dell'Isola di Wight, ma quello che lasciò maggiormente il segno per la sua spontaneità e la sua irrepetibilità fu quello di Woodstock. I giovani si resero subito conto che qualcosa di straordinario stava accadendo e si riversarono in massa nelle campagne vicino a Bethel, nello stato di New York per una indimenticabile tre giorni di pace e Rock and Roll. In quegli anni non era mai successo di avere più di mezzo milione di giovani riuniti insieme in una situazione del genere. La stampa si accorge di un fenomeno che sembra crescere sempre più e che sembra voler lasciare un segno indelebile di un nuovo stile di vita e di valori che per i giovani sono diventati irrinunciabili.

Costumi psichedelici anni '60.

In questa sezione costumi, cappelli stravaganti spille e messaggi scritti da chi ha partecipato al festival per ritrovare un amico in mezzo ad una folla oceanica, ma anche gli storici strumenti musicali utilizzati dagli Who, come la batteria cromata di Keith Moon, la chitarra di Pete Townshend e perfino quello che resta di due chitarre di Jimi Hendrix.


La batteria cromata di Keith Moon, degli Who. Revolution
La batteria cromata di Keith Moon, degli Who.

In una apposita saletta immersiva che riporta lo spettatore al concerto Rock più importante di sempre, ci si può sedere su comodi cuscini giganti posti su erba artificiale e si può assistere alla proiezione del film Woodstock su un maxi-schermo. L'impianto audio è di altissima qualità e permette allo spettatore di apprezzare le canzoni di Janis Joplin, degli Who, di Joe Cocker e degli altri artisti che hanno partecipato allo storico concerto.

Una domanda a Victoria Broackes, curatrice della mostra

Tony Graffio: Mi scusi, volevo chiederle solo una cosa...

Victoria Broackes: Prego...

TG: E' vero che gran parte degli oggetti esposti fanno parte della collezione di Paul Mc Cartney?

VB: Noi abbiamo avuto diversi oggetti dagli altri Beatles e parte della mostra è stata effettivamente data in prestito da Paul Mc Cartney, è vero. Lui aveva fatto un cortometraggio con Linda ed i Grateful Dead che ci ha dato ed anche Linda ha fatto molte fotografie che abbiamo esposto ed abbiamo avuto il permesso di usare.


Victoria Broackes
Victoria Broackes


Questa mostra a Londra in 4 mesi è stata vista da 260'000 spettatori!


Il concerto di Jimi Hendrix alla Triennnale di Milano il 23 maggio 1968.
Rolando Giambelli è il ragazzo con gli occhiali sulla destra dell'immagine, dietro il manico del basso di Noel Redding.

Il parere di Rolando Giambelli, ideatore del Beatlesmuseum di Brescia

Tony Graffio: Rolando raccontami qualcosa tu di quegli anni...

Rolando Giambelli: Ho visto appese qui in mostra le fotografie di Jimi Hendrix e mi sono commosso, perché lui fece tre concerti qui in Italia. Tempo fa avevo anche scoperto con piacere di essere stato fotografato casualmente sul palco di Jimi Hendrix, accanto ad un amplificatore Marshall durante il movimentato concerto milanese al cosiddetto Piper di Milano, al Parco Sempione. C'era tantissima gente perché gli strumenti di Hendrix erano stati sdoganati con molto ritardo, così coloro che avrebbero dovuto assistere al concerto del pomeriggio si sommarono al pubblico della sera. Qualcuno si arrabbiò e ci fu un po' di contestazione e anche qualcuno che si accapigliò. Durante l'unico concerto della giornata ci ritrovammo in tantissimi in quella sala. Oggi sarebbe inconcepibile una cosa del genere, anche per i problemi collegati alla sicurezza del pubblico. Però allora ci fecero ugualmente entrare tutti ed io per non restare schiacciato sono salito sul palco attaccandomi ad un amplificatore Marshall e da lì mi sono goduto tutto il concerto. Ero a circa mezzo metro da Noel Redding che durante l'esecuzione di una scatenata "Stone Free" si sganciò la cinghia del basso, io che ero lì in parte, con i miei capelli lunghi sugli occhi lo aiutai a riagganciarla. Adesso che i capelli non ci sono più, restano dei bellissimi ricordi ancora ben vividi nella mia mente.

TG: Come hai pensato di andare a quel concerto?

RG: All'epoca suonavo la chitarra, come "solista", nei Some Souls, un gruppo pop di cinque amici amanti del Blues e del Rock; alla fine di una calda serata del venerdì 15 settembre 1967 (eravamo ancora ubriachi di Sgt. Pepper’s dei Beatles e della loro fantastica “Summer of Love”), quando il nostro cantante tolse da un'interessante busta colorata un LP e lo mise sul giradischi ci disse: "Sentite come suona questo qui!..." Fin dal primo brano il nostro stupore aumentava e alla fine del disco restammo tutti annichiliti! Avevamo sentito per la prima volta Jimi Hendrix con il suo favoloso album "Are You Experienced" con etichetta Barclay. 
La mia carriera di solista finì quella sera, avevo capito che suonare così mi sarebbe stato complicato, ma pur continuando a suonare come chitarrista ritmico (hobbista) altri generi, divenni un appassionato estimatore di Jimi Hendrix al punto di sentire tutto ciò che registrava su vinile e decidere di andare a sentirlo in concerto a Milano, il 23 maggio 1968, in quella breve, ma indimenticabile tournée. Organizzata, tra l'altro, da Leo Wachter già impresario dei Beatles nel 1965, che in 5 giorni portò Jimi Hendrix ed il suo gruppo anche a Roma e Bologna. 

TG: Cos'altro ti ha colpito qui a "Revolution"?

RG: Ho visto una bellissima vetrina dedicata a Sgt. Pepper dei Beatles e tante altre cose che mi hanno riportato a ricordi bellissimi, come il Blow Up di Michelangelo Antonioni. Pensa che io nel 1967, avevo 18 anni, sono andato in Lambretta a Londra ed è lì che ho visto il film di cui tutti parlavano; figurati che parcheggiai il mio scooter proprio fuori dal cinema Odeon ed alla fine della proiezione andai a cercare le location londinesi dove venne girato il film con Vanessa Redgrave e David Hemmings. Era proprio il momento giusto per vedere Londra, mi fermai lì circa quindici giorni. 

TG: Sei partito da solo?

RG: No, ero con un mio amico che voleva venire con me, tra l'altro mi aveva assicurato che sapeva guidare lo scooter, invece non ci sapeva andare. Gli ho fatto fare dieci metri, ma poi ho capito che non era il caso... Mi sono fatto io tutti i 3700 chilometri alla guida: Brescia-Londra-Brescia, passando da Parigi.

TG: C'erano davvero questi antagonismi tra Rockers e Mods?

RG: Sì, certo. Quando arrivai a Londra ero un po' preoccupato di non avere qualcuno che mi riparasse la Lambretta, ma invece trovai chi mi aiutò. A quei tempi i Mods avevano tutti la Lambretta perché veniva costruita a Lambrate negli stabilimenti Innocenti, dove si costruiva anche la Mini Minor, e così fecero un accordo commerciale per vendere gli scooter in Inghilterra.

TG: Lì, di Vespa non se ne vedevano?

RG: Si vedevano solo Lambrette... La mia era di un bellissimo verde inglese...

TG: Ce l'hai ancora?

RG: Purtroppo, no... Mio fratello l'ha prestata a qualcuno e poi non è più tornata a casa...

TG: Sei contento di aver rivissuto oggi quell'atmosfera?

RG: Senz'altro, il mio ricordo di quei giorni è talmente vivo ancora adesso che riviverlo qua dentro è stato bellissimo. Ringrazio i curatori che si sono occupati di questa mostra e confermo di essere ancora sul pezzo ed ancora... rivoluzionario... Come tanti anni fa.

TG: Come andò il concerto di Hendrix?

RG: Quel concerto fu fantastico! Jimi Hendrix, oltre ai Beatles, per me è stata la più grande passione musicale.

TG: Partecipare a questa visita guidata ti ha fatto venire in mente cose di cui ti eri dimenticato?

RG: Diciamo che è stato un bel ripasso generale di cui avevo proprio bisogno...


Lambretta 1967
Rolando Giambelli e la sua Lambretta nel 1967, fermo alla dogana, in attesa di entrare in Francia. Fotografia gentilmente concessa in uso dall'autore.

Gli ideatori della mostra
Victoria Broackes è curatrice capo del Theatre & Performance Department e direttrice del London Design Festival al V&A Museum. Per il museo ha realizzato diverse importanti mostre di musica, cultura e design, tra cui “David Bowie Is” (2013 e tappe successive), della quale ha anche curato il volume che l’accompagnava, l’unico autorizzato dal David Bowie Archive. Tra le sue mostre precedenti ricordiamo “Kylie” (2007), “The Story of the Supremes” (2008), “Top of the Pops” (2009), “Diaghilev and the Golden Age of the Ballets Russes 1909-1929” (2010) e “The House of Annie Lennox” (2011).

Alison J. Clarke è docente di storia e teoria del design e direttrice della fondazione Papanek all'Università di arti applicate di Vienna. Come storica del design e antropologa sociale, si interessa ai rapporti tra design e relazioni sociali. Collabora regolarmente a programmi come The Genius of Design (BBC), e dal suo libro Tupperware. The Promise of Plastic in 1950s America è stato tratto un film-documentario vincitore di un Emmy Award. Tra le sue pubblicazioni recenti ricordiamo Émigré Cultures in Design and Architecture (2016) e Design Anthropology. Object Cultures in Transition (2017). Alison sta ultimando una monografia intitolata Design for the Real World (MIT) sull’attivismo nel design degli anni sessanta.

Howard Kramer, scrittore, curatore e consulente museale free lance, è stato Curatorial Director del Rock and Roll Hall of Fame and Museum (1996-2014) e ha seguito molte importanti mostre su artisti come i Grateful Dead, i Rolling Stones, Hank Williams, i Clash e Tommy degli Who. È autore di The Rolling Stones. 50 Years of Rock (2011) e ha scritto per riviste come “Cleveland Plain Dealer”, “Rolling Stone” e “Gadfly Magazine”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Cambridge University Press Companion to the Beatles (2009) e Bruce Springsteen. Cultural Studies and the Runaway American Dream (2012). Tra le mostre recenti “Bill Graham and the Rock and Roll Revolution” (2015) ed “Elvis at the O2” (2014); è stato il curatore del National Music Centre of Canada (2016). Kramer ha collaborato con il V&A in occasione della mostra “The Story of the Supremes” nel2008.

Jenny Lister è curatrice delle collezioni di moda e tessuti del V&A dal 2004. In precedenza ha lavorato al Museum of London and Historic Royal Palaces. Al V&A è stata cocuratrice delle mostre “Sixties Fashion” con Christopher Breward (2006) e “Grace Kelly: Style Icon” (2010); nel 2012 si è occupata del riallestimento della Fashion Gallery nello stesso museo. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo The V&A Gallery of Fashion (con Claire Wilcox, 2013) e London Society Fashion. The Wardrobe of Heather Firbank, 1905-1925 (con Cassie Davies-Strodder e Lou Taylor, 2015).

Geoffrey Marsh è direttore del Theatre & Performance Department del V&A e cocuratore di “David Bowie Is” (mostra attualmente itinerante). In passato ha curato mostre quali “The Story of the Supremes” (2008) e “Diaghilev and the Golden Age of the Ballets Russes” (2010). In precedenza ha diretto gli uffici londinesi dell’AEA Consulting ed è stato direttore dello sviluppo all’Imperial War Museum, guidando il project team per il nuovo IWM North a Manchester. Geoffrey ha lavorato spesso come consulente per la progettazione di eventi culturali, molti dei quali in Australia, Canada, Italia, Belgio e Iraq.

Barry Miles si è occupato a lungo della Beat Generation e della controcultura degli anni sessanta. Tra i suoi contributi maggiori ricordiamo le biografie di Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, Charles Bukowski e Frank Zappa, nonché London Calling. La controcultura a Londra dal ’45 ad oggi. Miles è stato cofondatore della Indica Bookshop and Art Gallery (1965) e dell'"International Times" ("IT", 1966), il primo quotidiano underground d'Europa. Vive a Londra.

Jon Savage è autore di Il sogno inglese. I Sex Pistols e il Punk Rock (1991), L’invenzione dei giovani (2007) e 1966. The Year the Decade Exploded (2015). Ha collaborato in qualità di consulente e sceneggiatore ai film The Brian Epstein Story, Joy Division e Teenage.

Fred Turner è Harry and Norman Chandler Professor of Communication alla Stanford University. È autore di From Counterculture to Cyberculture. Stewart Brand, the Whole Earth Network, and the Rise of Digital Utopianism (2006).

Sean Wilentz è George Henry Davis 1886 Professor of American History a Princeton. Ha conseguito il dottorato di storia a Yale (1980) dopo essersi formato alla Columbia University (1972) e al Balliol College della Oxford University (1974). Il suo lavoro più importante, The Rise of American Democracy. Jefferson to Lincoln (2005), ha vinto il Bancroft Prize ed è stato candidato al Pulitzer. I suoi libri più recenti sono The Age of Reagan. A History, 1974-2008, una panoramica della politica statunitense dopo il Watergate, e Bob Dylan in America, un’analisi del ruolo di Dylan nella storia culturale americana.


Consiglio finale:

"Se volete conoscere gli anni '60 ascoltate la musica dei Beatles." Aaron Copland


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