martedì 31 gennaio 2017

Sentire con gli occhi: serigrafie di Rock Poster Art da ArteGioia 107 (Vari Autori)

Gimme Danger, Associazione ArteGioia 107 e Tony Graffio presentano:

Rock Poster Art - Sentire con gli occhi

una mostra di serigrafie artistiche numerate, disponibili per la vendita, dalla collezione privata di Stefano Marzorati.

Saranno esposte opere di: 
Angryblue, Kii Arens, Leia Bell, Fabio Meschini (Clockwork Pictures), Rhys Cooper, Cricket Press, Crosshair Design, Decoder Ring Design, Emek, Brian Ewing, Gary Grimshaw, Justin Hampton, Lars P. Krause, Lil Tuffy, Mike Martin, Gary Panter, Adam Pobiak, Justin Santora, Rockets Are Red, The Silent P, Spiegelsaal, Stainboy, Dan Stiles, Ken Taylor, Jeral Tidwell, Tiny Little Horse, Xray, Zum Heimathafen.


"L'arte e il collezionismo d’arte sono sfortunatamente attività d'élite, culturalmente ed economicamente. Il poster è una sorta di antidoto a tutto questo. Il poster permette anche alle persone che dispongono di mezzi modesti di appendere qualcosa sulle loro pareti che rappresenti una parte di loro". (Dan MacAdam, American Poster Institute)

I Bad Religion visti da Xray, tra le serigrafie in esposizione prossimamente da ArteGioia 107

Si tratta di un evento straordinario voluto dagli organizzatori per valorizzare e diffondere l'arte del manifesto stampato a mano in più colori o in monocromia, per supportare i concerti di musica Rock lasciando al pubblico un ricordo di una serata speciale.
La Gig Poster Art sta attirando sempre più appassionati anche in Italia perché è una forma d'arte popolare che sta diventando sempre più oggetto di collezionismo. Sono opere alla portata che coniugano l'espressione artistica con l’aspetto promozionale, la provocazione estetica e, talvolta, il messaggio sociale. Sono un territorio vasto e senza confini dove gli autori riversano le più svariate influenze: street-art, graffiti, art nouveau, cinema, fumetti, cultura hot rod, per citarne alcune.
In Nord America fiorisce una "scuola" di autori che unisce tradizione e innovazione e che trova i suoi rappresentanti di spicco in nomi come Johnny Ace, Coop, Art Chantry, Alan Forbes, Derek Hess, Mark Arminski, Frank Kozik, Chuck Sperry, Emek, Jermaine Rogers, Todd Slater, Chuck Sperry. Ultimamente, questo fenomeno si è allargato anche all'EuropItalia. Per quello che riguarda la situazione del panorama italiano, vediamo emergere ben presto talenti nostrani che ideano e realizzano soggetti bellissimi per le maggiori band d'oltre oceano. Tra questi, alcuni hanno già rilasciato interviste a "Frammenti di Cultura", ricordiamo i Malleus, Fabio Meschini (Clockwork Pictures) e Sonny Alabama.


Scarica la locandina di "Sentire con gli occhi" e condividila sui social media, così aiuterai a diffondere le notizie e le attività di "Frammenti di Cultura", il blog che sostiene gratuitamente gli artisti, realizza i tuoi progetti culturali e crede nei tuoi sogni.

ROCK POSTER ART - SENTIRE CON GLI OCCHI”
DA SABATO 11 FEBBRAIO A DOMENICA 26 FEBBRAIO 2017, PRESSO ARTEGIOIA107, VIA MELCHIORRE GIOIA 107, MILANO (MM Linea Gialla Stazione SONDRIO).
FINISSAGE CON RINFRESCO: Domenica 26 FEBBRAIO 2017 alle ore 18.

L'ingresso alla mostra è libero. Dopo la serata d'inaugurazione, la mostra sarà visitabile previo appuntamento telefonando al 3383421624 (Associazione ArteGioia 107).

Per informazioni e prenotazioni:
Gimme Danger tel. 3391792366
Tony Graffio tel. 3339955876
Non siate timidi, Vi aspettiamo!


giovedì 26 gennaio 2017

Giacomo Spazio: conservazione e rivalutazione della cultura Punk

La Santeria Filler WE 2016 Giacomo Spazio

1000 modi di morire a Filler Winter Edition 2016. Giacomo Spazio con Vito Manolo Roma, iIlustratore.

La vita di Giacomo Spazio, nato a Milano il 1° maggio 1957, ha molto a che fare con la città di Milano ed i movimenti giovanili degli anni '80, anche se lui è forse più conosciuto per essere stato uno dei soci fondatori di una mitica etichetta indipendente, la Vox Pop Records che ha pubblicato gruppi musicali come gli Afterhours, i Casino Royale, i Sottotono, i Prozac+ e i Mau Mau ed altri. Gruppi underground degli anni '80 e '90 che hanno influenzato la scena musicale successiva. Giacomo Spazio s'è sempre interessato all'arte interpretando a suo modo la figura del curatore e del documentarista, inteso come raccoglitore (se non collezionista) di documenti. Durante l'ultimo Filler, alla Santeria Social Club WE 2016, ha organizzato una mostra molto interessante sul movimento Punk che è riuscita a coinvolgere gli abitanti della città e molti giovani che non hanno visto gli anni in cui è sbocciata quella voglia di ribellione che si è espressa attraverso la musica ed uno stile di vita di rottura con il passato. Tanto che molti ritengono che dalla fine degli anni '70 non si è più assistito ad una vera rivoluzione musicale e culturale.


1000 modi di morire

Il materiale storico fotocopiato dal curatore della mostra, Giacomo Spazio, era a disposizione del pubblico.

Prima di, "1000 modi di morire: una certa idea di Punk", Santeria Social Club, lo studio WET e Giacomo Spazio, avevano preparato una mostra intitolata: S/visto, uno sguardo sulla Street art, in cui si presentavano le opere degli artisti italiani e stranieri che passarono da Milano prima che la Street Art diventasse la "Street Art". Grazie ad archivi privati e collezionisti, è stato possibile radunare per la mostra un corpo di lavori piuttosto "datati". La galleria di Santeria Social Club, si chiama "Lampo" perché le mostre hanno una durata piuttosto breve ed è qui che ho intervistato un personaggio che ha vissuto intensamente gli anni della contestazione giovanile e che forse, può spiegarmi cos'è stato e cos'è il Punk.


Serigrafia Zabrinskie Point
Sulla sinistra si vede una bella serigrafia che rappresenta il sabato pomeriggio a Milano da Zabrinskie Point, negozio di dischi molto frequentato dai punk negli anni '80.

Tony Graffio: Giacomo i pezzi esposti sono di tua proprietà?

Giacomo Spazio: Tra i materiali esposti, alcuni appartengono alla mia collezione, ma la maggiore parte provengono da altre collezioni. Come ogni mostra che realizzo, varie persone hanno contribuito in modo sostanziale alla realizzazione di questa mostra. Siamo partiti dal mio archivio-biblioteca, dove conservo in modo compulsivo moltissimi materiali cartacei, molti dei quali apparentemente senza senso. Ho iniziato ad archiviare intorno ai 20 anni e sicuramente, compiere questa operazione di raccolta e conservazione nel momento stesso in cui accadevano gli eventi in cui mi trovavo coinvolto, mi ha aiutato a capire che quello che stavo vivendo era importante culturalmente e socialmente. Ritengo che questa mia capacità sia l'unica qualità che possiedo. Vivere gli eventi e capire subito che cosa vada conservato e cosa no.

TG: Infatti quando si vivono certe situazioni è molto difficile capire che quello è un momento speciale, forse irripetibile.

GS: Chiaramente quello che sostengo è sia opinabile che soggettivo. Ma non tutti possiedono la capacità di astrarsi da cosa "succede" e capire quali saranno le cose destinate ad avere una valenza artistica/culturale che possono aiutare la comprensione di un periodo e/o di quello che è successo dopo. Ritornando a questa mostra, mi sembra che il tempo possa darmi ragione per la qualità dei materiali offerti in visione al pubblico che in molti casi sono esposti per la prima volta in città.

TG: Come fai a capire quello che poi avrà un significato nel futuro?

GS: Probabilmente bisogna essere immersi nel futuro. Di certo so che siamo riusciti a fermare il momento in cui dei ragazzi Punk si tagliano per protestare contro l'organizzazione del convegno sulle bande giovanili milanesi è una operazione che abbiamo fatto noi Punk e non altri. Le persone che si tagliarono per protesta erano, Gomma, Atomo, Vincillo. Quel bellissimo gesto di rivolta contro i sociologi andava documentato ed Alberto con cui abitavo in una casa occupata fu scaltro nel riprendere tutto con il videotape. È indubbio che gli autori della contestazione, stavano compiendo un gesto spontaneo, ma avere avuto la capacità di comprendere in anticipo che quello che sarebbe accaduto sarebbe stato importante negli anni a venire, ecco questa secondo me è la capacità di operare lo scarto necessario tra essere coinvolti e fermare l'attimo. Quel gesto è rimasto ancora un punto di riferimento molto forte per un certo tipo di cultura. Quel gesto fu una frattura netta con la "società" che s'è ricomposta solo molti anni dopo quando Gomma fece una trasmissione con Carlo Massarini sulle "nuove tecnologie". Gomma è stato anche uno dei fondatori della rivista Decoder e in seguito della Shake Edizioni, una casa editrice che ha pubblicato libri molto interessanti di vario genere, dall'informazione sulle droghe al no-copyright. Tornando a piombo sulla questione, non so con certezza come si possa capire quando si sta facendo qualcosa d'importante, ma di certo se vuoi conservare un certo tipo di materiale devi vivere il momento. Posso farti questo esempio per provare a capire... Quando il Lambretto è stato sgomberato, qualcuno qualche giorno dopo, ha realizzato alcuni poster incentrati sul bisogno di avere e vivere "spazi" sociali. I poster furono come sempre incollati abusivamente ai muri della città. Quando li vidi ho passato una giornata a telefonare a chiunque fosse in grado di farmi avere quei materiale per il mio archivio. Anche se non erano dei manifesti bellissimi, quello che per me era e rimane eccezionale è il loro contenuto. Per la prima volta il linguaggio adoperato in questi manifesti "antagonisti" al sistema stava a metà strada tra la politica tradizionale militante e il mondo della moda. In uno era immortalata una ragazza con minigonna, tacchi a spillo, balaclava e in mano, al posto della borsetta di Fendi, teneva una bella Hazet 36. La freschezza del messaggio di quei poster (per quanto mi riguarda) andava conservata in un archivio. In seguito, ho saputo che quella serie di manifesti fece molto discutere all'interno del movimento pro-Centri Sociali. Ecco, io raccolgo materiale apparentemente inutile. Lo archivio e lo dimentico fino a che non capita l'occasione di mostrare ad altri una storia. Questa mostra è nata grazie a persone diverse che hanno un amore smisurato verso verso la cultura. Perché questo è il punto centrale dell'attività umana. Ovvero, la produzione di pensiero.


Volantino contro l'eroina Virus Milano
Volantino contro l'eroina distribuito in città dal Collettivo Punx Virus.

Volantino a favore del Partito Rock. Anno 1980.

Kandeggina Gang volantino
Volantino promozionale delle Kandeggina Gang. Oggi Jo Squillo, la cantante,
si occupa di moda e ha un suo canale televisivo.

TG: Come definiresti il Punk? Un mondo underground?

GS: Il Punk è stata una delle due ultime contro-culture che ha più lasciato un segno indelebile nella nostra società. Se oggi non desta nessuna sorpresa vedere signore sessantenni della Milano-bene andare in giro con la parte finale dei capelli decolorata con tinte fantastiche e vistose e ne sono molto orgogliose, io ci leggo la potenza pervasiva del Punk e non, come sostengono alcuni, la sua sconfitta. Quando una contro-cultura diventa popolare, la sua potenza antagonista viene assorbita dalla massa e diventa un fenomeno pubblico che personalmente a me piace molto. Dire che il Punk è cosa morta o fa schifo non significa nulla. Sapere invece che (forse) anche tu hai partecipato, pur superficialamente in alcuni casi, ad un cambiamento radicale della società per me rimane importante.


Lowbrow art
Wolfeyes, un disegno di Thomas Raimondi

TG: Perché il titolo di questa mostra è: 1000 modi di morire?

GS: Il titolo è preso in prestito da un libro di Henry Rollins che dal 1981 al 1986 è stato anche il cantante dei Black Flag, ma ha sempre scritto poesie. Rollins è forse uno dei personaggi del punk americano più conosciuto al mondo e ha scritto diversi libri che non sono mai stati tradotti in Italia, inoltre non sono mai stati esposti. Sono pubblicazioni povere molto DIY. A noi è sembrato interessante mostrarle e abbiamo fatto bene perché la maggior parte delle persone che passano a Filler e da questa sala dove abbiamo allestito la mostra non erano mai state viste. Abbiamo inoltre pensato che la componente nichilista del Punk, si sarebbe sposata bene con questa parte di testi del libro di Henry Rollins. Libro che è davvero molto ironico. Cosa dimostrata da questa frase che abbiamo incollato sul muro: "Ammazzati, ma non qui!".
Il libro di Rollins, è composto da mille piccole frasi a volte anche senza un vero senso che compongono il poema e noi abbiamo attinto da quel materiale per dare una traccia al nostro percorso espositivo. Nel sottotitolo invece abbiamo messo: una certa idea di Punk, perché chiedendo ad un cantante di un gruppo punk di fornirci per la mostra il suo disco Punk preferito, lui ci ha dato un disco dei Wu Tang Clan che è un disco rap, ma per lui questo è il disco più Punk che esista.


Libri cultura Punk
A sinistra, la copertina del libro di 10 anni di hardcore a Milano.
A destra, Anarchia per te. Il primo libro tradotto in italiano dei Crass
storico gruppo anarco-punk inglese.

God save the Queen Sex Pistols T shirt
T-shirt God Save The Queen venduta da SEX a Londra nel 1977
e disegnata e realizzata da Jamie Reid.

TG: Quella invece è una maglietta molto nota. E' originale?

GS: Quella che hai indicato è la prima maglietta dei Sex Pistols realizzata da Jamie Reid che è l'artista anarchico che ha curato l'immagine totale della band di J. Lydon. Tutti lo conoscono, ma non sanno che quella maglietta fu fatta da lui e che si chiama Pillow T-shirt, perché è cucita allo stesso modo in cui venivano cuciti i cuscini, poi veniva tagliata in tutta fretta e si lasciavano i fori per far passare le braccia e la testa. Quando abbiamo allestito la mostra c'è stata una ragazza che studia "design della moda" che l'ha vista e stava per mettersi a piangere, perché era un oggetto che aveva visto solo sui libri e mai dal vero. Non riusciva a capacitarsi come potessimo averla noi, qua a Milano. Quella maglietta per lei valeva tutta la mostra. Abbiamo in esposizione altri piccoli oggetti che per chi si interessa possono essere molto significativi e/o importanti.


Mostra Punk Giacomo Spazio
Copertina della rivista Vague edita da Tom Vague. 

everybody is somebody elses freak
Sopra la frase dal libro "1000 modi di morire" di Henry Rollins, la rivista Spazio Bianco
del 1980. Nell'immagine Claudino mitico punk milanese. Ph. Gomma.

TG: Quella rivista a sinistra perché si chiama Vague?

GS: Vague come è ovvio, faceva il verso a Vogue. Era una rivista importante di contro-cultura nel periodo Punk e il suo creatore era Tom Vague. A fianco invece c'è il catalogo del movimento Stuckists creato dal pittore Billy Childish (Steven John Hamper), un musicista e artista inglese che sfiora come quotazione per un suo quadro ad olio di grandi dimensioni le 350'000 sterline. Ma è da sempre un punk che la gente ricorda perennemente ubriaco sul palco, durante i suoi concerti. Ultimamente, ha registrato tre dischi con i CTMF e con questi ultimi lavori siamo a circa 120 dischi nei quali egli è coinvolto. Dischi difficili da reperire che inizialmente erano venduti a 5 sterline, mentre adesso alcuni sono quotati più di 100 sterline. Questo fa infastidire i puristi del Punk, io invece lo trovo divertente, perché ciò che la società un tempo rifiutava adesso rivaluta. 

TG: Forse l'etica della cultura punk non prevedeva che si potesse avere successo e denaro...

GS: Ritengo che questa sia un'idea che esiste prevalentemente in Italia, dove l'ingerenza della politica è parte della vita quotidiana. E' un tarlo culturale esattamente come è un tarlo culturale parlare di cibo mentre mangiamo. Fa parte di noi. C'è gente che ad esempio, non viene in questo posto (Galleria Lampo ndTG) perché lo ritiene un luogo commerciale, mentre magari potrebbe trovare persone e situazioni che potrebbero essere formative...

TG: Chiaro.

GS: In realtà, questo è un posto per tutti, non ci sono secondi fini.


Punk Giacomo Spazio 1000 modi di morire
Volantino originale del concerto dei Replicants. Alla voce Lupe Veleno.

Maglietta originale con grafica del gruppo anarcopunk italiano Wretched. I cui dischi che al tempo costavano poche lire, oggi hanno quotazioni di oltre 350 euro.

Poster originale del film "La grande truffa del Rock'n'Roll" nella sua versione italiana, disegnata dal grafico e artista Mizio Turchet.

TG: Qui a Milano, il 22 febbraio 1983 all'Odissea 2001 c'è stato l'unico concerto italiano dei Black Flag. Tu c'eri?

GS: C'ero e sono stato uno dei pochi che non ha fatto stage diving, perché da sempre, forse questo è puro snobbismo, odio la gente che fa ressa ai concerti. Io ascolto i concerti dal fondo della sala. Mia moglie che è malata quanto me per la mudica, invece ama stare sotto il palco. I due poli opposti si attraggono. (Ride) Ancora adesso ai concerti ci comportiamo così.

TG: Sotto al palco i livelli sonori sono allucinanti.

GS: Non è tanto quello che mi disturba. A me non piace essere spinto e quanto altro... voglio godermi il concerto tranquillamente. Sono lì per sentire la musica e non voglio essere infastidito. Non mi piace stare in mezzo al casino creato dalle persone. Anche se ne comprendo bene l'esigenza vitale.


magliette Punk Indigesti
Magliette del periodo punk. Gli Indigesti erano uno dei migliori gruppi Hardcore italiani.

TG: E la polemica sul prezzo del biglietto, te la ricordi?

GS: Certo, me la ricordo benissimo, era la parte più politica del movimento punk a protestare. Quella legata al Virus e contestavano sia il luogo che il costo eccessivo dell'ingresso. È sempre stato così a Milano. C'è stato solo un momento vero in cui le differenze tra "punk" furono lasciate in disparte ed è stato il momento in cui diversi individui crearono la rivista Decoder. In città, nemmeno ora che tutti sono "vecchi", c'è una vera unità. Alcune astiosità e differenze di pensiero rimangono.

TG: Tu chi frequentavi?

GS: Io frequentavo tutti perché sono scappato presto da Quarto Oggiaro; ho vissuto per più di 20 anni in una casa occupata in via De Amicis ed uno dei miei sostentamenti era "lavorare" in Libreria Calusca, cosa che mi dava un segreto lasciapassare per ogni luogo.

TG: C'erano antagonismi?

GS: Divergenze di pensiero e di comportamento più che antagonismo e io ad esempio se una sera ero costretto a scegliere se andare al Plastic o al Centro Sociale Virus (luogo punk per eccellenza), andavo al Plastic e tutt'ora credo d'aver fatto la scelta migliore per la mia persona. Ho conosciuto e vissuto entrambe le parti, ma sono felice di avere vissuto anche la contro-cultura determinata da un locale di tendenza che attirava molte persone vicine al mio modo di essere. Persone che provenivano da altre nazioni e che facevano capolino al Plastic. Mentre altri luoghi di ritrovo in città non possedevano questo richiamo internazionale.


Copertina del disco ZEN ARCADE degli Husker Du. Band importantissima di punk americano.

TG: Come hai vissuto il concerto dei Black Flag con il clima di contestazione che si era creato?

GS: Ricordo benissimo che quella è stata la prima volta che ho visto un gruppo punk di capelloni che meravigliò tutti. Il cantante Henry Rollins aveva i capelli corti ed era già un maciste muscoloso, diciamo così. Si tratta di punti di vista diversi che però non hanno mai compromesso l'amicizia tra le persone attive nel movimento Punk.


Overthrow
La copertina di Overthrow, rivista storica americana di cultura freak dove per la prima volta campeggia un immagine punk.
Segno inequivocabile dei tempi che stavano cambiando.

Virus concerti a 2000 lire
Volantino ciclostilato del Virus che annuncia una serie di concerti contro l'imminente sgombero.

Vota Rock se no fottiti!
Volantino a favore del Partito Rock che si presenta alle liste comunali di Como nel 1980.

TG: Questa mostra per te è apprezzata?

GS: Molto. Per questa occasione, abbiamo preparato un piccolo catalogo che vendiamo al prezzo di costo e la sua tiratura al secondo giorno di esposizione è quasi esaurita.

TG: Milano è cambiata molto, ti sembra che offra ancora qualcosa d'interessante ai giovani di oggi?

GS: Mai come adesso è una città piena di stimoli. Negli ultimi anni Milano è tornata ad essere espressione di un certo tipo di mentalità "aperta" e con le sue università e le sue scuole è riuscita nuovamente ad attirare un numero enorme di giovani provenienti dalla provincia. Ma non è solo la possibilità di studiare ad attirare persone giovani, Milano oggi, è una delle poche città dove tu puoi essere quello che vuoi e nessuno ti romperà mai i coglioni, permettimi d'usare questa espressione un po' forte. Se sei gay puoi essere il gay più trucido o peggio vestito e passare inosservato. A nessuno interessa qual'è il tuo stile di vita. Qui è finalmente: "vivi e lascia vivere".


Due giovani punk si divertono nel canale della Martesana. La foto è di Anna Adamo.

TG: Non ti sembra che molti spazi per fare musica e concerti abbiano chiuso e stia rimanendo sempre meno per queste attività?

GS: È sempre stato così. Alcuni chiudono e altri hanno aperto. Posso dirtelo con uno slogan degli anni '70: "Rinnovati gatto selvaggio!". Se i tempi cambiano, dovresti essere capace di adeguarti ai tempi.


Giubbotto Punk
Il giubbotto di pelle di Marco Teatro. L'unico che abbia mai avuto. Oggi Marco è un ottimo pittore.

TG: Questa epoca non ha nulla da invidiare alla fine degli anni '70?

GS: Secondo me assolutamente no. Diciamo che gli anni '70, sono stati importanti, ma ora stiamo vivendo una frattura incredibile con la società. Una rivoluzione senza precedenti in tutti i campi della vita.

TG: Immagino che tu fossi troppo giovane per Parco Lambro, ma quel periodo, tu come lo giudichi?

GS: Al tempo ero troppo giovane per frequentare con interesse il famoso festival, anche se ho visto realmente cosa accadeva lì. Ma ancora adesso penso sia stato un momento di frikkettonaggine acuta.

TG: Possiamo provare a fare un confronto tra il modo d'intendere la vita dei punk e dei fricchettoni?

GS: Noi eravamo assolutamente nichilisti, loro no. Noi siamo distopici, loro utopistici. Noi siamo la prima generazione che prova a cambiare le cose sapendo che tanto non cambieranno mai. Il grido: No Future che tanto ha caratterizzato il nostro movimento e che la gente ricorda bene, significava proprio quello.


Mostra 1000 modi per morire una certa idea di Punk
Giacomo Spazio. Curatore e artista.


venerdì 20 gennaio 2017

Dalla Stereofonia alla Quadrifonia, consigli per la riproduzione Hi Fi

Premessa
Qualche settimana fa, in un negozio che commercia dischi usati, ho trovato un disco quadrifonico in perfette condizioni in vendita ad un paio di euro. Ovviamente, l'ho acquistato. Ho consultato qualche amico per chiedere informazioni su come avrei potuto ascoltare quel 33 giri senza correre il rischio di rovinarlo, ma ho trovato poco entusiasmo per un argomento che sembrerebbe essere caduto definitivamente nel dimenticatoio.
Non mi sono dato per vinto. Mi sono ricordato che conoscevo un esperto di Hi Fi che per anni ha lavorato presso un negozio molto fornito di Vigevano, Future Sound, in Corso Milano. Guarda caso, il mio amico Carlo Stagnoli, attualmente direttore della fotografia in Rai, è anche un profondo conoscitore di quadrifonia. Ho chiesto a lui di farmi uscire dalle tenebre.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata e sono emerse delle informazioni interessanti che ho pensato di proporre anche al pubblico di Frammenti di Cultura che sta seguendo sempre con più interesse gli argomenti correlati alla musica ed ai dischi di vinile.

Barbra Streisand Live Concert at the Forum Quadraphenic record.

Il parere dell'esperto
Carlo Stagnoli (58 anni) per descrivermi il funzionamento della quadrifonia, inizia a spiegarmi perché i Long Playing girano proprio a 33 giri ed un terzo e mi racconta come veniva letto il solco:

"Sai che la parte che gira più lenta in un disco è quella centrale, infatti le canzoni più belle vengono inserite all'inizio (all'esterno) e l'orecchio umano arriva ad udire 20'000 Hz. Così, s'è deciso che per poter incidere negli ultimi solchi di un disco, cioè dove gira più piano, le 20'000 modulazioni (larghe quanto la punta d'incisione che è triangolare) al massimo volume (V banda laterale), il disco deve girare ad almeno 33 giri al minuto. E' una questione meccanica di spazio.
Le velocità standard dei dischi sono 4.
La prima velocità normalizzata fu quella di 78 giri al minuto. La punta di lettura di acciaio dolce era collegata meccanicamente ad un diaframma che muovendosi insieme alla puntina generava il suono. Era compito di una tromba acustica aumentarne il volume e diffondere il suono. Così funzionava il grammofono. L’incisione era monoaurale e il solco, nei primi anni di sperimentazione, veniva modulato verticalmente dalla punta di incisione e di lettura. Fu la casa francese Pathé ad utilizzare questo sistema, più tardi abbandonato a favore della modulazione orizzontale. 
Con l’avvento del microsolco si è potuto aumentare la durata dei dischi diminuendo la dimensione della puntina e quindi anche la rotazione del medesimo. Nasce quindi l'LP Long Play e la velocità scende a 33,1/3. 
Sia ben chiaro che l’invenzione non sta nel rimpicciolimento della puntina e del solco, questo avrebbero potuto farlo anche trent'anni prima! E' che parallelamente nascono gli amplificatori elettronici (le valvole) che permettono così di aumentare i deboli segnali incisi nei microsolchi. Si è quindi passati da una riproduzione totalmente meccanica (grammofono) a una riproduzione elettroacustica (giradischi, testina, amplificatore, altoparlanti). I primi esperimenti di stereofonia furono affrontati dalla London Records tentando di combinare i due movimenti orizzontale-verticale, per ricavare in un unico solco i due canali stereo. Fu abbandonato quasi subito per la grande difficoltà di costruzione meccanica dello stilo di lettura della cartuccia, non riuscendo ad ottenere un perfetto accordo nella vibrazione (cedevolezza) sui due assi verticali e orizzontali. Il vero problema di una lettura meccanica con inciso due informazioni, sta nella simmetria dei movimenti. La casa americana Western Electric risolse brillantemente il problema ruotando di 45° gli assi di incisione e mantenendo l’angolazione di 90°tra i due segnali destro e sinistro. Il sistema fu denominato 45/45. E' il solco stereo che oggi conosciamo. Essendo la modulazione non più orizzontale o verticale ma diagonale, la puntina di conseguenza è obbligata a tale movimento. Immaginate di trovarvi dentro la fenditura, di questo solco a V. La parete di destra, quella verso l’esterno del disco, inizia a rigonfiarsi. E' la musica che la modifica! La puntina è obbligata a spostarsi verso sinistra, ma essendo il bordo sinistro del solco liscio (perché non è inciso) e a 45°, la punta si sposterà in diagonale. Ricapitolando, fianco destro del solco, movimento in diagonale a sinistra della punta e rivelazione del segnale destro; lo stesso procedimento avviene per il canale sinistro. Se mi avete seguito fin qui, ora provate a immaginare il movimento della puntina. Se sul fianco destro del solco è stato, per esempio, inciso la grancassa. Provate a immaginare i colpi di pedale come potrebbero modificare il fianco destro del solco. Ora, sul fianco sinistro decidiamo di incidere un violino alle sue frequenze più alte. In pochi centimetri di solco la puntina dovrà muoversi diecimila volte sul fianco sinistro e sopportare i colpi di grancassa a destra. Non male vero? Dev'essere chiaro il concetto che la puntina compie sempre un movimento combinato orizzontale e verticale e mai solo uno di questi. Proprio per aiutare la puntina e delimitare i suoi spostamenti, la Recording Industry Association of America o RIAA, ha elaborato una curva di equalizzazione che, in fase di incisione, diminuisce di ampiezza le frequenze basse a favore di quelle più alte e poi in lettura con un’equalizzazione speculare ripristina una risposta flat. Negli anni 60, ci fu la necessità di un disco per la diffusione di brani singoli. Nacque così il 45 giri. Simile nel solco all'LP. Questo disco di dimensioni ridotte aveva un buco centrale più grande dettato dall'esigenza di una più facile manovrabilità da parte delle macchine suonanti, cioè i juke-box. Il caricamento automatico dei dischi sul piatto era più semplice, inoltre una maggiore velocità garantiva una dinamica leggermente più elevata. Oggi, nell'era dei dispositivi portatili, fa tenerezza pensare al "mangiadischi", una sorta di aggeggio infernale che consentiva di portare a spasso la musica. Fecero anche la loro comparsa alcuni dischi a lunghissima durata gli LLP. Erano dischi che giravano a 16,2/3 giri. Usati soprattutto per il parlato, furono prodotti su supporti di plastica flessibile in modo da poter essere allegati alle riviste in edicola. 
Nel 1971, fece capolino la Quadrifonia o Quadradisc. Il termine tecnico era CD4 (Compatible Discrete 4) e fu introdotto da JVC. Due canali frontali e due posteriori erano ridotti a due canali con una codifica, così si otteneva la compatibilità con gli apparati stereo. Lo stratagemma era ingegnoso in quanto i canali stereo contenevano sia la somma dei canali posteriori, sia la loro differenza traslata in frequenza oltre i 20.000 Hz. La lettura di questi dischi richiedeva una testina munita di una puntina speciale (iperellittica) in grado di rilevare le altissime frequenze presenti nel solco del disco. Inoltre, un demodulatore serviva a ricreare i quattro canali da inviare all'amplificatore, anch'esso fornito di quattro canali di potenza. Il CD4 non ebbe grande fortuna perché richiedeva sistemi di lettura molto raffinati, inoltre il disco si usurava facilmente mettendo a tacere i canali posteriori dopo poche riproduzioni. Un'anno dopo, nel '72 la casa CBS avvalendosi delle formule matematiche di Peter Schreiber introdusse il sistema SQ (Stereo Quadraphonic) Più tardi Benjamin Bauer migliorò le formule matematiche che permettevano di ridurre a due i quattro canali audio. Il brevetto giapponese di Sansui migliorò definitivamente le formule matematiche per estrarre quattro canali dal solco stereo. Il Quadraphonic Stereo Matrix fu la perfezione per quanto concerne la riproduzione a quattro canali, la quadrifonia appunto, ma il mercato non era pronto per questa tecnologia e da lì a poco svanì nel nulla. Ancora oggi, è possibile ascoltare un disco quadrifonico, a patto di avere un giradischi con un buon braccio che monti una testina che arrivi a leggere i 40'000 Hz, come la Empire 4000 che ha la puntina “Shibata” (iperellittica) per riuscire ad entrare bene nei solchi quadrifonici. Una puntina conica tradizionale invece non riuscirebbe a leggere la ipermodulazione quadrifonica, ma finirebbe per danneggiare i solchi. Sempre Empire produceva anche uno tra i migliori giradischi dell’epoca il Troubadour 598. I giradischi che hanno fatto la storia della riproduzione del suono ad alta fedeltà sono il Thorens TD 125 ed il TD 160. La trazione a cinghia permette di isolare il motore e, a non trasmettere eventuali rumori parassiti o vibrazioni al sistema di riproduzione. Il telaio flottante tipico dei giradischi Thorens è un'altra garanzia di qualità del suono infatti, piatto e braccio sono isolati dal supporto dove è poggiata la base del giradischi stesso evitando così il fenomeno dell'Acoustic Feedback, cioè il ritorno del suono a bassa frequenza proveniente dalle casse acustiche. I puristi del suono raccomandano di togliere il coperchio di plexiglass del giradischi durante l'ascolto dei dischi perché da aperto opera come un microfono che vibra e trasmette il suono alla base del piatto. Come curiosità, cito il Thorens TD 124, un giradischi particolare a trazione mista puleggia+cinghia. La cinghia dal motore trasferiva il movimento alla puleggia, in modo da perdere il rumore del motore e trasmettere maggior potenza al piatto con la puleggia. Per cambiare meccanicamente velocità, l'albero del motore era calettato. La quadrifonia è stata un modo molto sofisticato per ascoltare la musica. Ha conosciuto una stagione piuttosto breve: dagli inizi alla fine degli anni '70 (circa 1973-1978), perché i componenti per l'ascolto, dalle testine ai decoder, erano abbastanza sofisticati e costosi. Anche i dischi erano abbastanza complicati e costosi da produrre ed avevano il difetto che se suonati con testine di scarsa qualità, o non adatte all'ascolto quadrifonico, subivano un eccessivo consumo dei solchi dei canali posteriori. Uno dei primi dischi quadrifonici ricordo d'aver ascoltato a casa di un cliente molto danaroso (il pescivendolo di Vigevano) è stato: Live Concert at the Forum di Barbra Streisand, un'edizione discografica del 1973. Seduto sul divano, ho ascoltato per la prima volta questa meraviglia, sentendo l'applauso del pubblico arrivare alle mie spalle. Fu una prova d'ascolto particolare, quasi commovente, anche perché la stereofonia di qualità esisteva su vinile non da molti anni. L'esperienza dell'ascolto quadrifonico era molto intensa, il disco suonava come un normale disco stereo, ma creava un effetto molto avvolgente che dava un maggior senso di partecipazione all'evento live offerto da molte case discografiche su questo tipo di prodotto musicale. La Koss produceva una cuffia quadrifonica con i padiglioni a L e due altoparlanti posteriori che tramite una specie di chiocciola davano un ritorno del suono dei canali posteriori. Koss Phase 2+2 Aveva due jack e necessitava di due amplificatori stereo. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.

Koss Phase 2+2

Aveva due jack ed era di buona qualità, necessitava di due amplificatori perché il processo era analogico. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.
Il sintoamplificatore Sansui G 6000 era predisposto la riproduzione del suono quadrifonico e può essere una valida soluzione per provare l'esperienza della quadrifonia, sempre ammesso di poter disporre di una puntina adatta allo scopo".


lunedì 16 gennaio 2017

Smantellata la discoteca della Rai di Milano

I tempi cambiano: la discoteca della Rai di Milano ha terminato la sua funzione.

L'accadimento non è di questi giorni, ma risale allo scorso mese di maggio: la discoteca della Rai di Milano è stata rimossa, impacchettata e trasportata a Torino, dove si pensa (e si spera) che parte del patrimonio discografico della Rai potrebbe essere trasferito su file digitali. Mi dicono che la stessa sorte l'abbia subita anche la discoteca di Roma che era molto più ampia di quella di Milano, ma non ho ancora avuto modo di verificare questa informazione attraverso i giusti contatti.

Discoteca Rai Milano

La Rai è sempre molto oculata nelle scelte e nei cambiamenti tecnologici; evidentemente dopo lunghe riflessioni, qualcuno ha pensato che fosse arrivato il momento di mandare in pensione sia la resina di gommalacca dei 78 giri che il polivinilcloruro dei 45 e dei 33 giri che il policarbonato trasparente dei Compact Disc.



Effettivamente, da parecchio tempo erano scomparsi dalle regie audio degli studi della televisione giradischi e magnetofoni di vario tipo, in seguito anche minidisc e lettori CD. Attualmente, gli unici registratori per le riprese audio in dotazione ai tecnici del suono televisivi sono quelli digitali a memorie allo stato solido. In una regia audio, inserito in un rack, ho visto solo un Tascam SS R200.
Diverso il discorso per le regie degli studi radiofonici del quinto piano dove resistono ancora 3 giradischi Telefunken PS 81 DD, un Technics SL 1200 e qualche magnetofono Studer. Il Technics viene ancora utilizzato nell'ambito della trasmissione Babylon di Radiorai 2, quando i conduttori della rubrica Fruscio fanno ascoltare i dischi che si sono portati da casa al pubblico.
La discoteca in Rai faceva parte del reparto Teche, spazi dove vengono conservate pellicole, nastri magnetici e altri materiali prodotti in tanti anni di attività radio-televisiva.


Normalmente, quando un regista aveva necessità di trovare una musica adatta ad un determinato programma radiofonico, o televisivo, si consultava con un assistente musicale oppure si affidava alle competenze culturali di  chi era inquadrato in questa figura professionale per scegliere il brano musicale adatto che poteva fare da sottofondo, o da colonna sonora ad un determinato prodotto audiovisivo. L'assistente musicale aveva anche il compito di compilare il borderò per l'ente che riscuoteva i diritti d'autore in vece degli artisti che avevano composto la musica utilizzata dai programmi della Rai. Da circa 3 anni a questa parte, per disposizione dell'ex Direttore Generale Luigi Gubitosi, è fatto obbligo a tutte le trasmissioni di utilizzare le musiche prodotte da Rai.com, ex Rai Trade. Questa decisione è stata presa per fare in modo che i diritti d'autore, e soprattutto di editore, che si dividono in 50 e 50 per cento, vadano poi rimborsati alla Rai stessa.
Un tempo, la Rai poteva attingere musiche dal catalogo della consociata Nuova Fonit Cetra che alla fine degli anni '90 viene ceduta alla Warner Music e quindi bisogna trovare nuove soluzioni per risparmiare sui costi da pagare alla Siae.


Magnetofoni Studer
Magnetofoni Studer di uno studio radiofonico sopravvissuti alle demolizioni degli inizi degli anni 2000.

Per i programmi di prima serata più prestigiosi, per le trasmissioni radiofoniche in diretta o per qualsiasi altra esigenza, si poteva ricorrere alle orchestre della Rai che a Milano erano due. Una per la musica ritmica ed un'altra per la musica sinfonica a cui faceva capo anche un coro di 70 - 80 elementi (Sciolto nel 1992).
L'orchestra sinfonica era composta da 60-70 elementi, ma viene chiusa nel 1993. Anche le sedi di Roma e Napoli avevano un'orchestra sinfonica che insieme a qualche elemento proveniente da Milano vengono accorpate in un'unica orchestra a Torino con l'orchestra Rai di quel Centro di Produzione. Sembra perché in quella sede la Rai disponeva di un suo Auditorium. Anche se a Milano esisteva il teatro Dal Verme che era in qualche modo molto legato alla Rai, visto che la tv di stato aveva contribuito pesantemente, fin dal 1991, alla ristrutturazione di questo edificio.
Certe operazioni politiche sono contraddittorie e incomprensibili ai più, ma è evidente che dietro a certi sprechi, mai ben chiariti, siano stati privilegiati gli interessi di qualcuno a discapito di quelli della collettività.
L'orchestra ritmica per la musica leggera era composta da 19 elementi: 2 chitarre, 1 basso, 1 batteria, 1 vibrafono, 5 sax (di cui 2 alti, 2 tenori ed 1 baritono), 4 trombe, 4 tromboni ed 1 pianoforte. Questa orchestra viene smantellata nel 1997 circa. Alcuni elementi si oppongono a questa decisione e riescono a continuare a suonare in formazione ridotta all'interno di alcune trasmissioni televisive come quelle condotte da Paolo Limiti in quegli anni. In seguito ad alcuni musicisti verrà offerta l'opportunità di cambiare la propria mansione lavorativa e diventare consulenti musicali. Oggi a Milano sono in attività 7 persone che coprono questa funzione principalmente per monitorare che non vengano infrante le regole sui diritti d'autore, commessi abusi e per compilare i modelli DCP, ovvero le dichiarazioni da consegnare alla Siae.


Radiofonia Rai Milano
Uno dei 3 Telefunken PS 81 DD rimasti alla Rai di Milano.

Per completare il discorso sui diritti da pagare per le musiche, posso aggiungere che c'era un'altra quota da tenere in considerazione che viene chiamata Diritto di Sincronizzazione. Una quota che si paga quando si utilizzano musiche d'autore in modo continuativo all'interno di film, sceneggiati o trasmissioni.
Per evitare tali spese, la Rai ricorre spesso alla stesura di un contratto con un compositore che scrive le musiche originali, delle quali la Rai sarà essa stessa editrice.
Resta il fatto che in altri paesi europei le orchestre nazionali delle televisioni pubbliche sono state considerate una ricchezza culturale da salvaguardare e promuovere. In Germania, per esempio, le orchestre sinfoniche dell'ARD-MDR sono state potenziate e sono diventate attrazioni culturali e risorse importanti per quella nazione.

Qualche titolo estratto a caso: The Music of India.

La musica delle orchestre veniva suonata in auditori dall'acustica perfetta o negli studi dove avvenivano le registrazioni e le dirette.
Praticamente, non mancava nulla e la Rai era in grado di fornire un prodotto di altissima qualità e varietà, con personale altamente specializzato e musicisti tra i più bravi a livello nazionale. In caso di necessità, si utilizzavano le musiche dei dischi che venivano riversate sui magnetofoni, o sui Betacam ed inserite nelle trasmissioni che richiedevano un accompagnamento musicale.

New Sound Milano Editing Transcription Center

Come già detto, oggi le cose sono molto cambiate, è fatto espressamente divieto di utilizzare materiale di proprietà dell'autore che non sia stato registrato dalla rai.com. Solo i direttori delle reti hanno facoltà di far derogare da queste disposizioni, ma anche loro si guardano bene dal prendersi deliberatamente certe responsabilità.
Gli assistenti musicali sono ancora la figura professionale preposta alla ricerca del materiale musicale da utilizzare che provenire da un "archivio digitale virtuale" (altre volte da un hard disk fisico) al quale solo loro hanno accesso.
Fino ad alcuni anni fa, si poteva utilizzare un distributore di musica digitale come la Sonoton, cosa non più possibile ai giorni nostri. Bella o brutta l'unica musica che si può usare, spesso alcune trasmissioni utilizzano sottofondi musicali per svariate ore, proviene tutta dalle librerie digitali di Rai.com che peraltro sono conservate all'interno di cassettine magnetiche recuperate da robottini automatizzati che poi provvedono a scaricare, digitalizzare e inviare il pezzo via intranet a chi ne fa richiesta.

Renata Tebaldi disco
 Un 33 giri con varie interpretazioni di Renata Tebaldi, un soprano amatissimo in tutto il mondo.

Difficile dire quanti singoli pezzi costituissero l'archivio discografico della Rai di Milano; è tuttavia utile sapere che la discoteca era stata raccolta fin dalla nascita della radiofonia che in quel tempo, oltre che a brani dal vivo, si avvaleva dell'utilizzo dei dischi a 78 giri.


Dischi 78 giri rai milano

Sono riuscito a documentare parte degli scatoloni nei quali sono stati riposti i dischi che sono stati suddivisi, a grandi linee, in 78 giri, 33 giri e 45 giri. 
Parlando con gli addetti del reparto, mi sono fatto l'idea che la discoteca contenesse non meno di 150'000 dischi, ma non essendo stato fatto un inventario a Milano, bisognerebbe attendere che queste informazioni ci vengano fornite dalla Rai di Torino.
Purtroppo, a più di sei mesi di distanza dalla data di spedizione non si sa ancora niente sulla sorte di questi dischi, forse perché non esiste una vera impellenza per provvedere a questo tipo di operazioni di catalogazione e trascrizione.



C'è da dire che i dischi utilizzati dalle radio e dalle televisioni sono sempre essere un'incognita. Per quanto dovrebbero essere stati trattati con cura da mani esperte, può essere che i titoli più suonati siano in condizioni di usura piuttosto accentuata, mentre altri dischi mai ascoltati, riversati o suonati potrebbero essere quasi completamente nuovi, anche se da quello che ho visto, le copertine non mi sembravano propriamente intonse.


La sala che vedete nella fotografia sottostante era il locale adibito a discoteca.


 Shostakovich, Sinfonia n° 7 "Leningrado" e altra musica classica.

Primo Album Yazoo
Yazoo, Upstairs at Eric's è un bellissimo album del 1982. Il primo di questa formazione inglese. E' cantato dalla particolarissima voce calda e profonda di Alison Moyet 


Il fatto che la pubblicità, il jazz e l'industria discografica italiana fossero di casa a Milano mi fa pensare che non doveva essere un caso se la Discoteca di Corso Sempione fosse piuttosto ben fornita e forse la prima a ricevere i dischi più nuovi ed interessanti. Non per nulla, le varie trasmissioni di propaganda discografica, come 7 Voci, Discoring e Top of the Pops venivano realizzate a Milano. TG

Scatoloni Dischi discoteca Rai Milano
Gli scatoloni riempivano i corridoi del pian terreno, nonostante gran parte del materiale fosse già stato spostato. La sala della discoteca è stata ristrutturata e ripavimentata ed accoglierà a breve il nuovo telecinema 4K.