giovedì 30 novembre 2017

Speciale Basement Art & Culture 14a Parte: Simona Cardinali

Siamo alla Pinacoteca Pianetti con Simona Cardinali. 
Ho già intervistato  Lisa Gelli e Nicola Alessanrdini, gli artisti delle opere esposte nel boudoir, ma per capire meglio l'importanza di questa operazione culturale inserita all'interno del Basement Party Festival, ho voluto sentire anche la curatrice della mostra. Ricordo a tutti che la mostra temporanea è ancora visitabile per un paio di giorni, fino a domenica 3 dicembre. Approfittatene!


Simona Cardinali
Simona Cardinali sulla porta che dà l'accesso al Boudoir del Palazzo Pianetti.
Tony Graffio: Simona, qual'è il tuo ruolo all'interno di questo spazio civico?
Simona Cardinali: Io sono lo storico dell'arte della Pinacoteca e lavoro come conservatrice e mediatrice culturale, come va di moda dire adesso. Mi occupo di tutto quello che sta dietro ad un museo. Un museo come il nostro in realtà è un organo molto vivo e molto attivo che, in un certo senso, deve anche avere un ruolo sociale all'interno della città: almeno questa è la visione che ci diamo come staff culturale del museo.
TG: Per favore, spiegami storicamente l'importanza di Palazzo Pianetti ed in particolare la funzione dell'ambiente in cui ci troviamo che in questi giorni ha accolto la mostra di Nicola Alessandrini e Lisa Gelli.
SC: Questo spazio che è il salottino privato degli appartamenti ottocenteschi di Palazzo Pianetti, un palazzo costruito da questa famiglia metà del '700 per dimostrare a tutta la città di Jesi il loro ruolo, sia sociale, che politico che economico, raggiunto all'epoca a metà dell'Ottocento viene ristrutturato e viene realizzato proprio questo piano che è l'appartamento ottocentesco dove i Signori Pianetti normalmente vivevano. Lo spazio dove ci troviamo adesso (il boudoir) è uno spazio molto originale e particolare, per l'epoca, ha un effetto acustico progettato dall'architetto Angelo Angelucci, un personaggio eclettico e davvero geniale che ebbe delle intuizioni molto originali per l'epoca. Si ipotizzava che la sala fosse deputata al suono della musica, ma riteniamo che queste restino soltanto delle supposizioni perché nei documenti conservati alla biblioteca planettiana della città che archivia il carteggio tra l'architetto, Angelo Angelucci che ristrutturò il piano e Vincenzo Pianetti, il committente, che in occasione del suo matrimonio con una Azzolino decide di affidare appunto a questo architetto la ristrutturazione del secondo piano del palazzo. Non è emersa nessuna prova che provi che l'ambiente fosse utilizzato per concertini, ma proprio perché questo ambiente risultava strettamente collegato con il camerino e la camera da letto, perché gli ambienti successivi sono questi, questo ambiente risultava essere un salottino/boudoir, un salottino privato...
TG: Un disimpegno tra una stanza ed un'altra...
SC: Sì, esatto. Un ambiente molto intimo...
TG: Dove chissà cosa succedeva...
SC: Esatto. Tra l'altro, Angelo Angelucci è stato un grande architetto e un ingegnere appassionato di armi. E stato anche il direttore dell'Armeria Reale di Torino, ha progettato questa stanza come un ambiente termale romano con questi archi di colore rosso che ne fanno uno spazio molto particolare che riprende i grifoni e le decorazioni floreali del Teatro Pergolesi, perché all'epoca del restauro di questo piano era aperto anche quel cantiere e si pensa che l'architetto abbia preso spunto anche da quel palazzo. Angelucci scrive al Marchese Pianetti: "Voglio che la tua sposa viva in una dimora che possa essere paragonato ai più bei palazzi di Firenze..." perché lei abitava a Firenze... In un'altra lettera racconta che gli artisti del teatro che erano venuti a vedere Palazzo Pianetti in restauro erano rimasti a bocca aperta davanti a tanto sfarzo. Sicuramente, è stata una ristrutturazione molto ambiziosa e anche molto costosa, tanto che i Pianetti sono andati in fallimento a causa di queste spese esorbitanti.
TG: L'Angelucci ha un po' esagerato e loro non hanno saputo tenerlo a freno...
SC: Eh, sì, hanno avuto proprio un tracollo finanziario...
TG: Come si è arrivati a proporre a dei giovani artisti di esporre in questo spazio e che significato ha questa scelta?
SC:Questo spazio è stato individuato come il più adatto ad ospitare mostre temporanee che vengono alternate alla collezione permanente composta da opere derivanti dal premio acquisto Rosa Papa Tamburi. Uno spazio molto caratterizzato ma comunque capace di accogliere opere di diversa natura in un modo così naturale che ci lascia sempre a bocca aperta. Anche con questa esperienza infatti dimostra di saper dialogare con opere molto distanti, sia concettualmente che stilisticamente dall'epoca in cui questo spazio fu costruito... La personale di Nicola e Lisa (autori del murale realizzato nel quartiere San Giuseppe) trova la sua ragion d'essere in Pinacoteca grazie al progetto Chromaesis e facendo un tentativo di collegare il museo con la sua città.
TG: Pensi che questo tipo di operazioni culturali che collegano il classico al contemporaneo si ripeteranno in futuro?
SC: Si perché questo è uno spazio che abbiamo deciso di dedicare proprio alle esposizioni temporanee. Ha una sua collezione permanente, ma vista la sua particolarità è molto carico di realtà e riesce a far emergere opere di diverso genere.
TG: Vero, le opere che abbiamo visto nel boudoir non sfigurano in questo ambiente, ma anzi ne escono valorizzate...
SC: Esatto, riescono a dialogare bene con ciò che le circonda. Abbiamo già presentato diverse mostre nel boudoir e ogni volta, grazie ad allestimenti sempre diversi, ci accorgiamo che vengono accolti molto bene anche dal pubblico.
TG: L'ingresso alla Pinacoteca è gratuito durante la mostra di Lisa e Nicola?
SC: E' gratuito nella sezione di arte contemporanea.


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