giovedì 6 luglio 2017

Lucio Tosi: il futuro dell'arte è nello sviluppo della tecnologia

“La pittura è morta, ma la morte non esiste, è solo un passaggio dimensionale.” LT

Lucio Mayor Tosi
 Lucio Tosi, 63 anni, artista.

Lucio Mayoor Tosi ci tiene a dire che è un discepolo di Osho da quasi 30 anni. E' nato nel 1954 in provincia di Brescia, ha studiato pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera dove è stato allievo di Lorenzo Pepe, uno scultore molto bravo che oggi è stato un po' dimenticato e di Alik Cavaliere. Ha iniziato a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria ed è stato uno degli art director che nel 1985 ha ideato la campagna di Marco Mignani della Euro RSCG (agenzia del francese Jaques Séguela) della “Milano da Bere” per Ramazzotti. In seguito, Tosi ha abbandonato la comunicazione per dedicarsi a tempo pieno all'illustrazione e all'arte.

Tony Graffio: Tosi, perché la pittura è morta?
Lucio Tosi: La pittura è morta perché è stata superata in senso fattivo dalla critica che ha deciso che Duchamp è l'artista di riferimento, cosa che in qualche modo è vera, perché il Novecento è stato un secolo che ha distrutto le tradizioni e le ha sovvertite completamente. Siamo arrivati al punto di azzerare tutto e per gli artisti è arrivato il momento di smettere di distruggere per ricominciare a costruire qualcosa.
TG: I distruttori, coloro che spaccano oggetti antichi e poi ti dicono: “Guarda come sono bravo ho preso un vaso l'ho buttato per terra ed ho creato un'opera d'arte...” hanno rotto un po' i coglioni, o no?
LT: Non basta dire che hanno rotto i coglioni, bisogna fare una critica e bisogna dirgli che quando loro rappresentano un vaso dipinto rotto, oppure te lo fanno vedere rotto, che cosa cambia? In un caso viene rappresentato, nell'altro sei coinvolto personalmente nell'illusione dell'artista. E' un tentativo di far vivere lo spettatore in una situazione spiazzante, o meglio, straniante... Il senso della loro performance è quello di destabilizzare l'osservatore e trovare contatto ed emozione, però questi artisti hanno rotto il cazzo alla lunga perché in troppi sfruttano questa vena creativa... Ohhh! Bisogna spiegare a questi signori che dopo l'azzeramento effettuato da Duchamp è ora di produrre qualcosa di veramente nuovo. Loro si rifanno al teatro.
TG: Perché nonostante il teatro sia stato un po' soppiantato dal cinema, il teatro piace ancora moltissimo?
LT: A teatro senti ancora qualcuno respirare, c'è la pelle degli attori e la vita. Però bisogna ragionare di più sulla critica, non è che tutto quello che è installazione abbia un valore. Tipo la Beecroft o questi artisti qua...
TG: Una volta che ti sei tolto la soddisfazione di esprimerti con un linguaggio di quel tipo, basta. Non è che si può andare avanti in quel modo in eterno... La prima volta è una sorpresa perché rompi gli schemi, ma poi anche quel modo di agire diventa uno stereotipo e poi è troppo facile dire che sei un artista senza aver creato nulla, anzi solo distruggendo quello che ti circonda. Allora i Talebani chi sono? Geni dell'arte moderna perché hanno distrutto i Buddha di Bamiyan in Afganistan? E L'Isis che ha distrutto Ninive? Non ci verranno a dire che anche le Pussy Riot sono dei fenomeni perché ci fanno vedere gratis un paio di tette? Volete stupirmi? Fatemi vedere gli abitanti delle lune di Orione o gli omini verdi sul pianeta Arturo, poi ne riparleremo...
LT: Sai quanta gente si porta a casa la Beecroft? E' una realtà talmente a livello museale che vuole soltanto coinvolgere personaggi a livelli altissimi e non glie ne frega assolutamente niente della gente. Zero (risata). Girano soldi d'altro tipo, insomma... è vero, hanno rotto.
TG: Tosi, quale pensi che sarà l'arte del futuro?
LT: Personalmente, mi muovo nella coscienza che la pittura sia superata dai media come la televisione, internet, eccetera e quindi è morta. La pittura è un linguaggio che può essere studiato da un dilettante; può essere comprata da un estimatore, o un collezionista, da qualcuno che ami la pittura, perché comunque ha un mercato ed io mi sento di difenderla come un'espressione primordiale dell'uomo; un po' come i graffiti nella preistoria. Io stesso ho ridotto tutto ad un graffito ed a piccoli segni. Non faccio più pittura, non vedi i miei lavori? Non ci sono paesaggi, ritratti o rappresentazioni complicate della realtà, non c'è niente qua: è sparito tutto. Io parto dallo zero, ovvero dalla morte di questa faccenda qua. Prendo dei frammenti che costruisco io, cercando di ricomporre, se vuoi anche in un gioco poetico e un po' ingenuo, qualcosa di artistico che nemmeno io so cosa sia.

I Frammenti di Lucio Tosi

TG: Come definiresti la tua arte?
LT: Frammenti.
TG: Frammenti artistici?
LT: Solo frammenti di qualcosa che è crollato completamente.
TG: Ci si prepara per ricostruire tutto?
LT: Sì, io cerco di costruire, non di ricostruire il passato, cerco qualcosa di nuovo che non conosco... Invece che un bel quadro propongo solo dei segnetti, però belli perché io li faccio onestamente, in modo sincero. Io li dipingo uno per uno e a volte m'incazzo quando li creo, come per ogni altra opera... D'altro canto ho coscienza che non ha più senso continuare a fare pittura. E' difficile dire come sarà l'arte del futuro, ma io rivaluterei anche internet.
TG: Spiegati meglio.
LT: Adesso siamo tutti entusiasti di internet, ma un domani sarà come essere entusiasti perché adesso abbiamo la radio... o un battitappeto. Sarà tutto normale.
TG: Scusami, ma qual'è l'arte su internet? Non vorrei essere un artista a mia insaputa...
LT: Ma no... a suo tempo si sono fatti esperimenti di interattivita su internet, perché questa è la caratteristica della rete. Mentre nell'opera d'arte nessuno partecipa, tranne l'autore, internet può essere condivisa da più persone.
TG: Una chat è arte?
LT: Sono stati fatti degli esperimenti, o forse sono ancora in corso, non lo so perché non mi sono più interessato, dove un artista lancia un'immagine, altri la riprendono e la possono rielaborare e rilanciare a loro volta. Questa operazione aveva un nome che adesso non ricordo. Non mi interessano più queste cose.
TG: Comunque, stiamo parlando di arte visiva?
LT: Sì, arte visiva, anche se io sono dell'idea che arriverà una nuova forma d'arte che sarà l'espressione dello sviluppo el sapere nel campo della fisica e della chimica...
TG: Tipo stampanti 3D?
LT: Siamo ormai nel campo della robotica, le novità potranno arrivare anche dai nuovi materiali.
TG: Il Grafene lo conosci?
LT: No, però penso che questi settori scientifici saranno da stimolo per le nuove idee creative e visive. Io spero che presto si riesca anche a creare una forma d'arte che sia in qualche modo interattiva, vuoi per il colore, per luce o per circostanze contingenti, perché l'opera è ferma a secoli che già ci hanno detto tutto. Oggi, tutte le immagini della comunicazione sono in movimento, dai video ai giornali online. Abbiamo degli esempi molto chiari di immagini che si muovono sotto i nostri occhi. Abbiamo bisogno di movimento e anche di interattività, per questo penso che l'arte futura avrà queste componenti. Poiché tecnicamente questa nuova forma d'arte non esiste ancora, molti artisti utilizzano i video, prendendo a prestito dall'unica arte in movimento esistente, il cinema. In realtà, quelli non sarebbero nemmeno degli artisti, ma se tu adesso vai alla Biennale di Venezia, ti accorgerai che da 10 anni a questa parte, trovi quasi soltanto dei video. Gli artisti non si rendono nemmeno conto di quello che stanno facendo. Ok, ti piacciono i video, fanne qualcuno, ma fallo bene... non così facilmente, tanto per buttare lì qualcosa.
TG: Un giorno i robot, oltre a lavorare per noi, realizzeranno anche la nostra arte?
LT: Inventeremo cose bellissime, ne sono sicuro. Ci sarà una nuova chimica che ci darà colori strabilianti e forme che si muovono, così come esisteranno nuovi modi d'esprimere la rappresentazione tridimensionale, che adesso si cerca di mostrare attraverso le installazioni, le opere potranno essere fatte con luci ed ologrammi che occuperanno gli spazi in modo diverso, anche stando sospesi nell'aria. Anche se già oggi possiamo realizzare un ologramma, ci accorgiamo che la tecnologia è ancora un limite per noi. Ci saranno molte novità, anche non soltanto tecnologiche, questo è quello che io mi aspetto e auspico per il futuro dell'arte e dell'uomo.
LT: Eh sì! Qualsiasi cosa fatta bene è riconosciuta attraverso il vecchio detto: “Fare una cosa ad arte”. Anche un muro se non viene fatto ad arte rischia di crollare in breve tempo, non è vero?

Un Frammento di Lucio Tosi che ha presentato lo scorso maggio in una sua mostra a Milano allo Spazioseicentro di via Savona 99.
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1 commento:

  1. L'arte si manifesta con qualunque materiale: naturale o di ultima generazione. È l'artista che ravvisa le forme o i significati a lui congeniali. La tecnologia? Noo... Salvo forse nella scultura, più comodo e immediato il risultato. Altre forme tecnologiche non sono arte, ma semplicemente piacevoli risultati di un ensemble voluto o fortuito, del momento.

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