mercoledì 26 aprile 2017

Basement Party - the Story - Fumetti, serigrafia, grafica e tutto quello che fa spettacolo

Kuro
Kuro

Ultime immagini e ultime impressioni raccolte a tarda notte, o prima mattina, presso il Cotton Club di Jesi, dove s'è svolto il Basement Party organizzato da Jerry, Mona e Sonny. La partecipazione è stata massiccia, l'euforia generale ha anche raggiunto livelli inaspettati e tutto si è svolto nel massimo rispetto reciproco; si può dire che tutto è andato per il meglio e aspettiamo che si ripeta presto un'altra occasione del genere in cui ci si possa incontrare, conoscere e avere modo di esporre la propria arte in un clima di cordialità dove un pubblico preparatissimo è il fattore in più capace di valorizzare i lavori degli autori in mostra.
Si conclude qui un reportage speciale di Frammenti di Cultura su una realtà di provincia che ha saputo fare appassionare anche chi vive lontano da questi luoghi e sicuramente porterà nuove idee e voglia di fare, anche a coloro che pensano che organizzare certi eventi in una congiuntura delicata come quella in cui viviamo, ormai da troppi anni, sia impossibile. 
Mi ha fatto particolarmente piacere essermi immerso, anche se solo per pochi giorni, in una comunità vivace e molto solida che è riuscita a dare segnali importanti di rinascita e prova di grande efficienza e competenza.


Alex Massaggi a Basement Party 2017

Tony Graffio: Ciao Alex, raccontami qualcosa di te!

Alex Massaggi: No, stai scherzando vero?

TG: No, tutti raccontano qualcosa di se stessi in questa festa.

Alex Massaggi: Vado di porcate allora, lo sai?

TG: Va bene, no problem.

Alex Massaggi: Ciao, sono Alex, normalmente faccio il fumettista.

TG: Insegni alla Scuola Internazionale di Comics?

Alex Massaggi: Esattamente. Questa scuola è una bella realtà che esiste dal 1999. Inizialmente, non è stata accolta al meglio, ma adesso le cose vanno bene.

TG: C'è qualcun altro qua che insegna alla Scuola del Fumetto?

Alex Massaggi: Sì, c'è Mirco Pierfederici e Stefano Carloni che oltre ad essere un insegnante è un assistente.


Tavole di Gianluigi Gregorini e Autori Vari.

TG: Tu sei di Jesi?

Alex Massaggi: Sì, ma volevo finire il discorso sulla scuola e dirti che oltre ai lavori di Mirco e Stefano, ci sono quelli di Marco Bianchini che ufficialmente è il Direttore della Scuola di Firenze, perché la Scuola Internazionale ha varie sedi sparse più o meno in tutta Italia. E' una bellissima realtà, non solo perché ci insegno io, ma il livello di qualità è veramente schifosamente alto. E so che le cose vanno molto bene anche nelle altre sedi, se non di più che da noi, a volte... Anche lì c'è lo stesso tipo di target e di motivazione. Tolto il contesto scuola, per il resto adesso non so più cosa dire perché mi voglio godere la festa.

TG: OK, va bene, buon divertimento.


Claudio Rinaldi di Rinoteca

Incontro Rino di Rinoteca, il laboratorio che oltre a vari tipi di lavori di falegnameria e scultura stampa i bellissimi poster di Sonny Alabama e tante altre magnifiche serigrafie per altri artisti.

TG: Ciao Rino, qual è il tuo vero nome?

Rino: Claudio Rinaldi.

TG: Che cos'è la Rinoteca?

Rino: Abbiamo aperto un laboratorio quattro anni fa, da un anno ci siamo trasferiti ed abbiamo ampliato i nostri interessi. Adesso lavoriamo nella falegnameria, nella serigrafia, nella prototipazione in 3D.

TG: Dove siete? 

Rino: Ad Ancona, ma siamo tutti ragazzi che abbiamo varie provenienze. Io sono di Fano, c'è chi viene dalle Tremiti, chi da Ancona, chi da Fabriano. Abbiamo aperto questo laboratorio condiviso per soddisfare vari tipi di esigenze. Da un anno siamo diventati una Srl per spingere meglio i prodotti che facevamo prima in condivisione.


Un'altra serigrafia di Kuro

TG: Mi piacciono molto i lavori di Kuro, lui oggi non è venuto, parlami di lui, per favore.

Rino: Vincenzo Fortunato, in arte Kuro, è l'autore di molte nostre serigrafie ed è anche la persona che stampa gran parte dei nostri lavori. Fa illustrazione e Rock Poster Art. Lo trovi anche sul sito fan poster art. Per ora questo settore funziona abbastanza bene, abbiamo avuto diverse richieste, lo dico con tanta umiltà, da tutto il mondo, più che dall'Italia. Sicuramente. Facciamo più spedizioni in Australia, America e UK di quanto vendiamo in Italia.

TG: Si tratta di soggetti che crea lui?

Rino: Sì, sono soggetti suoi. Lui tende a illustrare soggetti femminili nei suoi lavori.


L'ingresso al Basement Party costava solo due euro.

TG: Voi stampate anche per Sonny Alabama?

Rino: Per gli artisti che espongono in questa mostra abbiamo stampato per Sonny Alabama, Marco 50 lire che ha disegnato quei poster di cm 70X70 e Diego Bonci. Negli anni, qua in zona ci siamo fatti diverse amicizie e perciò cerchiamo di collaborare per rendere a tutti più semplice il loro lavoro.

TG: Fate serigrafia in modo automatico o in modo artistico?

Rino: Serigrafia artistica. E' fatto tutto a mano. Abbiamo un piano aspirato e neanche lo accendiamo... I registri tra un telaio e l'altro sono fatti ad occhio.

TG: Fino a quanti colori siete arrivati a stampare?

Rino: Sinceramente, neanche tantissimi: 8 colori.

TG: Beh non sono pochi...

Rino: Sì, ma in giro ci sono anche serigrafie da 20 o 30 colori che a volte ci sembrano stampe impensabili da fare. Stampare a 30 colori richiede una quantità di tempo e di colore tale che non sai effettivamente quanto miglioramento può portare all'opera finale.

TG: Che tirature fate mediamente?

Rino: Normalmente, 30 o 40 pezzi. In alcuni casi magari cambiamo il tipo di carta o i colori da stampare. In quei casi facciamo tirature molto limitate da 10 pezzi. Può capitare che durante la stampa, l'artista cambia idea e sceglie d'inchiostrare in modo diverso i telai. I capelli da rossi diventano blu, per esempio, però in questo modo ne stampa solo 10, proprio perché lui stesso è l'autore e lo stampatore ed è libero di fare come meglio crede.


Annalisa Buscarini è stata scrupolosissima, come si può vedere in questa immagine, si premurava di contrassegnare ogni avventore/visitatore con un pennarello e rilasciava regolari ricevute fiscali (vedi blocchetto delle fatture sul tavolino all'ingresso). Anche le casse del bar rilasciavano tutti i documenti previsti dalla Legge. Nemmeno in Svizzera ho mai visto nessuno attenersi alle regole con tanta precisione e senso civico.


Fotografia di Luca "Blast" Forlani

Infine, voglio concludere con un simpatico sportivo/artista che ha partecipato alla precedente edizione di Basement Party, per avere un'opinione dall'esterno di un addetto ai lavori che può valutare in modo competente il livello della manifestazione e raccontarmi anche qualcosa di personale. Mi fa piacere sottolineare come ogni persona che è intervenuta a questa festa, pur essendo ben assimilata in una comunità molto unita, in cui tutti conoscono tutti, sia anche un individuo con caratteristiche proprie ben definite ed una fonte d'ispirazione spesso molto diversa dai propri colleghi e amici. 


Brillantina Moretti
Brillantina Moretti, 29 anni, grafico pubblicitario.

Tony Graffio: Brillantina Moretti, Sonny Alabama mi dice che sei un personaggio interessante, attivo sia sul fronte artistico che sul ring. Quanti anni hai?

Brillantina Moretti: 29 ancora per poco, a luglio ne compirò 30.

TG: Dove vivi?

Brillantina Moretti: Per motivi di lavoro vivo a Falconara Marittima, in provincia di Ancona, però sono originario di Sant'Elpidio a Mare, in provincia di Fermo.

TG: Sei un grafico?

Brillantina Moretti: Sono un grafico pubblicitario; ho fatto un percorso di studi in questo campo e attualmente sono impiegato in uno studio grafico di Falconara Marittima.

TG: Il tuo gusto per l'immagine è un po' vintage?

Brillantina Moretti: Sì, più che un gusto direi che è uno stile di vita che poi porta a tutta una serie di scelte che influenzano il mio abbigliamento, la cultura musicale e di conseguenza il mio stile grafico. 

TG: Sei un Rockabilly?

Brillantina Moretti: Sono un Rockabilly, purtroppo senza capelli.

TG: Beh, dai questo non lo diciamo a nessuno...

Brillantina Moretti: Però, c'è già qualcuno che mi definisce un Mocker che è una definizione che diede John Lennon di se stesso quando gli chiesero se fosse un Mod o un Rocker. Ormai, purtroppo, mi sono adattato ad un look senza capelli.

TG: Lavori in digitale?

Brillantina Moretti: Lavoro in digitale per una questione di velocità ed anche perché ormai è quasi tutto veicolato sul web. Mi piacerebbe lavorare, come una volta, in serigrafia in due o tre colori, ma mi rendo conto che ormai le possibilità di poter fare delle cose del genere sono poche.

TG: Hai partecipato alla precedente edizione del Basement Party?

Brillantina Moretti: Sì.

TG: Assistere adesso a questa nuova edizione, che effetto ti fa?

Brillantina Moretti: Mi piace. E' bello partecipare anche come spettatore perché comunque hai la possibilità di conoscere nuove persone e nuovi artisti, oltre che vedere dei lavori che non capita spesso di vedere in giro. E' bello poter incontrare nella stessa manifestazione chi già lavora ed è affermato e chi deve ancora farsi conoscere. Qui è possibile parlare sia chi ha un suo mercato, ma puoi anche scoprire nuovi talenti, ovvero coloro che fanno delle attività per passione e non per lavoro. Questo è bello, perché normalmente non  è facile conoscere persone così diverse.

TG: Ti piacerebbe prendere parte ad un'eventuale prossima edizione di The Basement Party?

Brillantina Moretti: Sicuramente. E' un bell'ambiente capace di raccogliere artisti a 360°, ma soprattutto è un punto d'incontro per gente che ha veramente voglia di fare qualcosa di buono in questo campo. Non tutti hanno infatti voglia di mettersi in gioco in un momento in cui il mercato è saturo. Da una parte, ci si sente un po' limitati perché ci può essere qualcun altro che fa delle cose simili alle tue, magari ad un prezzo anche più basso, ma questo non deve essere un motivo per chiudersi in se stessi. Effettivamente, in questo periodo storico tutti guardano molto al prezzo di quello che acquistano, facendo molta attenzione all'economia ad ampio raggio e non al prodotto finale e alla qualità di quello che tu offri. Questo, ovviamente è un errore e qualcosa che anche se può portare ad una vendita, il guadagno può passare in secondo piano, perché per chi è in questo settore, la cosa importante è fare quello che piace e che ti fa stare bene.

TG: Tu sei un free-lance o sei alle dipendenze di qualche studio?

Brillantina Moretti: Io sono alle dipendenze di uno studio grafico, ma mi ritaglio un piccolo spazio da free-lance per i miei progetti personali.

TG: Che musica ascolti?

Brillantina Moretti: Per molti anni ho frequentato l'ambiente Rockabilly, ma ascolto varia musica. Non disdegno la musica degli anni del 1930-1940, inoltre sono un amante del Blues del delta del Mississipi. Mi piace ascoltare il Jazz quando lavoro. Recentemente mi sono spinto ad ascoltare anche la musica dei sixties, dal Beat al Soul, al Classic Soul. A casa, per sfogarmi, ascolto quella piccola corrente del Punk che viene definito Celtic Punk. Sono un amante della cultura irlandese, mi piacciono i Pogues ed i Mahones. Mi piace il Punk che ha una radice folk.

TG: Il tuo gruppo preferito?

Brillantina Moretti: Per la vena più folk del Punk, i Flogging Molly; per la vena un po' più Punk, i Mahones. Mi piace anche un'altra frangia che sconfina nello Street Punk, qui ci sono i Dropkick Murphys che attingono ad un immaginario della cultura irlandese. Se invece dovessi dirti il mio artista preferito ti direi il nome di Johnny Cash, tanto da essermi tatuato il motto della sua famiglia che va direttamente alle radici. Io trovo molto bella questa frase che dice: Better times will come. Verranno tempi migliori. E' come un augurio affinché arrivino momenti migliori.

TG: Ho capito. Ascolti anche il Folk tradizionale irlandese?

Brillantina Moretti: Mi piace, ma non lo conosco tantissimo; preferisco un genere più spinto che attinge alle radici folk. Conosco i Dubliners ed apprezzo che abbiano fatto delle collaborazioni con gruppi più giovani come i Pogues o i Mahones.

TG: E Van Morrison?

Brillantina Moretti: Sì, mi piace e la trovo una musica d'ascolto.

TG: La musica influenza molto il modo di vivere e di lavorare?

Brillantina Moretti: Il modo di vivere sì. Mentre il modo di lavorare deve giungere a dei compromessi, perché se hai l'affitto da pagare a fine mese, devi decidere cosa fare, a meno che tu non sia qualcuno di affermato che ha la capacità di auto-sostenersi, e devi arrivare a dei compromessi. La musica può diventare uno stile di vita dopo le 8 ore lavorative, anche se magari un certo tipo d'abbigliamento lo puoi esibire anche nel tuo ambiente di lavoro. Da appassionato degli anni '50, ti posso dire che lavorando per uno studio grafico, a volte riesco a coniugare la mia passione con il mio lavoro, ma altre volte ti viene richiesto d'essere più "contemporaneo", per seguire quello che va in quel momento e seguire le esigenze del cliente. Spesso le passioni è meglio che non diventino un lavoro o si rischia di perdere di vista l'ottica del ritorno economico.

Conclusioni
Avrei voluto documentare in modo più completo tutti i partecipanti, gli artisti, il pubblico, le persone con cui ho parlato, coloro che simpaticamente mi hanno accolto in amicizia e con interesse, comprese quelle persone con le quali ho scherzato ed ho bevuto una birra, o solo incrociato uno sguardo, ma tutto si è svolto in uno spazio limitato di tempo e Voi, i protagonisti di questa bellissima festa, eravate davvero tanti. Più di quanti potessi effettivamente contattare, ritrarre ed ascoltare. So che nei momenti di massima affluenza, solo nel locale seminterrato del Cotton Club erano presenti più di 400 ragazze e ragazzi; forse saprete già che anche sulle scale c'erano molte decine di persone in attesa d'entrare. Per non parlare di tutti coloro che erano disseminati nei tre locali del Warm-Up. Basement Party è stata davvero un'occasione speciale per farsi conoscere e attirare su una città come Jesi allegria, buon umore, arte e cultura. In molti si sono mossi per passare una serata indimenticabile in compagnia e da questo movimento ne hanno beneficiato le piccole e medie attività presenti sul territorio anche se non erano direttamente coinvolte nella notte nel Basement. Io stesso ho visitato i musei ed ho frequentato negozi e altri luoghi durante la mia permanenza a Jesi. Possiamo dire senza ombra di smentita che l'arte e la cultura producono un prezioso indotto economico a tutti e per questo iniziative di questo genere andrebbero sempre favorite, più che guardate con diffidenza e sospetto.
Nel mio reportage  ho privilegiato le persone con le quali ho avuto un minimo di scambio verbale; purtroppo, per vari motivi, alcuni espositori non sono intervenuti al party o hanno dovuto allontanarsi prima della fine dell'evento. Mi scuso con loro se non li ho intervistati o citati adeguatamente in questo Special sul Basement Party, però mi rendo disponibile ad ascoltarli ed a inserirli in future pagine o servizi.
Ringrazio tutti coloro che ho conosciuto e chi si è interessato a quanti abbiamo fatto o ha seguito a distanza gli eventi che abbiamo raccontato in questo sito. TG



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domenica 23 aprile 2017

Basement Party - the Story - I tatuatori

Al Basement Party si possono incontrare anche dei bravissimi tatuatori.


Gorana Gvozdenovic e Alessandro Turcio, 33 anni, di Homeward Tattoo.

Tony Graffio: Ciao Alessandro.

Alessandro Turcio: Ciao Tony Graffio.

TG: Mi dicono che tu sia di Roma.

Alessandro Turcio: Sono di Roma, ma sono cresciuto a Jesi. Dai 20 ai 30 anni ho vissuto a Roma, ma dopo sono tornato a Jesi dove, insieme a Gorana, la mia compagna, ho aperto Homeward Tattoo, uno studio di tatuaggi. Gorana non è una tatuatrice, ma è la manager del negozio, organizza e gestisce ogni cosa. E' lei la vera anima della mia attività. Io mi limito a tatuare.

TG: Wow! Come hai iniziato a fare questa attività?

Alessandro Turcio: Ho iniziato quando ero ancora a Roma, grazie ad un amico che era già in questo mondo. Avevo già questa passione fin da giovanissimo, grazie alla musica, allo skateboard e all'essere Punk ed a vivere un'esperienza diversa da quella in cui si trovava Jesi negli anni '90.

TG: Che tipo di tatuaggi fai?

Alessandro Turcio: Mi sono specializzato in un genere tradizionale anglosassone,americano e in tutto quello che rappresenta l'Old School del tatuaggio, un tipo di disegno occidentale dell'inizio del Novecento che proviene fondamentalmente dalla Marina e dal mondo militare; anche se io sicuramente faccio poco parte di quell'ambiente. Cavalco la moda ed il revival che c'è stato in questi anni, cosa che mi piace fare senza nessuna contaminazione moderna, ma come si lavorava una volta, con pochi colori, molto nero e linee decise.

TG: Usi le macchinette elettriche?

Alessandro Turcio: Ovviamente, uso le macchinette rigorosamente a bobina. Come si fa da più di 100 anni, usando quei quattro o cinque colori che caratterizzano molto il tratto.


I disegni di Booka esposti al Basement Party

TG: Quali sono i soggetti che ti chiedono più frequentemente? O sei tu che consigli il cliente?

Alessandro Turcio: Fortunatamente, anche qua in provincia, la gente viene da me perché è interessata al mio genere e si affida ai miei consigli. Possiamo facilmente trovare delle idee consultando la nostra biblioteca che conta tantissimi libri. Fondamentalmente, proponiamo il rifacimento di vecchi disegni di tatuatori che ormai sono tutti nell'altro mondo. Portiamo avanti una tradizione, anche in modo grezzo, se vuoi, ad ogni modo i soggetti preferiti sono i velieri, le ancore, gli animali, gli animali che lottano e soprattutto le donne e le donnine. Oltre che simboli d'amore e di speranza e amuleti.

TG: Tra i tuoi clienti ci sono più uomini o donne?

Alessandro Turcio: Entrambi i sessi. Sia uomini che donne si fanno tatuare figure di donne. Io sono un po' restio a tatuare l'immagine maschile sia addosso ad un pubblico di donne che di uomini. Diciamo che gli uomini non fanno parte di certi soggetti ed icone, se non in minima parte; mentre per i soggetti femminili è diverso.

A questo punto, interviene Gorana perché, probabilmente, dalla mia espressione si capisce che non ho per niente chiaro quello che voleva dire Alessandro.

Gorana: Sia le ragazze che i ragazzi si tatuano per lo più soggetti femminili... (interrotta da Alessandro)

Alessandro Turcio: Su queste vecchie tavole di 120 anni fa ci sono per lo più donne: piratesse, gheishe, donne nude e pin up di ogni genere, non ci sono uomini. Tolta qualche piccola eccezione. Ci siamo un po' dilungati in questa cosa che è un po' difficile da spiegare, comunque tra i soggetti donne sì, uomini no. Donne bellissime e uomini molto brutti e cattivi. (ride)


Un tatuaggio effettuato da Alessandro Turcio.

TG: Partecipi alle fiere del settore? Come fai a farti conoscere?

Alessandro Turcio: Ho avuto la fortuna di lavorare con gente che sta ai massimi livelli in Italia, come Luca Mamone e Enzo Ciorba che sono due pietre miliari del tatuaggio capitolino e nazionale. Grazie a loro, fin da giovanissimo ho lavorato con grandi nomi dell'ambiente del tatuaggio nazionale e d internazionale. Con mia grande soddisfazione, nell'ultimo anno sono andato due volte in America, piuttosto che in Europa per lavorare nelle fiere. Posso dire d'aver già lavorato parecchio.


Homeward Tattoo, Jesi.

TG: A che fiere hai partecipato in America?

Alessandro Turcio: Una in Pennsylvania ed una nello stato di New York; ho lavorato a Londra Barcellona, Amsterdam... Ho partecipato a fiere un po' ovunque.

Gorana: A fine mese andremo all'Expo Tattoo a Bologna, dal 31 marzo al 2 aprile.

TG: In studio tatui solo tu?

Alessandro Turcio: Io sono il proprietario, mi affiancano tre collaboratori, più un quarto ragazzo che sta iniziando questa carriera. Tutti e cinque questa sera stiamo esponendo qui al Basement Party.


Sul braccio di Mattia un tatuaggio tipico di Booka.

TG: Vogliamo citarli?

Alessandro Turcio: Certo. C'è Alessandro Giulioni, conosciuto come Booka, è un tatuatore marchigiano che lavora in vari studi; c'è Nicola Pacetti che è uno specialista del tatuaggio geometrico e di tutto quello che richiama il mandala ed il disegno sacro buddista/induista e lo stile del dot-work, i puntini; poi c'è Ohiana Añaños, una ragazza spagnola che vive nelle Marche già da una decina d'anni e da poco è parte del rooster dello studio; infine c'è Jacopo che è una nuova promessa che speriamo inizi presto ad inchiostrare più persone possibili.

TG: Avete parecchio lavoro allora?

Alessandro Turcio: Fortunatamente sì, anche se il lavoro non è mai abbastanza. Jesi è una piccola città, ma arriva gente da fuori, anche perché sono abbastanza conosciuto e mi vengono a trovare, sia da Roma che da tutta Italia. C'è chi visita Jesi per venire a tatuarsi all'Homeward, sembra paradossale, ma è così.


Booka e Mattia in una visione psichedelica di TG

Booka è un tipo molto interessante che conosce la vita della strada e mi ha raccontato cose sconvolgenti. Per evitare problemi mi ha chiesto di spegnere la registrazione audio mentre toccava argomenti un po' scottanti; purtroppo poi mi sono dimenticato di riavviare il registratore, pertanto adesso vi racconterò quello che mi ricordo di ciò che mi ha detto in quella serata fantastica in cui ha avuto luogo una delle più belle feste in cantina.
Prima però chiedo a Mattia, un amico di Booka perché si sente la necessità d'avere delle immagini sulla propria pelle.

Tony Graffio: Perché ci si tatua?

Mattia: Perché è bello!

TG: Ti piace lo stile indiano?

Mattia: Sì, ne ho uno anche qua dietro (mostra la schiena).

TG: Booka tu che genere prediligi?

Booka: Un genere tradizionale. A parte certe storie, il significato e cose così, secondo me il tatuaggio è una cosa che si fa perché poi la persona sta meglio e si sente più bella. E' una decorazione estetica. Se vai a ricercare troppo il significato, costruire storie e cose così, poi rischi di perdere qualcosa a livello estetico. E' più d'impatto un disegno semplice che 3000 concetti elaborati. Questo è un fenomeno talmente di tendenza che c'è un boom che porterà le generazioni successive alla nostra a non tatuarsi proprio. Poi forse si ritornerà a ricercare qualcosa che attiri l'attenzione su di sé, come il piercing. Ormai, il tatuaggio, oltre a dare l'illusione di poter fare dei soldi facilmente si mischia all'arte, però questa pratica non è arte, è artigianato. Bisogna conoscere bene la tecnica, sapere usare i materiali e sapere come si fanno le cose. Adesso c'è in atto questa truffa dei social network, ognuno vuole mostrarsi attraverso delle foto, tutto appare bello quando è appena fatto. Tutto è artistico, ma il tatuaggio devi continuare ad apprezzarlo con il passare del tempo. Deve mantenersi bene. E' un po' come comprare un tavolo o un mobile, quello fatto dal falegname è molto diverso da quello che trovi all'Ikea. Nel nostro ambiente c'è una selezione naturale tra chi lo fa veramente per passione e chi lo fa per moda. Anche tra i clienti c'è chi si fa un disegno ogni tanto per farsi vedere e chi invece torna spesso perché gli piace veramente. Tanto è' un mondo dell'apparire, c'è chi non va a mangiare fuori al ristorante per andare dall'estetista... Ti arrivano certi ragazzi, i pischelli, che hanno il problema dei peli... Abbiamo proprio perso i valori.

TG: In che senso hanno il problema dei peli?

Booka: E' un problema estetico legato all'apparire e all'essere sempre perfetti, vanno dall'estetista per depilarsi.

TG: Ah!

Booka: Pensano che devi essere come in una rivista di moda, sempre perfetto...

Mattia: Io preferisco farmi un tatuaggio che una serata potente. Mi farei tanti tatuaggi, hai voglia, mi riempirei tutto il corpo.

Booka: Ma no, è  come il giardinaggio. Al sabato non sai che cosa fare e ti fai un tatuaggio...

Mattia: Ognuno si rilassa a modo suo.

Booka: Ti rilassa anche il tatuaggio, perché a livello chimico, sopportando lo sforzo del tatuaggio, quando hai finito il tuo organismo produce il doppio delle endorfine. E' un po' come andare a correre. Ci sono persone inclini a questa pratica ed altre no.

Mattia: Io mi rilasso con il tatuaggio.


Said e Kira sono i cani di Booka e queste sono le sue falangi.

Alla fine, Booka consiglia di evitare di tatuarsi sulla faccia per non incorrere in controlli troppo frequenti da parte della polizia e di altre forze armate. Tatuarsi sul volto è una cosa che ha senso solo quando non resta nessun'altra parte del corpo libera. TG

sabato 22 aprile 2017

Basement Party - the Story - Un raccoglitore d'idee e personaggi mitici

 Guendalina, il volto sorridente dietro al bancone del Basement Party

Come avrete capito, questo mese di aprile è dedicato allo Special sul Basement Party di Jesi ed alle realtà underground di provincia di una scena artistica che, nonostante sia un po' distante dai giri della mondanità patinata delle grandi città, è molto attiva ed annovera personaggi, creativi e band di tutto rispetto. Per conoscere meglio anche i precursori di questa ondata Punk-Rock Marchigiana, credo che domenica 30 aprile alle 21,30 andrò alla Balera dell'Ortica, a Milano, per sentire i Gang e parlare con loro; anche se adesso suonano un genere folk che ha preso le distanze dalle sonorità del loro esordio. Segnalo a tutti questo evento e magari, se avrete voglia, ci potremo incontrare là.
Nonostante l'approfondimento sul Basement Party e l'ascolto delle band che si autoproducono o che trovano maggiori consensi all'interno dei circuiti alternativi del Rock'n'Roll, inteso in tutta la vasta declinazione di questo amatissimo genere musicale, Tony Graffio non è rimasto con le mani in mano e s'è mosso anche su altri fronti, pertanto ne approfitto per darvi qualche anteprima di argomenti che verranno trattati tra non molto tempo sulle pagine di Frammenti di Cultura. Ho finalmente intervistato Dario Arcidiacono, l'artista maledetto dal potere occulto rettiliano che ci fa conoscere mondi nascosti che interagiscono con le nostre vite in modo abbastanza violento. In occasione della sua mostra di Dario allo Spazio Galileo del Leoncavallo ho sentito anche Giacomo Spazio e Lilo, curatrice della mostra. In futuri appuntamenti con fotografi, artisti e artigiani parlerò dell'archivio del reporter Giorgio Lotti, di un fotografo giapponese e di uno stampatore italiano che ho conosciuto all'ultima MIA. Quello che vi invito a non perdervi, per nessun motivo al mondo, sarà una divertentissima chiacchierata con un restauratore emiliano trasferitosi a Milano nel 2000. Con lui ho affrontato discorsi veramente scottanti che sicuramente interesseranno un pubblico molto vasto, anche al di fuori degli ambienti del collezionismo, del restauro, dell'arte e dell'artigianato. Siete avvisati.
Adesso però continuo con la presentazione dei protagonisti del Basement Party dello scorso marzo.

Microamica ama i coltelli ed è amica dei briganti.

Tony Graffio: Microamica!

Microamica: Ciao, sono Giulia e vengo dal freddo Friuli.

TG: Parlami dei lavori che hai esposto che sono alquanto personali.

Microamica: Disegno e reinterpreto, con la carta intagliata, dei temi a me cari, che mi piacciono e che voglio far conoscere agli altri. Oggi, ho esposto le 12 fatiche di Ercole reinterpretate, disegnate e intagliate nel cartoncino nero.

TG: Nero su nero!

Microamica: Eh sì, nero su nero...

Gli intagli artistici di Microamica richiedono parecchio lavoro e tanta pazienza.

TG: Perché? 

Microamica: Il nero mi piace molto e poi non so utilizzare molti altri colori. Diciamo che il colore mi mette un po' a disagio...

TG: Sei molto dark?

Microamica: Sì, sì, molto... Anche nello spirito (risata).

TG: Non si direbbe...

Microamica: Camuffo bene.

TG: Ti piace disegnare?

Microamica: Sì, prima di intagliare faccio personalmente i disegni, come base, per poi renderli al meglio con questa tecnica particolare.

TG: Non si tratta di incisioni?

Microamica: E' intaglio, però deriva effettivamente dall'incisione; nel senso che io parto da lì. Mi piace l'incisione, mi piace la xilografia, mi piacciono le tecniche di stampa. Ho seguito un mio percorso che mi ha fatto arrivare ad intagliare la carta.

TG: E le magliette?

Microamica: Le magliette sono un richiamo alle mie radici, perché io provengo da Maniago, il paese dei coltelli in provincia di Pordenone.

TG: Hai qualcuno che in famiglia fa i coltelli?

Microamica: Mio padre li ha costruiti per più di 40 anni. Ora non più... Anche mia sorella, in realtà si occupa di coltelli.

TG: Meglio non discutere con lei allora... Ti esprimi in qualche altro modo, oltre che con la tecnica della quale ci hai parlato?

Microamica: Ho sperimentato molto, però adesso l'intaglio riassume un po' tutto il mio percorso espressivo. Restiamo perciò sulla stampa artigianale e l'intaglio della carta...

TG: Che si fa comunque con coltelli o bisturi...

Microamica: Infatti...

TG: Vivi a Jesi?

Microamica: Vivo a Filottrano, con il mio ragazzo che è uno degli ideatori di questa manifestazione.

TG: Ah certo, Mona! Dov'è adesso? Devo intervistare anche lui!

Microamica: E' andato fuori a fumare.

TG: Ma gli hai detto che sarebbe il caso che si facesse chiamare in un altro modo? Sa cosa vuol dire "essere un mona" in friulano?

Microamica: Purtroppo, sì... Infatti, la prima volta che è venuto da me gli abbiamo tolto il soprannome e gli ho detto: "Facciamo che ti chiami solo Giacomo... Sai com'è...".

TG: Ho capito. Hai fatto bene. Ti vedremo anche al Ratatà?

Microamica: Sicuramente!

TG: In bocca al lupo!

Le opere intagliate da Microamica (sul muro a destra) esposte al Basement Party. A sinistra i lavori di David "Panic" Campana.

Giacomo Monachesi posterizzato

Tony Graffio: Ciao Mona, stiamo vivendo l'esperienza di un mondo Underground?

Giacomo Monachesi: Ci proviamo. Ci piace renderlo ancora Underground! 

TG: Soddisfatto della serata?

Giacomo Monachesi: Sì!

TG: E' stata dura organizzarla?

Giacomo Monachesi: Molto, però la soddisfazione ed il tasso alcoolico nel sangue rendono più accettabile tutta la fatica che c'è dietro a questo evento.

TG: Perché lo fai allora?

Giacomo Monachesi: potrei dire che lo faccio per portare avanti la causa. In realtà no, semplicemente mi piace fare quello che faccio e adoperarmi per creare socialità.

TG: Ok, grazie, questa mi sembra una bella risposta.

Giacomo Monachesi: Non lo faccio per il guadagno, ma per il piacere d'essere qui.

TG: Che cosa fai tu nella vita?

Giacomo Monachesi: Un'attività assimilabile a questa. Lavoro insieme a Jerry Brigante in un bar a Osimo, però quello che facciamo adesso va oltre il lavoro, vogliamo divertirci con gli amici e fare socializzare anche chi non si conosce.

TG: Chiarissimo, molto bello! Hai ragione c'è un sacco di gente simpatica che ha voglia di parare e di conoscere altra gente. Questa sera c'è un'atmosfera particolare e sento anch'io che sono tutti miei amici. Grande Basement!

Jerry Brigante

Tony Graffio: Ed eccomi con il grande Jerry Brigante. Che cosa significa per te Basement?

Jerry Brigante: Al di là che ci troviamo davvero in uno scantinato, questa è un'occasione per stare insieme, fare amicizia e conoscere quelle persone di cui magari avevi sentito parlare, visto i lavori e che qui hai modo di incontrare per avere uno scambio di idee e opinioni, o per mettere le basi per collaborazioni artistiche e culturali. Ma non farmi parlare tanto perché sono un po' imbarazzato...

TG: Coraggio Jerry, non vorrai farmi credere d'essere timido, vero?

Jerry Brigante: No, non sto fingendo, io sono timido!

TG: Voi avete organizzato il primo Basement Party l'anno scorso a Osimo?

Jerry Brigante: Esatto. Basement è un raccoglitore d'idee.

TG: Da che cosa si distingue l'edizione di quest'anno da quella dell'anno scorso?

Jerry Brigante: Innanzitutto, abbiamo chiamato Sonny Alabama per unire le forze con lui. Ci ha dato una grossa mano per la promozione su internet e a livello grafico. Ha anche chiamato qualche artista. Ha contribuito parecchio alla buona riuscita dell'evento.

TG: Jerry, normalmente di cosa ti occupi?

Jerry Brigante: Gestisco da tre anni, insieme a Mona, l'Igno Park di Osimo, uno dei più grandi skate park d'Italia. Oltre a questo, sempre insieme a Mona abbiamo il Barigno, il bar adiacente allo skate park dove, tra le altre cose, organizziamo serate musicali con DJ set, live music, degustazioni ed altre amenità.

TG: Hai esposto qualche lavoro?

Jerry Brigante: No, qua no. Non sono degno, anche se in realtà sono uno pseudo-grafico. Sono un autodidatta appassionato di disegno e mi arrangio... Sono un brigante, di nome e di fatto, però negli anni sono riuscito a mettere insieme vari progetti collegati alla grafica, come quello di progettare, stampare e vendere T-shirt.

TG: OK, adesso parlami della tua esperienza musicale.

Jerry Brigante: Adesso ho smesso. Per 20 anni ho suonato la batteria con i Mala Vida, un gruppo Punk-Combat-Rock dai testi impegnati. Abbiamo fatto quattro o cinque dischi... Non so se conosci The Gang? Un gruppo storico di Filottrano...

Voce fuori campo: Due birre!

Jerry Brigante: Arrivo!

TG: Quindi cosa hai fatto con i Gang?

Jerry Brigante: Con i Gang, oltre ad essere compaesani e buoni amici, abbiamo registrato un album insieme, nel 2007, intitolato MalaGang, dove proponevamo canzoni nostre inedite e loro storici cavalli di battaglia riarrangiati per l'occasione... Abbiamo anche organizzato un festival culturale a Filottrano. In tre giornate si sono esibite una quarantina di band che suonavano vari generi musicali. A contorno della manifestazione musicale c'erano un mercatino dell'artigianato, associazioni benefiche, culturali e umanitarie; oltre che artisti di strada e mostre varie.

Un party perfettamente riuscito, con tanta bella gente e bei lavori da ammirare.

TG: OK, ultima domanda: perché hai organizzato nuovamente il Basement Party?

Jerry Brigante: Perché sono pazzo!

TG: Lo sospettavo... Grazie.

Tra tanti personaggi del mondo della musica, non ho potuto ignorare la presenza di Francesco Belelli-Lennon, un musicista appassionato delle sonorità elettroniche dei fantastici anni '60, DJ e sosia del mitico John.

Tony Graffio: Ciao Francesco, come stai?

Francesco Belelli-Lennon: Sto bene, grazie.

TG: Hai in programma qualche nuovo disco?

Francesco Belelli-Lennon: No, per adesso, pausa. Mi sto divertendo.

TG: Hai in progetto di dedicarti alle arti visive?

Francesco Belelli-Lennon: No, sono qua per accompagnare la mia compagna, Ohiana Añaños, l'hai intervistata poco fa, è lei che espone qui al Basement.

Francesco Bellelli-Lennon e la sua Yoko-Ohiana.