sabato 31 dicembre 2016

Un mito della Poster Art: Malleus

Molti pensano che Malleus sia un artista del Nord Europa: sbagliato. Malleus è un laboratorio serigrafico di cui fanno parte tre miti piemontesi che vivono tra Tortona e Bra.
Un tempo Poia, Urlo e Lu erano conosciuti come il Dottor Genialis e realizzavano le copertine per i loro demo-tape, perché da sempre suonano e amano la musica. Tutto è iniziato con l'ideazione e la diffusione delle fotocopie dei manifesti dei loro primi concerti che essi stessi disegnano.
Evidentemente, la musica per molti artisti è un forte stimolo per avviare un'attività di questo tipo perché ha costantemente necessità di pubblicare manifesti ed altro materiale cartaceo in supporto all'affissione, al marketing ed al collezionismo, oltre che a sostegno del prodotto discografico che tuttavia, come abbiamo già visto in altre occasioni su queste pagine, è diventato per certi versi un bene secondario, quasi di propaganda all'evento concertistico.
Riporto di seguito una breve intervista che ho realizzato a Filler Winter Edition 2016, un evento che se vi siete persi (nonostante io vi abbia consigliato vivamente di vivere in prima persona), sicuramente rimpiangerete a lungo. 
Essendo Malleus una realtà molto interessante del panorama artistico internazionale, mi riprometto di preparare presto un altro servizio che parli di questo gruppo di artisti, andandoli a trovare direttamente a casa loro, per documentare anche le fasi di stampa e di realizzazione di autentici capolavori su carta.
Oggi i Malleus sono tra gli artisti più bravi ed esperti in questo settore, a livello mondiale. Impossibile non conoscerli. TG

Malleus Poia, Lu, Urlo
Poia, Luisa e Urlo sono i Malleus

Tony Graffio intervista Malleus

Tony Graffio: Come lavorate insieme? Disegnate tutti o vi distribuite dei compiti ben precisi? 

Malleus: E' un lavoro di squadra, nel senso che ogni opera che realizziamo è il frutto di una discussione iniziale che serve per decidere che tipo d'impronta dare all'immagine con un'idea forte.

TG: Quindi il primo passo è la progettazione del disegno?

Malleus: Esatto. E' una specie di scontro di menti bacate. I disegni principali sono di due di noi, però le variazioni sul tema sono frutto di visioni differenti di un unico aspetto creativo che porta alla fine ad un compromesso dal quale scaturisce l'opera finale.

TG: Siete intercambiabili nei vostri ruoli di disegnatori/stampatori?

Malleus: Più o meno sì. Anche se c'è chi è più predisposto alla stampa, o all'uso dei colori e chi al disegno. C'è chi è più incline a fare certe cose piuttosto che altre, ma bene o male riusciamo ad interagire bene e ad essere abbastanza intercambiabili nei nostri ruoli.

TG: Vedo che ci sono dei poster che trattano soggetti più cinematografici ed altri riportano nomi di gruppi musicali. Sono questi gli argomenti che illustrate?

Malleus: La nostra attività principale è quella di creare il poster in serie limitata e numerata in serigrafia. Recentemente, ci sono stati richiesti da Dark City Gallery, una galleria d'arte inglese, dei poster che celebrassero l'opera cinematografica di Dario Argento. Poi, abbiamo avuto contatti con altri committenti che richiedevano la realizzazione di manifesti alternativi di alcuni film celebri come Blow Up o come Reefer Madness ed altri film Cult del passato. Abbiamo lavorato anche con la galleria Bottleneck di Brooklyn che è specializzata in cultura Pop e stampe d'arte a tiratura limitata. Abbiamo fatto anche il remake del poster di Nightbreed ed altre cose.

TG: Siete molto più conosciuti all'estero che in Italia?

Malleus: Direi proprio di sì. Decisamente. Anche se si tratta sempre di un'attività underground che non ha un vero riconoscimento ufficiale. C'è tutto un sottobosco di artisti, soprattutto americani, che si occupano di Poster art. Solo di recente, questa scena sta crescendo anche in Italia, adesso ci sono più ragazzi che disegnano questi soggetti e più appassionati che hanno voglia di sperimentare questa strada che in Nord America ha radici ben profonde. la nostra attività è un po' strana e non trova ancora il riscontro che merita, anche se ultimamente abbiamo notato un fiorire di nuovi artisti. Cosa che ci fa molto piacere.

TG: Per che gruppi musicali avete lavorato?

Malleus: Tantissimi. Dai gruppi più conosciuti come i Black Keys, i Foo Fighters, Iggy Pop, Amanda Palmer o i Queens of the Stone Age, ai Bongzilla e gli Electric Frankenstein che sono band un po' più di nicchia. E' dal 2003 che facciamo queste cose, quindi negli anni abbiamo accumulato parecchi lavori e collaborato con molti musicisti.

TG: Che formazione avete? Grafica? Artistica?

Malleus: Due di noi hanno studiato architettura, ma fondamentalmente tutto quello che sappiamo lo abbiamo imparato da soli o grazie ad un altro studio di grafica pubblicitaria di Tortona che ci ha insegnato a stampare in serigrafia e da lì poi noi abbiamo continuato a sperimentare in modo autonomo.

TG: E' difficile trovare l'illustrazione per illustrare qualcosa?

Malleus: Dipende. Non c'è una regola. A volte restiamo bloccati per trovare un'idea, a volte troviamo subito l'idea, ma non arriva il disegno. Altre volte otteniamo entrambe le cose subito, ma poi la stampa ci dà dei problemi. Non è un lavoro facile, è sempre come se fosse la prima volta e fino alla fine non si è mai sicuri di come sarà il risultato.

TG: Tra i vostri clienti c'è qualcuno che è stato particolarmente contento del vostro lavoro?

Malleus: Sì, gli Psychic Tv sono stati molto simpatici, sono stati il primo gruppo che per ringraziarci, dopo avergli mandato la bozza definitiva da stampare, ci hanno mandato un video dove apparivano molto felici. E' stata una piacevole sorpresa ricevere una cosa del genere anziché la solita email. Con Jon Spencer siamo diventati buoni amici, anche perché con lui lavoriamo spesso. King Buzzo dei Melvins ha voluto conoscerci personalmente. Con alcuni musicisti è più facile avere rapporti più stretti, mentre per gli artisti più famosi, come Iggy Pop, hanno un manager che cura i loro affari.

TG: Avete qualche aneddoto divertente da raccontare?

Malleus: Quando abbiamo fatto un poster per i Queens of the Styone Age, mentre stavamo parlando con Josh Homme, abbiamo visto arrivare un ragazzo che gli ha portato ad autografare una serie infinita di dischi. Nonostante questo Josh è stato molto gentile e glieli ha firmati tutti, anche se questa operazione sarà durata almeno mezz'ora. La loro è una band di persone molto alla mano.

TG: parliamo delle vostre tecniche di disegno. Lavorate a mano o al computer? O avete una tecnica mista? Capita che vi aiutate con la fotografia?

Malleus: Partiamo dal disegno a matita, lo passiamo a china, poi le colorazioni solitamente vengono fatte al computer, anche per la divisione delle pellicole e la loro stampa digitale. La serigrafia finale viene stampata a mano, senza giostre, tavoli o altri sistemi semiautomatici. Facciamo tutto come si faceva una volta. Ci siamo autocostruiti un bromografo perché quando abbiamo iniziato non sapevamo come impressionare i telai. Vieni pure a trovarci quando vuoi, così ti facciamo vedere come lavoriamo.

TG: Vi ringrazio. A presto.

Malleus Poster Art
 Blow Up in un poster dei Malleus

sabato 24 dicembre 2016

24/25 dicembre 2016: Buona Natività dallo Spazio

"Dove va la mano, vanno gli occhi, dove sono gli occhi è l'attenzione, dove è l'attenzione è l'emozione e, con essa, l'estasi vibrante." Nàtya Shastra

Nostra Signora degli Astronauti. Una Natività nello Spazio. Una delle più belle Madonne realizzate da Dorian X.

Anche quest'anno "Frammenti di Cultura" augura buone feste a tutti scegliendo l'opera di un artista amico del blog di Tony Graffio.
Non ho ancora intervistato Dorian X, ma considero la sua opera molto interessante, sia per i soggetti scelti che per la ricchissima simbologia utilizzata; per la libera espressione della sua anima e l'accurata scelta dei colori impiegati. 
Una volta contattato Dorian gli avevo espressamente chiesto una Natività Extraterreste, visto che il suo stile e gli argomenti trattati sono particolarmente in sintonia con i miei interessi. Invece: sorpresa, l'artista veronese aveva già pronto il soggetto che volevo mostrarvi e del quale adesso vorrei dare una duplice lettura essoterica/esoterica.
Il bene ed il male sono due forze sempre in lotta tra loro; un altro modo per considerare l'azione di queste entità astratte può essere quella di vedere il caos in contrapposizione all'ordine o l'entropia e la ricostruzione.
Anticamente, alcune divinità furono pensate per venire al mondo proprio per proteggere l'umanità dal male. E' stato così per Mitra che doveva contrastare Ariname e più recentemente per Gesù che doveva combattere Satana, ma pur cambiando i nomi e le epoche, la sostanza non cambia.
A ben guardare, anche se si dichiara ateo, Dorian X non fa nulla di nuovo, in quanto ogni uomo ha dentro di sé frammenti di conoscenze ancestrali che gli permettono di interiorizzare verità nascoste ed eventi che si perdono nelle notti dei tempi.
Non serve a nulla volersi discostare dall'elemento trascendentale, il mistero della vita rimane tale per tutti gli esseri senzienti che inevitabilmente cercano di darsi una risposta sulle loro origini ed il loro cammino.
La figura di una madre che dà alla luce un piccolo essere capace di opporsi al male ed eventualmente alla morte dell'anima è qualcosa che dà speranza al mondo e che ricorre in tutte le culture. 
Il Dio dei sette raggi dai Caldei è chiamato IAO e spesso Sabaoth come Colui che è sopra le sette orbite (cieli e sfere), ossia il Demiurgo (Lydus, De mensibus, IV, 38-74; Movers pag. 550; Dunlap, Saba, pag 3.) non ha dimora in questo mondo.
La vita arriva dallo spazio, è quindi normale rappresentare la "Natività" (intesa sia come nascita dell'uomo che del Dio-uomo che come super-uomo che compatte il male) al di fuori del nostro pianeta. 
La presenza di astronavi ed uomini in tuta spaziale nell'iconografia doriana rafforza l'idea della vita che si diffonde nell'intero Universo, mentre l'aureola è il chiaro segno di un fascio di luce intorno alla testa che significa conoscenze esoteriche superiori alle masse, ma anche l'appartenenza a dimensioni ultraterrene che non necessariamente collocano il soggetto che porta questa "corona" nel regno della morte.
Esistono moltissime dimensioni a noi sconosciute che l'artista riesce ad esplorare per una sua sensibilità particolare ed un intuito fuori del comune, anche se questo non significa che colui che illustra queste realtà parallele sia pienamente conscio del loro significato profondo. La riprova di questo fatto sta proprio nella convinzione dell'artista ateo di rappresentare soggetti assurdi che in realtà incarnano pienamente la simbologia e la mitologia tradizionale.
A mio giudizio, è molto bello e democratico il gesto compiuto dagli astronauti nei confronti della Madre Universale poiché sono questi esseri che "incoronano" questa donna come colei che è in grado di cambiare le sorti dei mondo dell'Universo e delle dimensioni ad essi disconnesse. 
La presenza di esseri terrestri ed extraterrestri all'interno della stessa scena ci dona un messaggio di pace universale e di fratellanza cosmica in un momento particolarmente difficile della storia degli uomini.
Le religioni dividono, ma la ricerca delle nostre origini e della verità accomuna gli uomini di buoni propositi e di scienza.
Il telefonino sembra stonare un po' con gli altri elementi raffigurati in questa natività, almeno come impatto visivo ma, al pari delle religioni, è un protagonista del controllo mentale della nostra epoca ed uno strumento del demonio che non poteva mancare in questo tipo di iconografia.
Auguro a tutti di trovare la vera essenza di se stessi in questi giorni dedicati alla riflessione ed all'amore universale. Tony Graffio



venerdì 23 dicembre 2016

Stefano Giovannini. Un eclettico recidivo.

"Un luogo liberty di delizioso orrore." Giuseppe Genna

Capita spesso di essere in arretrato, o meglio in ritardo, soprattutto quando si fa tutto da soli e si vorrebbero dire tante cose. Si incontrano persone, si parla, si cerca di farsi un'idea di dove si è stati, di cosa si è fatto e di quello che si è visto, ma se poi si ha la memoria corta è difficile portare a termine un discorso, oppure anche iniziarlo.
O forse è tutta una scusa per non pensare che per caso siamo capitati in un luogo in cui c'è stata troppa sofferenza.
Lo scorso settembre, avevo fatto un giro a Macao per Liber, un piccolo salone del libro dove erano presenti alcune realtà dell'autoproduzione nel campo della microeditoria (diciamo così), dell'illustrazione e del fumetto.
Praticamente, potrei dire d'essere stato stimolato ad andare a vedere questa tranquilla mostra-mercato, anche se non avevo molto tempo a disposizione, da Enzo Jannuzzi e di aver chiacchierato con altre persone che avevano qualcosa da dire e da mostrare all'interno di questo divertente appuntamento culturale.
Avevo intenzione di riportare su queste pagine qualcosa appena concluso l'evento, ma come spesso accade, sono subentrati altri impegni. Probabilmente, sono rimasto molto affascinato dal Malafemme 2016 ed ho dato priorità alle ragazze presenti al FOA Boccaccio che avevano organizzato il loro Festival durante gli stessi giorni di Liber. Spero d'essere parzialmente giustificato agli occhi dei diretti interessati se non ho ancora parlato di loro, ma come vedete sto provando a rimediare a questa dilatazione temporale causata probabilmente dal disagio emotivo d'essermi ritrovato in un luogo affascinate, ma che fa riflettere sulla perenne lotta in atto tra le specie.
Sono andato a riprendere le mie registrazioni audio e le fotografie scattate nell'ex macello di via Molise (il salone si presenta bene ed ha il fascino di cui parla Genna, ma si sente nell'aria qualcosa che ti fa venir voglia d'andartene in fretta) ed adesso vi parlerò di qualcuno che mi ha molto colpito.

Odrillo Stefano Giovannini
Stefano Giovannini, 51 anni, illustratore.

Quando ho chiesto a Stefano Giovannini di consigliarmi un suo libro dicendogli che a me piacciono le storie che raccontano qualcosa di conclusivo, lui è stato molto onesto dicendomi che i suoi libri sono un po' particolari e più che esporre una storia mostrano delle immagini, perché lui non è un classico cantastorie e nemmeno il solito narratore. 
A quel punto, ho sfogliato i suoi lavori ed ho deciso di comprargli una copia di "Ha dell'incredibile".
Immaginavo che il titolo volesse mettere in evidenza come le sue illustrazioni, ispirate da fotografie che egli stesso riprende come promemoria nei posti che gli interessano, siano talmente realistiche da lasciarti a bocca aperta. Invece no. "Ha dell'incredibile" si riferisce al fatto che le nostre città sono sempre più a misura d'alieno che a misura d'uomo e a come, nonostante subisca continue prevaricazioni, il cittadino si adatti a quei nuovi interventi urbanistici ed architettonici che modificano il suo ambiente. E a come questi cambiamenti avvengano, stranamente, senza proteste.


Da: "Ha dell'incredibile", il giardino del Guasto visto e disegnato da Stefano Giovannini.

Negli altri libri di sua produzione ho visto illustrazioni ben fatte, ma di stile molto diverso dal bianco e nero dai tratti sicuri e precisi che tuttavia non ti annoiano e pur sorprendendoti non sembrano voler far esibizione di virtuosismi. Mi piace osservare quelle linee rette sottili fatte a mano che danno alle architetture industriali un tono umano e attraente, senza però togliere l'elemento geometrico che caratterizza il mondo freddo e un po' oppressivo del lavoro e della fatica.
Stefano mi ha spiegato che per vivere svolge un altro lavoro e forse questo fatto gli permette di osservare le costruzioni e gli edifici con occhi diversi da chi conosce solo la struttura esterna delle cose.
E' capace di esprimersi con stili diversi, ma per me il suo stile più personale è proprio quello che sembrerebbe il più asettico. I suoi disegni iperrealisti sono miniature perché altrimenti, mi ha spiegato, impiegherebbe troppo tempo a disegnare su fogli di dimensioni più grandi.
Tutti provano a differenziarsi dagli altri enfatizzando esageratamente i tratti dei loro personaggi (però anche qui Stefano dice di non avere suoi personaggi da proporre) o cercando di dare un'interpretazione propria a tutto quello che riproducono, finendo così per creare qualcosa di già visto o che si perde nel mare magnum di tutto quello che è stato fatto per strizzare l'occhio al pubblico, cercando di fargli credere d'essere un autore simpatico e spiritoso.
Spesso mi capita di vedere molte opere in poco tempo, con il risultato che poi confondo nomi e soggetti, ma i disegni che Stefano ha inserito in "Ha dell'incredibile" li ho bene fissati nella mia mente.
Disegnare e scrivere da sé le proprie storie non è facile, si intuisce presto che Stefano Giovannini abbia più dimestichezza con il disegno che con la narrazione; infatti le sue storie non sono propriamente a fumetti e talvolta neppure delle novelle. Ha iniziato a pubblicare collaborando con altre persone nel mondo delle fanzine (Andrea Pazienza) e dal 2007 porta avanti progetti personali.
Produce in proprio i suoi libri e li distribuisce personalmente in mostre-mercato, fiere o festival del fumetto. Per descriversi, ammette che sarebbe un grafico, ma nella realtà lavora in cantiere, barcamenandosi tra il vissuto quotidiano e la realizzazione creativa. 
E' una vita difficile, ma vale la pena di viverla in questo modo. Insomma, abbiamo a che fare con un eclettico recidivo, non solo nel campo del disegno.
Quando si trova in una città per un festival o un altro evento al quale partecipare, cerca anche di contattare le fumetterie e i centri sociali per proporre loro la vendita dei suoi libri. Cosa che un normale distributore non farebbe.
E così, come una formica su due ruote, Stefano Giovannini gira in bicicletta per paesi e città distribuendo i suoi lavori in tutta Italia. Fate attenzione, potrebbe capitare anche a voi di trovare i suoi libri dove meno ve lo aspettate. La tiratura è mediamente intorno alle 200 copie, ma la sua produzione è eterogenea.
Tra i suoi racconti brevi alcuni sono solo scritti, altri sono solo illustrati e altri ancora sono sia scritti che illustrati. Ha realizzato anche un cortometraggio, oltre che alcune spillette ed un vero fumetto.
E' refrattario a raccontare storie tradizionali, nell'ultimo "fumetto" ha proposto delle non-storie viste come lo spaccato della vita condominiale che è una piccola metafora sulla condizione dell'uomo moderno. Micro-storie, più che storie. Difficile dire chi rientri in un suo pubblico potenziale: ama rivolgersi al mondo intero ed infatti le fiabe moderne di Stefano sono oggetto dell'attenzione dei bambini, come dei più grandi, anziani inclusi, che frequentano i posti più disparati.
Più che credere nella casualità la subisce.
Ha un figlio di 16 anni.

Tra le opere di Stefano Giovannini ci sono libri pubblicati da piccoli editori ed autoprodotti.


mercoledì 21 dicembre 2016

Considerazioni sulla ripresa cinematografica e i movimenti di macchina. Corsi e ricorsi storici di un mestiere ormai antico.

Avere un registratore a portata di mano è sempre una bella cosa. Ho pensato di pubblicare l'estratto di un dialogo che ho avuto tempo fa con Matteo Ricchetti perché qui viene espresso un concetto forse un po' controcorrente, ma estremamente attuale e veritiero che può far riflettere molti giovani registi, videomaker, o aspiranti tali. TG

Tony Graffio: Cosa ne pensi dei carrellini e dei movimenti di macchina che sempre più spesso vengo fatti con gli slider o con altri mezzi economici e alla portata di tutti che fino a qualche anno fa non esistevano? Sentiamo un ragionamento da regista.

Matteo Ricchetti: Da regista, ma anche più banalmente da osservatore. Io credo che le mode ci sono e ci sono sempre state. Ti ricordi? Negli anni '90 andava moltissimo la camera a mano, i movimenti tutti a schiaffo e un po' tremolanti. Poi, sono arrivati gli stabilizzatori, la steadicam, i gimbal e via discorrendo; fino al punto che adesso se non hai lo "sliderino" che ti fa fare quel piccolo movimento del tutto inutile non sei nessuno. Inutile perché, se stai facendo un'intervista che senso ha spostare il punto di vista dell'inquadratura di 20 o 30 centimetri? Molti dicono per muovere la ripresa. Vedi, questa è una moda. 
Siamo d'accordo sul fatto che le carrellate siano bellissime, fin dai tempi di "Cabiria" dove sono stati utilizzati per la prima volta in modo complesso, o prima ancora, nel 1911 ne "l'Inferno" girato alla Milano Film con mezzi e strumenti che hanno ispirato il cinema di Hollywood. Stupendi anche i movimenti di macchina in "Shining" e tantissimi altri film che hanno fatto la storia del cinema, ma mettere in movimento la telecamera a tutti i costi, solo perché è diventata una moda io trovo che sia una scelta insostenibile e fastidiosa.

TG: Beh, una volta era anche un'esigenza per vedere meglio quello che c'era intorno ai soggetti inquadrati...

MR: Esatto! tra l'altro, un conto era quando lavoravi in Standard Definition con la qualità d'immagine che non era così accurata e c'era proprio l'esigenza di tenere delle inquadrature piuttosto strette per fare entrare le informazioni dentro la camera, ma adesso con l'HD, o addirittura con i 4K hai talmente tante informazioni visive che ti puoi allontanare dal soggetto e lasciare che sia lo spettatore a esplorare il fotogramma, senza per forza dovere essere tu a imporgli un piano più ravvicinato. Cerchiamo di sfruttare i mezzi per la grammatica che ci consentono di esprimere, non solo perché è diventata una moda. Cosa poi difficile da spiegare ad un ipotetico cliente che poi ti contesta che il tuo concorrente ti fa il lavoro con tutti i carrellini del mondo. Io mi sono auto-costruito uno stabilizzatore con i giroscopi più di quattro anni fa, forse il giorno dopo che è uscito sul mercato Movi, però lo uso solo se serve. Se non serve, non vado a muovere la camera inutilmente. Stesso discorso per il drone... Mi piace fare le riprese aeree in questo modo, ma se tu guardi adesso tutto e tutti girano con questi mezzi che continuano ad andare avanti ed indietro. Fai una ripresa dall'alto per avere l'equivalente di una ripresa fatta con l'elicottero che ti costava 2'000'000 di lire solo per far volare un'ora l'elicottero. Bello? Sì, ma non tutto deve essere fatto con questa impostazione... Dall'alto. La grammatica della ripresa televisiva e cinematografica è fondamentale e bisogna conoscerla bene, altrimenti si fanno delle porcherie. Piuttosto che fare un lavoro fatto male, preferisco astenermi da fare qualsiasi cosa. Se poi mi impongono l'uso sconsiderato di certi strumenti la cosa avrà il suo impatto, anche negativo sulla storia che stiamo raccontando. E' diventato difficile lavorare bene perché tutti pensano di sapere tutto di ripresa e di regia; forse anche per questo motivo io mi diletto nel recuperare materiale tecnico vintage e cercare di farlo funzionare, ridando vita ad apparecchiature che per me sono state importanti.

TG: Materiale così c'è n'è tantissimo.

MR: Sì. E c'è stato un distacco temporale tra il mio occhio che guarda che è diventato anche più intollerante, per certe cose, anche se questa intolleranza ce l'ho sul tempo presente.

TG: Che cosa vuoi dire?

MR: Hai visto casa mia: non c'è un televisore.

TG: E' un modo per purificarti un po' la mente e le idee. Ti capisco, anch'io non amo guardare la tv.

MR: Mi piace guardare il materiale girato in passo ridotto dai dilettanti. Lo guardo e rivedo le loro ingenuità; anche quelle dei professionisti, anche se nel loro caso non sono ingenuità. E apprezzo quei lavori. Quando sei troppo sul pezzo, forse c'è anche un conflitto tra quello che fai e quello che vedi.

TG: Diciamo che fare questo lavoro per troppo tempo e per troppi anni (più di 30), ti consuma un pochino. Non solo la vista, ma anche la mente. 

MR: Vero. Ti consuma e non ti fa di vedere che siamo già nel ricorso storico in cui ritorna ciò che facevi 30 anni fa e ritieni sia superato, perché ti sei formato, diventa di moda ed è nuovamente necessario operare in quel modo. Non ho voglia di rivivere queste esperienze. Allora, preferisco dedicarmi al collodio, mi diverto di più così. E cercare d'inventare il modo di guadagnare qualcosa con le tecniche antiche che non ho mai utilizzato. Mandatemi un file ed io vi farò una stampa al collodio. Mettiamola così...


Matteo Ricchetti regista
Matteo Ricchetti nel salotto di casa sua.
Fotografato con Leica CL a mano libera. Obiettivo Voigtlander Color Skopar 35mm f 2,5 e pellicola Fujifilm Fujicolor C200. 200 Iso, 1/8 sec. f 4.

Un tintype realizzato da Matteo Ricchetti con tecnica mista digitale/analogica.


martedì 20 dicembre 2016

Sonny Alabama e i suoi gig-poster psichedelici

"¿Qué es el cinema? ¡Una cámara y libertad!" Jesus Franco

Potremmo parafrasare quest'affermazione di un pazzo regista spagnolo per spiegare che cos'è l'arte: colori e libertà!
Inizio oggi a raccontarvi degli artisti che ho incontrato sabato scorso a Filler. Sono tutti bravissimi e molto simpatici, non lo dico tanto per dire, ma perché è vero. Sono ragazzi che si sono rimboccati le maniche ed hanno creato una nicchia di mercato che in Italia non esisteva. Fortunatamente, questo spazio si sta lentamente allargando e qualcuno inizia anche ad avere delle belle soddisfazioni ed importanti riconoscimenti a livello internazionale.
A quanto ho visto, credere nei propri sogni è ancora possibile, ma bisogna essere veramente in gamba e non fermarsi mai. Sono un po' sorpreso, come sempre, per il fatto che si parla troppo poco di questi argomenti a livello mediatico e non si contribuisce abbastanza a diffondere un po' di positività a chi non conosce ancora questi ambienti e questo settore. La discografia in Italia è più morta che agonizzante, ci sono piccole etichette indipendenti che però si danno ancora da fare e lavorano bene. I concerti si fanno ancora e se i prezzi scendessero un poco, o meglio, se davvero si combattesse il bagarinaggio e gli organizzatori di eventi che facendo cartello tra loro mantengono prezzi troppo elevati, sarebbe molto più facile per tutti potersi permettere di regalarsi o regalare un gig poster che a distanza di anni ci ricorderà di una serata unica. TG

Sonny Alabama Filler 2016
Sonny Alabama, 35 anni illustratore di gig-poster.

Intervista a Sonny Alabama

Tony Graffio: Ciao Sonny, sono qua per intervistarti perché mi hanno detto che disegni Gigposter.

Sonny Alabama: Confermo.

TG: Vedo che sei in buona compagnia, magnifico, così mi puoi spiegare un po' di cose. Anche lui (indico un ragazzo allo stand di Sonny Alabama) ti aiuta in questa attività?

SA: No, lui è qua per accompagnarmi, suona la chitarra nel mio gruppo.

TG: Come si chiama il vostro gruppo?

SA: Jesus Franco & The Drogas.

TG: Wow, stupendo! E vuol dire: Gesù Franco e le droghe?

SA: Esatto. E' il nome di un regista cult spagnolo che ha girato un'enormità di "B movies", tra i quali: "Una vergine tra i morti viventi".

TG: Caspita, non l'ho mai visto questo film, devo assolutamente colmare questa intollerabile lacuna! Ma voi che musica fate?

SA: Facciamo un Punk un po' Garage e ci mettiamo anche della psichedelia.

TG: Ho capito. Siete tremendi! Sono qua perché so che in Italia siete in pochi a fare gig-poster, è così?

SA: E' vero. Ma l'interesse intorno a questa passione sta crescendo.

TG: Credo proprio che crescerà perché voi illustratori state facendo un ottimo lavoro ed è impossibile incontrarvi ed andare a casa senza almeno un vostro manifesto. Anch'io farò in modo di divulgare questa nuova arte.

SA: Bravo. E' tuo preciso dovere, civico e morale farlo.

TG: Ok, ce la metterò tutta. Tu quindi suoni in un gruppo musicale? Ma hai iniziato prima a fare i gig-poster o a suonare?

SA: Prima ho iniziato coi gig-poster. Mi sono ispirato agli artisti della scena musicale americana degli anni '60, fino ad arrivare a Malleus, per quanto riguarda la reatà artistica italiana. Nel 2004 ho pubblicato una fanzine insieme a Jonathan Iencinella e poi al gruppo s'è unito Daniele Nando Luconi.

TG: Daniele Lumaconi?

SA: Nando Luconi detto "er lumacone" che insieme a Alessandro Gentili sono gli attuali "Mammasantissima" dell'etichetta. Sono loro che la portano avanti.

TG: La Bloody Sound Fucktory.

SA: Esatto. Io mi occupo di poster e grafica per dischi. Però disegno anche etichette di birra per un piccolo produttore locale...

TG: Noooo! Sei un mito!

SA: Ad aprile 2017 uscirà una nuova birra artigianale.

TG: Benissimo, speditemi subito 5 casse!

SA: I miei amici che hanno fatto questa birra hanno già vinto un concorso a Rimini. Sono arrivati primi in Italia ed hanno vinto attrezzatura per un controvalore di 30'000 euro. Così hanno detto: ok, apriamo un birrificio.

TG: Bel colpo! Non solo tu sei un mito, anche i tuoi amici sono eccezionali.

SA: Grazie, troppo buono. Ci proviamo.

TG: Cosa mi dici delle copertine dei dischi che si fanno oggi, ti piacciono?

SA: Le copertine dei dischi degli artisti promossi dai reality show e dalle Majors in realtà non sono copertine, ma foto pubblicitarie per creme per la pelle, shampoo, lacche per capelli e prodotti per la bellezza. Questo è quello che comunicano con il loro stile. Per loro conta solo l'outfit, tutto il resto è zero. Come vedi, il contenuto dei nostri lavori è un po' diverso e comunica altre cose.

TG: Sì sono molto belli e divertenti, anche se possono fare un po' paura. E' la prima volta che vieni a Filler?

SA: Sì, ed è  veramente una bomba, grazie a Dario e agli amici della Santeria ed a tutti i ragazzi dello staff di Filler che sono stati veramente gentilissimi. L'organizzazione è impeccabile, sembrano scene da Nord Europa o America.

TG: Paurissima.

SA: Assolutamente. Anche il salone dove ci troviamo è allestito benissimo.

TG: Adesso parliamo un po' di te. Quando e dove sei nato? Che formazione hai avuto? Quando hai iniziato?

SA: Sono nato nel 1981.

TG: Su che pianeta?

SA: Sulla Terra, città Jesi.

TG: Conosci il Leone di Jesi?

SA: No.

TG: Non conosci Giancarlo Falappa?

SA: Non sono un motociclista, mi piacerebbe, ma ho famiglia e già faccio altre pazzie...

TG: Ok, andiamo avanti...

SA: Ho fatto la scuola di Comics, poi ho fatto un corso di grafica al Centro Sperimentale Design di Ancona e l'amore per la musica e la grafica mi ha portato a disegnare i manifesti. Ho iniziato nel 2004 facendo i poster per i concerti che organizzavo. Adesso lavoro per Heavy Trash, Jon Spencer Blues Explosion, oppure per Bob Log III, per gli Shiva, Dome La Muerte, un grandissimo rocker sulla breccia da tanti anni e tanti altri.

TG: In che modo disegni?

SA: Io nasco come artista digitale, in seguito mi sono buttato sulla serigrafia. Per creare un'immagine passo per una via di mezzo tra il disegno ed il collage, poi con la penna grafica trasformo tutto.

TG: Tecnica mista, molto interessante. Fino a quanti colori stampi?

SA: Sono arrivato a stampare un massimo di quattro colori, però un domani vorrei aumentare ed arrivare anche a cinque o sei.

TG: Fai tutto da solo?

SA: Ce ne occupiamo io e un altro ragazzo. Jerry Brigante esegue le stampe.

TG: Jerry Brigante alias "Lumacone 2"?

SA: Esatto, che te lo dico a fare?

TG: Bene. E' difficile trovare clienti internazionali?

SA: Allora, grazie al web no. Il problema è che lavorando più che con i clienti con i club non è facile inserirsi in questo giro perché non tutti vedono la progettualità grafica come una possibilità d'incrementare gli affari, o di aumentare i guadagni con il merchandising da vendere agli appassionati.

TG: Comunque i prezzi sono molto popolari.

SA: Sì, vanno dai 20 ai 25 euro per una serigrafia, alcuni pezzi a due colori li metto in promozione a 15.

TG: Stampi anche qualcosa in digitale?

SA: Sì il digitale ha prezzi bassissimi, ma il digitale è un'altra cosa, non è stampa d'arte. Non ha una tiratura limitata.

TG: Dopo che hai stampato le serigrafie cosa fai con i telai?

SA: Li pulisco ed in questo modo cancello le matrici. Dopo li uso per fare altri poster.

TG: Prendiamo questo poster di Lili Refrain, per esempio. Quante stampe sono state tirate di questo soggetto?

SA: Si tratta di un'artista romana. Per lei ne abbiamo stampate 30 copie.

TG: Dal 2004, quando hai iniziato questa attività, ad adesso ti sembra che sia cresciuto l'interesse per la Rock-poster art?

SA: Ritengo di sì. Sia da parte mia che da parte del pubblico. Certo, c'è ancora tanta strada da fare, ma bisogna tenere duro e continuare a battere il ferro. Filler è la dimostrazione di quello che sto affermando.

TG: Ti ringrazio Sonny.

SA: Baciamo le mani, Tony Graffio.


Sonny Alabama a Filler 2016
Lo stand di Sonny Alabama e amici a Filler 2016 Winter Edition






lunedì 19 dicembre 2016

I mostri di Edo in mostra alla Don Gallery

"I mostri sono l'espressione della rabbia trattenuta dagli uomini, esseri imprevedibili che come un virus hanno invaso l'Universo e forse lo distruggeranno." E.S.

In un mondo ormai pieno di mostri sanguinari, Krampus e maschere dipinte in ambienti urbani possono essere solo un modo per esorcizzare le paure di una civiltà sull'orlo del baratro.
Nel passato, quando eravamo contadini, si temevano le carestie e le calamità naturali perché il vero nemico era la fame; oggi quello che ci spaventa sono le guerre, le violenze e gli attentati che improvvisamente possono colpire tutti ovunque.
Purtroppo, con il progresso ed il cosiddetto sviluppo il nostro pianeta e l'Universo diventano più piccoli. Si complicano le regole della vita e con esse anche i nostri mostri ingigantiscono per diventare sempre più feroci ed orribili.
Sopravviveremo a noi stessi? TG

Via Cola Montano 15 MIlano
 Edo Solomostry disegna sui muri dell'ingresso della Galleria Don, in via Cola Montano 15, a Milano.

Solomostry in libertà, una mostra di mostri.

Edo Solomostry il giorno 20 dicembre inaugura Krampus alla Don Gallery alle ore 18,30.
La mostra terminerà il 31 gennaio 2017.

Edo, oltre ad essere uno Street-artist è un serigrafista.

Alcuni mostri di Edo che ho trovato all'interno di un edificio che fa parte dell'area dei gasometri abbandonati in Bovisa.

domenica 18 dicembre 2016

Ultimi acquisti prima di Natale (Un racconto di Stefano Bacci)

Mancano 7 giorni al Santo Natale. Questa è la settimana di fuoco per chi ancora non ha provveduto a procurarsi i doni per i propri cari. Ed è in questo clima di attesa, traffico frenetico e acquisti dell'ultima ora che siamo un po' tutti prede di ansia e confusione, ma dobbiamo mantenere il sangue freddo o rischieremo di deludere qualcuno.
Io lo so bene perché fino ad un paio di giorni fa ero alla disperata ricerca di una pista per le macchinine che è esaurita in tutti i negozi in cui mi sono recato ed adesso, scritta e spedita la letterina a Babbo Natale, so che solo lui potrà soddisfare la richiesta di mio figlio più piccolo.
Anche Luca, il protagonista del racconto natalizio che Stefano Bacci ha consegnato a "Frammenti di Cultura" per allietare in modo ironico ed un po' scanzonato la festività più attesa dell'anno, specie dai bambini, si trova in una condizione del genere.
Immagino lui voglia fare un regalo alla fidanzata ed è per questo che entra in un negozio un po' particolare che sembra trovarsi ai confini della realtà.
Se non si è ancora capito, sarò molto chiaro: io credo a tutto ed a tutti (tranne che ai politicanti), pertanto non metto in discussione l'esistenza di nessuno, ma capisco che qualcuno, come l'autore del nostro racconto di Natale, voglia provare ad instillare un po' di senso critico nel prossimo perché non sempre si può credere a tutti.
Auguro agli adulti che ancora si sentono bambini di continuare a guardare negli occhi del prossimo nella speranza di fare un incontro importante e di trovare tanta felicità. Tony Graffio
Ultimi acquisti prima di Natale
"Buongiorno, vorrei un maglione con delle renne disegnate sopra. Di lana, bello caldo...". "Terminati!". La risposta dell'addetto al bancone fu brusca e tale da non ammettere repliche. "Ah... E glieli rimandano prima di Natale?" "Giovanotto, lei ha voglia di scherzare, vedo...". A questo punto Luca è in difficoltà. L'insegna del negozio recitava: "Da Klaus il Mercante. Regali per tutti. Tutti i regali. Tutto.". Poi quell'addetto singolare, tutt'altro che giovane, seccato, quasi burbero. "Scusi, è che credevo...". "No, ci mancherebbe... Massimo rispetto per chi lavora. Ma, se posso permettermi, com'è che è così categorico circa il mancato approvvigionamento? Dopotutto siamo sotto Natale e..." "Appunto! Siamo sotto Natale, l'ha detto!" Sbotta il titolare, o l'attempato garzone, fate un po' voi, che qui nessuno ci capisce più nulla. "Sotto Natale, 1500 anni fa, per dirle una data a caso, c'erano si e no 100 milioni di persone che festeggiavano il Natale. Ma, se ci penso meglio, erano probabilmente molti ma molti di meno. Un po' i Goti, un po' le religioni concorrenti... Pensi, c'era perfino chi credeva ancora a Giove e a Mitra". "Inteso come arma da fuoco?". "Inteso come divinità che non ha mai scalato la hit parade dei creduloni, minchia! Ma dove vive lei? Che studi ha fatto? Vabbé, avrà il suo canale youtube, che quello non si nega a nessuno. Andiamo avanti così... Comunque mi bastavano qualche migliaia di renne e il grosso era fatto. Ora, si immagini lei cosa può essere la consegna di miliardi di regali in altrettanti recapiti diversi e sparpagliati ovunque nel mondo. Ho dovuto sequestrare tutte le renne. Tutte! Anche le statuine e quelle effigiate su maglioni e quant'altro. E non basta, non basta!". Ora il pover'uomo sembrava davvero disperato. "Perché anche se trovo abbastanza renne, resta il problema delle slitte, perché il contratto non prevede altro mezzo di consegna se non le slitte, e non so più come fare. Solo di contributi all'EPPICRiStMaS (Ente Protezione e Previdenza Internazionale Creatori, Intagliatori, Stazionatori e Manutentori Slitte, NdSB) ho speso così tanti dobloni che sono stato costretto ad aprire questo spaccio aziendale, praticamente un outlet, per ricreare un po' di liquidità. E lei mi viene a chiedere un maglione con le renne? Con le renne! Ma si rende conto? Vada, guardi, vada, prima che mi metta a cercare le letterine che mi scriveva da piccolo e le pubblichi sui social esponendola al pubblico ludibrio". Confuso e balbettante, Luca esce dal negozio e torna a guardare l'insegna. Legge: "L'outlet del Natale. Temporary shop". Guarda nuovamente dentro e vede due giovanotti, un ragazzo e una ragazza vestiti da improbabili Babbo Natale, darsi da fare dietro il bancone per servire i clienti. Sconcertato, a bocca aperta per lo sbigottimento, si sorprende a pensare "Aveva ragione il mio amico Sbax: 'le canne mai dopo i 35 anni, perché intronano anziché dilatare le percezioni. Sono ammesse solo rare eccezioni'. E si vede che io non sono fra quelle" Pensa Luca, che in subordine si convince a cambiare pusher. Fa per andarsene a testa bassa, quando il suo sguardo è catturato da un cartellino scritto a mano con grafia da vecchietto, tremante e barocca. Recita: "Maglioni con renne esauriti". Gira di scatto lo sguardo, confuso ancor di più. Per un attimo gli sembra di intravedere nuovamente il vecchietto barbuto di prima. Poi si scuote e prende con decisione la via di casa, camminando di buona lena per reagire al freddo pungente. "Slitte volanti portate da renne da maglione... Ma vedi tu cosa si va ad inventare la mia povera testa...". Cammina dunque a testa bassa verso casa, ed è un peccato, perché se avesse alzato lo sguardo avrebbe notato decine di scie chimiche e nessun aereo in cielo come possibile responsabile del loro rilascio. Perché anche Babbo Natale si è modernizzato, e quando vola per i suoi massacranti turni di lavoro, fa sì che dallo scappamento delle motoslitte volanti fuoriescano ferormoni di renna, in modo che, magari, l'anno prossimo troverà una ben più cospicua base di reclutamento fra i suoi potenziali assistenti a 4 zampe.

Auguri miscredenti da Stefano Bacci
Babbo Natale su una motoslitta volante che rilascia scie chimiche ai ferormoni di renna della Lapponia. 
(Immagine trovata incisa sul ghiaccio)

Tutti i diritti riservati




martedì 13 dicembre 2016

I Gig Poster di Stefano Marzorati (Gimme Danger)

Gig poster di Jermaine Rogers per i Widespread Panic

La musica non poteva che essere un punto d'arrivo inevitabile perché per me, come per molti altri della mia generazione, l'impatto visivo delle copertine degli LP è stato molto forte e importante. SM


Stefano Marzorati con un gig poster dei Justice dello studio Decoder Ring Design.

Tony Graffio: Stefano chi sei?

Stefano Marzorati: Sono un giornalista pubblicista che ha un'esperienza di quasi 30 anni nel campo dell'editoria, in particolare quella a fumetti, crescendo e maturando presso la casa editrice di Sergio Bonelli, l’editore di Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystère e tanti altri personaggi.


New York City Blues: un albo di Mister No sceneggiato da Stefano Marzorati

TG: Infatti, qui ci troviamo abbastanza vicino agli uffici della Bonelli.

SM: Siamo in zona, poiché la redazione di Sergio Bonelli Editore si trova in via Buonarroti, che da qui dista nemmeno 500 metri. Tra l'altro questa è una zona ad alta densità di case editrici perché nell'edificio a fianco della mia abitazione ci sono anche le Edizioni San Paolo. Non è semplice dirti chi sono perché ho fatto svariate cose, anche se in questi 30 anni di lavoro mi sono occupato prevalentemente di ufficio stampa e di pubbliche relazioni, o relazioni esterne che dir si voglia, per conto di Bonelli. In ambito editoriale ho curato mostre a fini promozionali e, fino al 2015, ho organizzato la presenza della casa editrice in tutte le manifestazioni pubbliche. Nel 1987 ho inventato, insieme a Elisabetta Crespi, il Dylan Dog Horror Fest, un festival cinematografico sponsorizzato da Sergio Bonelli che, nel corso di quattro edizioni (l’ultima nel 1993) era diventato il più grande e importante festival internazionale dedicato al cinema horror/fantastico. In passato, inoltre, per diversi anni ho scritto, sempre per Bonelli, una trentina di sceneggiature per i personaggi della casa editrice e due libri dedicati alla musica, il “Dizionario dell’Horror Rock” (SugarCo, 1993) e “Autostrada per l'Inferno” (Sperling & Kupfer, 1995). L'anno scorso, nel giugno 2015, ho interrotto la mia pluridecennale collaborazione con Sergio Bonelli Editore scoprendo, ahimè, che a 56 anni le possibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro con lo stesso ruolo ricoperto per anni sono praticamente nulle. Ho sempre avuto la passione per la musica: l'ascolto e la suono, quindi sono partito da questa passione per “mettermi in proprio”, dando vita a un’attività di vendita di serigrafie d'autore, realizzate prevalentemente per i concerti di gruppi musicali, da quelli più celebri a quelli più “indie”.
Sono nato nel 1960 e sono cresciuto con il vinile, ho sempre amato le copertine dei dischi con i folder apribili, la grafica degli album di rock progressivo e underground. Amo l'estetica Punk dei primi anni '70, con i flyers promozionali realizzati con fotocopie e collage. Questa passione mi ha spinto, circa due anni fa, a riscoprire il piacere di ammirare le serigrafie. A questo proposito non mi piace parlare di “collezionismo”, anche se ormai dispongo di circa 600 pezzi, qualcuno anche raro. Queste serigrafie, indicate generalmente come Gig Posters riescono perfettamente a coniugare la creatività e la bellezza con l’esigenza di promuovere un evento. Sono arte e comunicazione che vanno a braccetto. Io ero rimasto un po' fermo alla scena di San Francisco degli anni '60, quella della psichedelia, quella di band come i Jefferson Airplane, i Grateful Dead e gli altri gruppi californiani che avevano segnato un punto d'inizio della Rock Poster Art. Ma ho scoperto fortunatamente che la Rock Poster Art ha continuato la sua avventura e ha vissuto nuove stagioni grazie al talento di autori come Frank Kozik, Chuck Sperry, Mike King, tanto per citarne alcuni. Si è assistito davvero, negli ultimi vent'anni, alla rinascita di una forma di espressione artistica che adesso conta su una scena molto ricca di talenti, non solo negli USA, ma anche in Europa e in altri paesi extraeuropei come il Brasile (Ravi Zupa) e l’Australia (qui sono cresciuti i talenti di autori come Ken taylor e Rhys Cooper) . Anche in Italia abbiamo un'ottima scena di autori veramente notevoli: a Torino, accanto all'ormai meritatamente celebre Collettivo Malleus segnalo anche il nome di Steuso; A Roma lavorano autori come Fabio Meschini, titolare di “ClockworkPictures”, e Sabrina Gabrielli (che si firma “mynameisbri”) un'altra autrice concentrata quasi esclusivamente sulla produzione di serigrafie per eventi musicali.

Gig poster di Fabio Meschini per il concerto milanese degli Swans

TG: Descrivimi meglio come si svolge questa realtà di serigrafie legate ad eventi musicali. Vado a un concerto e trovo dei pezzi da comprare e portarmi a casa come souvenir?

SM: Sì, anche se in Italia è abbastanza raro trovare serigrafie in vendita a un concerto. Io ho acquistato la mia prima serigrafia “ufficiale” a un concerto degli Swans, qui a Milano, un paio d’anni fa, e guarda caso era proprio firmata da Fabio Meschini. Quella è stata la prima e unica volta che ho trovato in vendita a un banchetto del merchandising una serigrafia legata all'evento, perché questa è un'usanza prettamente nord-americana, inglese, forse, e in parte tedesca. In Italia non è una pratica diffusa. Io acquisto le serigrafie direttamente sul web, sui siti dei singoli autori. Valuto l’immagine a video per la sua originalità, leggo le caratteristiche della serigrafia e poi decido. Mi piace sempre scoprire nomi nuovi e incoraggiare, acquistando i loro pezzi, gli autori emergenti.
Il meccanismo della produzione è abbastanza semplice: nel 90% dei casi è la band stessa, protagonista del concerto o del tour che commissiona all'artista che preferisce un'opera che commemori quell'evento. La serigrafia è regolarmente autorizzata dalla band e dal suo management e diventa parte integrante del merchandising.


Emek ha dedicato questo manifesto ad una mostra di Rock poster art in una galleria di New York 

TG: Si tratta di una celebrazione del concerto o di puro merchandising?

SM: Si tratta di un “ricordo” fisico del concerto, qualcosa che non puoi scaricare da internet, qualcosa che è molto meglio di una foto o di un video di bassa qualità rubato con il cellulare durante l’esibizione del gruppo (pratica deprecabile ormai diffusa in tutti gli ambiti). Viene stampato su supporto cartaceo, i materiali utilizzati sono tra i più vari, la grammatura e la qualità della carta cambiano di volta in volta. Di solito funziona così: se il management del gruppo commissiona, per dire, un centinaio di pezzi, 60 vengono gestiti dalla band per essere venduti la sera del concerto, i rimanenti 40 restano, invece, in carico all'autore, che ne dispone a suo piacimento. Le vende sul web, oppure quando partecipa a fiere specializzate o a mercati più “generalisti” (negli Stati Uniti questi eventi sono molto frequenti, da noi hanno cominciato ad apparire da qualche anno a questa parte).


Gimme Danger - 2 serigrafie degli Swans...

...Stampate in 60 pezzi e firmate da Anonymous

TG: Puoi citarmi qualche sito internazionale dove trovare Gig Poster?

SM: Ce ne sono un paio statunitensi che ogni settimana ti aggiornano sulle nuove produzioni: omgposters.com, gestito da Mitch Putnam che è uno dei massimi esperti del settore (ha di recente pubblicato un libro dedicato alla rock poster art) e insidetherockposterframe, un blog molto aggiornato sul quale trovare informazioni su nuove uscite, mostre ed eventi legati alla rock post art. Un sito storico come gigposters.com, una vera e propria Bibbia della scena della rock poster art, ha chiuso qualche mese fa. Conteneva un gigantesco archivio/database di tutti, o quasi, i poster prodotti negli ultimi trent’anni. E poi ci sono, naturalmente, i singoli siti gestiti direttamente dagli artisti. Molti di loro vendono anche le loro opere su siti e-commerce come etsy.com o bigcartel.com


Night of the Dead - Delicious Design League

TG: L'emozione di trovare una serigrafia a un concerto non è qualcosa che non ha paragoni con l'acquistare sul web?

SM: Forse... Ma anche il momento in cui, dopo settimane di attesa, ricevi il tubo spedito per posta con le serigrafie ordinate e ti prepari ad aprirlo è abbastanza emozionante.

TG: In realtà da noi è più conosciuta la realtà dei vinili e dei picture disc serigrafati in tiratura limitata. Sei appassionato anche di questo?

SM: Fortunatamente no. (Ride) Da poco sono passato forzatamente al digitale; fino a qualche anno fa avevo una discreta collezione di dischi e di cd che ho venduto recentemente. Ultimamente, ascolto meno musica di un tempo: preferisco suonare. E' un'emozione diversa.

TG: Cosa suoni?

SM: Suono il basso in una band punk-rock che si chiama Temporal Sluts ed esiste da più di 20 anni. Io sono entrato nella formazione 5 anni fa. Ci muoviamo nell'ambito dei club, italiani ma non solo. In parte ho realizzato il sogno di quando ero più giovane, quello di fare il musicista professionista. Sono soddisfatto.

TG: Che formazione hai avuto e che studi hai seguito?

SM: Ho un diploma di maturità scientifica, poi ho frequentato l'università, prima Medicina, poi Lettere e alla fine ho deciso che era il caso di mettermi a lavorare. Ho incontrato Sergio Bonelli in un’occasione che era legata più al cinema che al fumetto, perché per un paio d'anni ho curato l'ufficio stampa del Citizen Kane Club che all'epoca condivideva lo spazio in piazza Napoli della Comuna Baires ed è qui che conobbi Sergio. Quella per me è stata una bella avventura perché con Elisabetta Crespi, fondatrice del Cineclub, abbiamo portato in Italia personaggi come Richard Kern e molto cinema underground statunitense, ma non solo, che difficilmente sarebbe passato per gli ambiti più patinati di altre realtà milanesi come l’Anteo. Erano anni molto effervescenti e di grande curiosità.

TG: Come hai iniziato ad appassionarti e a seguire le arti visive?

SM: Non saprei, al liceo mi piaceva disegnare, ma pensando di non avere abbastanza talento non ho coltivato ulteriormente le mie scarse capacità artistiche. Amo molto la grafica e ritengo che questo amore derivi proprio dalla passione per la musica. Iniziando a comprare i dischi di vinile non riuscivo a separare l'aspetto musicale da quello grafico-visivo, come giustamente doveva e dovrebbe essere, secondo me.

TG: E ti piace la narrazione. Hai detto che hai fatto anche lo sceneggiatore. Che cosa hai scritto?

SM: Per un certo periodo sono riuscito a scrivere senza fatica una trentina di storie di Mister No e anche qualcuna di Zagor e Nathan Never. Ho smesso perché questa era un'attività part-time e non sentivo di avere una vera “vocazione” come sceneggiatore di fumetti. Lavoravo di giorno in redazione e la sera scrivevo le storie. A volte lavoravo anche di notte o nei week end, cosa che rendeva questo impegno abbastanza gravoso. Quando mi sono accorto che per scrivere quattro pagine cercavo di risolvere la situazione facendo ricorso a conversazioni lunghissime e tediosissime tra i personaggi, o a lunghe sequenze d'azione improbabili, ho capito che era il caso di fermarsi, di essere onesto non solo nei confronti del pubblico, ma anche di me stesso. Nessuno ha poi sentito la mia mancanza nella scena autoriale del fumetto... Lo stesso Sergio Bonelli con il quale ho sempre avuto un ottimo rapporto, non solo professionale, ma anche di amicizia, scherzando, ma neanche troppo, diceva che a me non piacevano i fumetti perché io ero un uomo di cinema, di musica e altro. Effettivamente, in parte, era così e l’ho anche dimostrato organizzando il Dylan Dog Horror Fest. Ho sempre avuto piena consapevolezza del tipo di prodotto che stavo maneggiando e ho sempre cercato di promuovere questi prodotti al meglio e con professionalità. Zagor, Tex e Mister No erano per me letture legate all'infanzia e il mio elemento “nostalgico” penso di averlo nutrito in altri campi: nella musica, per esempio.

TG: Vogliamo prendere i tuoi 5 dischi preferiti ed ascoltarli? A chi non rinunceresti mai?

SM: Questa è la classica domanda fatidica alla quale non posso risponderti. Se mi chiedi invece di citare un gruppo sentimentalmente per me importante ti dico i Bauhaus. Ho avuto anche la fortuna di vederli dal vivo per la prima volta in Italia, a pochi mesi dall'uscita di “In the Flat Field”. Ho grande rispetto anche per certi gruppi della scena hard rock anni ’70, in particolare i Blue Oyster Cult, portavoce di un discorso curatissimo sia dal punto di vista musicale che lirico e di immagine. Quando acquistavo musica in modo costante mi piaceva esplorare gli angoli più nascosti del rock, le band che magari erano riuscite a realizzare un solo album per poi sparire nel nulla. Per quanto riguarda gli ascolti rock, insomma, ho sempre avuto pochi pregiudizi e molta curiosità.

TG: I veri Bauhaus!

SM: Sì. E con loro, per un certo periodo, le band che hanno calcato i palchi di locali storici come l'Odissea 2001 o il Rolling Stone. Ho visto i Black Flag quell'unica volta che sono venuti in Italia all'Odissea 2001 di Milano nel 1983, insieme ai Minutemen; fu una serata parecchio agitata, però era divertente girarsi e vedere un ragazzo veneto con la cresta verde che bestemmiava in dialetto mentre tutt'intorno piovevano sassi. Sembrava che i punk di tutta Italia si fossero dati appuntamento lì! Per un lungo periodo ho frequentato i concerti dal vivo in modo piuttosto assiduo. Era un modo per conoscere il mondo, vivere nuove esperienze, fare nuove conoscenze, uscire per una sera dall’ambito provinciale nel quale era nato e cresciuto. Insomma un capitolo emozionante ed eccitante del mio personale romanzo di “formazione”. Ricordo un bellissimo concerto dei Gaznevada nella tournée di “Dressed to kill”, con i componenti del gruppo che si presentarono sul palco vestiti come il Michael Caine protagonista del film di De Palma. E poi, ancora, i Clash del tour di “Sandinista!” al Vigorelli di Milano, Siouxsie and the Banshees e Echo and The Bunnymen gratis in Piazza Vetra, i Talking Heads in azione nel famigerato scenario del parco di Redecesio tra il fumo di lacrimogeni e le cariche della polizia…Recentemente ho rivisto i miei amati Tuxedomoon, con in testa ancora il bellissimo ricordo di un loro concerto visto al Teatro Smeraldo nei primi anni '80. Ho frequentato molta musica in diversi ambiti: non disdegno il Jazz, mi piace e ho suonato il Blues.

TG: Il tuo bassista preferito invece?

SM: Non ne ho uno in particolare, ma ce ne sono diversi che ho ammirato e apprezzato, da Jack Bruce a Jaco Pastorius. Io riconosco di suonare d'istinto e di essere tecnicamente molto povero e “ignorante”. Sono un autodidatta che suona d'istinto. Ho imparato, come tanti altri, seguendo i giri di basso dei pezzi, ascoltandoli e rifacendoli poi a modo mio. Con i Temporal Sluts la musica è dura, violenta e veloce, piena di energia e mi sta bene così. In fondo sono un uomo tranquillo, sul palco riesco a tirar fuori un'altra personalità.


Daniel Tummolillo osserva con attenzione una splendida stampa del 2014 di Brian Ewing

TG: Adesso veniamo al dunque. Io sono arrivato da te tramite un amico comune, mi sono accorto che qui mi trovo nel paradiso dei GiG Poster...

SM: Più o meno sì... E comunque credo di essere tra i pochi, in Italia, a trattare questo genere di materiale, sia a livello commerciale che promozionale...

TG: Siccome non conosco questo ambiente e sono ignorante in materia di autori americani di poster serigrafici, ti chiedo di darmi la dritta giusta: quali sono i pezzi più belli e gli artisti più interessanti che hai messo in vendita?

SM: Sicuramente quelli di Emek che è un artista di origini israeliane che lavora negli USA da tempo. Ma non è il solo. Per me spiccano almeno un’altra ventina di nomi, tutti di alto livello ma con stili differenti. Per citarne qualcuno direi Chuck Sperry, Jermaine Rogers, Justin Hampton, Todd Slater e Jason Munn. Un discorso a parte meriterebbe Shepard Fairey, il creatore di Obey. Ormai è un autore affermato le cui produzioni serigrafiche, a pochi mesi dall'uscita, finiscono inevitabilmente in galleria, con quotazioni molto alte. Fairey produce almeno una serigrafia al mese (e spesso devolve parte del ricavato della vendita nella sponsorizzazione di eventi e organizzazioni politicamente e socialmente impegnate). Di solito la vendita viene annunciata sul suo sito qualche settimana prima. Viene indicato un giorno e un orario in cui si potrà acquistare una, e una sola, copia della serigrafia in questione. Per chi, come me, vive in Europa occorre tenere d’occhio le differenze di fuso orario e, all'avvicinarsi dell'ora designata, stare incollati davanti al computer per non perdere l’occasione, sperando che il collegamento regga. A volte sono stato fortunato, altre volte sono arrivato troppo tardi, ma fa parte del gioco.


Stampa di Shepard Fairey aka Obey omaggio a Joan Jett

TG: Dove s'è sviluppata quest'arte?

SM: San Francisco, la California ma anche Los Angeles, Chicago, Portland, Austin, parte della provincia americana. In Inghilterra Bristol e Londra, ma non solo. Attualmente esistono diverse “scene” e studi in Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria, Spagna e, come ho già detto, Italia.
Con solo 70 dollari (generalmente il costo di una serigrafia più le spese di spedizione internazionali, i dazi doganali, l’Iva e quant’altro) puoi portarti a casa un pezzo d'arte d'appendere al muro. Si tratta di arte alla portata di tutte le tasche. Chiaramente ti deve piacere e non ne puoi parlare in termini d'investimento, a meno che tu non decida di acquistare sistematicamente tutta la produzione di Shepard Fairey. Allora, come ho già detto, tieni sempre d'occhio il suo sito, perché questo artista ha una produzione copiosa e costante. Le sue opere vengono vendute nel giro di mezz'ora visto l'interesse altissimo per questo autore. Molti acquistano per piacere personale, ma in altri casi ci sono gallerie che acquistano per rivendere. Le gallerie che si occupano di Gig-poster in genere sono abbastanza oneste e non hanno ricarichi eccessivi sui pezzi che trattano.


Gig Poster di Adam Pobiak, autore inglese, per Black Sabbath

TG: Esistono gallerie di questo tipo anche in Italia?

SM: No, anche se in un paio di occasioni ho stretto una collaborazione con la galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna, organizzando alcune mostre a tema. In realtà mi sarebbe piaciuto aprire uno spazio dedicato alla rock poster art qui a Milano, per farci mostre, incontri e altro, ma purtroppo, almeno per il momento, questa operazione è impossibile. E’ la ragione per cui, oggi, ho deciso di aprire la mia casa al pubblico. E in futuro cercherò di ripetere questo appuntamento più spesso. Poi ci sono i mercati “vintage” sullo stile di quelli londinesi, che recentemente, a Milano ma non solo, hanno acquistato una certa notorietà. Ho partecipato, la scorsa primavera, a East Market, ma è stata, alla fine, una esperienza pessima e che non ripeterò. Nel weekend del 17 e 18 dicembre sarò invece al Wunder Market, presso il Base di Milano, in via Bergognone, insieme al mio amico Roberto di Metropolis Due, con i suoi vinili e CD. Mi auguro che, questa volta, vada meglio...

TG: Da motociclista, non posso non notare e apprezzare molte opere con soggetti di moto e motociclisti, ce ne sono molti sui muri del tuo appartamento, come mai li hai raccolti?


Iggy Pop visto da Lars Krause

SM: Non è perché io ami particolarmente le moto. Quelli che vedi sono pezzi che erano destinati a una mostra che si sarebbe dovuta tenere in una concessionaria Harley Davidson milanese. Sto ancora aspettando una risposta in merito. E capisco, a volte, la perplessità dei miei interlocutori, quando cerco di proporre una mostra di serigrafie. Di solito pensano, genericamente, a quei poster prodotti in serie che si vendevano nei negozi di dischi una ventina d’anni fa. Mi piace sempre mostrare i pezzi “dal vivo”, perché solo così la gente riesce a capire di quale prodotto sto parlando. Un'opera in edizione limitata, realizzata artigianalmente con molte ore di lavoro, unica nella sua bellezza, originale.

TG: Si esauriscono in fretta queste opere che hanno una tiratura tutto sommato abbastanza bassa?

SM: Nel caso degli autori più conosciuti e affermati direi di sì. Le tirature vanno dalle 50 alle 500 copie, e la quantità dipende dalla popolarità del gruppo. Una volta ho provato a contattare Lars Krause, un artista tedesco che apprezzo molto, per chiedergli una serigrafia per i Temporal Sluts. Lars mi ha suggerito di stampare non più di 40 copie, perché il gruppo non è conosciuto. E' stato un discorso molto chiaro e onesto. I Pearl Jam, uno dei gruppi più famosi e più interessati alla serigrafia, di solito tirano 500 copie per volta. L'anno scorso ad Amburgo hanno organizzato una mostra su tutta la loro produzione di Gig-poster dal 2000 al 2015. Anche altre band di un certo spessore come Swans, Melvins e Primus sono molto interessate alla serigrafia, tanto da commissionare intere serie di poster per i loro tour ad artisti diversi.

TG: Hai mai commissionato serigrafie ad autori internazionali?

SM: Mi piacerebbe, ma per il momento non ho motivo di farlo. Mi limito ad acquistare i pezzi già pronti.

TG: il fatto che col tempo le serigrafie diventino inevitabilmente introvabili finisce per alimentare un mercato del falso? O del duplicato?

SM: Sì e no. L'altro giorno, sulla pagina Facebook di Todd Slater, un nome che avevo dimenticato di segnalarti (ha lavorato per Iggy Pop, i Pearl Jam e altre band statunitensi), un suo fan segnalava che su un sito di e-commerce venivano venduti poster e tutta una serie di gadget riproducenti una serigrafia realizzata da Slater qualche anno fa per la band dei 311. Naturalmente il nome di Slater non era citato. A volte ti derubano. Ricordi l’episodio legato a Zara di qualche mese fa? Fortunatamente non succede spesso, e il web ti permette di scoprire abbastanza velocemente chi combina qualcosa di strano.

TG: Gli autori di Gig-poster si dedicano anche ad altri tipi di lavori o clientele?

SM: Ritengo di sì. Credo che per pagare l'affitto e le bollette molti autori lavorino anche per la pubblicità. Altri come Emek e Todd Slater sono concentrati sulla produzione di serigrafie, gig posters o art prints (le stampe artistiche). Ci sono vari modi per sfruttare il proprio talento, alcuni lo fanno allargando il discorso anche a oggetti di altra natura (t-shirts, stickers, quaderni per appunti).


Gary Panter per gli Screamers

TG Quali soggetti hanno più valore: i gig poster o le art prints?

SM: Dipende. Più facile che abbiano un valore collezionistico più elevato i gig posters, proprio perché legati a un evento particolare e irripetibile, quello del concerto. Comunque anche le stampe cosiddette artistiche possono raggiungere quotazioni interessanti, soprattutto quando vengono realizzate in occasione di mostre, singole o collettive che vengono organizzate dalle gallerie. Il poster realizzato da Gary Panter per la band punk degli Screamers nel 1977 è diventato una vera e propria icona, e recentemente è stato ristampato in edizioni di prestigio, a cura dello stesso autore, sempre a tiratura limitata, con un prezzo di vendita intorno ai 300 dollari.

High On Fire - Serigrafia di Justin Kamerer

TG: Bellissima questa serigrafia di una bambina con in mano un teschio di un animale.

SM: Questa è un'opera di Justin Kamerer, che si firma Angryblue, un autore americano che ho scoperto per caso, e che è appassionato di tematiche macabre e un po' morbose. A chi ama soggetti legati alla morte o teschi la serigrafia può riservare delle belle sorprese.

TG: E' in vendita?

SM: Sì, è già incorniciata e come tu sai, a volte, anche i corniciai si ritengono degli artisti, così poi per me diventa imbarazzante proporre certi lavori a prezzi esagerati perché, alla fine, il costo della cornice arriva a superare il costo dell'opera! Per dare alla mia attività una parvenza d'imprenditorialità dovrei vendere questo pezzo incorniciato almeno a 160 euro. Recentemente, però, ho scoperto le cornici Ribba di un grande magazzino svedese: sono dignitose e hanno un prezzo più che accettabile. Per il futuro credo che ricorrerò più spesso a questa soluzione, più economica sia per me che per l’eventuale acquirente. Tieni comunque presente che i pezzi che vedi incorniciati sono di solito destinati a mostre. La maggior parte dei pezzi del mio catalogo sono venuti senza cornice.

TG: Tu in genere ricerchi dei soggetti particolari o le serigrafie a più colori, nomi particolari o acquisisci di tutto?

SM: Non ho limitazioni: per esempio mi piace molto questa serigrafia di Leslie Herman, ma anche questa “Night of the Dead” (prodotta dallo studio Delicious Design League), collegata alle tematiche zombie, non è male. Non mi do delle regole vere e proprie, però mi fanno impazzire gli autori che utilizzano i colori metallici, soprattutto l'argento e l'oro. Oppure quelle realizzate con sette strati di colori diversi, con i giochi di trasparenze. Ho anche stampe offset fatte con le macchine per fotolitografia e ti rendi conto subito della differenza, al tatto la serigrafia è ruvida e in luce radente vedi i vari strati di colore sovrapporsi. Per ultimo un consiglio: il vetro non museale penalizza molto la valutazione dell'opera. Se non si sa da chi si compra o cosa si compra, meglio poter toccare la stampa con mano e osservare l'opera con un lentino.

Leslie Herman per gli Spoon

TG: Abbiamo dimenticato di dire qualcosa?

SM: Forse potremmo dire che anche in Australia ci sono un paio di artisti di spicco della Rock poster art che sono Ken Taylor e Rhys Cooper. 

Ken Taylor per i Sigur Ros

TG: Grazie mille a Stefano di Gimme Danger.

SM: Grazie a te!

Notizia
Comunico a coloro che sono interessati ad approfondire la conoscenza con Gimme Danger, con la Rock poster art ed a vedere le opere dal vivo che il giorno 11 febbraio 2017, alle ore 18, verrà inaugurata una mostra con le stampe della collezione di Stefano Marzorati, presso l'Associazione ArteGioia 107 in viale Melchiorre Gioia 107. Grazie per l'attenzione, Tony Graffio.