lunedì 9 marzo 2015

Federico de Leonardis: l'arte non è per tutti*

Oggi, 9 marzo 2015, l'artista Federico de Leonardis compie 77 anni, per celebrare la sua opera ed il suo pensiero abbiamo preparato questo articolo che parla di lui e della sua mostra visitabile alla Galleria Theca di via Tadino n. 22 fino all'11 aprile 2015, il testo è di Sante Egadi, le fotografie sono di Tony Graffio. 

Federico de Leonardis scoperchia il "suo mare in bottiglia", un'opera che risale a circa 7 anni fa e che avrebbe dovuto essere istallata in una chiesa di San Fruttuoso (GE), invece fa bella mostra di sé presso il suo atelier di Sesto San Giovanni (MI)

L’opera d’arte bisogna capirla o bisogna sentirla?
Ogniqualvolta qualcuno mi dice: “io di arte non ci capisco niente” oppure “l’arte contemporanea non la capisco”, ebbene, in quei casi gli rispondo “hai sbagliato verbo, l’arte non si capisce, la si sente”, e da lì una serie di considerazioni che adesso evito di riportare.
Nella realtà le cose non sono così semplici, l’affermazione “non capisco nulla di arte”, non è poi così banale. E’ possibile sentire o provare un sentimento verso qualcosa che si ignora?
Facciamo un esempio semplice: per potermi innamorare di una donna ho bisogno di conoscerla, certo l’attrazione fisica è un’altra cosa, ma qui parliamo di sentimenti.
Piccola chiosa: l’arte concettuale va capita in quanto si basa su un concetto, un’idea, l’arte che invece si basa su sentimenti e non su idee la si sente (a grandi linee questa distinzione la ritengo accettabile).
Certo, esistono idee talmente forti da risultare sentimenti, ma anche di questo non voglio trattare in questa occasione, cerco di circoscrivere l’argomento, ma quando si parla di cose nuove e/o grandi, occorre partire da lontano.
Introdurre Federico De Leonardis per me non è semplice, nonostante sia un artista stimato e la cui arte sia stata compresa a Milano come altrove (visto il successo che riscuotono le sue mostre in termini di visitatori).
Ero andato in visita alla sua mostra Erlebnis alla Galleria Theca di via Tadino n. 22, convinto di poterne tornare con un racconto, una recensione da pubblicare o sulla quale poter lavorare, ma così non è stato.
Dopo le prime conversazioni con il gallerista e la sua assistente, davvero molto competenti ed ospitali, mi sono subito reso conto che c’era qualcosa di fronte alla quale non mi ero mai trovato, qualcosa di nuovo.
La mostra prevedeva l’esposizione di tre tipologie di opere di fronte alle quali sono rimasto perplesso (Marine, Tagliatelle e l’installazione: Fessura in punto, linea e superficie); ne è scaturita la necessità di approfondire la conoscenza di questo artista.
All’indomani parlo telefonicamente con l’autore delle opere, la lunga conversazione si rivela un fiume in piena di concetti, idee acute, colte osservazioni e punti di vista interessanti.
Decidiamo di incontrarci. Il giorno successivo visito il suo atelier/laboratorio a Sesto San Giovanni.


Federico de Leonardis nel suo studio di Sesto San Givanni, dove alcune opere convivono nello stesso ambiente richiedendo una precisa spiegazione da parte dell'autore per poterne comprendere appieno almeno la collocazione 

Le persone con le quali mi ero confrontato (il gallerista, la sua assistente e l’artista stesso) mi avevano parlato di vuoto, la cosa mi aveva fatto sorridere; sono abituato ad opere semplici, concrete e detesto l’artificiosità.
Quando il gallerista mi aveva mostrato un’immagine atta a spiegare la composizione della tagliatella mettendola in correlazione con concetti propri del mondo della musica ho capito che l’opera del Maestro necessitava di un approfondimento, che nulla era ciò che sembrava ma la discrasia non era voluta: era il semplice frutto di una mente ed un animo complessi.
Federico De Leonardis, nasce il 9 marzo 1938, è un ingegnere ed architetto. Questo lo colloca nell’olimpo degli artisti colti ed intellettuali e, dopo aver scambiato qualche parola con lui, si ha subito questa percezione. Carattere ruvido quale può essere quello di un ligure. Da intellettuale quale è, De Leonardis rappresenta una voce autorevole su ciò che accade artisticamente a Milano, non lesinando critiche e commenti attraverso il suo blog “Fuori dai denti”, titolo che chiaramente lo rappresenta appieno.
Sarebbe difficile spiegare tutto ciò che ho visto all’atelier, anche se vedere non è il termine giusto, in quanto le sculture di Federico De Leonardis non si vedono ma si immaginano.
Sono andato all’incontro con la convinzione di trovarmi di fronte ad un artista concettuale, poiché non riuscivo ad inquadrare diversamente le sue opere. Ammetto che questa era una classificazione fatta per esclusione, non potendole inserire ancora in nessuna altra categoria (ma lui mi aveva avvertito/ammonito: “non sai vedere”).
De Leonardis quasi si irrita a veder collocata la sua arte tra quella concettuale e mi dice di non avere nulla di duchampiano, mi dà addirittura un consiglio: “Dimenticare Duchamp!” Mi parla di linguaggio, e io che da presunto duchampiano mi dicevo: “bisogna ammazzare il linguaggio”.
Sono rimasto un po’ basito dalla sua irruenza e dai suoi punti di vista che sinceramente trovo originali in un ambiente artistico appiattito e privo di un reale dibattito critico sul valore di ciò che ci circonda.
Ad ogni modo, finito l’incontro sono rimasto perplesso, stessa sensazione già provata all’uscita della Galleria Theca qualche sera prima.
Sono trascorse due settimane da quando io e Federico De Leonardis ci siamo salutati e solo ora credo di aver capito cosa intendeva dirmi, attraverso le sue parole ed ovviamente attraverso la sua arte.


L'arte è violenza, in queste mazze è conservata l'energia del lavoro

De Leonardis è un artista visivo le cui opere non si possono vedere. Non è un artista concettuale, almeno non nell’ottica cui ci ha abituati il ‘900.
Il concetto certo non mancava in Giotto o Michelangelo, ebbene non manca neppure in De Leonardis, ma lui, come i precedenti, è un artista visivo (non è mia intenzione fare paragoni di grandezza tra artisti ma richiamare certi nomi rende più semplice l’argomentazione).

Ho sempre avuto il timore che la pittura, il disegno e la scultura potessero venir spazzate via da arte digitale, cinema, fotografia, etc. poi ho letto la frase di Gino de Dominicis: “Il disegno, la pittura e la scultura non sono forme di espressione tradizionali, ma originarie. Quindi anche del futuro.” ed ho avuto la convinzione che il mio timore non potesse mai realizzarsi.
Le sue opere si collocano all’estremo sia in termini concettuali che estetici: sono davvero essenziali dal punto di vista formale. Per intenderci, l’opera più visibile è la marina, nella quale il marmo viene eroso ed alcuni pezzi scompaiono e vanno immaginati, o ricostruiti, ivi compresi i versi che vi erano incisi. Nella tagliatella il disegno, o meglio, il tratto essenziale e primordiale, primitivo, quello che nasce dall’istinto e dall’inconscio, è collocato su sottili strisce di carta bianca. Con le sculture da immaginare si tocca il culmine di questo linguaggio che è chiaramente oltre che un percorso artistico, anche una filosofia di vita, un modo di vedere le cose.

Federico de Leonardis accanto al muro dove passa la sua Catenaria

L’opera che mi ha colpito di più è la catenaria. Come spiegarla? Sarebbe più semplice vederla, ops… immaginarla. Già, come tutte le opere di questo grande artista, la si può immaginare ma non vedere. L’opera è ciò che non vedi. Se non entri in sintonia con l’artista la sua produzione ti è preclusa ed ecco che mi ricollego ad una delle premesse fatte in apertura.
E’ difficile descrivere questa opera ma ci proverò, me ne scusi l’Artista se il mio tentativo dovesse risultare vano, errato, inefficace. Come spesso si dice a scuola, si apprezzino solo il mio impegno e lo sforzo fatto.
La catenaria è una importante curva matematica le cui caratteristiche sono facilmente leggibili in internet. Per chi non ha alcuna nozione di matematica, si tratta di una linea, di un tipo di linea, in sostanza è la forma che assumono i cavi elettrici sospesi tra un palo ed un altro.
Parlare con Federico De Leonardis consente di rendere semplici ed accessibili a tutti argomenti apparentemente complicati.
L’Artista mi ha confidato che ogni tanto un corriere, un passante, si affacciano nel suo atelier per chiedere informazioni su come arrivare a questo o quel capannone e, restando incuriositi da ciò che vedono (o credono di vedere), chiedono spiegazioni. L’Artista spiega la sua arte e loro capiscono, si affascinano, senza trovare distanti le sue produzioni (nonostante siano persone che generalmente sono a digiuno in fatto di tematiche artistiche e/o matematico-geometriche). Non dubito che sia vero.
Cercherò anche io di essere chiaro, di illustrare in maniera semplice le sue opere.
Federico De Leonardis non disegna una casa o un albero, disegna forme geometriche essenziali, linee, rette, punti, piani, ma non lo fa con matite o colori, ne indica alcuni punti affinché tu possa immaginarle (in quanto la linea, il punto o il piano non sono visibili).
Nello spazio di una stanza esistono infiniti punti, linee e piani, De Leonardis, in maniera quasi sentimentale, tra tanti ne isola uno e se sei bravo puoi vederlo e sentirlo; come è capitato a me, che a distanza di giorni, ho di fronte ai miei occhi quella catenaria, che in realtà non ho mai visto, ma alla quale mi sono affezionato.
Il nome di quella catenaria ovviamente è una funzione matematica (una formula fatta di x , y e numeri).
Nell’atelier di Federico questa curva passa per quel punto che l’artista ha individuato sulla parete tracciando una X, passa poi attraverso il punto individuato tagliando con il flex il corrimano in metallo della scala che porta al piano superiore del suo laboratorio; successivamente la curva accarezza la superficie dell’acqua contenuta su una struttura realizzata con sacchi di cemento (che l’artista ha indurito personalmente per poter ambire al rigore geometrico che la rappresentazione richiede in questi casi) e, ancora, la nostra catenaria passa nel sottile spazio che c’è tra i piccoli cubi metallici sostenuti dal crick e la punta della lancia che cade dall’alto del soffitto.
L’ultimo tratto della catenaria (contenuto nell’atelier) è individuato per intero, Federico con il cemento ha scolpito il suo letto.
Ho visto altre opere delle quali mi piacerebbe parlare ma credo che l’arte vada vista, nel caso di Federico vada vissuta personalmente. Considero questo mio breve scritto un aperitivo, un’introduzione che spero possa facilitare l’approccio al lavoro di un grande artista, facendo capire che forse la sua opera non è altro che un ponte verso l’immaginazione, un ponte che poggia su solide basi matematiche ma dal quale ci si può affacciare per guardare oltre.
Rispondendo alla domanda iniziale, anche per giustificare le tante premesse fatte: nel caso di Federico De Leonardis l’opera d’arte bisogna innanzitutto immaginarla, e questa è per me la novità.
Sarebbe bello vedere una sua mostra all’interno di atenei universitari, magari proprio in quella facoltà di ingegneria dove da ragazzo eccelleva negli studi, facoltà che doveva vederlo assistente universitario ma dalla quale spiccò il volo verso altri mondi, senza mai abbandonare gli insegnamenti ricevuti.
In seguito all’incontro con Federico De Leonardis per la prima volta nella mia mente metto in discussione convinzioni di una vita: “Il buongusto è davvero il peggior nemico dell’arte?” 

Sul portone del laboratorio di Sesto San Giovanni

* Il titolo è in realtà un refuso, si riferiva alla precedente versione dell'articolo ma ho preferito lasciarlo come specchietto per le allodole. S. E.

1 commento:

  1. Federico de Leonardis is the greatest artist in Milan

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