venerdì 28 febbraio 2014

Il Faust di Tenia

Tenia è un artista che mi piace molto, sarà per questo motivo che ho affrontato l'attraversamento di diverse linee di binari prima di una curva, pur di potermi portar via qualche sua immagine di un Faust molto espressivo e delirante.
Anche questi scatti li ho registrati ieri sera, dopo essere disceso nella "grande buca" dove sorge il palazzo che ospita l'opera dei Cane Morto.
Le condizioni per la ripresa di questo graffito erano già particolarmente sfavorevoli per la sua collocazione, in più, anche la scarsità d'illuminazione non hanno aiutato la resa fotografica. In pratica, l'esposizione della fotografia è stata possibile grazie ad una mia lampadina tascabile a led da 100 candele che ha conferito un tono violetto che poi ho enfatizzato in PS.

Graffiti Tenia
Faust
(4000 Iso 1/6 sec. f 2,2)

Faust sotto il ponte di via Ernesto Breda
(3200 Iso 1/6 sec. f 4)

Il Faust visto dalla sinistra, posizione di avvicinamento dei treni
(4000 Iso 1/4 sec. f 2)

Il Faust di Tenia sembra essere fatto apposta per essere osservato dal punto di vista dei passeggeri sui treni, infatti da questa posizione si attenua l'effetto di distorsione della faccia esageratamente larga come viene vista da una prospettiva centrale.
In questo dipinto, il Faust assomiglia al suo autore.

I treni sfrecciano dopo essere partiti dalla Stazione Centrale

Il Faust visto da lontano
(3200 Iso 1/3 sec. f 4)

Il Faust visto di giorno da sopra il ponte

Faust! 


Aggiornamento del 10 agosto 2014
Ieri ho visto che in via Ernesto Breda sono in corso dei lavori per l'allargamento del ponte sopra la ferrovia, questo significa che il muretto dove era stato dipinto il Faust di Tenia non esiste più.
Inserisco una fotografia del cantiere, anche se dal lato sbagliato, per esigenze pseudo-estetiche; in futuro tornerò sul posto a vedere meglio quello che succede.

Rifacimento del ponte  sulla ferrovia in via Breda

Cromo e le donne

Non so se questo Cromo sia l'autore dei graffiti abbastanza naif che trovate in questa pagina, o soltanto di una tag, però ho preferito dare un titolo che non avesse molto a che fare con ciò che ho trovato scritto sul muro, anche perché la scena del disegno SF non è molto chiara, potrebbe essere una specie di orgia, ma pure qualcosa d'argomento sacro o profanatore.

SF
(3200 Iso 1/5 sec. f 2)

L'aureola luminosa dietro la testa della donna al centro del gruppo potrebbe far pensare a qualche personaggio biblico, così come il cuore che irraggia luce sopra la mano sinistra della "santa". L'uomo sulla sinistra che agita le mani potrebbe far pensare a qualcuno che sprona un bambino a venire al mondo, ma il piccolo personaggio sulla destra in basso sembra quasi essere un uomo che, a gambe aperte, attende il suo turno per trovare un piacere carnale. L'uomo tra le gambe della donna si volta a guardarci come se fosse indispettito della nostra presenza ed al tempo stesso compiaciuto della sua azione. Da notare le ali chiuse sulla sua schiena che fanno di quest'uomo una specie di mostro mutante di Kafkiana memoria.
L'uomo a sinistra in basso, vicino al piede destro della donna sta guardando anche lui in nostra direzione, ma con uno sguardo diverso, come se fosse già cosciente della nostra presenza, forse perché questi personaggi dipinti trovano una loro vita solo grazie alla nostra curiosità ed attenzione nei loro confronti. Questa figura mi piace molto, pur nella sua essenzialità la trovo molto moderna e vitale. Questi graffiti sono stati disegnati sul lato sud del palazzo fotografato nel precedente post, forse tradurrò tutto anche in inglese perché le riflessioni che mi inducono questa serie di graffiti, ai quali aggiungerò anche Faust di Tenia, mi sembrano abbastanza interessanti.

 La grande meretrice dal volto maschile
(3200 Iso 1/5 sec. f 2, nessuna correzione di rumore in post produzione)

Anche questo disegno, a pochi metri di distanza dal precedente, ci propone un soggetto abbastanza esplicito di una donna nuda intenta a soddisfare il proprio compiacimento sessuale. I tratti del segno sono molto grossolani, come se l'autore si stesse esercitando ad una pratica per lui nuova. Questo aspetto naif dona comunque all'insieme un aspetto artistico, sia per la composizione semplice, ma studiata in cui il braccio della donna orrenda passa nella zona centrale del torso per scendere giù fino a terra, altra rappresentazione simbolica del corpo femminile.

La bambolina nuda sul ginocchio del poliziotto cieco
(3200 Iso 1/8 sec.  f 2)

Arrivare di notte, in un angolo buio e sporco dove sono presenti disegni di questo tipo non fa pensare molto bene sulle attività e le onde pensiero che permeano questi posti; riuscendosi ad astrarre un po' dal contesto e viverlo come un ambiente aperto, dal panorama insolito, si riesce ad apprezzare l'esperienza di essere potenzialmente preda del primo pazzo sanguinario di passaggio. Il rumore dei treni in transito e lo spostamento d'aria che provocano i convogli lanciati a forte velocità mentre si attraversano i binari completano la sensazione di spingersi  verso l'ignoto ed un mondo infernale.
Anche per questo motivo ho agito un po' rapidamente, evitando di portarmi attrezzature pesanti. Il risultato non è perfetto, avrei dovuto avere un cavalletto che mi salvaguardasse dal micromosso, in quanto l'erba era alta e bagnata ed il mio lillipuziano Victor non sempre riusciva ad essere completamente stabile. Nel complesso, però le fotografie rispecchiano lo stile dei graffiti.
Stranamente, ho incontrato anche altre persone che camminavano in questi spazi, non so bene che cosa stessero facendo perché mi sembravano tizi normali e gentili che mi hanno chiesto se volevo sapere come fare per uscire da questa gigantesca buca.
Io ho risposto che stavo andando a cercare un graffito, loro non hanno replicato, forse pensavano che fossi un po' malmesso mentalmente, ma sicuramente ignoravano d'aver appena parlato con Tony Graffio.

Cane Morto

Cane Morto  è una crew composta da 3 elementi che dipingono insieme grandi soggetti dal fascino inquietante. 
La location dove si trova questo gigantesco uomo sdraiato con in mano una chiave è molto particolare; ho avvistato l'opera di giorno, ma la pioggia non aiuta a rendere giustizia alla rappresentazione fotografica ed a trasmettere la giusta atmosfera di questa ambientazione, così, dopo aver documentato velocemente il gigante decido di ritornare sul posto di sera, intorno alle 21.
Di notte l'ambiente ferroviario-post-industriale rende meglio l'idea dell'atmosfera da incubo che incute l'opera di Cane Morto e qualche altro graffito che si trova nei dintorni. 
Mentre scendevo la ripida costa che porta ai piedi del palazzo sul quale si trova il mega-graffito, mi sono accorto che c'era un fuoco acceso sotto uno dei ponti che sostiene la strada che porta il nome di via Emilio De Marchi. Capisco che ci devono essere delle persone che vivono lì, infatti poco dopo si muove la luce di una lampadina elettrica che si avvicina in mia direzione. Anch'io ho una lampadina in mano ed aspetto che arrivi qualcuno, per capire meglio con chi ho a che fare e se la mia presenza li disturba. Faccio un po' fatica a capire il mio interlocutore perché non parla bene l'italiano, ma quando entrambi capiamo di non rappresentare un pericolo l'uno per l'altro, avviso che mi sto dirigendo a fare qualche fotografia ai graffiti intorno alla ferrovia e che poi me ne andrò. 
Una voce mi dice di stare attento a scendere perché ci sono vetri rotti dappertutto.
Dopo che l'uomo torna sotto il ponte io proseguo la mia discesa, ma un po' per il buio pesto, un po' per l'erba bagnata di pioggia, inizio a scivolare e finisco per terra. Penso subito ai vetri e controllo se per caso sto perdendo sangue, ma per fortuna, mi sono solo infangato i pantaloni.

Graffiti fotografati con Fujifilm X100s
L'importanza della chiave
(3200 Iso, 0,67 sec. f 4)


Avere una chiave in mano significa essere padroni del proprio futuro e poter fare della propria vita ciò che si vuole.
L'espressione del personaggio di Canemorto che riprende spesso la simbologia della chiave e della serratura tra le mani, presente in un grande mural al Castello di Zak potrebbe non essere pienamente a conoscenza di questo significato, ma c'è da aspettarsi che presto nuovi personaggi comprendendo questa verità e ripropongano loro stessi in atteggiamenti più gioiosi, sicuri delle proprie potenzialità/capacità.
Viene da sé che da una grande chiave deriva un grande potere.

Un volto tremolante
(3200 Iso, 0,67 sec. f 4)

Cane Morto vicino alla ferrovia
(800 Iso)

Coordinate gps: N 45°30'26.778" E 9°12'39.187"
Fotocamera Fujifilm X100s

Note fotografiche
La Fujifilm X100s è la fotocamera ideale da portare sempre con sé, è in grado di far ottenere risultati molto buoni senza doversi sovraccaricare di tanti accessori o pesanti obiettivi. Per questa ragione, ed anche per potermi muovere indisturbato, senza dare troppo nell'occhio, restare leggero nelle mie incursioni in ambienti ai margini della civiltà, ho scelto di portare con me un mini stativo altrettanto leggero ed invisibile.
Per le riprese notturne a 3200 Iso non ho utilizzato il classico cavetto flessibile, ma ho molto apprezzato la presenza del filetto a vite sul pulsante di scatto della X100s, finezza che non tutti i produttori propongono ai fotografi, forse per poi indurli all'acquisto di altri strumenti elettronici, come cavi speciali e telecomandi senza fili, oppure controlli wi-fi che si possono comandare con tablet o telefonini super-tecnologici.
Ho eseguito varie esposizioni in maniera molto brutale con il dito direttamente sul pulsante di scatto, proprio per provare la qualità del comando manuale.
Pur essendo il mio piccolo Victory un cavalletto abbastanza ridicolo, sono comunque riuscito ad ottenere una fotografia piuttosto soddisfacente del graffito dei Cane Morto, la stabilità non è stato pertanto il problema principale di fronte al quale mi sono trovato questa sera. 
La carenza di luce sul set mi ha fatto capire che non si può pretendere l'impossibile dalla messa a fuoco automatica, così sono passato alla messa a fuoco manuale che anch'essa s'è dimostrata una bella sfida. Personalmente, non impazzisco per la messa a fuoco manuale di questa bella macchina fotografica, ma comunque apprezzo che ci sia la possibilità d'intervenire manualmente su una ghiera elettronica senza fine che dà indicazione delle distanze solo sul view-finder. Ho provato a scattare qualche foto con la messa a fuoco manuale, ma come m'era capitato in un'altro caso limite, dove avevo un soggetto in pieno contro luce, questa non è un'operazione delle più semplici e secondo me, è sempre preferibile una messa a fuoco automatica, magari aiutandosi portando più luce sul soggetto con una torcia elettrica abbastanza potente.
Il sensore X-trans, a 3200 Iso, inizia a produrre qualche disturbo che poi si riesce ad eliminare in PS, però riesce a mantenere una colorimetria ancora abbastanza buona.
Un'altra cosa positiva che ho osservato è che nonostante in questo mese di febbraio ci siano state tantissime giornate di pioggia, la Fujifilm X100s si è dimostrata una fotocamera ben protetta contro l'umidità e le intemperie; nonostante mi sia mosso spesso sotto l'acqua, senza troppe protezioni, non ho riscontrato nessun malfunzionamento, spegnimento o fenomeno di condensa nell'obiettivo.
Penso che tornerò a fare qualche prova di scatto alle alte sensibilità, magari senza ridurre il rumore, per far meglio capire fino a che sensibilità si può arrivare senza compromettere la qualità dell'immagine. Tony Graffio

Aggiornamento del 10 agosto 2014
Ieri sera sono ripassato da via De Marchi ed ho visto che ci sono grandi lavori in corso per il rifacimento di un ponte che passa sopra la ferrovia.
Ho fatto un paio di scatti per avere un'idea della resa della mia nuova fotocamera.


Via Emilio De Marchi Letterato 1851-1901

Ore 19.40

Fotocamera utilizzata: Pentax Q con smc Pentax 8,5mm 
Esposizione a 200 Iso: 1/160 sec. f 5


Graffito di uomo con chiave in mano
Grosso modo stessa immagine scattata con pellicola Fujifilm Sensia 100 Iso e Rollei 35 S
W la pellicola!


mercoledì 26 febbraio 2014

Arnold l'arrotatore

Si sa, il mondo è bello perché è vario e molte sono le forme della malattia mentale e dell'eccentricità che si manifestano negli esseri umani del XXI secolo e forse è un po' anche per questo che vado a ricercare come in molti si esprimono apertamente con i loro segni e disegni simbolici.
Questa mattina, in Piazza Napoli mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, invece m'accorgo che un automobilista proveniente dalla Cekia ha fatto quello che molti di noi, magari in un momento in cui calano un po' le inibizioni avrebbe voluto fare e si spera, per gioco o ilarità, ha esposto un elenco delle sue varie vittime della strada, su una fiancata della sua Volkswagen Golf seconda serie (anni 1980).

Quattro tipi di vittime

Arnold ha steso:
13 pacifisti
6 esseri umani
10 cani
2 gatti

Non si capisce bene perché Arnold sia particolarmente crudele con i pacifisti e se l'aver arrotato dei cani e dei gatti sia stato un incidente o un gesto volontario.
Posso però rassicurare i vari lettori dicendo che mi sono accorto che dall'altro lato dell'automobile c'era una gomma completamente a terra (tagliata?), quindi penso che per un po' Arnold non sarà in grado d'investire nessuno.
I pacifisti possono circolare tranquillamente.
So che ci sono dei pirati della strada che invece preferiscono arrotare le suore, ma forse quest'attività non è così di moda nel paese di Arnold.

VW Golf II serie di un pirata della strada
L'automobile di Arnold

Ho pensato di desaturare il file ottenuto con la Fjifilm X100s e di aggiungere un po' di grana per vedere se riuscivo a simulare un effetto pellicola; normalmente non sono tanto soddisfatto del risultato, ma con questo nuovo sensore X-trans Cmos II, mi sono accorto che si possono ottenere dei bianco e neri che mi piacciono molto.

Diritti & Profitti

Le case popolari di via Tracia sono tra le abitazioni più malmesse di Milano, fino a pochi anni fa, prima che venissero rifatte le facciate, si presentavano in uno stato di degrado indegno di una città civile. Oggi, ci vivono molti anziani e numerose famiglie di immigrati da paesi extra-europei.
Intorno a Piazzale Selinunte e a via Mario Morgantini, molti appartamenti sono occupati; le richieste esposte nell'atto IV dei graffiti del  Comitato Abitanti di San Siro ci ricordano quali siano le priorità dei cittadini.
Tre anni fa, qui in zona, ci sono stati degli sgombri eseguiti in maniera abbastanza aggressiva, esemplare è stato il caso in cui era stata messa in strada una donna con tre figli piccoli. La cosa aveva fatto discutere anche perché nello stesso periodo era emerso il caso in cui gli amici e le amanti di alcuni politici locali potevano usufruire di abitazioni di lusso a costi irrisori, mentre la povera gente veniva allontanata da topaie, spesso prive prive di riscaldamento, da agenti in tenuta antisommossa che brandivano il manganello e che non esitavano ad usarlo. Tony Graffio

 I nostri diritti più in alto dei vostri profitti

Sollevazione meticcia

San Siro non è una discarica

Via i leghisti da San Siro


Luogo: via Tracia angolo via Mario Morgantini
Fotocamera: Fujifilm X100s

martedì 25 febbraio 2014

Giocoliere semaforico

Ognuno di noi è più disponibile ad offrire qualche soldo a chi sta sulla strada se riceve in cambio un un piccolo servizio. Ogni periodo ha la sua proposta pseudo-commerciale, da qualche anno capita di trovare acrobati sui trampoli o giocolieri con le palline ad intrattenere gli automobilisti fermi al semaforo rosso. Questa mattina, all'angolo tra via Mac Mahon ed il cavalcavia Adriano Bacula ho incontrato Nicola, un giocoliere un po' improvvisato che tentava di portare un pochino d'allegria a coloro che la mattina vanno al lavoro col suo spettacolino, infatti era più il tempo che le palline rotolavano per terra che quello che le palline volavano in aria.

Nicola giocoliere sulle strisce pedonali

Se tutto va bene, Nicola riesce ad attraversare la strada con le palline in aria 2 o 3 volte

Fotocamera Fujifilm X100s


lunedì 24 febbraio 2014

Subway (A spasso nella metrò con la Fujifilm X100s)

Questa mattina sono sceso nelle gallerie della metropolitana di Milano con l'intento di mettere alla prova la Fujifilm X100s in condizioni di luce artificiale, alto contrasto e messa a fuoco rapida, per rubare qualche scatto spontaneo a qualcuno dei tanti artisti di strada che suonano e cantano sulle carrozze dei treni, non ho trovato molti personaggi interessanti, ma mi sono fatto un'idea di come si comporta la X100s.



Ultimo giorno della settimana della moda
(2000  Iso 1/90 sec. f 2,2)

Indecisione prima di una scelta importante

Leggere può far passare il mal di denti
(2000 Iso 1/100 sec. f 2,2)

C'è chi si annoia...

Chi resta un po' sorpreso...

Chi sogna ad occhi aperti

E chi è alla ricerca di un pubblico che non possa sfuggire alla propria esibizione estemporanea.


Ci vuole una bella concentrazione per riuscire a cantare in un ambiente così dispersivo

In effetti, perché ascoltare la musica in cuffia, quando c'è chi canta dal vivo sulla base registrata sul telefonino?

Per un attimo avevo pensato che il tipo col cappellino fosse il body-guard della cantante, invece guardava male solo me...

Comunque anche altri mi guardavano con sospetto

Forse sono stato troppo invasivo?

Per fortuna c'era anche chi trovava la mia incursione fotografica divertente
(2000 Iso 1/100 sec. f 2,2)

E chi era indifferente

Sfuggente

o semplicemente occupata a fare altro
(2000 Iso 1/70 sec. f 2)

Qualche mamma aveva fretta e qualche bambina no

Vedere le persone da fuori la carrozza dà una visione diversa. E' un po' come quando sei fuori dall'ascensore e l'ascensore ha le porte aperte, in quel momento tutti ti vedono e ti guardano, appena entri diventi invisibile e tutti volgono lo sguardo altrove...

Ad un certo punto mi son detto: "Adesso vado a casa a mangiare"
(2000 Iso 1/50 sec. f 2)

Ma prima ho fatto un'ultima foto che mi sembra essere quella riuscita meglio, forse perché non c'era tanta gente intorno, forse perché questo ragazzo sembra già visto, come se fosse uscito dalla subway di New York, o forse perché a me piace sempre molto il bianco e nero.

Ragazzo con cappellino leopardato sulla metrò di Milano 
(2000 Iso 1/150 sec. f2,2)

Note fotografiche
Entrato in metrò ho fatto una prova d'esposizione e quando mi sono accorto che sarei riuscito a scattare con circa 1/80 di secondo a f 2, ho scelto d'impostare la fotocamera per 2000 Iso. Avendola già provata per 800 Iso in un precedente post, non volevo andare troppo oltre, anche se sarei curioso di vedere la resa dell'immagine a 3200 Iso, prova che mi riprometto di fare entro fine mese, magari in un ambientazione notturna su cavalletto. La fotocamera si è comportata bene, ma io ho riscontrato un paio di problemi che possono essere stati causati dal mio modo di agire. La messa a fuoco automatica è una gran comodità, ma con poca illuminazione sulla scena da riprendere, i tempi per calcolare con esattezza la distanza aumentano un pochino e poi, probabilmente, avrei dovuto fare delle prove impostando la messa a fuoco continua, mentre, io in genere resto sempre sulla messa a fuoco su un punto fermo, cosa che può aver forse mandato un pochino in crisi il sistema, visto che io, o i soggetti, o entrambi, eravamo spesso in movimento. I tempi di scatto per i soggetti pubblicati in questa pagina andavano da circa 1/50 sec. a 1/100 sec. ed il diaframma da f 2 a f 2,8; il tempo di posa avrebbe dovuto essere sufficientemente veloce da produrre risultati abbastanza buoni, ma ho spesso riscontrato un effetto di micromosso che ha un pochino compromesso la qualità delle immagini. Forse non essendo io molto abituato a questo tipo di fotografia d'azione (street photogrphy) ho effettuato degli scatti un po' troppo in fretta per cercare di non dar troppo nell'occhio. Credo che dovrei rifare un'altra escursione nella metrò e provare ad impostare la Fujifilm X100s direttamente sui 3200 Iso, con la levetta su AF C (autofocus continuo),e vedere se i risultati migliorano.
Il bianco automatico è molto preciso e soddisfacente, e così anche la risposta cromatica del sensore.
Anche per questa serie di scatti ho voluto convertire i file Raf in DNG per poi poterli aprire con il mio PS CS5. Guardando i file risultanti a piena definizione, in un caso mi sono accorto che era comparsa una strana trama, come se ne vedono su quelle fotografie stampate sulle vecchie carte fotografiche con le fibre incrociate. Per tutte le altre immagini non s'è presentato questo effetto. Nel complesso, la correzione del rumore (poco) ha dato luogo a pixel che formano sfumature abbastanza gradevoli che ricordano vagamente la grana della pellicola fotografica.
Per molti anni mi sono rifiutato di fotografare con apparecchi digitali, proprio perché trovavo inaccettabile come grossi pixel quadrati dessero origine a linee oblique seghettate; ma è chiaro che con i sensori che contengono sempre più pixel, gli elementi che formano le immagini tendano sempre più ad essere puntiformi.
L'ultima immagine in B/N l'ho ottenuta direttamente attraverso Silkypix senza portare nessuna correzione per migliorare il rumore, ho soltanto aumentato un po' il contrasto e reso l'immagine monocromatica. Tony Graffio



domenica 23 febbraio 2014

Ort Attack

Il desiderio di vivere in una città più verde ed a misura d'uomo si manifesta con un grande murale a ridosso del cavalcavia Eugenio Bussa, un luogo in cui sono già stato, che di recente s'è arricchito di qualche nuovo disegno come Ort Attack.
Proprio di fronte a questo mural ci sono i giardini Isola-Pepe-Verde.

La città diventa verde

Fotocamera: Fujifilm X100s
Esposizione a 200 Iso: 1/250 sec. f 5,6


La Tv nel WC

C'è chi si definisce Tv Killer (TVK) e vorrebbe la televisione  giù per il tubo di scarico, fatto sta che la Tv non è molto amata di questi tempi, infatti gli ascolti calano ed i moderni palinsesti non offrono grande qualità.
In via Losanna, ho trovato un disegno stampato a stencil di un autore che non conosco e che spero voglia offrirmi la possibilità di capire meglio la sua protesta.
Quando ne saprò di più aggiornerò questa e magari tante altre pagine che non stanno raccontando gran che da un punto di vista della storia degli autori e dei contenuti dei graffiti, purtroppo c'è molta diffidenza verso chi si avvicina al mondo dei graffiti e ne vuol sapere di più. Per ora mi limiterò ad interpretare simbolismi e contenuti, anche se mi piacerebbe lasciare la parola agli street-artist.

Push and flush

Luogo: via Losanna
Geo appunto: N 45°29'13.393" E9°9'55.004"
Fotocamera: Fujifilm X100s
Esposizione a 200 Iso: 1/250 sec. f 5,6

Gelo in via Cialdini

Uomo-mutante

Gelo Crew

Luogo: via Enrico Cialdini
Geo appunto: N 45°30'30.022" E 9°10'21.865"
Fotocamera: Fujifilm X100s
Esposizione a 200 Iso: 1/350 sec. f 4

sabato 22 febbraio 2014

Gigi Carminati, fotoriparatore da 60 anni


Dove riparare le Leica
Pochi strumenti e molta manualità
(Iso 800 1/480 sec. f 2)

Vacanze estive Mario Rigamont Gigi Carminati
Gigi in vacanza a Moneglia nel 1948
In questa fotografia è insieme a Mario Rigamonti, stopper del Grande Torino, ed altri amici

Gianluigi Carminati nasce il 23  novembre a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, nel 1940.
A 14 anni, come si usava una volta, va a lavorare a bottega e si ritrova alle dipendenze di un "mago" delle riparazioni ottiche e meccaniche di precisione, Mario Vitali, che nel 1954 aveva il laboratorio in Viale Arbe. Dopo 6 mesi, Vitali a circa 55 anni muore a seguito di una malattia molto grave.
Il giovane Gigi nel 1955 si trasferisce alla Zeiss che allora era in Piazza Borromeo, vicino alla Banca d'Italia, a due passi dal Duomo.
In quegli anni quasi tutte le macchine fotografiche e gli apparecchi ottici di qualità erano Made in Germany; i produttori giapponesi iniziavano a farsi avanti timidamente sui mercati mondiali, ma le loro apparecchiature non erano ancora affidabili come quelle centro-europee.
Butti, il titolare di Zeiss Italia intuisce che il mercato fotografico sta per esplodere e apre anche i primi magazzini di vendita all'ingrosso di materiale fotografico: la Smaf e la Daf.
Dopo 6 anni di lavoro, per Gigi arriva il momento d'assolvere al servizio militare obbligatorio e nel 1961 viene arruolato nella cavalleria corazzata, ovvero,  nei carristi.

Carrarmatto M47 Patton
L'equipaggio del carrarmato M47 Patton
(Gigi è il terzo cavaliere da sinistra)

Nel 1962, Gigi rientra a Milano ed, insieme a Sergio Saccani, apre un laboratorio per ogni genere di riparazione fotomeccanica in via Paolo Lomazzo n. 45. Dietro un tavolino da lavoro, lo si può trovare ancora oggi, pronto a prendersi cura delle nostre macchine fotografiche bisognose di manutenzione o di qualunque tipo d'intervento.

Gigi Carminati Milano
Riparazioni Macchine fotografiche Gigi Carminati
(400 Iso 1/180 sec f 2,8)


Obiettivi, cineprese, macchine fotografiche, proiettori, binocoli, non c'è nulla che passando per la mani di Gigi non sia stato resuscitato a nuova vita.
La professione del fotoriparatore non è un'attività semplice e non si improvvisa, oggi, a Milano sono rimasti veramente in pochi capaci di risolvere i mille problemi che si possono presentare ad uno strumento di precisione, ma nessuno ha l'esperienza e la competenza di Gigi.
Purtroppo, mi sono accorto che ci sono personaggi che si millantano riparatori, ma hanno ben altre "passioni"; in un momento di follia avevo pensato di fare una prova con un personaggio che frequenta il mondo dei mercatini dell'usato, per dare una mia macchina fotografica da riparare a costui. Il fatto che non esistesse un luogo pubblico preposto alla sua attività già mi aveva messo sul chi va là, quando poi mi sentii dire, in sua assenza di lasciare la mia macchina fotografica presso la portineria di dove abitava, inorridii e scappai a grande velocità. 
Per me, un meccanico di precisione è un signore che svolge una missione che richiede infinita pazienza, mano ferma e tanto ingegno più che un lavoro alla portata di tutti.
Riuscire a rimettere insieme i pezzi di uno strumento, a volte, meglio di come era uscito di fabbrica non è uno scherzo e solo chi si occupa di strumenti fotografici da tanti anni ha avuto modo di raccogliere vecchie macchine rotte per poter poi smontare i pezzi da sostituire alle fotocamere fuori produzione da decenni, o trovare pezzi che sono diventati fondi di magazzino.

Dietro la vetrina, il re dei fotoriparatori
(400 Iso 1/58 sec f 2,8)

Ai tempi d'oro, Gigi lavorava molto per i professionisti e per i negozianti che gli portavano tutta una serie di materiale da sistemare, soprattutto prima dell'estate, quando tutti volevano essere sicuri di non fare poi cilecca in vacanza. A bottega, con lui c'era il suo socio ed un altro amico, ma nonostante questo, ricordo che i tempi d'attesa per la riconsegna erano abbastanza lunghi. 

Fotoriparatore Milano
Gigi al lavoro (Iso 800 1/210 sec. f 2)

Negli anni 1980 fu introdotta parecchia componentistica elettronica sulle macchine fotografiche, si doveva così procedere con parecchie sostituzioni di circuiti elettronici, magneti e ricambi, non sempre facilmente reperibili, o a buon mercato. 
Mentre ero da lui per l'intervista, mi è capitato di vedere uno dei rarissimi casi in cui non si è proceduto a recuperare all'utilizzo di una fotocamera, si trattava di una Leica R4 Mot, modello che soffriva di qualche problema che il tempo e lo scarso uso hanno aggravato. Adesso, certi modelli di fotocamera a pellicola che prima erano molto prestigiosi hanno delle quotazioni talmente basse che si fa prima ad acquistare una fotocamera funzionante che effettuare una riparazione complicata.

Fotocamere reflex tutti i tipi Vintage fotografico
In una delle vetrinette in laboratorio, una ricca collezione di reflex 35mm e di compatte a telemetro degli anni 1960-1970-1980-1990 (800 Iso 1/60 sec. f  2,8)

Ci sono apparecchi fotografici più resistenti e apparecchi fotografici che hanno dei problemi intrinseci mai ben risolti, o che magari che richiedono la sostituzione periodica di guarnizioni o altri pezzi di consumo che fanno diventare un acquisto d'un pezzo d'occasione una specie di debito. Io, prima di acquistare una fotocamera tradizionale, chiedo sempre a Gigi cosa ne pensa di questo o di quel modello e talvolta emergono dei fatti abbastanza sorprendenti che proprio non ci si aspetterebbe da marchi molto blasonati, o da apparecchi super-professionali al top della gamma.

Riparazione otturatori fotocamere
Riparazione di un otturatore
(Iso 800 1/200 sec. f 2)

La fotografia digitale ha iniziato ad occupare un certo peso nel mondo dell'immagine fissa dal 1995 circa e da allora molte cose sono cambiate.
Pian, piano i negozi sono entrati in crisi perché la fotografia si è spostata verso il mondo informatico e non c'era più quella grande richiesta di stampare le fotografie sulla carta.
Poco alla volta sono scomparsi i negozi di paese, i mini-lab, i laboratori di sviluppo e stampa e, per ultimi, perfino i grossisti come Smaf e Unionfotomarket hanno chiuso.
Gigi però resiste, anche se è già in pensione. Ci assicura che per almeno altri 10 anni lui starà ancora al suo posto di combattimento, per continuare la battaglia della fotografia tradizionale ed assistere tutti i collezionisti e gli appassionati della pellicola che, come lui, continuano a non voler cedere le armi alla fotografia digitale.
Gigi infatti è un uomo di un'altra epoca, non usa il computer, anche se dice che sta per acquistarne uno, e fa le cose per bene, come si usava fare una volta. Se ti dice una cosa è quella e quando parla sa quello che dice.

Certe macchine vanno smontate quasi interamente per poi essere risistemate
(Iso 800 1/420 sec. f 2)

Il "negozio" di Gigi, anche se in realtà non si tratta di negozio perché qui non si vende nulla, ma si effettua un servizio, è un po' un punto di ritrovo di personaggi particolari, si va dal pensionato che parla del più e del meno con Gigi, ai vicini che ogni tanto passano a chiedere qualcosa in chi riconoscono una presenza importante del quartiere, ai vari appassionati che, come in una continua processione, capitano in questo posto con le richieste più strane.
Per fare capire meglio i tempi che viviamo, posso semplicemente dire che 30 anni fa erano i fotografi che chiedevano a Gigi di fare in fretta a riparare le fotocamere, mentre adesso è lui a chiedere ai clienti di passare a ritirare le proprie macchine riparate.
Gigi sa sistemare anche le fotocamere digitali, ma come nel caso delle apparecchiature ricche di componentistica elettronica, non sempre può rivelarsi conveniente farle riparare.

Il miglior fotoriparatore italiano
Gigi se la ride
(Iso 800 1/210 sec. f 2)

Gigi è contento perché al venerdì sera chiude e, se il tempo è bello,  va a farsi qualche discesa sugli sci.
Per chi da martedì vorrà andare a trovarlo lo può cercare in via Lomazzo, 45, oppure chiamarlo a questo numero: 02.315580, ma non chiedetegli riparazioni telefoniche perché lui è una persona seria e prima deve vedere personalmente il problema per capire di che cosa si tratta.

Note fotografiche
Volevo fare qualche scatto con la Fujifilm X100s impostando una sensibilità non eccessiva, per iniziare a capire come si comporta questa fotocamera in interni a tutta apertura ed in situazioni poco illuminate, per questo ho approfittato per raccontare la storia di Gigi Carminati.
Ho convertito i file Raf in DNG e poi li ho leggermente corretti in PS riducendo con questo software anche del rumore che comunque non mi sembrava particolarmente presente. Forse, queste correzioni sono anche servite a correggere quell'effetto carta che pensavo fosse stato introdotto in altre immagini nella conversione da Raf a DNG. Tony Graffio

Aggiornamento del 31 ottobre 2014

Gigi è finito anche su un giornale cinese che lo cita per la sua amicizia con un noto imprenditore italo-cinese che ha contribuito ad aprire un museo della fotografia in Cina.
Ovviamente, anche in questo caso Gigi ha fatto in modo di garantire il buon funzionamento di alcune delle fotocamere esposte.
Se qualcuno vuole aiutarci a tradurre il testo dell'articolo, provvederò poi a pubblicare un altro aggiornamento.


Notizie dalla Cina

L'imprenditore cinese appassionato di fotografia e Gigi Carminati da un articolo recentemente pubblicato in Cina.

Gigi è anche stato intervistato anche dal TG3 Lombardia della Rai, sempre meglio riparare una fotocamera antica, o un obiettivo prestigioso, mica li possiamo buttare come un paio di scarpe vecchie, no? Guarda il filmato.

Un'ultima chicca, dal film Desmentegass di Lamberto Caimi, una scena in cui il nostro bravo fotoriparatore interpreta se stesso esprimendosi in dialetto milanese.

video


Aggiornamento del 24 marzo 2015
Dopo che il blog di Tony Graffio ha parlato di Gigi, s'allunga la serie degli articoli che raccontano della storica attività del riparatore di via Paolo Lomazzo, 45.
Questa volta è Michele Focarete del Corriere della Sera a scrivere delle belle parole su Gigi, anche se non mancano le imprecisioni; infatti la via Paolo Lomazzo non è pieno centro di Chinatown, anche se si trova a pochi passi dalla via Paolo Sarpi, mentre da sempre tutti chiamano Gianluigi: Gigi. L'unico a chiamarlo "El Luis" è il simpatico Focarete che forse s'è un po' lasciato andare a qualche ispirazione poetica.


Da: Il Corriere della Sera di domenica 22 marzo 2015

Da: Il Corriere della Sera di domenica 22 marzo 2015

Tranquilli, i pezzi di ricambio per riparare qualsiasi cosa non mancano; qui vi mostro solo una minima parte. Ultimamente, però considerando il valore quasi nullo di una fotocamera digitale usata, o elettronica, meglio far riparare soltanto le macchine meccaniche.

Pezzi di ricambi per: Praktica, Nikkormat, Zorki, Canon...

Altri ricambi per varie reflex: Nikon 301, Canon F1, Pentax ME, Pentax MX, Petri, Canon AE1...

Scaffali con fotocamere da cannibalizzare

Ottobre 2015: a 25 anni di distanza ripropongo un articolo uscito sulle pagine milanesi di un quotidiano molto importante che viene ancora conservato da Gigi in un angolo del suo laboratorio.

Quando in laboratorio c'erano tre tecnici


Fin dalla sua apertura, in via Lomazzo 45 c'erano 3 riparatori meccanici, Gigi è in primo piano a sinistra ed è facilmente distinguibile da un bel paio di baffoni scuri. Sergio Saccani, anch'egli coi baffi, è sulla destra della fotografia


La mole di lavoro, fino agli anni '90 era tale da richiedere la presenza in laboratorio di 3 tecnici specializzati  in meccanica di precisione ed elettrotecnica.
La ditta, un tempo, era conosciuta come Saccani e Carminati. 
Sergio Saccani è scomparso nel 1992, mentre suo fratello Mario ha smesso di fare questo lavoro da lì a poco.
Ricordiamo anche il loro operato pubblicando una vecchia fotografia in bianco e nero dove sono presenti i tre foto-riparatori milanesi ed un testo che parla di loro e ci spiega perché le case produttrici di materiale cinematografico e fotografico non vedessero di buon occhio l'allungarsi della vita dei loro prodotti di prestigio.
Figuriamoci che già 25 anni fa erano in pochi a saper fare questo mestiere con professionalità! TG

Ecco chi ripara la vostra reflex in tempo utile per le vacanze.
Sergio Saccani, età 50 anni (nel 1990 ndTG), milanese per linea dinastica, è uno fra i pochi artigiani del ramo che esercita il mestiere il fotoriparatore di apparecchi fotocinematografici, in via Lomazzo 45, insieme con il fratello ed il socio Carminati. Saccani ha appreso il mestiere sin dall'età di 13 anni da un vecchio riparatore, quasi per passatempo.
Dopo la scuola andava in uno scantinato a pulire apparecchi fotografici, imparando quasi per gioco uno fra i più rari mestieri di Milano. Dopo la leva militare, è stato richiesto dalla Zeiss per allestire un laboratorio di riparazioni a Milano, affinando così la sua professionalità a contatto con apparecchi di grande precisione e raffinata meccanica. Dopo otto anni di ininterrotto lavoro, nel 1958 ha deciso insieme con il fratello e l'amico Carminati d'aprire un laboratorio in proprio nella attuale sede, facendosi una numerosa clientela, tra cui fotografi professionisti, fotoamatori e negozianti del ramo che gli affidano per la riparazione le più disparate marche d'apparecchiature foto-cinematografiche. E' un lavoro per il quale occorre grande pazienza ed abilità per tarare cellule, mettere a punto focali e riparare le macchine più sofisticate dell'industria moderna. E' un mestiere che richiede una grande manualità che si forma solamente dopo lunghi. anni di attività e d'esperienza diretta.
La maggior parte delle riparazioni viene eseguita totalmente a mano con l'ausilio di ferri e attrezzi delicatissimi che, quasi sempre, Sergio Saccani si fabbrica da solo. La tecnica è assai raffinata, simile a quella degli orefici legata al meccanismi più disparati.
Oggi l'industria moderna, con la miniaturizzazione dei meccanismi ha costruito macchine altamente sofisticate, regolate da cellule sensibili che permettono di scattare fotografie perfettamente esposte, senza l'intervento annuale del fotografo, ma che purtroppo si guastano con molta facilità di più di quanto non si possa immaginare.
Nel campo della riparazione di fotocamere con otturatore centrale, i difetti maggiori sono dovuti ad accumulo di grasso sulle lamelle di scatto dell'otturatore che devono funzionare a secco. Capita talvolta che per negligenza od altro, gli apparecchi vengano lasciati incustoditi in auto per lunghe ore sotto il sole cocente. Ebbene, il calore causando lo scioglimento del grasso per la lubrificazione della messa a fuoco, blocca l'otturatore rendendo inservibile la fotocamera. Inoltre le macchine reflex si bloccano facilmente anche per l'introduzione dl polvere, sabbia o terra.
Per quanto riguarda la riparazione di cineprese in genere, il lavoro è in crisi fin dall'avvento del Super 8 che aveva soppiantato il doppio 8 di alcuni anni prima, la quale sta per essere soppiantata a sua volta dalla telecamera munita di una pista magnetica con la possibilità di incidere, cancellare e tornare indietro, senza l'utilizzo della pellicola.
Le riparazioni di queste attrezzature si sono ridotte rispetto al passato.
La difficoltà maggiore per i riparatori è quella di reperire i pezzi di ricambio, per l'enorme numero d'apparecchi in commercio.
La maggioranza dei rappresentanti del ramo non forniscono i pezzi di ricambio agli artigiani riparatori per due motivi fondamentali: per combattere il contrabbando e, nello stesso tempo, per avere il monopolio delle vendite, in quanto le riparazioni degli apparecchi usati danneggiano il mercato.
Per fronteggiare tale grave problema, il riparatore è costretto a ricorrere all'utilizzo di macchine usate o rotte dalle quali cannibalizzare i pezzi.

Aggiornamento del 30 dicembre 2016
Si aggiunge un'altra testimonianza/riconoscimento del lavoro compiuto in tanti anni da Gigi.
Master of Camera è un breve cortometraggio realizzato molto bene da 4 giovani videomaker milanesi che in soli due minuti riescono a far raccontare al nostro "eroe" la storia della sua vita ed i motivi di una passione che non si estinguerà mai.

Nota Non siamo riusciti a capire su che giornale fosse stato pubblicato questo testo al quale ho apportato alcune correzioni, ce ne scusiamo con l'autore del testo del quale non conosciamo il nome.

English text


Gigi Carminati at work
(Canon A1 with FD Canon 28mm f 2,8, Fujicolor 200, developed and scanned with Agfa D-lab 1 by Emma Canepari - Speed Photo via degli Imbriani, 55 - Milano)

Gianluigi Carminati, 60 years of photo repairs in Milano

Gianluigi Carminati was born in Sesto San Giovanni, near Milan, in 1940, where he still lives.
When he was 14 years old, as it was once, goes to work in the shop and finds himself in the employ of a "magician" to repair optical and mechanical precision, Mario Vitali, who in 1954 had the workshop in Via Arbe. After 6 months, Vitali approximately 55 years died as a result of a very serious disease.
The young Gigi, in 1955, he moved to the Zeiss that was then in Piazza Borromeo, close to the Bank of Italy, a few steps from the Duomo.
In those years, almost all cameras and optical equipment of quality were made in Germany, Japanese manufacturers began to come forward timidly on world markets, but their equipment was not yet as reliable as those of Central Europe.
Mr. Butti, the holder of Zeiss Italy understands that the photographic market is about to explode and also opened the first store of wholesale of photographic material: the SMAF and the Daf .
After 6 years of work for Gigi comes the moment to perform compulsory military service, in 1961, so he was enrolled in the armored cavalry, or, in the tank drivers.
In 1962, he returned to Milan and Gigi, along with Sergio Saccani, opened a workshop to repair all kinds of photomechanical in Via Paolo Lomazzo n. 45. Behind a work table, you can find him again today, ready to take care of our cameras in need of maintenance or any type of intervention.
Objectives, photo-cameras, cine-cameras, projectors, binoculars, there is nothing that passing through the hands of Gigi has not been resurrected to new life.
The profession of photo-repairman is not a simple task and can not be improvised, today in Milan only a very few people are able to solve the myriad problems that may arise at a precision instrument, but no one has the experience and expertise of Gigi.
Unfortunately, I realized that there are people who boast about repairers, but they have many other "passions". In a moment of madness I decided to do a test with a character who attends the world of flea markets, to give my camera for repair to him. The fact that there was not a public place in charge of his business already had put me on alert, then when I heard him say, in his absence to leave my camera at the concierge about where he lived, I was horrified and ran away at great speed.
For me, a precision engineer is a man who carries out a mission that requires infinite patience, a steady hand and lots of intelligence more than a job to everyone .
Being able to put together the pieces of a tool, at times, better than it was out of the factory is not a joke and only those involved in photographic tools for many years have been able to collect old broken machines to be able to disassemble the parts to be replace the cameras out of production for decades, or find pieces that have become stock funds.
In its heyday, Gigi worked a lot for the professionals and merchants who brought a whole range of material to arrange, especially before the summer, when everyone wanted to be sure you do not then misfired on vacation. A workshop with him was his partner and another friend, but despite this, I remember that the waiting times for delivery were quite long.
In the 1980s it was introduced a lot of electronic components on the cameras, so you had to proceed with several replacements of electronic circuitry, magnets and spare parts are not always readily available or cheap.
While I was with him for the interview, I happened to see one of the rare cases in which no steps were taken to recover the use of a camera, it was a Leica R4 Mot, model who suffered from a problem that the time and the limited use have worsened. Now, certain models of camera film that were very prestigious quotations are so low that you do before buying a camera that running a repair complicated.
There are more resistant cameras and cameras that have the inherent problems never well resolved, or maybe that require periodic replacement of seals or other items of consumption that make it an occasion purchase of a piece of some kind of debt. I, before buying a traditional camera, always ask to Gigi what des he think of this or that model of facts emerge and sometimes quite surprising that just would not expect much from renowned brands, equipment or super-professional top of the range.
Digital photography has begun to occupy a certain weight in the world of still image from around 1995 and since then many things have changed.
Slowly stores are in crisis because photography has shifted to the computing world, and that there was no great demand for print photos on paper.
Little by little disappeared village shops, mini-lab, development labs and printing and, last, even as wholesalers and SMAF or Unionfotomarket closed .
Gigi, however, resists, even if it is already retired. Assures us that for at least another 10 years he will still be in place to fight, to continue the battle of traditional photography and assist all collectors and fans of the film who, like him, still do not want to surrender to digital photography.
Gigi is in fact a man of another age, not using the computer, although it says it is going to buy one, and make things right, as they used to do it once. If you say one thing and that is when the speaker knows what he says.
Gigi's “shop”, although in reality this is not shop here because he's not sellinng anything, but he offers a service, it is a bit a meeting place of unique characters, ranging from the retiree who speaks the most and the less with Gigi, neighbors who occasionally go to ask for something in those who recognize an important presence in the neighborhood, to the various fans who, as in a continuous procession, come in this place with the strangest requests.
To better understand the times we live in, I can simply say that 30 years ago there were photographers who asked Gigi to hurry to repair the cameras, but now he is asking customers to move to withdraw their machines repaired.
Gigi knows how to fix even digital cameras, but as in the case of the rich equipment of electronic components, may not always be cost-effective to repair them.
Gigi is happy because on Friday evening he closes and when the weather is nice, he goes to the mountains for some downhill skiing.
For those who want to go from Tuesday to find him, you can search in via Lomazzo, 45, or call this number: 02.315580, but do not ask him to repair a camera on the phone because he is a serious person and first he must see the trouble to understand what it is the problem.

Camera notes
I wanted to do some shots with the Fujifilm X100S at a sensitivity setting not excessive, to begin to understand how it behaves this camera indoors wide open and in low light situations, so I took the opportunity to tell the story of Gigi Carminati.
I converted the files to DNG Raf and then I slightly correct in PS with this software also reduces the noise , however, did not seem particularly present. Perhaps, these corrections have also served to correct that effect paper that I thought had been introduced in other images in the conversion from RAF to DNG. Tony Graffio

Updating October 31st 2014
A chinese newspapar pubblished an article about a chinese  businessman who opened a Museum of Photography. Gigi Carminati repaired some cameras exhibited in China.
Could  anybody help us to translate what was written on the newspaper?


Gigi
(Canon A1 with FD Canon 28mm f 2,8, Fujicolor 200, developed and scanned with Agfa D-lab 1 by Emma Canepari - Speed Photo via degli Imbriani, 55 - Milano)


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