sabato 24 giugno 2017

SaBRIna GaBRIelli: my name is BRI

My Name is Bri
Sabrina Gabrielli a Filler S.E. 2017

Tony Graffio: Sabrina, da quanto tempo ti occupi di illustrazione?

Bri: Mi occupo di illustrazione da tantissimo tempo; di poster-art da poco. Ho iniziato a stampare in serigrafia dal 2013. Ho iniziato a fare poster per la mia band nel 2010.

TG: Come si chiama la tua band?

Bri: Adesso non c'è più, ma si chiamava Formanta, come gli amplificatori Bielorussi degli anni '80.

TG: Che musica suonavate?

Bri: Un genere sui primi REM.

TG: Il tuo modo di disegnare mi sembra abbastanza femminile, sia perché presenta un tratto delicato e quasi svolazzante, ma anche per i colori tenui di certi soggetti abbastanza cattivi, ma mai veramente violenti... Tu che cosa ne dici?

Bri: Io la vedo in maniera opposta, perché nelle mie illustrazioni cerco di dare l'impressione di uno scenario tranquillo e pacifico, quasi naif dove inserisco sempre quell'elemento di inquietudine che si coglie osservando bene il soggetto del disegno. Mi diverto molto a raccontare per immagini e, a differenza di altri poster-artist, io arrivo da esperienze professionali nei campi del fumetto e dell'illustrazione.

TG: Che fumetti disegnavi?

Bri: Durante il periodo in cui frequentavo l'università, ho anche studiato fumetto ed illustrazione, a Roma.

TG: Beh, sicuramente sarà come dici tu, ma io vedo colori molto pastellati, pochi contrasti e atmosfere abbastanza distese, almeno visivamente. Probabilmente è un tuo modo per irretire l'osservatore e fargli vivere poi un colpo di scena con le storie dall'ambientazione inquietante che proponi.

Bri: Per esempio, il discorso che ho fatto per gli Slow Dive è abbastanza chiaro. Il cottege e la bambina che gioca in giardino potrebbero far pensare ad uno scenario idilliaco, ma poi ti rendi conto che in realtà è un demonietto che gioca sull'orlo di un burrone praticamente senza fine nell'occhio di un tornado. Mi piace offrire al pubblico più livelli di lettura per la stessa immagine, per questo motivo ritengo che i miei lavori siano più delle illustrazioni che dei poster di impatto visivo. Il mio è un tentativo per realizzare più soggetti che possano diventare delle immagini iconiche, diciamo così, ed allo stesso tempo mi piace raccontare delle storie con un singolo fotogramma.

SlowDive - My name is Bri

TG: Bri, in poco tempo sei riuscita a farti conoscere bene nel mondo della Rock poster art, vuol dire che i tuoi lavori piacciono e sono richiesti. A parte che si vede che i tuoi lavori sono belli...

Bri: Passo molto tempo a casa a lavorare e a disegnare; non mi sto rendendo conto di quanto i miei poster stiano girando, spero di avere un riscontro.

TG: Beh, in Italia sei tra gli artisti più conosciuti in questo settore, il tuo nome circola parecchio tra gli addetti ai lavori.

Bri: In Italia siamo in pochi ad occuparci di Rock poster art, purtroppo. Forse, per questo è un po' più facile emergere, anche se ci sono tanti ragazzi in gamba. Io però, non ho ancora fatto un poster per una band italiana.

TG: Veramente?

Bri: Mai. Un po' di volte ho provato a propormi, ma è difficile far capire che anche questa è una strada che si può percorrere.

TG: Forse perché le band italiane non commissionano poster?

Bri: Sì, fondamentalmente il motivo è questo. Il poster d'arte non è un prodotto che fa parte del loro merchandising; mentre per le band straniere che vengono in Italia il poster d'arte è qualcosa più facile da gestire, anche durante il tour.

TG: Gli stranieri vengono qui e sanno già a chi affidarsi?

Bri: Io ho iniziato da poco, quindi sono io che mi propongo. Solitamente scrivo, invio una email in cui faccio vedere il mio portfolio e se loro sono d'accordo decidiamo di fare qualcosa insieme. Faccio le mie proposte e poi scegliamo la strada più adatta alla band, infine si finalizza.

TG: Che band contatti? Grandi gruppi storici? Gruppi meno conosciuti?

Bri: Quelli che mi piacciono.

TG: Ah, solo quelli che ti piacciono?!

Bri: Si, perché mi risulterebbe difficile lavorare per chi non mi piace. Oppure, contatto quelle band con cui mi piacerebbe lavorare. Magari si tratta di artisti che non apprezzo musicalmente, ma siccome sono così particolari e divertenti li contatto.

TG: Che genere preferisci.

Bri: Mi piace il Rock, l'Indie-Rock, oppure il Rock-psichedelico, ricerco un po' quello che viene meno seguito dalla poster-art.

TG: Che tirature stampi mediamente?

Bri: Tendo a restare sul centinaio di copie, non di più, perché lavoro a casa, nella mia cucina.

TG: Posso scriverlo?

Bri: (Risata) In cucina o nella camera che sarà del bambino. Adesso sono alla ricerca di uno studio un po' più grande dove poter lavorare decentemente, però attualmente tutto quello che vedi è il frutto di ore passate in cucina. Riesco a fare questo lavoro perché vengo aiutata da Francesco, mio marito. E' lui che cerca i contatti e poi stampiamo insieme. Io mi occupo dei colori e degli allineamenti, lui avendo le braccia più lunghe, tira la racla.

TG: Che formati stampate?

Bri: 50X70 cm. Anche se ultimamente preferisco tagliarli un pochino per adattarmi meglio ai formati dei poster dell'illustrazione. So che può dar fastidio fare qualcosa fuori formato perché poi vanno fatte le cornici su misura, ma io stampo su carta leggermente più grande del 60X40 cm: 63X41.

TG: Da che cosa nasce questa tua esigenza?

Bri: Per una maggior precisione di allineamento stampo le croci di taglio sul bordo della carta, in modo che quando faccio le sovrapposizioni di colore vedo esattamente l'allineamento e posso essere sicura che il poster risulti stampato in modo preciso.

TG: Stampi manualmente?

Bri: Stampo manualmente, raramente stampo a 2 o a 3 colori; in genere stampo a 4 o 5 colori. L'ultimo poster degli Zombies ha 6 colori. Ho stampato anche a 7 colori, dipende dalla grafica.

Zombies - My name is Bri

TG: Questi soggetti più piccoli per cosa sono stati fatti?

Bri: Li avevo realizzati l'anno scorso per un calendario da regalare alle persone che hanno lavorato con me, case editrici, agenzie... Mi erano avanzate delle copie, ormai siamo a giugno, così ho tagliato le parti sopra e sotto in modo che diventino dei quadretti da poter esporre, cosa che avevo pensato fin dalla fase di progettazione.

TG: L'amore per la serigrafia nasce dall'esigenza di lavorare con la Rock poster art? Oppure era qualcosa che avevi già in mente?

Bri: Nasce dall'esigenza di allontanarmi dal mondo del computer. Volevo ritrovare la manualità, mescolare i colori e sentire gli odori. Utilizzo soltanto inchiostri a base d'acqua e poter creare qualcosa da zero con le mie mani mi porta a tutto un altro tipo di soddisfazioni. Mi piace seguire ogni passaggio della produzione.

TG: Com'è avere a che fare con i musicisti? Facile o difficile? Ti suggeriscono loro qualche soggetto o fai di tua iniziativa?

Bri: Sono io che propongo le idee, di solito preparo tre schizzi e loro tra questi scelgono quello che più li entusiasma. Fino ad adesso non ho mai avuto problemi, soltanto una band non s'è fatta più viva, ma penso che fosse il loro Manager ad essere un po' indeciso. Non faccio nomi.

TG: Mi dai la tua chiave di lettura per il poster dei Mew?

Bri: La Citroen DS che vedi abbandonata in un campo ha all'interno una coppia che si bacia, ma forse quelle non sono delle persone vive...

Citroen DS con morti che si baciano
Mew - My name is Bri

TG: Terrificante!

Bri: Questa è la storia che voglio raccontare...

TG: Paura!

Bri: In quest'altro poster che ho fatto per i Nada Surf è tutto collegato.

TG: Come un fumettone?

Bri: E' un super-fumettone in cui ogni scena è collegata alle altre. La principale è quella della rapina in banca che va male perché c'è un complice che tradisce la banda.

TG: Ahi, ahi, ahi...

Bri: Solo che gli altri rapinatori non si rendono conto che la polizia sta arrivando. Il palo, in mutande, è impegnato in altre attività e non riesce ad avvisare il resto della banda.

TG: E' un po' distratto... Un po' come Schettino...

Bri: Esatto. Intanto l'altro palo s'è accorto dell'arrivo della polizia, ma non riesce ad avvertire i complici perché c'è una gran confusione durante il concerto dei Nada Surf. Un ragazzo che vuole andare al concerto chiede alla sua ragazza di salire con lui sulla scala antincendio; intanto la famiglia di lei vede quello che sta succedendo alla televisione.

TG: Molto carino.

Nada Surf
Nada Surf - My nameis Bri

TG: Bri, mi spiegheresti cos'è una special edition?

Bri: In alcuni casi decido di stampare qualche poster in S.E., come nel caso dei Sonics. In realtà, si tratta di art print perché ho tolto il nome della band dal poster. In genere, è più facile vendere un poster senza il nome della band. Molto spesso la gente mi dice che la band non le piace, ma la grafica sì. Che cosa faccio allora?


My name is Bri
Un particolare che indica la tiratura della Special Edition dei Sonics stampata da Bri.

TG: In quante copie l'hai tirata questa special edition?

Bri: In 20 pezzi.


Special edition, Serigrafia art edition
Una Special Edition di Bri che ho voluto assicurami anch'io pagandola lo stesso prezzo della poster edition dei Sonics.

TG: Anche la carta e gli inchiostri sono speciali?

Bri: Allora, l'inchiostro è un black glossy che è di una marca che sto provando e con la quale mi trovo benissimo; la carta grigio azzurra è una silver pearl. Raramente vendo le art print online, preferisco portarle alle fiere e per me sono degli esperimenti. Io le ho portate per i ragazzi di Filler, visto che loro non si fanno pagare per il banchetto. Quando la grafica mi convince scelgo di stampare qualche Special Edition.

TG: Strano questo disegno che hai fatto per i Why? Che cosa significa?

Bri: I Why? Sono stati tra i pochi gruppi che mi hanno esplicitamente richiesto di volere una grafica ispirata ai testi del loro ultimo album. Ho scelto di creare un'immagine che richiamasse una loro canzone nel punto in cui dice qualcosa come: andrò incontro alla rovina e alla morte, però adesso sono vivo e sto bruciando. Il concetto era di mostrare qualcuno vivo e che bruciasse interiormente.

TG: Quel concerto dei Why? è stato fatto in Inghilterra?

Bri: Sì, sto iniziando a mandare i miei poster anche fuori dall'Italia, perché non sempre riesco a mettermi in contatto con il gruppo che mi interessa. Per Amanda Palmer ho fatto un poster per la data di Berlino; adesso sto realizzando dei poster per un tour in Gran Bretagna dei Mercury Rev.

TG: Per le consegne ci pensano i corrieri?

Bri: Sempre. Quando però i gruppi vengono a suonare a Roma vado volentierissimamente a sentirmi i loro concerti. E' bello perché vado anche ai sound check, ascolto tutto con calma e mi accompagna anche mio figlio di 4 anni con le cuffie. In quei momenti, scambio due chiacchiere con i musicisti, questa è forse la dimensione più piacevole per chi fa Rock poster art.

TG: Bene, interessante. Allora possiamo sperare che ci saranno sempre più possibilità per lavorare in questa nicchia di mercato?

Bri: Lo spero, perché in Italia non è ancora partita questa nuova moda.

TG: Colpa dei musicisti?

Bri: No, forse non ci sono band abbastanza grandi da portare avanti un discorso del genere.

TG: Un Vasco Rossi o un Ligabue non potrebbero cimentarsi in queste cose?

Bri: Volendo, sì. Anche se non so quanto il loro pubblico potrebbe essere interessato al valore di un oggetto di questo tipo. Forse preferiscono un poster stampato industrialmente e non vedono la differenza con un prodotto artistico. Loro vogliono vedere la fotografia del loro cantante, forse non gli interessa un disegno originale.

TG: Il problema della serigrafia è che è una tecnica che viene sempre considerata a metà tra l'arte e un metodo economico per stampare.

Bri: Esatto.

TG: Si posiziona in uno strano target.

Bri: Siamo una di quelle vie di mezzo che trovano buona accoglienza solo in certi ambienti. Per questo Filler è perfetto.

TG: Fabio Meschini mi diceva che bisogna far nascere questa esigenza nel pubblico proponendogli il prodotto nuovo. Bisogna avere questo coraggio, se si vuole poi riuscire a vendere.

Bri. Certo, infatti il lavoro che stiamo facendo in questi meeting a Flatstock, ad Amburgo, o al Primavera di Barcellona (ha ancora il braccialetto al polso ndTG) è proprio quello di fare vedere alle persone i poster serigrafici e far capire il lavoro che c'è dietro a questa arte. Per questo si organizzano Live printing e si può parlare direttamente con gli artisti. Quello che solitamente la gente non capisce è che la persona che vende i manifesti dietro al banchetto è la stessa che realizza con le proprie mani il poster. Quando questa cosa viene compresa è una sorpresa e si illuminano gli occhi ai nostri interlocutori.


My name is Bri
Bri era tornata dal Primavera Sound di Barcellona da pochi giorni, prima di arrivare a Milano per Filler s.e. 2017.

TG: Com'è andata a Barcellona?

Bri: Bene, ma sono un po' stanca, la fiera era aperta dalle 16 alle 6 del mattino, per quattro giorni: giovedì, venerdì, sabato e domenica.


TG: Ci credo, è un orario un po' pesante.

Bri: E' un po' pesante, ma è molto bello incontrare la nostra poster-family; nel nostro ambiente non c'è competizione.

TG: Come si fa ad essere invitati a questi eventi?

Bri: Devi far parte dell'API (American Poster Institute).

TG: Come si fa a far parte dell'API?

Bri: Bisogna mandare una email agli organizzatori, per conoscerli basta andare sul loro sito, devi avere un portfolio e loro verificano che fai serigrafia, ma soprattutto che il 70% dei lavori che disegni sia dedicato ai gruppi musicali. Non puoi esporre troppi art-print, altrimenti, ovviamente non fai poster-art, ma qualcos'altro.

TG: Bisogna nascondere le stampe d'arte?

Bri: No, le puoi portare, ma la maggior parte dei lavori che porti al Flatstock deve riguardare le band.

TG: Che tipo di rapporto Hai con gli altri poster-artist?

Bri: Io vivo il rapporto con i colleghi più in maniera collaborativa che antagonista, per me sono veramente una famiglia e ne approfitto per avere la possibilità di imparare dagli altri guardando quello che fanno. Ogni volta che vado ad una mostra e vedo i lavori degli altri ragazzi mi sembra di assistere ad una lezione.

TG: In America sei mai stata a qualche festival?

Bri: No, purtroppo no. Tutti mi dicono che devo andare a Austin, dove c'è il Flatstock più importante. Mi interesserebbe andarci, ma ancora non mi sento di portare un portfolio abbastanza ben nutrito per esporre là.

TG: Conta molto anche per quali band hai lavorato? O conta soprattutto la tua arte?

Bri: Io credo che i compratori nelle fiere comprino, a prescindere della band che tu rappresenti, raramente mi è capitato chi mi ha detto: guarda c'è Motorpsycho, lo prendo perché mi piace: Molte persone, per esempio, vedono i Blond Red Head e prendono quel poster a prescindere, perché a loro piace quella band. 

TG: Questo lo immaginavo, ma per le band come funziona? Prendono un artista piuttosto che un altro perché ha lavorato per band molto importanti?

Bri: Le band vogliono sapere per chi hai lavorato, infatti ogni volta, per presentarmi, faccio l'elenco di chi è stato mio cliente.

TG: C'è una grossa differenza tra il pubblico che compra la stampa e la band che compra il lavoro?

Bri: Esatto. C'è anche un pubblico affezionato che ritorna spesso, eppure non penso che possa piacergli tutte le band che illustro. Evidentemente, gli piace il mio stile e continua a comprare le mie stampe. Questa è una cosa che mi rassicura e mi rende felice.

TG: Ho visto che in America esiste una poster art anche per film, serie tv ed altri generi. Ti interesserebbe fare qualcosa del genere?

Bri, Sì, esiste anche quel filone, sarebbe figo fare qualcosa anche per quel mondo...

TG: Poi, tu sei a Roma, magari riusciresti a trovare qualche contatto buono.

Bri: Non ci avevo mai pensato, non sarebbe male, anche se il film ha già un suo immaginario visivo, quindi penso che l'artista venga un po' più limitato.

TG: Però può comunque dare una sua interpretazione...

Bri: Credo che nel settore musicale sia più facile esprimere qualcosa di personale.

TG: Non trovi che gli americani lavorino un po' su scala quasi industriale con la serigrafia?

Bri: Non è detto...

TG: Però, utilizzano sistemi semiautomatici di stampa.

Bri: Questo sì, perché loro iniziano subito alla grande o lavorano con laboratori importanti con macchine semiautomatiche. Ovviamente, così è tutto più semplice, però anche in quel modo puoi sbagliare a fare un allineamento. Certamente, ci sono meno problemi di tempo e l'inchiostro viene passato regolarmente dalla macchina, non ci sono problemi di inclinazione della racla.

TG: Non c'è discontinuità nella qualità della produzione?

Bri: Non troppa, se i primi poster sono allineati bene, a rigor di logica anche gli altri dovrebbero uscire bene. Volevo realizzare un poster che non ho ancora fatto vedere, perché ho finito la lavorazione da pochissimo, in cui volevo ottenere un effetto rusty usando una carta lievemente goffrata, ma non troppo, altrimenti non si riesce a stampare. In alcuni punti per poter fare attaccare l'inchiostro mio marito ha dovuto dare un'inclinazione stranissima e lì è stato il delirio; credo che con una semiautomatica non saremmo mai riusciti a tirar fuori qualcosa di buono perché con quelle macchine l'inclinazione è fissa. In tutto ci sono i pro e i contro. Alcune cose si possono fare, altre no.


Rock Poster Art
La doppia versione, quasi con gli stessi colori, del poster degli Why? di My name is Bri.

TG: Bella questa carta dorata!

Bri: Anche questo poster l'ho stampato in due versioni, in realtà per un problema specifico. La band mi aveva chiesto 75 copie per loro, ma io non avevo abbastanza carta in casa e allora gli ho proposto la versione dorata e questa è quello che ho realizzato, con gli stessi colori e ho visto che funzionava. Soltanto un colore è leggermente più marrone, invece che nero.

TG: Le band tengono qualche copia per loro?

Bri: La maggior parte se le tengono quasi tutte. Mi è capitato un caso con gli Slow Dive... Ho fatto un poster per il concerto di Azzano Decimo che loro hanno trattenuto per loro ed hanno messo in commercio dopo, a Londra. Evidentemente, pensavano che in Italia le persone non fossero interessate.

TG: Le tue stampe hanno dei prezzi molto buoni, mi sembra che mediamente sono sui 25 euro, o sbaglio?

Bri: Dipende dal numero dei colori. Per regolarmi ed avere un mio standard ho deciso di fissare un prezzo a seconda di come viene stampato un poster, calcolando un po' il tempo speso per fare un lavoro. E' una mia scelta artistica. Un disegno in due colori ha il prezzo più basso: 15/20 euro, mentre un disegno a 6 colori è, per adesso, sui 35 euro.


Filler spring edition 2017 My name is Bri
Sabrina Gabrielli nel suo stand, a Filler, insieme a Daniel Tummolillo. Anche lui ha comprato un paio di bellissimi poster da collezione a My name is Bri.

Altre interviste a mitici Rock Poster Artist italiani:




ed al massimo collezionista italiano di Gig Poster Art:



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venerdì 23 giugno 2017

Quel che resta di AFA 2017 (notizie flash dagli altri espositori)


Editore underground Messicano
Abraham Diaz

Abraham Diaz viene dal Messico ed ha una piccola casa editrice che si chiama Joc Doc (Hot Dog), pubblica fumetti che parlano molto di vita urbana, sesso e violenza. Si occupa anche di grafica indipendente e ci informa che in Messico è possibile pagare le tasse con le opere d'arte, anche se, ovviamente, sarebbe meglio non pagarle in nessun modo. In più, Abraham ci dice che quando gli spagnoli arrivarono in Messico stabilirono un sistema di caste che lasciarono gli indigeni in fondo alla piramide sociale; situazione che si è ripetuta anche ai nostri giorni, poiché i messicani dalla carnagione più chiara hanno un maggiore accesso agli studi ed ai lavori migliori. Tra i fumetti della Joc Doc alcuni sono stampati in serigrafia in 200 copie.


Grow, un fumetto che parla di piante e Apoptosi.

Bambi Kramer mi ha parlato dell'Apoptosi, ovvero della capacità di ogni singola cellula di ogni essere vivente di decidere della propria autodistruzione, quindi di provocare una morte intenzionale. Questo discorso introduce la filosofia dell'accettazione della morte vista come un elemento importante che ci ha portato ad evolverci su questo pianeta. Un organismo che replica se stesso in modo sempre identico è un organismo immortale. Nel momento in cui una cellula, o due cellule decidono di replicarsi in modo diverso siamo di fronte ad un'accettazione della morte che dà la possibilità a quell'organismo di evolversi. Parlare di Apoptosi è un modo per parlare della morte e di autodeterminarsi osservando un meccanismo naturale che per estensione è anche delle piante. Un'artista belga ha affrontato questo tema tenendo in vita delle piante, dandole dell'acqua, ma non sentendosi portata a fare questa cosa, come invece fanno molte persone, si accorge di uccidere molte piante e di non riuscire a tenere in vita nemmeno un cactus. Molte persone innaffiano troppo le piante e le fanno morire in questo modo. Il Festival Crack di Roma, attraverso Fortepresta ha prodotto un fumetto multilingue che affronta questo tema e parla di una ragazza che ha l'incapacità di tenere in vita le piante.

David Bacter è un fumettista frequentatore di fiere di grafica e fumetti, anche se da poco tempo. Ovviamente, le fiere più simpatiche sono quelle dove si possono incontrare gli amici ad intervalli di tempo regolari, ma la partecipazione richiede sempre molta fatica perché le giornate in mezzo al pubblico sono molto lunghe. Le migliori fiere per trovare pubblicazioni alternative sono, secondo il nostro amico: Cartoomics, Lucca Festival, BordaFest, Il Ratatà a Macerata, il Crack a Roma, l'Uè a Napoli, il Ca.Co. a Bari, oltre ad AFA, naturalmente. Un'ottima idea per comprare le tavole originali è quella di frequentare le aste. Un discorso che dovrei approfondire, ma sul quale David non vuole sbilanciarsi troppo.

Wunderkammer Casa Creativa Torino. è un laboratorio che si occupa di arte/artigianato e illustrazione, ognuna delle tre socie si occupa di una mansione diversa. Rossella segue la grafica e la serigrafia, Cristina è una truccatrice che si occupa di effetti speciali e realizza quadretti molto realistici in silicone che sono diventati un'alternativa moderna ai santini tradizionali. Elena della Rocca è la terza co-worker che fa l'illustrazione. L'altra illustratrice del laboratorio è Dalia del Bue, infine c'è Gianni, l'ingegnere creativo che risolve ogni tipo di problema che le ragazze non riescono ad affrontare. Rossella ha studiato delle toppe serigrafiche doppio uso che hanno sia una funzione estetica che una funzione pratica, essendo state stampate sui filtri per il vino...
Consiglio vivamente le magliette con i "mostrilli" per i vostri bimbi.


Figa della Madonna
Rossella, Cristina ed Elena fanno parte del collettivo Wunderkammer.

Madonna Femminista
Stampe della Madonna a 10 euro.

Figa Figa della Madonna figa
Per una figa della Madonna bastano 7 euro.


Juan Scassa ci informa che un'agenzia cattolica (fittizia) ha aperto alla prostituzione diffondendo un dépliant ad AFA. Finalmente, si può scopare senza sensi di colpa! Anche perché si dice da molto tempo che le ragazze cattoliche siano le più esperte in certi frangenti... Juan deve avere avuto qualche esperienza in prima persona, perché sostiene con convinzione che le Papa girls frequentino i raduni oceanici dove si inneggia al Papa con lo specifico scopo di darsi ad altri. Non parla per nulla bene nemmeno delle ragazze scout. Ad ogni modo, come testimonial delle Medjugirls è stato scelto Paolo Brosio che come è universalmente noto non ha mai avuto rapporti di alcun tipo nemmeno con la ex-moglie.

L'opuscolo delle Medjugirls, ragazze caritatevoli disposte a fare sesso con chiunque, non si è ben capito se a pagamento, o liberamente...

Marina Lombardi e Rocco Girardi sono gli autori dell'Argine, un fumetto che racconta una storia svoltasi a Marzabotto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Entrambi gli autori, in quanto sradicati dal loro territorio di nascita, si sentono affascinati dalle vicende che legano le popolazioni alle loro terre e per questo si concentrano su questo tipo di narrazione. In un mondo estremamente complesso come quello attuale, avere delle origini certe ed un legame profondo con il proprio passato aiuta tutti a mantenere un equilibrio psichico e culturale. Mantenere un legame con il proprio luogo di nascita è una chiave per comprendere se stessi.

Fumetto l'Argine
Marina Lombardi e Rocco Girardi

This is not a Love Song è un progetto che nasce dalle musicassette disegnate. Ogni cassettina contiene una canzone d'amore illustrata in una striscia di carta alta 10 cm e lunga 44,5 cm piegata a soffietto. Si tratta di canzoni raccontate da illustratori diversi; adesso sono già disponibili oltre 150 titoli. Alcuni artisti che hanno lavorato a questa idea: Tuono Pettinato, Baronciani, ACAB, MB5, ma ci sono anche molti esordienti. Sono state realizzate anche le cassette VHS che con la stessa logica contengono 15 fotogrammi e una locandina che rappresentano il titolo del film selezionato. www.thisisnotalovesong.it fa base a Roma.

 This is not a Love Song.


Love Song
Le musicassette di this is not a Love Song ad AFA 2017.

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giovedì 22 giugno 2017

Kaleidoshock 2: il diario di viaggio di Chris H. Lynn

Per il secondo appuntamento con Kaleidoshock (Il primo con Luis Macias non l'ho ancora raccontato), Unza ha invitato presso la sua sede di via Graziano Imperatore n. 40, Chris H. Lynn, un filmaker americano di passaggio che utilizza il Super 8 come mezzo di registrazione dei propri appunti di viaggio. I filmati di Chris sono montati in macchina in semplici sequenze; non vengono accompagnati, per scelta, da una colonna sonora e testimoniano il suo transito in località più o meno esotiche che poi vengono archiviati come diari personali. Chris è stato intercettato da Unza grazie a Francesco Cazzin, di Emergere del Possibile, e la sera del 15 giugno ha proiettato alcuni video ed alcuni Super 8, come    Huangpu River, girato tra il 2008 e il 2013 e  London 5: Unknown Year. Se i filmati del filmaker americano sono muti, i video vengono accompagnati dal suono e dalla musica, ma entrambi propongono paesaggi abbastanza lirici che inducono lo spettatore a precipitare in una dimensione personale che sicuramente lo induce a riflettere sul trascorrere delle stagioni e della vita, perché, a differenza dell'immagine fissa, l'immagine in movimento è capace di dare vita alle cose, come una macchina del tempo che riproduce sempre le stesse giornate in modo instancabile. Il primo video contiene anche riprese girate in Super 8, è stato girato a Shanghai, Cina; la peculiarità di questo lavoro che gioca col trascorrere del tempo è che ogni nave che passa è stata ripresa in un anno diverso da quelle viste precedentemente. Il secondo video, girato a Londra, è tutto girato in Super 8 e telecinemato (spesso fuori fuoco) in modo casalingo dall'autore che ha ripreso il filmato su uno schermo con una telecamera. Chris H: Lynn ha avuto l'audacia di presentare i suoi ricordi personali ad un pubblico internazionale, cosa che molti di noi, probabilmente pur girando filmati analoghi o anche più interessanti, non farebbero. Sia perché si tratta di filmati alquanto comuni, quanto perché dovendoci ripresentare a certe persone preferiremmo forse non infastidirle troppo con le nostre elucubrazioni mentali; ma si sa che chi viaggia passa e va e questo è senz'altro, per certi versi, un vantaggio, soprattutto per chi rimane. TG


Chris H. Lynn, 49 anni, insegnante.

Poiché ormai mi trovavo faccia a faccia con il mio interlocutore, ho pensato di intervistarlo, quanto meno per capire che cosa lo spinge a filmare e a mostrare le sue riprese.

Tony Graffio: Chris, da dove vieni?

Chris H. Lynn: Vengo da Silver Spring, Maryland.

TG: Di che cosa ti occupi, qual'è il tuo lavoro?

CHL: Sono un educatore, insegno film e letteratura al liceo ed al college.

TG: Quanti anni hai?

CHL: 49.


Chris in un momento di riavvolgimento del Super8.

TG: Cosa trovi di bello nel Super8?

CHL: ll Super8 mi dà quell'immediatezza, quella poetica e qualità d'immagine che mi hanno attratto per molto tempo.

TG: Da quanto tempo usi questo formato?

CHL: In modo serio, da circa 20 anni, poi per un periodo ho preso dell'aspettativa per studiare nuovamente cinematografia.


Huangpu River

TG: Come descriveresti i tuoi film?

CHL: Quello che giro in Super 8 lo chiamo le serie giornaliere, così che dopo, a distanza di anni, riguardo quello che ha ripreso la mia cinecamera lo giunto insieme ad altri filmati per mettere insieme dei lunghi pezzi filmati, tutti insieme. E' un lavoro molto frammentato che può essere portato avanti in continuazione. Non so esattamente quando finirà. I video hanno una durata predeterminata e sono descrittivi di panorami. Generalmente, sono solo io con la mia telecamera che registro le immagini e il suono.

TG: Ti piace molto viaggiare?

CHL: Sì, mi piace, ma in Cina ho lavorato per un certo periodo, non si trattava solo di un viaggio, ma di un momento lavorativo della mia vita. Ad ogni modo, ovunque vado, porto con me la mia telecamera, sia per viaggi di piacere che per lavoro.

TG: In Huang Pu River si vedono pezzi filmati a cui sono stati aggiunti filmati Super 8 con pelucchi, sporco e varie imperfezioni che scorrono sullo schermo. Come hai telecinemato quelle parti del film?

CHL: A me piacciono le imperfezioni, ho filmato tutto da solo riprendendo la proiezione con una telecamera. Inserisco nel video i filmati dei paesaggi e li chiamo Landscape Temples.


London 5: Unknown Year

TG: Preferisci girare in bianco e nero?

CHL: Mi piace girare in bianco e nero, soprattutto perché non si fanno più pellicole a colori, così negli ultimi 4 o 5 anni ho fatto questa scelta.

TG: Fai qualche effetto speciale in ripresa? Ho visto che c'erano delle linee del video molto spesse, come sei intervenuto?

CHL: Sì, a volte gioco con l'obiettivo e la velocità di ripresa, ma non faccio effetti in post-produzione, inserisco la pellicola nella cinepresa e giro quello che voglio riprendere a modo mio. Ci sono pochissimi effetti digitali nei miei film, ma in alcuni casi ingrandisco alcune parti del fotogramma.


Una calda notte a Unza. Alcuni spettatori durante le proiezioni di Chris H. Lynn hanno scelto di restare in giardino. Sullo sfondo si intravede la proiezione

TG:Hai presentato i tuoi film a qualche festival?

CHL: L'ultima volta ho fatto qualcosa per la Salisbury University, in Maryland. Loro mi hanno invitato ad un programma di residenza per autori ed io sono rimasto in una loro casa per tutta un'estate, era vicino all'acqua in una posizione molto remota in una spiaggia dell'Est. Loro volevano che io filmassi tutto quello che volevo ed io ho tratto da questa esperienza un film di 30 minuti che poi ho mostrato su schermo all'Università all'interno di un programma d'arte e poi ho fatto un'altra proiezione in New York nel dicembre dello stesso anno, intitolata Travellers with cameras con la filmaker americana Ann Levy. Abbiamo guardato i nostri film per vedere come si parlavano l'un l'altro. Lei ha filmato in certe parti ed io in altre; si trattava di fimakers che guardavano alle cose più piccole alla luce del giorno. Il Super 8 è molto utile per osservare le cose quotidiane che ci circondano. Come il caffè, i libri, gli alberi, tutte quelle cose che sono sotto i tuoi occhi, ma che a volte tu non osservando non noti.


TG: In che modo riesci a fare a meno di una colonna sonora nelle tue riprese?

CHL: No, per il Super8 non mi serve, preferisco il silenzio, ma per i paesaggi ho sempre un sottofondo sonoro.

TG: Ti piace lavorare con il tempo ed i ricordi perduti?

CHL: Sì, spesso i miei temi sono quelli, anche se cerco d non pensare troppo a questi contenuti.

TG: Che cosa vorresti comunicare con i tuoi lavori?

CHL: Mi piace che le persone scoprano quello che osservano, quello che vorrei è che gli spettatori non si concentrino in una narrazione, ma che guardino le immagini ed ascoltino i suoni per vedere quello che accade nelle loro menti. Si tratta di entrare in uno spazio per vedere con che cosa ne puoi venire fuori.


Prima della proiezione dei video di Chris H. Lynn a Unzalab.

TG: Dove sviluppi i tuoi Super8?

CHL: In California da Yale Film and Video. Non conosco nessun laboratorio che sviluppi il Super 8 a New York, anche se ci sono molti nuovi laboratori che stanno aprendo, forse cercherò qualcosa più vicino. Ogni anno spedisco i miei film in California.

TG: C'è interesse per il Super8 in USA?

CHL: Qualcosa come la folla che è venuta qui ad Unza questa sera, ma sempre più persone si stanno interessando al Super8. Le persone più giovani amano davvero il Super 8, forse perché è un mezzo d'espressione autentico perché analogico.

TG: Sei socio di un cineclub?

CHL: Conosco diversi filmaker, ma non sono in un club o in un collettivo.

TG: Proseguirai il tuo viaggio in Europa adesso?

CHL: Sì, dopo dell'Italia, visiterò la Francia per altre due settimane, poi andrò a casa, negli USA.

TG: Incontrerai qualche altro Filmaker o cineclub nel corso del tuo viaggio?

CHL: No, mi ero messo d'accordo per proiettare i miei film solo qui, adesso proseguirò le mie ferie.


15 anni di Unzalab: Serigrafia, Ciclofficina, Camera Oscura e Super8.

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