venerdì 20 gennaio 2017

Dalla Stereofonia alla Quadrifonia, consigli per la riproduzione Hi Fi

Premessa
Qualche settimana fa, in un negozio che commercia dischi usati, ho trovato un disco quadrifonico in perfette condizioni in vendita ad un paio di euro. Ovviamente, l'ho acquistato. Ho consultato qualche amico per chiedere informazioni su come avrei potuto ascoltare quel 33 giri senza correre il rischio di rovinarlo, ma ho trovato poco entusiasmo per un argomento che sembrerebbe essere caduto definitivamente nel dimenticatoio.
Non mi sono dato per vinto. Mi sono ricordato che conoscevo un esperto di Hi Fi che per anni ha lavorato presso un negozio molto fornito di Vigevano, Future Sound, in Corso Milano. Guarda caso, il mio amico Carlo Stagnoli, attualmente direttore della fotografia in Rai, è anche un profondo conoscitore di quadrifonia. Ho chiesto a lui di farmi uscire dalle tenebre.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata e sono emerse delle informazioni interessanti che ho pensato di proporre anche al pubblico di Frammenti di Cultura che sta seguendo sempre con più interesse gli argomenti correlati alla musica ed ai dischi di vinile.

Barbra Streisand Live Concert at the Forum Quadraphenic record.

Il parere dell'esperto
Carlo Stagnoli (57 anni) inizia a chiedermi se so perché i Long Playing girano proprio a 33 giri ed un terzo. So che la parte che gira più lenta è quella centrale, infatti le canzoni più belle vengono inserite all'inizio (all'esterno) del disco perché lì il disco gira più velocemente ed è lì che c'è più dinamica sulle bande laterali (il volume dell'incisione), ma non sono molto preparato su questioni strettamente tecniche.
Effettivamente, è importante sapere che per far stare la risposta in frequenza di 20'000 Hertz, il massimo della risposta in frequenza (corrispondente alla sensibilità dell'orecchio umano), s'è deciso di poter registrare su un disco 20'000 modulazioni larghe quanto la puntina nell'ultimo solco. Per far passare ventimila modulazioni meccaniche che vanno lette da una puntina larga un paio di Micron c'è la necessità di far girare il disco a 33 giri ed un terzo, per dare ad un lato del disco la qualità necessaria per farlo suonare approssimativamente per 11 minuti, tempo che corrisponde alla durata della proiezione cinematografica di una bobina da 35mm della lunghezza di 300 metri (Vitaphone).
La velocità angolare cambia perché l'ellepi non è CAV come lo è idealmente il Compact Disc. La modalità CAV (Constant Angular Velocity - Velocità Angolare Costante) prevede che il CD ruoti sempre alla stessa velocità, indipendentemente da dove si trovi la testina di lettura/scrittura. Considerato che il diametro interno della parte utilizzabile di un CD e' di circa 4,5 cm e che quello esterno e' di circa 11,5 cm, le corrispondenti circonferenze misureranno rispettivamente pigreco x 4,5 = 14,14 cm e pigreco x 11,5 = 36,13 cm e questo significa che quindi nel caso di CAV (in cui il tempo necessario per una rotazione non cambia in funzione della posizione della testina) la velocità lineare del supporto aumenta man mano che ci spostiamo verso l'esterno del supporto (il CD viene letto a differenza dei vinili, dal centro all'esterno). Dal momento che la dimensione dei pit (solco), come anticipato, è costante, man mano che ci allontaniamo dal centro, in una intera rotazione del disco passano sotto la testina sempre più pit e quindi ne consegue che la velocità di lettura dei dati e' inferiore al centro rispetto a quella che si raggiunge verso l'esterno.
Nel caso della modalità CLV (Constant Linear Velocity - Velocità Lineare Costante) invece, la velocità di rotazione del disco viene diminuita man mano che ci si sposta con la lettura/scrittura verso l'interno del supporto, in modo che la velocità lineare del supporto resti costante e quindi in questo caso, nell'unità di tempo passano sotto la testina un numero di pit indipendente dalla posizione della testina stessa. 
In realtà, spesso si adoperano delle modalità intermedie quali la P-CAV (Partial CAV) in cui si adopera il CAV per la parte piu' interna del disco per poi passare alla CLV, oppure la Z-CLV (Zoned CLV) in cui la velocità lineare del disco può assumere un numero finito di valori.
In sostanza, nei CD il flusso dei dati è costante quindi cambiano velocità in base al punto dove si trova il fascio del laser.
Per un sistema analogico come quello dei dischi di vinile il discorso è diverso: per farci stare una risposta in frequenza meccanica, perché l'incisione stessa è meccanica, tutto dipende dalla dimensione della punta d'incisione che è stata la prima decisione ad essere stata presa per la progettazione dello standard del LP. 
In un primo tempo, nei 78 giri, la modulazione era orizzontale, mentre nei 33 giri è diventata verticale con la Western che ha realizzato la prima stereofonia sulle due pareti dello stesso solco a V per mandare il suono sul canale destro e sinistro dell'impianto. Nel momento in cui una delle due pareti inizia a muoversi, la parete destra, per esempio, che corrisponde al canale sinistro, la puntina conica si sposta verso l'alto. Il lavoro della puntina è molto delicato perché legge quello che è inciso su pareti diverse dello stesso solco. La somma degli spostamenti riconduce ad un vettore. Una bobina magnetomobile o mobile fa nascere una forza elettromotrice d'induzione elettromagnetica che trasferisce il segnale all'amplificatore.
La quadrifonia ha inventato i canali posteriori nello stesso solco del disco. Per essere compatibile con i giradischi tradizionali s'è pensato di prendere una frequenza portante a 19'000 Hertz dalla quale far partire i canali posteriori. Si tratta di una modulazione molto semplice. Se la modulazione arriva a 21'000 Hz significa che il segnale sui canali posteriori è di 2'000 Hz. Esisteva un codificatore SQ matrix (brevetto Sansui) che aveva la funzione di distribuire il segnale sui vari canali.
Anche la radio poteva utilizzare la quadrifonia, era stata fatta in Dolby, anche se nessuno l'ha usata, tranne che in America dove si aveva il Dolby B (per la riduzione del fruscio) su FM quadrifonico. E' grazie a Ray Dolby se si è arrivati a sistemi di audio Surround o al 5.1, perché egli aveva compreso che i vari sistemi di riduzione del fruscio nel passaggio dall'analogico al digitale non servivano più e perciò decise di sviluppare nuove tecnologie come l'AC-3 per la diffusione del suono multicanale.
Ancora oggi è possibile ascoltare un disco quadrifonico, a patto di avere un giradischi con un buon braccio che monti una testina che arrivi a leggere i 40'000 Hz, come la Empire 4000 che ha la puntina shibata (iperellittica) per riuscire a entrare bene nei solchi quadrifonici. Una puntina conica tradizionale invece non riuscirebbe a leggere la iper-modulazione quadrifonica, ma finirebbe per danneggiare i solchi.
La Empire produceva anche uno tra i migliori giradischi: il Troubadour 598. Altri giradischi eccezionali sono il Thorens TD 125 ed il TD 160. La trazione a cinghia permette d'avere il motore distante dalla testina e non trasmettere eventuali rumori parassiti o vibrazioni al sistema di riproduzione. Il telaio flottante è anche un'altra garanzia di qualità del suono per un giradischi che si ritrova ad avere piatto e braccio isolati dal supporto dove è poggiata la base del giradischi stesso. In questo modo i bassi delle casse non fanno vibrare il giradischi evitando così l'Acoustic Feedback che riporta un suono sordo alla testina. Durante l'ascolto dei dischi di vinile è anche meglio togliere il coperchio di plexiglass del giradischi che da aperto opera come un microfono che vibra e trasmette il suono alla base del piatto.
Come curiosità cito il Thorens TD 124, un giradischi particolare a trazione mista puleggia+cinghia. La cinghia dal motore trasferiva il movimento alla puleggia, in modo da perdere il rumore del motore e trasmettere maggior potenza al piatto con la puleggia. Per cambiare meccanicamente velocità, l'albero del motore era conico.
La quadrifonia è stato un modo molto sofisticato per ascoltare musica. Ha conosciuto una stagione piuttosto breve: dagli inizi alla fine degli anni '70 (circa 1973-1978), perché i componenti per l'ascolto, dalle testine ai decoder, erano abbastanza sofisticati e costosi. Anche i dischi erano abbastanza complicati e costosi da produrre ed avevano il difetto che se suonati con testine di scarsa qualità, o non adatte all'ascolto quadrifonico, subivano un eccessivo consumo dei solchi dei canali posteriori. Uno dei primi dischi quadrifonici che Carlo ricorda d'aver ascoltato a casa di un cliente molto danaroso (il pescivendolo di Vigevano) è stato: Live Concert at the Forum di Barbra Streisand un'edizione discografica del 1973. Seduti sul divano, gli ascoltatori per la prima volta sentirono l'applauso del pubblico arrivare alle loro spalle, un'esperienza particolare quasi commovente, anche perché la stereofonia di qualità esisteva su vinile non da molti anni.
Per l'ascolto, come detto, serviva un buon braccio di lettura, tipo uno Sme 3900 improved o un Thorens TP 16 con antiskating magnetico, una testina speciale per alte frequenze, un amplificatore con il decodificatore interno SQ Matrix. All'epoca (1973), una testina adatta alla quadrifonia costava quanto un bel giradischi Thorens TD125. Con due casse amplificate, da aggiungere alle due casse che escono dall'amplificatore si può rimettere insieme un impianto adatto a supportare la quadrifonia. L'uscita frontale va nell'amplificatore e l'altra uscita per i canali posteriori va nelle casse amplificate, perché trovare un amplificatore con quattro uscite separate non è una cosa semplice.
Molti dischi quadrifonici di 40 anni fa sono stati rovinati da un uso improprio, perciò i supporti ancora validi utilizzabili per la quadrifonia sono rimasti relativamente pochi, anche perché quei dischi erano veramente delicati.
L'esperienza dell'ascolto quadrifonico era molto intensa, il disco suonava come un normale disco stereo, ma creava un effetto molto avvolgente che dava un maggior senso di partecipazione all'evento live offerto da molte case discografiche su questo tipo di prodotto musicale.
La Koss produceva una cuffia quadrifonica con i padiglioni a L e due altoparlanti posteriori che tramite una specie di chiocciola davano un ritorno del suono dei canali posteriori.

Koss Phase 2+2

Aveva due jack ed era di buona qualità, necessitava di due amplificatori perché il processo era analogico. Era un prodotto particolare sul quale non credeva nessuno, ma aveva un suo fascino.
Il sintoamplificatore Sansui G 6000 era predisposto la riproduzione del suono quadrifonico e può essere una valida soluzione per provare l'esperienza della quadrifonia, sempre ammesso di poter disporre di una puntina adatta allo scopo.
Il sistema puntina, testina, braccio dovrebbe essere pensato insieme, perché il braccio dovrebbe avere un attrito nullo, in modo da non esistere. Avere un attrito bassissimo causa però un problema perché quando la puntina si sposta nel solco il braccio la segue. Il braccio in realtà dovrebbe avere massa infinita come se fosse una specie d'incudine. Se il braccio sta fermo la puntina devia quanto le è richiesto dal solco, ma se il braccio è rigido e la puntina devia bene, poi il braccio rischia di saltare, per questo è necessario caricarlo di un peso, questa opzione però rischia di danneggiare il solco. L'equilibrio perfetto in questo sistema è difficilmente raggiungibile. In più c'è da dire che molti dischi escono dalla pressa un po' ondulati e questo è un fattore che complica ulteriormente una perfetta riproduzione sonora.
Alla perenne questione se l'analogico sia effettivamente meglio del digitale possiamo rispondere dicendo che la vita è analogica, le nostre orecchie sono analogiche e le trombe che suonano negli impianti sono analogiche. Tutto ciò che è reale è analogico; mentre la manipolazione del suono e del processo di riproduzione che lo riguarda diventa molto costoso, se lo si vuol eseguire in modo analogico.
Un tempo, il modo di suonare diversamente dava origine a suoni diversi, mentre oggi molti suoni sono uguali ed hanno lo stesso "sapore" perché vengono campionati in un certo modo, talvolta in assenza di un'ambientazione acustica ben definita. Un tempo, bastava suonare in uno studio o in un ambiente diverso per ottenere un suono particolare. Ovviamente, caratterizzare il suono con musicisti, strumenti ed ambienti diversi ha un costo superiore che utilizzare suoni programmati. Un nastro per la registrazione da due pollici costava un milione di lire, i supporti digitali hanno costi molto più abbordabili. Per fare musica adesso è sufficiente un computer portatile e qualche buon software. 
Probabilmente, si è fatto un po' in fretta ad accantonare i sistemi di registrazione analogica dicendo che erano tecnologicamente superati. Il digitale è sicuramente stata una conquista che ha dato a tutti la possibilità di produrre a bassi costi a casa propria, però dà risultati diversi dal suono analogico.
Come abbiamo già detto non si può nemmeno dire che oggi un disco di vinile suoni meglio di un CD, semplicemente perché quasi sempre nasce da un master digitale, perciò capita sovente di ritrovarsi ad ascoltare lo stesso tipo di prodotto sonoro. A meno che non si usino codifiche molto spinte che permettano di ottenere superaudio CD o LP di tutto rispetto.

Conclusione
Anche ai nostri giorni è possibile ripristinare un sistema vintage formato da giradischi, braccio, testina-puntina speciale per quadrifonia, amplificatore+decoder quadrifonico e 2 casse acustiche tradizionali + 2 casse acustiche amplificate (per aggirare l'esigenza di avere un amplificatore con 4 uscite o due amplificatori distinti) per suonare i dischi quadrifonici SQ. Ovviamente, se non si è già in possesso di quanto serve, bisogna procurarselo e questa operazione ha un costo e richiede tempo. Magari  potremmo cercare di coinvolgere qualche amico che ci aiuti a mettere insieme quello che occorre o che ci presti il necessario per organizzare una sessione di ascolto di prova. 
La componente più difficile da trovare in buone condizioni è comunque la puntina. Neppure i dischi di seconda mano offrono garanzie di essere stati conservati in buone condizioni ed i solchi dove sono state registrate le frequenze più alte sono particolarmente soggetti a subire danneggiamenti. 
Se tutto il sistema è efficiente, l'ascolto può sicuramente dare delle belle soddisfazioni, ma per il purista che ritenga la stereofonia il metodo d'ascolto più vicino all'esperienza concertistica, la quadrifonia può essere considerata solo come una curiosità o un tipo d'ascolto sorpassato dai più moderni sistemi multicanale (digitali). 
Come dice Carlo, considerando che abbiamo due sole orecchie, potremmo ritenerci più che soddisfatti dall'ascolto stereofonico di due diffusori sonori.
La curiosità però resta.

Consigli per la pulizia del disco
La polvere va aspirata senza graffiare il disco, dopo di che i dischi vecchi potrebbero essere bagnati con acqua distillata che fa da frizione alla puntina, alla polvere e a tutto ciò che si incontra sulla superficie del disco (tipo Lencoclean). I dischi vengono adesso bagnati con una pezzuola, si riproducano bagnati, ma nel momento in cui asciugano, la polvere presente nei solchi s'indurisce nuovamente. Si può altrimenti ricorrere ad una macchina lavadischi che prima lava e poi asciuga i vinili. Adesso è stata sviluppata anche una tecnica che prevede l'uso del Vinavil (che per la natura vinilica dei dischi si sposa bene con questo tipo di supporto) stemperato con acqua viene steso sulla superficie dei dischi per lasciarlo poi asciugare ed infine strappando questo film dal supporto del disco si dovrebbero così svuotare i solchi dallo sporco. E' un'operazione che si può provare a fare con un disco a cui non si è molto affezionati per vedere poi qual'è il risultato finale. TG

lunedì 16 gennaio 2017

Smantellata la discoteca della Rai di Milano

I tempi cambiano: la discoteca della Rai di Milano ha terminato la sua funzione.

L'accadimento non è di questi giorni, ma risale allo scorso mese di maggio: la discoteca della Rai di Milano è stata rimossa, impacchettata e trasportata a Torino, dove si pensa (e si spera) che parte del patrimonio discografico della Rai potrebbe essere trasferito su file digitali. Mi dicono che la stessa sorte l'abbia subita anche la discoteca di Roma che era molto più ampia di quella di Milano, ma non ho ancora avuto modo di verificare questa informazione attraverso i giusti contatti.

Discoteca Rai Milano

La Rai è sempre molto oculata nelle scelte e nei cambiamenti tecnologici; evidentemente dopo lunghe riflessioni, qualcuno ha pensato che fosse arrivato il momento di mandare in pensione sia la resina di gommalacca dei 78 giri che il polivinilcloruro dei 45 e dei 33 giri che il policarbonato trasparente dei Compact Disc.



Effettivamente, da parecchio tempo erano scomparsi dalle regie audio degli studi della televisione giradischi e magnetofoni di vario tipo, in seguito anche minidisc e lettori CD. Attualmente, gli unici registratori per le riprese audio in dotazione ai tecnici del suono televisivi sono quelli digitali a memorie allo stato solido. In una regia audio, inserito in un rack, ho visto solo un Tascam SS R200.
Diverso il discorso per le regie degli studi radiofonici del quinto piano dove resistono ancora 3 giradischi Telefunken PS 81 DD, un Technics SL 1200 e qualche magnetofono Studer. Il Technics viene ancora utilizzato nell'ambito della trasmissione Babylon di Radiorai 2, quando i conduttori della rubrica Fruscio fanno ascoltare i dischi che si sono portati da casa al pubblico.
La discoteca in Rai faceva parte del reparto Teche, spazi dove vengono conservate pellicole, nastri magnetici e altri materiali prodotti in tanti anni di attività radio-televisiva.


Normalmente, quando un regista aveva necessità di trovare una musica adatta ad un determinato programma radiofonico, o televisivo, si consultava con un assistente musicale oppure si affidava alle competenze culturali di  chi era inquadrato in questa figura professionale per scegliere il brano musicale adatto che poteva fare da sottofondo, o da colonna sonora ad un determinato prodotto audiovisivo. L'assistente musicale aveva anche il compito di compilare il borderò per l'ente che riscuoteva i diritti d'autore in vece degli artisti che avevano composto la musica utilizzata dai programmi della Rai. Da circa 3 anni a questa parte, per disposizione dell'ex Direttore Generale Luigi Gubitosi, è fatto obbligo a tutte le trasmissioni di utilizzare le musiche prodotte da Rai.com, ex Rai Trade. Questa decisione è stata presa per fare in modo che i diritti d'autore, e soprattutto di editore, che si dividono in 50 e 50 per cento, vadano poi rimborsati alla Rai stessa.
Un tempo, la Rai poteva attingere musiche dal catalogo della consociata Nuova Fonit Cetra che alla fine degli anni '90 viene ceduta alla Warner Music e quindi bisogna trovare nuove soluzioni per risparmiare sui costi da pagare alla Siae.


Magnetofoni Studer
Magnetofoni Studer di uno studio radiofonico sopravvissuti alle demolizioni degli inizi degli anni 2000.

Per i programmi di prima serata più prestigiosi, per le trasmissioni radiofoniche in diretta o per qualsiasi altra esigenza, si poteva ricorrere alle orchestre della Rai che a Milano erano due. Una per la musica ritmica ed un'altra per la musica sinfonica a cui faceva capo anche un coro di 70 - 80 elementi (Sciolto nel 1992).
L'orchestra sinfonica era composta da 60-70 elementi, ma viene chiusa nel 1993. Anche le sedi di Roma e Napoli avevano un'orchestra sinfonica che insieme a qualche elemento proveniente da Milano vengono accorpate in un'unica orchestra a Torino con l'orchestra Rai di quel Centro di Produzione. Sembra perché in quella sede la Rai disponeva di un suo Auditorium. Anche se a Milano esisteva il teatro Dal Verme che era in qualche modo molto legato alla Rai, visto che la tv di stato aveva contribuito pesantemente, fin dal 1991, alla ristrutturazione di questo edificio.
Certe operazioni politiche sono contraddittorie e incomprensibili ai più, ma è evidente che dietro a certi sprechi, mai ben chiariti, siano stati privilegiati gli interessi di qualcuno a discapito di quelli della collettività.
L'orchestra ritmica per la musica leggera era composta da 19 elementi: 2 chitarre, 1 basso, 1 batteria, 1 vibrafono, 5 sax (di cui 2 alti, 2 tenori ed 1 baritono), 4 trombe, 4 tromboni ed 1 pianoforte. Questa orchestra viene smantellata nel 1997 circa. Alcuni elementi si oppongono a questa decisione e riescono a continuare a suonare in formazione ridotta all'interno di alcune trasmissioni televisive come quelle condotte da Paolo Limiti in quegli anni. In seguito ad alcuni musicisti verrà offerta l'opportunità di cambiare la propria mansione lavorativa e diventare consulenti musicali. Oggi a Milano sono in attività 7 persone che coprono questa funzione principalmente per monitorare che non vengano infrante le regole sui diritti d'autore, commessi abusi e per compilare i modelli DCP, ovvero le dichiarazioni da consegnare alla Siae.


Radiofonia Rai Milano
Uno dei 3 Telefunken PS 81 DD rimasti alla Rai di Milano.

Per completare il discorso sui diritti da pagare per le musiche, posso aggiungere che c'era un'altra quota da tenere in considerazione che viene chiamata Diritto di Sincronizzazione. Una quota che si paga quando si utilizzano musiche d'autore in modo continuativo all'interno di film, sceneggiati o trasmissioni.
Per evitare tali spese, la Rai ricorre spesso alla stesura di un contratto con un compositore che scrive le musiche originali, delle quali la Rai sarà essa stessa editrice.
Resta il fatto che in altri paesi europei le orchestre nazionali delle televisioni pubbliche sono state considerate una ricchezza culturale da salvaguardare e promuovere. In Germania, per esempio, le orchestre sinfoniche dell'ARD-MDR sono state potenziate e sono diventate attrazioni culturali e risorse importanti per quella nazione.

Qualche titolo estratto a caso: The Music of India.

La musica delle orchestre veniva suonata in auditori dall'acustica perfetta o negli studi dove avvenivano le registrazioni e le dirette.
Praticamente, non mancava nulla e la Rai era in grado di fornire un prodotto di altissima qualità e varietà, con personale altamente specializzato e musicisti tra i più bravi a livello nazionale. In caso di necessità, si utilizzavano le musiche dei dischi che venivano riversate sui magnetofoni, o sui Betacam ed inserite nelle trasmissioni che richiedevano un accompagnamento musicale.

New Sound Milano Editing Transcription Center

Come già detto, oggi le cose sono molto cambiate, è fatto espressamente divieto di utilizzare materiale di proprietà dell'autore che non sia stato registrato dalla rai.com. Solo i direttori delle reti hanno facoltà di far derogare da queste disposizioni, ma anche loro si guardano bene dal prendersi deliberatamente certe responsabilità.
Gli assistenti musicali sono ancora la figura professionale preposta alla ricerca del materiale musicale da utilizzare che provenire da un "archivio digitale virtuale" (altre volte da un hard disk fisico) al quale solo loro hanno accesso.
Fino ad alcuni anni fa, si poteva utilizzare un distributore di musica digitale come la Sonoton, cosa non più possibile ai giorni nostri. Bella o brutta l'unica musica che si può usare, spesso alcune trasmissioni utilizzano sottofondi musicali per svariate ore, proviene tutta dalle librerie digitali di Rai.com che peraltro sono conservate all'interno di cassettine magnetiche recuperate da robottini automatizzati che poi provvedono a scaricare, digitalizzare e inviare il pezzo via intranet a chi ne fa richiesta.

Renata Tebaldi disco
 Un 33 giri con varie interpretazioni di Renata Tebaldi, un soprano amatissimo in tutto il mondo.

Difficile dire quanti singoli pezzi costituissero l'archivio discografico della Rai di Milano; è tuttavia utile sapere che la discoteca era stata raccolta fin dalla nascita della radiofonia che in quel tempo, oltre che a brani dal vivo, si avvaleva dell'utilizzo dei dischi a 78 giri.


Dischi 78 giri rai milano

Sono riuscito a documentare parte degli scatoloni nei quali sono stati riposti i dischi che sono stati suddivisi, a grandi linee, in 78 giri, 33 giri e 45 giri. 
Parlando con gli addetti del reparto, mi sono fatto l'idea che la discoteca contenesse non meno di 150'000 dischi, ma non essendo stato fatto un inventario a Milano, bisognerebbe attendere che queste informazioni ci vengano fornite dalla Rai di Torino.
Purtroppo, a più di sei mesi di distanza dalla data di spedizione non si sa ancora niente sulla sorte di questi dischi, forse perché non esiste una vera impellenza per provvedere a questo tipo di operazioni di catalogazione e trascrizione.



C'è da dire che i dischi utilizzati dalle radio e dalle televisioni sono sempre essere un'incognita. Per quanto dovrebbero essere stati trattati con cura da mani esperte, può essere che i titoli più suonati siano in condizioni di usura piuttosto accentuata, mentre altri dischi mai ascoltati, riversati o suonati potrebbero essere quasi completamente nuovi, anche se da quello che ho visto, le copertine non mi sembravano propriamente intonse.


La sala che vedete nella fotografia sottostante era il locale adibito a discoteca.


 Shostakovich, Sinfonia n° 7 "Leningrado" e altra musica classica.

Primo Album Yazoo
Yazoo, Upstairs at Eric's è un bellissimo album del 1982. Il primo di questa formazione inglese. E' cantato dalla particolarissima voce calda e profonda di Alison Moyet 


Il fatto che la pubblicità, il jazz e l'industria discografica italiana fossero di casa a Milano mi fa pensare che non doveva essere un caso se la Discoteca di Corso Sempione fosse piuttosto ben fornita e forse la prima a ricevere i dischi più nuovi ed interessanti. Non per nulla, le varie trasmissioni di propaganda discografica, come 7 Voci, Discoring e Top of the Pops venivano realizzate a Milano. TG

Scatoloni Dischi discoteca Rai Milano
Gli scatoloni riempivano i corridoi del pian terreno, nonostante gran parte del materiale fosse già stato spostato. La sala della discoteca è stata ristrutturata e ripavimentata ed accoglierà a breve il nuovo telecinema 4K.



domenica 15 gennaio 2017

Arriva Nostra Signora dei migranti, la pace sia con voi.

Per oggi, 15 gennaio 2017, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il nostro bravo e sensibile Stefano Bacci ci ha preparato un bellissimo racconto breve che ci descrive le ansie, le sofferenze e le speranze di chi è povero e fugge dalle persecuzioni. Il tutto in poche righe; anche se non siete credenti, è una lettura sconvolgente. TG

Nostra Signora dei migranti

Ancora poco e questa maledetta traversata sarà finita. Lo spero, almeno, perché non ce la faccio più. Troppo giovane, e per di più donna, per rimanere nel mio villaggio. Io non capisco di politica, ma ogni giorno arrivavano i soldati. Ogni giorno con una divisa diversa, ma le stesse pretese, la stessa violenza. Ogni mese cambia il tiranno in carica, ma per noi che volete che cambi? Qualcuno ci disse: "C'è la possibilità di andare di là dal mare" e noi abbiamo messo il poco che avevamo in quattro sacchi, consegnato i sudati risparmi e via. Sono anche incinta. Qui è dura. Chi non ce la fa diventa zavorra e va abbandonato, ma il mare è oramai quasi alle spalle, anche se ci ringhia addosso da entrambi i lati e i suoi spruzzi ci inondano. E, come se non bastasse questo disastro, ci dicono che di là dal mare non ci vogliono. Dicono che siamo miserabili, che crediamo al Dio sbagliato, che portiamo malattie, che rubiamo il lavoro ai loro poveri, che parliamo un'altra lingua. Dicono che i pescatori e i contadini del villaggio che avevamo scelto come primo approdo si stiano ribellando. Non vogliono che ci fermiamo lì. Pare che abbiano addirittura sbarrato l'unica strada che accede al paese. Anche se siamo soprattutto donne incinte e bambini, perché gli uomini non potranno fermarsi lì, anzi proveranno ad andare più in là, dove forse c'è lavoro e dove magari passeranno inosservati, anonimi fra gli anonimi. Io tante di queste cose poi non le so, so solo che non avevo scelta. Potevo solo partire. Per me, per mio figlio in arrivo, per mio marito che è un brav'uomo, che se ne è sentite dire di tutti i colori su questa gravidanza e non ha battuto ciglio. Solo a me ha creduto, non a questi sapientoni che straparlano di cose che non capisco. Dopotutto chiedo solo un posto nel mondo per la mia creatura, chiedo che nasca e cresca sano e muoia dopo di me. Solo questo, chiedo. Ma sono tempi duri e questa vita è grama. Io lo so che non sarà sempre così, lo spero davvero. Forse non domani, ma in futuro, forse... Mille, duemila anni, forse, ma verrà il momento in cui tutto questo non avrà più ragion d'essere. Ecco, si vede l'altra sponda del mare. Finalmente è quasi fatta. A mai più rivederci, patria inospitale. Addio, Mar Rosso. Che nessuno, in futuro, debba passare lo stesso inferno che ho passato io con un figlio in arrivo. Il figlio di Maria, palestinese, sposa di Giuseppe, in fuga dal tiranno Erode, sgherro dei romani. La pace sia con voi.


Nostra Signora dei migranti.

Sui muri della città, zona Stazione Porta Genova

sabato 14 gennaio 2017

Le nuove mirabolanti avventure di Alex Gordon, il motociclista dalle gambe di ceramica

"Se tu non calcoli che sei qui di passaggio che cosa vivi a fare?" Alessandro Gatti

Impossibile non sapere della sua esistenza o non averlo visto almeno una volta sfrecciare per le vie della città a qualsiasi ora del giorno e della notte sulla sua Honda KawaHulk verde e nera.
A Milano è un'istituzione, al pari dei "ghisa"; un'attrazione che non ha nulla da invidiare ai Navigli. E' un po' meno noto del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele II, ma esattamente come non si può dire d'essere stati a Milano senza aver visto certi monumenti, non si possono lasciare le mura spagnole o uscire metaforicamente dalle 6 porte sforniti di uno scatto-souvenir di uno degli street-artist più simpatici del mondo.
Un mito? Una leggenda? No, una realtà che raddoppia la sua opera ed il rischio della performance per dare un po' di gioia a chi incontra per strada.

Motogamba
 Alex (Flash) Gordon fuori dal laboratorio delle ceramiche Puzzo.

Sapevo da tempo che Alex stava preparando qualcosa di nuovo, così ero perennemente sul chi va là. Lo scorso dicembre mi chiama e ci incontriamo a Dergano. Lo intervisto per chiedergli quali motivazioni lo spingano a fare certe cose e poi ci dirigiamo in via Don Guerzoni, angolo via Caianiello, dove sta per essere colata nello stampo la prima gamba ceramica che accompagnerà la già famosissima gamba di plastica degli anni '50 che Gordon porta con sé sul portapacchi della sua moto da soma che usa spesso anche per le riprese video-cinematografiche come camera-car.

Alex Gordon
 Alex Gordon è noto anche con lo pseudonimo di Gordon Post. Notare il portachiavi-cassa da morto appeso al moschettone sul petto. Il senso della presenza di quell'oggetto nei vari accessori che utilizza il nostro amico sta nel fatto che ognuno di noi deve sempre confrontarsi con il qui-ed-ora-adesso. Cerchiamo allora di godere delle piccole cose che ci offre la vita quotidiana e non lasciamoci cogliere da ansie, tristezze o sentimenti negativi.

Un Samurai su due ruote che non trascura la cordialità e le buone maniere.

Sempre di buon umore e tranquillo Alex Gordon è un pilota attento e prudente, è uno dei pochi motociclisti con i quali mi fido a viaggiare come passeggero, anche se non riesco a capacitarmi come la sua Honda VFR 750 del 1996 riesca ancora a esprimere cavalli vapore. Tony Graffio


Alex Gordon
Life is magic. Una ragazza ha scritto questa frase intorno al bocchettone del serbatoio della KawaHulk che è un'opera d'arte collettiva sulla quale ognuno può inserire le proprie idee ed il proprio contributo creativo.

Lo stampo ed il forno che riceveranno la nuova gamba ceramica della Motogamba sono già pronti.

Qualche domanda amichevole a Alex Gordon Flash

Tony Graffio: Da quanto tempo ti porti dietro la gamba di un manichino, pardon, manniquin sulla KawaHulk?

Alex Gordon: Volevi dire sulla Honda che si crede una Kawasaki? Ho un po' perso il conto. Credo, tre o quattro anni.

TG: Io penso un po' di più...

AG: Infatti, ho perso il conto, facciamo 4 allora.

TG: Com'è nata l'idea di mettere la gamba sulla tua moto?

AG: Quattro o cinque anni fa stavo girando un film per la Maserati, mi era rimasto il castelletto di supporto dove montavo la telecamera, mi dispiaceva smontarlo perché non mi dava fastidio. Pensavo di usarlo per attaccargli le borse della spesa in caso di necessità, perché mi sembrava comodo usare quel traliccio a seconda delle mie esigenze. Poi, faccio pulizia nel garage e trovo un bellissimo manichino, una donna fantastica della quale mi ero anche innamorato, ma lei non mi ha mai corrisposto. Pensavo di buttarla via, ma ho preferito conservare qualche pezzo; mi sono ritrovato una gamba tra le mani e mi son chiesto dove la potevo mettere. L'ho legata sulla moto e da lì è nato il tormentone della moto-gamba. Ho iniziato a girare per Milano con la gamba ed adesso non vado più in giro senza di lei. Mi tiene compagnia. E' un po' un feticcio di una compagna che non mi abbandona mai; tra l'altro è una brava motociclista: d'estate non si lamenta per il caldo, d'inverno mi segue con il gelo o sotto la pioggia come se niente fosse. Ormai siamo una coppia indivisibile.

TG: Lei però un po' divisibile lo è. Mi pare che l'hai anche fatta a pezzi...

AG: Sì, diciamo che la gente poi si interroga sul perché io vado in giro così.

TG: Sai che una cosa del genere è successa anche a me? Circa 20 anni fa, eravamo ai primi di novembre, il periodo dei morti, ed io andavo a trovare un mio amico vicino a Bordeaux. Ho fatto tutto il viaggio in macchina con uno scheletro di plastica seduto dietro di me. Era di un amico che me l'aveva affidato dopo Halloween, forse eravamo un po' sbronzi... Poi, appena passato il confine con la Francia, carico un autostoppista, era un irlandese che tornava a casa sua. Era rimasto un po' perplesso per questo mio lugubre compagno di viaggio, anche perché lui si stava recando al funerale del padre...

AG: Vedi, sono cose che succedono, non è poi così strano avere compagni di viaggio immaginari. Io ormai quando mi chiedono maggiori informazioni sulla gamba dico sempre che la risposta me la devono dare i miei interlocutori. Mi sono divertito talvolta a mettere sulla gamba degli oggetti trovati per strada: tipo un vecchio imbuto di latta, un paio di racchette da sci, una gomma da motocross. Ero diventato un rebus viaggiante e la gente cercava d'interpretare la scena cui si trovava di fronte dicendo cose come: ho capito, c'è stato un incidente in montagna, perché c'è una gamba con le racchette da sci. Ed io: Giusto. Poi, l'imbuto potrebbe essere utilizzato come un megafono, quindi è una richiesta d'aiuto... Signora, ha indovinato perfettamente il significato dell'opera. In realtà, io non avevo fatto proprio niente, avevo solamente caricato degli oggetti a caso sul portapacchi.

TG: Ti prendi gioco dell'arte contemporanea? O vuoi sottolineare il fatto che ormai è tutto casuale ed incomprensibile?

AG: No, cerco di stimolare la curiosità della gente e la loro creatività, tutti possiamo inventare qualcosa.

Stefano Puzzo

Lo stampo della nuova gamba in ceramica ricalcherà le forme originali della gamba del manichino che da 4 anni accompagna Alex.

Stefano inizia a colare l'argilla semiliquida nello stampo.

TG: Gordon, vuoi dirmi che tu sei diventato uno Street-artist tuo malgrado?

AG: (Ride) Sì, perché non c'era nessuna intenzione di creare un'opera d'arte. S'è trattato di un gesto senza motivo, ma poiché la gente mi chiedeva il motivo, da lì sono diventato un artista, per chi vuol cercare una spiegazione a quello che faccio. Qualcuno invece mi capisce e mi dice grazie. E aggiunge: "Fai bene a portare un sorriso alla gente in questa città grigia!"

Dergano
Francesca, la titolare di Mamusca, il primo bar per mamme e bambini di Milano, si ferma a chiedere informazioni sul significato delle gambe che Gordon espone sulla KawaHulk. 

Il riempimento dello stampo.

TG: Ok, però adesso con questa operazione che stai portando a termine, mi sembra che tu abbia la volontà di fare coscientemente una tua creazione artistica da abbinare a colori e soggetti diversi. Vuoi parlarmene un po' meglio?

AG: Diciamo che io faccio il cineoperatore, il fotografo e anche il regista, pertanto ogni mattina mi devo inventare un film nuovo, dal punto di vista della creatività, e la gamba mi dà il motivo di fare delle performance e di creare delle opere aggiungendo e togliendo dei pezzi. Un po' ci gioco, ma è diventata anche la Gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. All'inizio tutti mi dicevano che la mia gamba era un Gasper.

TG: Un Gaspel?

AG: Pensa che io quel film non l'ho nemmeno visto. Sapevo della loro gamba, ma non immaginavo che ci fosse dietro un artista come Gasper (Michael Garpez è un'invenzione del film di Aldo Giovanni e Giacomo), che aveva scolpito una gamba nel legno e poi doveva consegnarla nel Sud d'Italia a qualcuno. Questa gamba in pratica è la protagonista del film che ruota intorno a vicende avventurose e comiche che si concludono con la consegna dell'arto di legno presso la villa del destinatario finale.

TG: Ma chi è questo Gasperz?

AG: Me lo chiedevo sempre anch'io... Era l'artista immaginario che aveva creato la gamba che dovevano consegnare Aldo, Giovanni e Giacomo. E tutti forse credevano che anch'io dovessi fare qualcosa del genere.

TG: Ho capito Garpez è un collega di Teomondo Scrofalo!

AG: Esatto! Come dire un artista famoso, perché tutti conoscono quel film. A dirtela tutta, l'altro giorno in Porta Volta (piazza Baiamonti) incrocio uno del trio che mi guarda come se mi volesse dire: "Cosa fai con la mia gamba?!"

Dettaglio del riempimento dello stampo.


TG: E qui dai Puzzo cosa dobbiamo fare?

AM: Voglio replicare la gamba dalla quale è iniziato tutto. Il manichino era molto vecchio e la gamba era una bella gamba slanciata, adesso non ne trovi più così.

TG: Non ci sono più le donne di una volta!

AM: No, infatti, ma soprattutto non ci sono più i manichini fatti bene. Peccato perdere questa qualità, così ho chiesto a Stefano di farmi uno stampo, adesso vado a vedere se è asciugato così che si possa formare e cuocere la prima gamba, poi vedremo che cosa m'inventerò.

TG: Hai già un'idea di base? Che tiratura vuoi fare? Che disegni? Quali significati?

AM: Siccome la gamba è nata a Milano, mi ispiro a Milano, pensando agli eventi che capitano qui. Ad esempio, adesso c'è la mostra di Hokusai, io per di più sono un po' filo-giapponese, così farò un omaggio ad Hokusai dipingendo dei soggetti con il suo stile sulla gamba. Poi, c'è una sorpresa, potrei fare una gamba-sushi. Un'altra potrebbe essere morsicata da uno squalo. Io voglio sempre dare un'emozione. Farò un'opera alla volta. Saranno dei pezzi unici. Ogni gamba verrà dipinta da un pittore a mia scelta.

Dettaglio della gamba di ceramica.

TG: Monterai le gambe sulla moto?

AG: Certo, sicuramente!

TG: Non c'è il rischio che cadano e si rompano?

AG: Ho previsto di fare una struttura protettiva di legno dove verrà inserita anche della gommapiuma. La cosa divertente è che le gambe verranno esposte per strada. Se vado al cinema lascerò la gamba fuori.

TG: E se te la rubano?

AG: Fa parte del gioco. La Street-art è così. La gamba non è sotto chiave, è tenuta insieme con gli elastici. Vedo che c'è del rispetto per l'opera: la fotografano, si avvicinano e, specialmente le ragazze, si fanno dei selphy con la gamba in primo piano, come se fosse un monumento.

Gamba Ceramica
Gordon e Stefano fanno le prime prove con la nuova gamba-ceramica appena estratta dallo stampo. Deve essere ancora cotta nel forno.

TG: A proposito di ragazze e di donne, sai che c'è chi ti considera un po' misogino per questo tuo modo di fare a pezzi i manichini femminili?

AG: No, tranquilli, io le amo le donne, le porto in giro e le mostro. Posizionare la gamba con il piede verso l'alto è come innalzare la donna verso il cielo.

TG: Quindi tu non solo vuoi sovvertire il mondo dell'arte, ma anche rivoluzionare l'immaginario femminile?

AG: Esatto, voglio ribaltare tutto. Basta con il basamento che supporta la statua. L'arte è di tutti, chiunque può fare arte, basta prendere una gamba e metterla al contrario.

Alex Gordon ha fatto anche da quadro vivente per un'opera di body painting di Guido Daniele.

TG: Hai anche intenzione di esporre in galleria?

AG: A me piace molto l'arte popolare, l'arte è di tutti, per questo la trovi in mezzo alle strade ed a me piace molto incontrare persone di tutti i tipi. Non c'è bisogno d'andare al museo, basta guardarsi in giro per vedere cose interessanti un po' dappertutto. Mi spiace, se a volte sono un po' sfuggente, perché con la moto difficilmente mi fermo in mezzo al traffico e so che chi riesce a fotografarmi è come se avesse catturato qualcosa d'importante, perché c'è mi considera un portafortuna.

La gamba di ceramica in tutto il suo splendore. Appena uscita dallo stampo è ancora un po' delicata.

TG: Hai intenzione di vendere le gambe che produrrai in questo modo?

AG: Sì, spero di riuscire a fare della beneficenza perché in fin dei conti è importante restituire quello che si ha ricevuto. Un po' come diceva D'Annunzio: "Io ho quello che ho donato". 
E ti assicuro che funziona: se tu dai qualcosa agli altri ti ritorna. In termini di pubblicità, di amicizia, o nelle azioni che ricevi. Bisogna essere generosi, anche se hai poco, bisogna dividere quello che hai con chi ha meno di te.

TG: Che filosofia segui? Buddismo? Zoroastrismo? Confucianesimo? So che sei molto attento alle pratiche orientali.

AG: Le seguo tutte e prendo il meglio da ognuna di esse. La filosofia da seguire è quella di vivere il momento; adesso sono qui con un amico, questi dieci minuti sono preziosi e me li godo.

Motogamba Alex Gordon
KawaHulk, una Honda VFR 750 che si crede una Kawasaki.


Alex Flash Gordon Body Art Body Painting
Alex Gordon in versione Hokusai, Monte Fuji.

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martedì 10 gennaio 2017

Stefano Zattera: parla il creatore di Earl Foureyes, il supermitico Detective Mutante

Stefano Zattera, 51 anni, illustratore, pittore e fumettista, vive nel Nord Est, insegna alla scuola del fumetto Vinc, collabora con Linus, ha pubblicato sul Corriere della Sera e scrive romanzi e racconti che traspongono la frontiera del vecchio Far West tra i Monti Berici della sua Vicenza. E' amico di Dario Arcidiacono fin dagli anni '90, quando entrambi pubblicavano su riviste come Schizzo, presso il Centro del Fumetto Andrea Pazienza, collaborando poi in altre situazioni di autoproduzione. Fa parte del circuito del fumetto indipendente underground italiano.

Earl Foureyes Mutant Detective - Prima copertina.

Tony Graffio: Ciao Stefano, dove sono adesso?

Stefano Zattera: Chi?

TG: Come chi? I venusiani dove sono? Ci hanno già invaso?

SZ: Ah, i venusiani... Beh certo, sono tra noi, chiaramente.

TG: C'è ancora chi non l'ha capito, ma la situazione è così...

SZ: Eh lo so, c'è molta disinformazione al riguardo, proprio perché preferiscono che noi non sappiamo e ci depistano.

TG: Il tuo Earl Foureyes Mutant Detective è veramente un grandissimo capolavoro, lo dico seriamente, possibile che Hollywood non si sia ancora accorta di quello che si potrebbe fare con una tua sceneggiatura? Stai facendo tradurre tutto in inglese?

SZ: Sto provvedendo...

TG: Per chi non lo conosce vogliamo dire due parole su Earl?

SZ: Earl è un detective che vive nel nostro futuro, ha 4 occhi perché è un mutante, il clima delle storie è un po' da noir anni '40, però lui vive in una società post-atomica dove tutti, come lui, sono mutanti o deformi a causa delle radiazioni. Non ci sono due persone uguali tra loro, è un mondo molto inquinato, contaminato e corrotto dove tutto è portato all'eccesso.



TG: Questo mondo che tu hai immaginato, potrebbe esistere veramente in qualche dimensione parallela alla nostra?

SZ: Tutto può essere. Per me, l'invasione sotterranea degli alieni potrebbe essere già in atto. E' una teoria affascinante che potrebbe avere risvolti reali.

TG: Penso anch'io. Tornando a Earl, quali sono le sue caratteristiche, in che cosa si distingue dagli altri mutanti?

SZ: Probabilmente è l'unico personaggio del fumetto senza macchia. Sono tutti corrotti: polizia, governanti, non è solo un mondo macilento, ma anche marcio e decadente, però lui si salva.

TG: Dov'è ambientato in Europa o in America?

SZ: In un futuro dove una grande parte viene fatta anche dalla colonizzazione della Galassia, si tratta di un impero gigantesco dove la Terra rappresenta uno dei tanti mondi dove c'è vita ed è diventata un'unica grande città. Tutti viaggiano e si muovono da un pianeta all'altro abbastanza facilmente. Ogni pianeta è come se fosse una città.

TG: Stefano, quante copie hai stampato?

SZ: Essendo una stampa digitale con un piccolo editore stampiamo un po' per volta, cento copie per edizione. Questa è la seconda ristampa. La prima stampa aveva un'altra copertina.

TG: Ok, compro tutte le copie, sono troppo intrippato in queste cose e poi, chiaramente, questa sarà la copertina più bella.

SZ: Sì, questa è più bella. Avevo fatto delle votazioni su Facebook per decidere la copertina. Tutti, o meglio, la maggior parte degli elettori avevano votato l'altra, così sono uscito prima con l'altra, ma poi con la seconda ristampa, fregandomene della democrazia. Dimostrando che la democrazia è un'opinione...

TG: Come di fatto è in questo periodo storico.

SZ: Esatto. Sono uscito così con la copertina che mi piaceva di più.

TG: Hai fatto bene.

SZ: Per la prossima ristampa tornerò all'altra, perché voglio comunque farle uscire entrambe.

TG: Bene, allora mi prenoto anche per l'altra.

SZ: Queste sono le due copertine (me le mostra).

Earl Foureyes Mutant Detective - Seconda copertina.

TG: In effetti sono belle entrambe. Torniamo alla storia, che cosa succede a Earl?

SZ: Nel primo episodio Earl si sente frustrato per non avere un caso a cui poter lavorare. In cronaca dalla gavetta il nostro detective è agli esordi, ma entriamo nel clima di queste indagini molto particolari nel caso di un tatuaggio scomparso. Un tatuaggio s'è staccato da un corpo attaccandosi ad altri corpi per trasformare quelle persone in furie omicide. Nel secondo episodio, ci accorgiamo che uno dei problemi principali di Earl è quello di pagare l'affitto ed evitare la proprietaria di casa. Nel salire le scale, incontra tutta una serie di personaggi particolari che sono i suoi vicini, questa sfilata è praticamente un pretesto per fare una carrellata tra i personaggi assurdi che popolano quel mondo.

TG: In che anni hai scritto queste storie?

SZ: La più lunga, quella di 24 tavole in cui Earl indaga a cavallo tra due realtà, è del 1999. E' rimasta inedita per parecchio tempo perché doveva uscire un libro sulla psichedelia con la AAA di Baroni e Ciani, ma poi la casa editrice ha chiuso e non se n'è fatto niente. In quell'episodio si accede ad un mondo parallelo grazie all'assunzione di droghe: il problema, come spesso accade in questi casi è quello di tornare indietro alla realtà dalla quale si è partiti.



TG: E i venusiani?

SZ: Loro li troviamo in Virus from Venus dove un virus alieno è stato diffuso dal potere per questioni elettorali...

TG: Sappiamo, sappiamo...

SZ: Però, la storia viene raccontata sottoforma di trailer cinematografico e da una vignetta all'altra si passa a lunghi balzi attraverso la narrazione che prende forma da una voce fuori campo...

TG: Di questa ne voglio 1000 copie!

SZ: La storia in questo modo non è rappresentata, ma riassunta per sommi capi.

TG: Capisco. Ma questo tuo gusto per gli anni '40, da dove arriva?

SZ: Tutto il mio immaginario pesca dagli anni '40 agli anni '60 proprio perché mi piacevano quegli anni e la pubblicità di quel periodo dove potevi trovare un'atmosfera spensierata e la famiglia felice che però conviveva con guerre, cortina di ferro, minaccia atomica e sterminio planetario. Mi piace proprio il funambolismo di questo tipo di società che si poteva vedere nei filmati di un'America ancora ingenua, ma anche subdola.

TG: Ti piacerà anche Trump allora?

SZ: E' una meraviglia! Naturalmente, in senso ironico... Beh, fa parte di un certo percorso, se vogliamo. A livello di immaginario mi piace molto, poi la realtà può essere molto diversa, però apre scenari che potrebbero darmi spunti per prossime storie.

TG: Sei tremendo Stefano!

SZ: Grazie!

TG: Ma com'è il mondo dell'autoproduzione, adesso hai un editore o fai tutto da solo?

SZ: L'autoproduzione uno la fa per passione principalmente, perché ben che vada rientri con le spese. Mi ha fatto un po' conoscere in passato; ho ancora materiale autoprodotto, però adesso sto lavorando con le case editrici perché loro ti danno maggior visibilità. Earl ed il romanzo li ho pubblicati con un piccolo editore di Vicenza, però percorrendo entrambe le strade faccio anche le fiere. A Lucca ero al BordaFest che è il festival di autoproduzione parallelo a Lucca Comics che si tiene proprio negli stessi giorni. In primavera andrò al Crack! di Roma, ma in sostanza collaboro sia con l'editoria ufficiale che con i piccoli editori e faccio autoproduzioni. Nell'insieme campo di questo facendo molte cose diverse.

TG: Prima volta a Filler?

SZ: Sì.

TG: Ti piace?

SZ: Bell'ambiente, mi sto divertendo.

TG: Come disegni? Usi le matite?

SZ: Un po' con tutto: matite, acquarelli, chine. Ho fatto anche dei quadri ad olio, ho fatto anche delle stampe su tela.

TG: Multipli?

SZ: In realtà sono delle copie uniche.

TG: Prezzi dei quadri?

SZ: Vendo pochi quadri originali perché hanno un certo costo. Un quadro di un metro per un metro lo vendo intorno ai 2200 euro. Ho il coefficiente 1.1.

TG: Ti rappresenta un gallerista?

SZ: Al momento Antonio Colombo, un gallerista di Milano, però diciamo che mi sto concentrando di più sull'editoria, quindi in realtà le gallerie le frequento poco.

TG: Vuoi salutare qualcuno?

SZ: Ciao a te e a tutti i venusiani!


Stefano Zattera a Filler WE 2016

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